
La vicenda si svolge in provincia di Caserta. Personaggi: il Vescovo, il suo vicario, un sacerdote, una mamma, un figlio.
Il fatto: il sacerdote è un buon amministratore ma arido, intransigente, poco empatico e assolutamente non disponibile. Ha deciso che in data X ci devono essere le Cresime, senza eccezioni. C’è una mamma battagliera, il cui figlio ha seguito tutti e tre gli anni (!) di catechismo: il ragazzo è ora impegnato nella redazione della tesina di terza media e la mamma aveva chiesto l’autorizzazione per la Cresima altrove, in altra data.
A questo punto subentra il vicario del Vescovo, che prova a fare da tramite tra la mamma e il sacerdote: questi non intende dare l’autorizzazione né l’attestato di frequenza e accampa scuse, dicendo – e mentendo – che il ragazzo non ha frequentato gli ultimi 2 mesi (su 3 anni, NB).
Il Vescovo, in tutto questo, che fa? Nicchia. Ignora o finge di non sapere: peccato, la sua catechesi online è assolutamente piacevole e convincente.
Cosa spinge un sacerdote, che dovrebbe rappresentare Cristo (mica uno qualunque) ad essere terribilmente geloso delle sue “pecorelle”? Perché accetta fedeli di altre parrocchie ma è assolutamente restio a concedere il nulla osta ai suoi parrocchiani? Perché, se lo concede, lo fa come se fosse qualcosa discesa dal cielo? Esiste una legge nel Diritto Canonico che lo autorizza a fare ciò o lo giustifica? Perché ha affisso un rigido e fiscale orario di ricevimento, come se fosse un ufficio comunale?
Dove sta l’applicazione del passo del Vangelo “Pasci le mie pecorelle” (Giovanni, 21)?
La parrocchia del sacerdote è assolutamente a corto di giovani: i ragazzi fuggono altrove dopo Comunione o Cresima. Il sacerdote sembra non amare neppure i bambini, mentre il Vangelo cita: “Lasciate che i bambini vengano a me” (Luca 18, Matteo 19).
Tra l’altro, mentre dal 1976 esiste la Messa dei fanciulli, con linguaggio ovviamente rivolto a bambini, nella parrocchia in questione si può sentire: “È necessario comprendere il bisogno della Riconciliazione con il Padre”: belle parole, ma cosa avrà capito un bambino di 6 anni?
In tutto questo, il ragazzo riuscirà a ricevere il sacramento?
Chissà…
La mamma, comunque, intende andare oltre e fare nomi e cognomi in una lettera autografa e indirizzata al Papa.
