“Il giornalismo consiste principalmente nel dire 'Lord Jones è morto' a persone che non hanno mai saputo che Lord Jones fosse vivo.” Gilbert Keith Chesterton
La domanda è più che lecita, leggendo l’Agenzia Anadolu.
Citando infatti Canale 7 israeliano, Israele sta procedendo per realizzare la proposta del Ministro della Sicurezza Nazionale estremista ItamarBen-Gvir: fossati con coccodrilli intorno alle prigioni per i detenuti palestinesi.
La storia
La proposta di Ben-Gvir risale a sei mesi fa. La sua idea sull’impiego dei coccodrilli è che questi possano fungere da deterrente alle evasioni e siano anche più economici.
Per procedere con il folle progetto, i coccodrilli sono stati qualificati come “animali selvatici gestiti”, quindi ultilizzabili per scopi diversi dallo zoo.
Canale 13, altra emittente israeliana, specifica che la questa classificazione ha risposto alle obiezioni mosse dall’Autorità israeliana per la Natura e i Parchi.
Stando al Canale 7, il Servizio Penitenziario israeliano starebbe studiando la realizzazione del progetto, studiando dal vivo i coccodrilli negli zoo.
L’uso dei coccodrilli sarebbe più economico: 8.000 dollari per un coccodrillo giovane o 20.000 per un adulto, da pagare una tantum anziché una guardia carceraria stipendiata ogni mese.
Al momento non si conoscono i luoghi in cui si applicherebbe il progetto.
Attualmente circa 9.500 palestinesi, tra cui donne e bambini, sono detenuti nelle carceri palestinesi in condizioni ritenute disumane dalle organizzazioni per i diritti umani, palestinesi e internazionali.
Il 17 luglio 2026 prende il via la tredicesima edizione del “Napoli Blues Festival”, promosso e co-finanziato dal Comune di Napoli, nell’ambito della programmazione culturale 2026/2027, e curato dall’associazione culturale Musica dal Mondo. Nata nel 1999, la manifestazione si configura come un’eccellenza multidisciplinare che celebra il blues come “linguaggio universale” e “cultura del viaggio”, configurando Napoli come polo internazionale e valorizzando il legame storico tra la città e le sonorità d’oltreoceano.
“Napoli Blues Festival” rientra tra i 55 progetti che, nel quadro della Linea d’azione 2 del bando “Cultura Napoli 2026”, animeranno tutte le Municipalità cittadine fino al mese di marzo del 2027. Si tratta di un programma diffuso e multidisciplinare fortemente voluto dal sindaco Gaetano Manfredi, che conferma il ruolo della cultura come leva strategica di crescita, inclusione e valorizzazione del territorio. Con questo piano, che prevede un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro, l’Amministrazione comunale sostiene la qualità progettuale, rafforza il protagonismo degli operatori culturali e promuove una programmazione capace di coniugare patrimonio e innovazione.
La location: il blues come rigenerazione urbana
Il palcoscenico di questa edizione sarà un luogo dal forte valore simbolico e monumentale: il Parco dei Quartieri Spagnoli (Ex Ospedale Militare – La Santissima Community Hub). Portare il blues nel cuore pulsante di Napoli significa trasformare un sito storico in un presidio di cultura e aggregazione sociale. La musica diventa così il medium per una narrazione nuova dei Quartieri Spagnoli, associando l’identità del rione all’eccellenza artistica mondiale e promuovendo una modalità di fruizione dello spettacolo dal vivo totalmente sostenibile e rispettosa dei beni storici.
Il programma
Il cast artistico 2026 è stato selezionato per rappresentare le diverse anime del Blues contemporaneo, unendo la ricerca alla connessione tra la realtà locale e il panorama internazionale:
Venerdì 17 luglio, h. 21:00 – ERIC B. TURNER
Artista poliedrico ed energico, Turner porta una ventata di contemporaneità e potenza sonora, ideale per coinvolgere le nuove generazioni.
Sabato 18 luglio, h. 21:00 – BLUES FOR PINO
Un progetto corale di alto profilo che rende omaggio all’eredità musicale di Pino Daniele. Grandi musicisti come Gigi De Rienzo, Ernesto Vitolo, Lele Melotti, Rosario Jermano e Osvaldo di Dio danno vita a una produzione originale, capace di rileggere lo straordinario repertorio di Pino Daniele attraverso le lenti del blues e del jazz.
Domenica 19 luglio, h. 21:00 – RAY GELATO & THE GIANTS
Una leggenda internazionale per chiudere in grande stile la tre giorni all’insegna del ritmo e dell’energia travolgente.
Oltre i concerti: workshop gratuiti e partecipazione attiva
Il “Napoli Blues Festival” rompe la barriera palco-platea rendendo lo spettatore parte integrante del processo narrativo. Per questo, ogni giorno alle ore 19:00, al Parco dei Quartieri Spagnoli, nella Sala “La Santissima” dell’Ex Ospedale Militare, sono in programma dei workshop gratuiti e talk sulla storia della musica e sulle contaminazioni sonore, offrendo occasioni concrete di formazione per i giovani e gli appassionati.
Venerdì, 17 Luglio 2026, h. 19:00
Tema: Storytelling e Eredità Afro-Americana.
Talk: “Jazz Story: dalle piantagioni al palcoscenico”.
A cura di: Lino Volpe.
Un viaggio narrativo e teatrale che esplora lo storytelling applicato alla musica. L’incontro analizzerà come il Blues e il Jazz siano stati strumenti antropologici fondamentali, capaci di dare voce e dignità alle minoranze americane, trasformando il dolore delle piantagioni in un linguaggio universale.
Sabato, 18 Luglio 2026, h. 19:00
Tema: Napoli in Rock and Blues.
Talk: “Pino Daniele e la rivoluzione del Blues partenopeo”.
A cura di: Lino Vairetti.
Un’analisi storico-critica condotta da un protagonista assoluto della musica italiana. Lino Vairetti indagherà le radici profonde del Blues all’ombra del Vesuvio e lo straordinario percorso di Pino Daniele, l’artista che più di tutti ha saputo fondere l’anima nera del sound d’oltreoceano con la tradizione della canzone napoletana, rivoluzionando l’uso della chitarra rock-blues.
Domenica, 19 Luglio 2026, h. 19:00
Tema: Radici, Dialetto e Spiritualità.
Talk: “Il Blues dell’anima: tra sacro, profano e lingua madre”.
A cura di: Lino Volpe.
L’appuntamento esplora la profonda connessione tra la spiritualità del Blues primitivo e l’espressività viscerale del dialetto. Un focus su come la lingua madre (sia essa il dialetto partenopeo o lo slang del Delta) diventi lo strumento perfetto per tradurre in musica i sentimenti più intimi dell’essere umano, tra sofferenza, riscatto e misticismo.
Arrivare alla tredicesima edizione significa capitalizzare anni di successi che hanno visto sul palco leggende del calibro di John Mayall, Eric Burdon, Mick Taylor, Al Di Meola e John McLaughlin. Il “Napoli Blues Festival 2026” non è solo una rassegna musicale, ma un’operazione di promozione culturale e territoriale che utilizza il volano della grande musica per accendere una luce nuova su uno dei complessi architettonici più significativi del centro storico napoletano.
L’estate degli italiani guarda sempre più oltreconfine. Mar Rosso, Capo Verde, crociere, isole del Mediterraneo e grandi viaggi conquistano le preferenze dei vacanzieri, mentre arretra il tradizionale modello della vacanza scelta all’ultimo momento. È quanto emerge dalla top 10 dei viaggi più gettonati dell’estate 2026 elaborata da Vamonos Vacanze.
La classifica vede ai primi posti Sharm el-Sheikh, Capo Verde e le crociere nel Mediterraneo, seguite da Grecia, Spagna, Caraibi, Africa, Egitto, Canarie e grandi tour a lungo raggio. Un ranking che, secondo il tour operator specializzato in vacanze di gruppo, segnala un cambiamento nelle priorità dei viaggiatori: non conta più soltanto dove andare, ma il rapporto tra prezzo, servizi inclusi, organizzazione ed esperienza complessiva.
La classifica fotografa un’estate sempre più internazionale e un cambiamento nelle priorità dei viaggiatori: non conta più soltanto dove andare, ma il rapporto tra prezzo, servizi inclusi, organizzazione ed esperienza complessiva.
A guidare la graduatoria è Sharm el-Sheikh, che conferma la forza del Mar Rosso grazie alla combinazione tra mare, resort e formule all inclusive. Al secondo posto Capo Verde, sempre più richiesta per le spiagge oceaniche e le vacanze organizzate; terze le crociere nel Mediterraneo, che consentono di visitare più destinazioni con un’unica formula di viaggio.
Seguono Grecia e Spagna, ancora protagoniste del turismo mediterraneo. Completano la top 10 Caraibi, Africa, Egitto, Canarie e grandi tour a lungo raggio, a conferma di una crescente ricerca di esperienze più lontane e articolate.
«Gli italiani vogliono conoscere prima il costo complessivo della vacanza. È uno dei motivi per cui crescono l’all inclusive, i pacchetti organizzati e le crociere, mentre diventa sempre meno conveniente aspettare l’ultimo momento sperando nell’offerta» spiegano gli analisti di Vamonos-Vacanze.it.
Cambiano infatti anche i tempi di acquisto. Le prenotazioni effettuate entro 30 giorni dalla partenza sono scese dal 46% del 2022 al 22% del 2026, mentre quelle con oltre 60 giorni di anticipo sono salite dal 26% al 43%.
A cambiare è anche il motivo per cui si parte. Secondo gli insight raccolti da Vamonos Vacanze, per il 63% dei viaggiatori prevale la componente relazionale ed esperienziale, mentre solo il 19% mette al primo posto la scoperta di nuove destinazioni.
C’è un momento preciso in cui la pianificazione strategica di un’impresa si traduce in un’esperienza sensoriale immediata per il pubblico. Per Padovaland, lo storico parco acquatico di Padova nato nel 1989, quel momento coincide con l’apertura della nuova stagione 2026. Chi varcherà i cancelli del complesso di viale della Regione Veneto in questi primi fine settimana di giugno si troverà immerso in uno scenario radicalmente trasformato: grazie all’installazione di decine di nuove palme d’alto fusto all’interno dell’area verde, il parco sta procedendo con la sua metamorfosi estetica, assumendo a tutti gli effetti le sembianze di un’autentica isola caraibica a due passi dal centro cittadino.
Questa accelerazione sul fronte del paesaggio e del comfort rappresenta la naturale evoluzione della svolta storica avvenuta lo scorso anno, quando la proprietà ha acquistato da Interporto Padova Spa la piena titolarità dei 162.000 metri quadrati della superficie – comprensiva del grande lago della zona industriale e dell’ampio contorno verde – per un valore di 1,3 milioni di euro.
Il restyling esotico della stagione 2026 va a fare da perfetto contorno a “Jungle Beach”, lo Spray Park di ultima generazione inaugurato con numeri da record nell’estate 2025. L’attrazione, interamente dedicata alle famiglie e ai più piccoli, si conferma il cuore ludico del parco con la sua combinazione di giochi d’acqua, fontane, secchi d’acqua a ribaltamento e scenografie che richiamano la savana africana, il tutto adagiato sulla grande oasi di sabbia bianca finissima che ricrea fedelmente l’atmosfera marina in terraferma. Il tutto vicino al Bar al Lago, recentemente ristrutturato e pronto a miscelare i migliori cocktail.
«Padovaland è e rimarrà sempre il mare dei padovani», commenta il titolare Johnny Pozzi, che prosegue la tradizione avviata trentasette anni fa dal padre Enrico, pioniere in Italia nell’importazione degli scivoli dalla Spagna. «L’acquisto dell’area ci ha dato la stabilità per osare. Dopo lo Spray Park, quest’anno volevamo concentrarci sulla qualità ambientale e sull’illusione visiva: le decine di nuove palme caraibiche non offrono solo un’ombra naturale e fresca nelle giornate più roventi, ma trasportano l’ospite in un ecosistema totalmente diverso, un villaggio turistico permanente dove staccare dalla routine lavorativa e multitasking della settimana».
Accanto all’estetica, la direzione ha confermato e potenziato i servizi che garantiscono una totale sicurezza e serenità ai bagnanti. A partire da una innovazione tecnologica: basta corse per l’ombrellone, adesso si possono prenotare via App, definendo anche gli orari di arrivo. Qualche altro esempio? Cassette di sicurezza integrate: ogni singolo ombrellone è dotato di un sistema di custodia blindato per permettere ai visitatori di conservare smartphone, portafogli e oggetti personali durante i bagni o i momenti di relax. Confermata anche per questa stagione la dog Area dedicata, per gli amici a quattro zampe resta attiva, su prenotazione, l’apposita area recintata e attrezzata con sdraio e ombrellone dedicati. Infine, va evidenziata la sostenibilità idrica e green: gli ombrelloni sono realizzati rigorosamente in paglia naturale, mentre l’intero impianto idraulico viaggia a pieno regime grazie al recente rinnovo delle pompe e delle reti di approvvigionamento per garantire il massimo risparmio d’acqua.
Con un’offerta che vanta 20 scivoli iconici – tra cui i celebri Kamikaze, la Treccia, il Toboga, la Pista Blanda e il Twin Slide –, Padovaland si presenta ai blocchi di partenza del 2026 non più solo come un punto di riferimento per il tempo libero locale, ma come una vera e propria destinazione turistica capace di attrarre flussi organizzati e visitatori stranieri.
A testimoniare il forte radicamento nel tessuto economico del territorio è anche il rinnovo della storica partnership strategica con il gruppo Alìper: i clienti dei 120 supermercati del marchio della grande distribuzione potranno accedere al parco usufruendo di speciali ingressi agevolati attraverso la raccolta dei punti spesa. Ma non solo, sono state attivate anche altre importanti partnership commerciali per la vendita dei ticket in convenzione con aziende, enti e associazioni del territorio.
“Lo stanziamento di 28 milioni di euro per il benessere animale nell’annualità 2027 rappresenta un risultato importante per il comparto zootecnico campano e per le aree interne della nostra regione. È una risposta concreta a una criticità che avevamo segnalato con forza nelle scorse settimane all’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca”. Lo dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Raffaele Aveta, presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale della Campania.
“Nella nota inviata all’assessore avevamo espresso forte preoccupazione per l’assenza di un rifinanziamento dell’Intervento SRA30 ‘Benessere Animale’ per il 2027, una misura fondamentale per la zootecnia sostenibile e per la tenuta economica di tante aziende agricole campane, soprattutto nelle aree interne. Non finanziare questa misura avrebbe significato colpire in modo particolare la provincia di Caserta, territorio a forte vocazione zootecnica, dove tante imprese agricole rappresentano un presidio economico, sociale e produttivo fondamentale. Oggi, nel corso del Tavolo Verde, si è arrivati a una riprogrammazione delle risorse, con lo stanziamento di 28 milioni di euro per garantire continuità alla misura”.
“Si tratta di una scelta positiva, che va nella direzione che avevamo indicato. Il benessere animale non è un tema accessorio, ma una leva strategica per accompagnare gli allevatori nell’adeguamento agli obblighi di biosicurezza, nel miglioramento degli standard produttivi e nella tutela della qualità delle produzioni campane. Senza un sostegno adeguato, molte aziende avrebbero rischiato di trovarsi sole davanti a costi sempre più pesanti”.
“Ringrazio l’assessore Serluca per l’attenzione dimostrata e per aver accolto una richiesta nata dalle esigenze reali del mondo agricolo. Continueremo a seguire con attenzione la programmazione regionale, affinché le risorse siano orientate verso le priorità effettive del comparto agricolo regionale e verso misure capaci di sostenere imprese, lavoro e permanenza delle famiglie nei territori rurali”, conclude Aveta.
Cimitile, 3 luglio 2026 – Si terrà martedì, 7 luglio 2026, alle ore 17:30, a Cimitile (NA), presso la suggestiva cornice del Complesso delleBasiliche Paleocristiane (Via Madonnelle, 5), il convegno sul tema “La Grande Ricchezza. La tradizione che nutre la visione: De.Co., PAT e Dieta Mediterranea, la ricetta della Campania per il futuro delle comunità locali”.
L’evento, organizzato e promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, si pone l’obiettivo di fornire indicazioni operative sulle iscrizioni Denominazioni Comunali (De.Co.) e Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.), nonché sulla valorizzazione della Dieta Mediterranea. La tutela del patrimonio agroalimentare, infatti, non rappresenta una semplice scommessa nostalgica, ma si configura come l’unico vero motore di sostenibilità sociale, culturale ed economica per i territori della regione.
Nel corso dell’incontro, moderato dalla giornalista Paola Cacace, sono previsti gli interventi di: Filomena Balletta, Sindaco del Comune di Cimitile; Maria Carmela Serluca, Assessore all’Agricoltura della Regione Campania; Luigi Barbati, Presidente dell’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco Italiane) Campania; Alessandro De Fraia, Responsabile De.Co. e Tradizionali della Regione Campania
I temi trattati
Il talk si svilupperà intorno a tre concetti cardine per il territorio campano:
Le De.Co. (Denominazioni Comunali) come “Carta d’Identità”: la De.Co. non è un marchio di qualità europeo, bensì un’attestazione di origine comunale che certifica il legame viscerale tra un prodotto, la sua comunità e il saper fare locale. Questa attestazione può salvare dall’estinzione le micro-produzioni artigianali, fornendo ai piccoli comuni un vitale strumento di marketing territoriale per contrastare lo spopolamento.
I Prodotti Agroalimentari Tradizionali come atlante della biodiversità: la Campania vanta il primato italiano per il più alto numero di Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). Questo immenso patrimonio è la spina dorsale della biodiversità regionale. Verrà discusso il ruolo dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura nella promozione di questi prodotti, affinché diventino un’opportunità di reddito per i giovani agricoltori, veri e propri custodi di questa ricchezza.
La Dieta Mediterranea come cornice salutistica: nata e codificata proprio in Campania, in particolare nel Cilento, rappresenta molto più di un elenco di ingredienti: è uno stile di vita fondato su stagionalità, frugalità e convivialità. In quest’ottica, De.Co. e PAT rappresentano i mattoni biologici della Dieta Mediterranea. Valorizzare i micro-prodotti significa promuovere un modello di benessere esportabile a livello globale.
Il convegno punta a stimolare la consapevolezza istituzionale, illustrando agli amministratori locali come capitalizzare i registri De.Co. e PAT. L’intento è anche quello di promuovere il turismo delle radici, intercettando i viaggiatori moderni alla ricerca dell’autenticità locale , e di sostenere la transizione ecologica e sociale, posizionando l’agricoltura tradizionale come baluardo a difesa dell’ambiente e dell’identità culturale.
2 luglio 2026 – Integrare la genomica nello screening neonatale può migliorare la diagnosi precoce delle malattie rare e rendere più efficiente il Servizio Sanitario Nazionale. È quanto emerge da due esperienze italiane presentate dall’Università di Trieste e dall’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano.
Secondo lo studio “Analisi dei costi dello screening neonatale in Friuli Venezia Giulia: confronto tra approccio attuale e impiego del NGS come test di primo livello” realizzato da AdRes, Health Economics & Outcomes Research , un approccio “genomic first” – basato sul sequenziamento genetico come primo livello di indagine – potrebbe consentire di identificare molte più malattie rare rispetto all’attuale modello fondato prevalentemente sull’analisi di alcuni marcatori biochimici.
“Oggi lo screening neonatale è molto efficace, ma può identificare solo le patologie associate a specifici biomarcatori – spiega Paolo Gasparini, Professore Orinario di Genetica Medica dell’Università di Trieste e Direttore della Struttura Complessa di Genetica Medica dell’IRCCS Burlo Garofolo (Trieste) – Con un approccio genomico possiamo intercettare le malattie genetiche direttamente alla radice, anche in assenza di segnali precoci evidenti”.
Lo studio ha confrontato il modello attuale con uno scenario in cui tutti i neonati vengono sottoposti a sequenziamento dell’esoma (WES) come primo step diagnostico. L’analisi evidenzia un incremento di costo di circa 50 euro per neonato, ma anche potenziali risparmi rilevanti legati alla riduzione delle diagnosi tardive, delle complicanze e dei percorsi assistenziali complessi.
Utilizzando la Regione Friuli-Venezia Giulia come modello (1,3 milioni di abitanti e circa 7.500 nascite all’anno), il “genomic first” genererebbe risparmi stimati in circa 2,2 milioni di euro a fronte di un costo operativo di circa 1,4 milioni, solo considerando i vantaggi economici relativi all’anticipo della diagnosi.
“Investire nella diagnosi precoce significa rendere il sistema più sostenibile nel medio-lungo periodo – aggiunge Gasparini – È una logica di sanità orientata alla prevenzione”.
Secondo le stime, inoltre, lo screening genomico potrebbe consentire di identificare ogni anno ulteriori 7-8 casi di malattie rare non diagnosticabili con i test biochimici tradizionali.
In Lombardia, invece, la genomica è già stata introdotta come second-tier test grazie all’aggiornamento delle linee guida regionali sullo Screening Neonatale Esteso.
“Abbiamo dimostrato che l’utilizzo del sequenziamento dell’esoma come test di secondo livello consente di ridurre di 2/3 i falsi positivi – commenta Cristina Cereda, Professore Associato di Genetica Medica dell’Università degli Studi di Milano e Direttore della SC di Screening Neonatale, Genomica Funzionale e Malattie Rare dell’Ospedale Buzzi – con un importante risparmio di risorse sanitarie e una significativa riduzione dell’ansia per le famiglie”.
Lo studio condotto su 108 bambini ha mostrato che molti dei casi positivi allo screening biochimico erano in realtà falsi positivi o soggetti portatori sani, senza necessità di presa in carico urgente.
“Il futuro sarà probabilmente rappresentato da un approccio integrato – conclude Cereda – in cui screening biochimico e genomica lavoreranno insieme per migliorare accuratezza diagnostica, sostenibilità del sistema ed equità di accesso”.
I risultati di questi due studi offrono oggi una base scientifica e documentale per valutare l’evoluzione dei programmi di prevenzione. L’obiettivo è trasformare il progresso tecnologico in una realtà clinica consolidata, capace di anticipare le risposte del sistema sanitario e offrire una protezione sempre più tempestiva e mirata a ogni nuovo nato.
Tutto pronto per la festa in onore della Madonna della Sanità, giunta alla quinta edizione.
Il programma laico
Si comincia domenica 12 alle 20:30 nel cortile della comunità parrocchiale, a cura del gruppo Karibu. Si potrà mangiare un primo piatto cucinato “in loco“.
Martedì 14, invece, il cortile ospiterà alle 20:30 un’Agape fraterna: si mangia tutti insieme e ognuno porta qualcosa da condividere con gli altri. Ci sarà anche uno spettacolo musicale.
Venerdì 17, ultima serata, il cortile della comunità parrocchiale ospiterà uno spettacolo musicale a cura del gruppo La Barca di Teseo.
Il programma religioso
Il programma religioso prevede la Santa Messa Solenne lunedì 13 alle 19:00. La celebrazione sarà animata dall’Ottetto Musicale “Ars Divina” diretto dal Maestro Walter Longo.
Mercoledì 15, invece, ci sarà la Veglia Mariana alle ore 21:00, presieduta da don Vincenzo Gallorano, amministratore parrocchiale di Santa Maria della Vittoria e animata dal Maestro Francesco Di Lillo.
Giovedì 16 ci sarà Santa Messa alle ore 18:30 e seguirà la processione alle ore 19:30.
Si rende noto alla cittadinanza che, a causa di un improvviso guasto all’impianto del pozzo in località Monticello, nella giornata odierna si sta verificando una generalizzata interruzione dell’erogazione idrica che interessa gran parte del territorio comunale.
L’Ente gestore ITL si è attivato con la massima urgenza nelle prime ore del mattino provvedendo alla riparazione del guasto e ripristinando il servizio.
L’erogazione idrica tornerà progressivamente alla normalità non appena i serbatoi di accumulo avranno raggiunto il livello di riempimento necessario.
L’Amministrazione, in stretta sinergia con l’ente gestore, sta monitorando costantemente le operazioni di ripristino della regolare fornitura sull’intero territorio comunale.
L’Italia si presenta alle partenze estive con un Indice Pneucast del Viaggio Sicuro (IPVS) pari a 69 punti su 100. Ma è soprattutto nelle grandi aree metropolitane, a partire da Roma e Milano, che la manutenzione preventiva dell’automobile assume un’importanza ancora maggiore.
Secondo l’Osservatorio Pneucast istituito su iniziativa di CastiglianiGomme.it, le due principali aree metropolitane italiane concentrano alcuni dei fattori che incidono maggiormente sulla sicurezza del viaggio: traffico intenso, elevata percorrenza urbana, parco circolante sempre più anziano e, nel caso della Capitale, un diffuso problema di dissesto del manto stradale, che continua a rappresentare uno dei principali fattori di usura degli pneumatici e di danneggiamento delle sospensioni.
«Chi parte da una grande città dovrebbe prestare ancora più attenzione allo stato degli pneumatici. Le percorrenze urbane, le alte temperature e le lunghe tratte autostradali mettono a dura prova gomme, sospensioni e impianto frenante proprio nei primi chilometri del viaggio» osserva Roberto Castigliani, oggi alla guida dello storico brand Castigliani Gomme (CastiglianiGomme.it) controllato dalla Pneucast Petroli, fondata nel 1967 proprio nella Capitale con il nome «Massimo Carburanti».
L’IPVS, elaborato dall’Osservatorio Pneucast su dati ACI, ISTAT, Touring Club Italiano, Coldiretti/Ixè, Vacanze Sicure e rilevazioni tecniche del settore, individua cinque fattori principali che incidono sulla sicurezza delle partenze: pneumatici non conformi, età del veicolo, manutenzione rinviata, dotazioni di sicurezza non verificate e maggiore stress meccanico dovuto ai lunghi viaggi estivi.
Per questo motivo, prima di affrontare centinaia di chilometri verso le località di vacanza, l’Osservatorio raccomanda almeno sei controlli fondamentali: verifica del battistrada, pressione di gonfiaggio, freni, livelli dei liquidi, impianto di illuminazione e dotazioni obbligatorie.
«Le vacanze iniziano nel momento in cui si controlla l’automobile. La sicurezza comincia in officina, non al casello autostradale: pochi minuti dedicati ai controlli possono evitare guasti, ritardi e spese impreviste proprio quando iniziano le ferie» conclude Roberto Castigliani.
Week end tutto da vivere e da gustare in Prato della Valle
Padova, 26 giugno 2026 – Partenza eccezionale per l’anteprima della decima edizione di “Bufala Fest – tutte le forme del gusto”, l’evento che da ieri ha trasformato la suggestiva cornice di Prato della Valle in un vero e proprio ponte enogastronomico tra Campania e Veneto. La giornata inaugurale ha registrato un’affluenza straordinaria, con migliaia di padovani e turisti che hanno affollato il Villaggio del Gusto per assaporare le prelibatezze della filiera bufalina, sapientemente preparate e servite dagli Artisti del Gusto.
Dopo l’entusiasmante successo di ieri, Bufala Fest si prepara regalare alla città di Padova un fine settimana tutto da vivere, all’insegna del gusto e della convivialità. L’ingresso al Villaggio e alle varie aree tematiche resta completamente gratuito, con un programma imperdibile pensato per offrire un’esperienza a 360 gradi per ogni fascia di età. Nei giorni di sabato 27 e domenica 28 giugno, il Villaggio osserva i seguenti orari di apertura: dalle ore 12:30 fino alle ore 00:00.
Un fine settimana tutto da vivere con Artisti del Gusto, Show Cooking, Dj Set, Talk e “Mani-Impasta”
Artisti del Gusto in Prato della Valle
Oltre 20 gli stand presso i quali è possibile degustare le pietanze preparate dagli “artisti del gusto”, gli espositori presenti in Prato della Valle, che propongono piatti e ricette con almeno un prodotto della filiera bufalina: Casa Penelope diGianni Calaon (pizzeria); La Molisana (pastificio); Berlino Beer, Food & Music (pub); Grazia Pane, Dolci & Caffè (pasticceria); La Mafaldina (friggitoria + pizzeria); Caffè Pedrocchi (ristorante); Amsterdam Eeatertainment (pub); WOL (Pub); Gelateria Friso (gelati artigianali e gluten free); Antico Forno Padova (Pasticceria); San Michele Sud Experience (Pasticceria); Arte Bianca (pizzeria); Macchèpasta (ristorante); iDon Padova (pizzeria); Caseificio Le Colonne; Caseificio La Contadina; Manuel Caffè; Aperol .
I visitatori possono acquistare ticket degustazione dedicati agli Adulti (€ 20,00), ai Bambini (€ 16,00) e un menu speciale Gluten Free (€ 18,00).
Salta la Fila
Sul sito ufficiale dell’evento, collegandosi al link https://padova.bufalafest.com/ticket/ è prevista la sezione “Salta la Fila” dalla quale è possibile acquistare in anticipo le diverse tipologie di ticket, consentendo il duplice vantaggio di evitare la coda alle casse e di ricevere un bellissimo gadget dell’evento, da ritirare sempre presso le casse.
Il Giardino delle Idee saluta Padova con un talk sulla “Visione Sostenibile”
Sabato 27 giugno, alle ore 19:30, l’area talk allestita in Prato della Valle ospita un appuntamento di alto profilo sul tema “La visione sostenibile: i criteri ESG come bussola per il futuro dell’agroalimentare italiano”. Il dibattito esplora l’evoluzione della filiera agroalimentare da modello tradizionale a ecosistema tracciabile e circolare. Il panel,moderato da Silvia Bergamin de Il Mattino di Padova, vede la partecipazione di esperti di spicco, tra cui: Vincenzo La Croce, Esperto ESG e Strategic Marketing; Albino Vitola, Dottore Commercialista specializzato nel supporto fiscale e finanziario alle imprese agricole e Partner Agrinoverim; Roberto Lorin, Presidente Coldiretti Padova; Riccardo Agugiaro, CEO di Agugiaro e Figna Molini; Walter Pierucci, Meat Specialist.
Area “Taste Space”, il palcoscenico del gusto con lo chef Erny Lombardo
Nel Taste Space, l’area curata dallo Chef Erny Lombardo, tra sabato e domenica, sono previste masterclass e show cooking gratuiti, in base al seguente programma:
Sabato 27 giugno 2026
· Alle ore 19:00: il Maestro Pizzaiolo Luca Gaccione conduce la masterclass sul tema “Dentro l’impasto: farine, maturazioni e falsi miti”, organizzata in collaborazione con Agugiaro & Figna Molini SpA Società Benefit e con la Scuola Italiana Piazzaioli.
· Alle ore 20:30: per l’Azienda Agricola Scacco, il Meat Specialist Walter Pieriucci presenta la masterclass “Professione Macellaio: Meat Experience”.
· Alle ore 22:00: lo Chef Luca Malacrida accompagna i visitatori inun viaggio sensoriale a cura di Olio Bono.
Domenica 28 giugno 2026
· Alle ore 19:00: show cooking sul tema “Fare il pane, farsi tempo. Impastare, attendere, nutrire. La farina che diventa quotidiano”, curato dal Pastry e Bakery Ivo Corsini in collaborazione con Agugiaro & Figna Molini SpA Società Benefit.
· Alle ore 20:30: saluti e ringraziamenti finali con lo Chef Erny Lombardo e le musiche dal vivo dei Venice Vocal Jam.
“Mani-Impasta”, full immersion nell’arte della pizza con Luca Gaccione e la Scuola Italiana Pizzaioli
Grande attesa per il format “Mani in Pasta“, in programma sabato 27 e domenica 28 giugno, alle ore 17:00. Curato dalla Scuola Italiana Pizzaioli e coordinato dal Master Istruttore Luca Gaccione, si configura come un momento dedicato all’arte della pizza dalla stesura dell’impasto alla cottura nel classico forno a legna. Un’occasione per scoprire tecniche, gesti e attenzioni che trasformano la farina in un’esperienza di gusto autentica, con il supporto delle farine Le 5 Stagioni di Agugiaro & Figna Molini SpA Società Benefit.
Dalle ore 21 tutti in pista con il DJ Set di Radio Birikina
Il sapore si mescola con la musica dance, grazie al DJ set a cura di Radio Birikina, media partner ufficiale dell’evento. Sabato e domenica, dalle ore 21:00 fino alle 00:00, il ritmo dell’estate è pronto a far vibrare Prato della Valle per far ballare e divertire tutti i visitatori di Bufala Fest.
I Partner di Bufala Fest – tutte le forme del gusto
La tappa padovana di “Bufala Fest – tutte le forme del gusto” gode del supporto di autorevoli brand di prestigio internazionale, come: Agugiaro & Figna Molini S.p.A. Società Benefit con le farine Le 5 Stagioni e Le Sinfonie; Leffe; La Torrente; Carta Corona; King’s Rigamonti; La Molisana; Aperol Spritz; Olio Bono; Caseificio Colonne; La Contadina; Guappa; Acqua San Benedetto; Manuel Caffè; Arcos Since 1734; Fonderia Nolana Del Giudice; Marana Forni; Berto’s; Ferrowine.
Venerdì 26 giugno alle ore 20:00 presso l’anfiteatro “Campano” di Santa Maria Capua Vetere si terrà la serata musicale organizzata dall’Esercito Italiano a sostegno dell’Unicef.
L’evento, aperto al pubblico con ingresso libero fino a esaurimento posti, si svilupperà attraverso l’esecuzione di vari brani musicali da parte della Banda dell’Esercito, simbolo della tradizione musicale militare nel mondo.
Fondata nel 1964, la Banda dell’Esercito è il complesso musicale rappresentativo della Forza Armata composto da 102 elementi, un maestro direttore, un maestro vice direttore e un archivista, tutti laureati al conservatorio e reclutati tramite concorso. Il suo repertorio spazia da quello celebrativo a quello lirico sinfonico, con particolare predilezione per la musica originale per Banda, approfondita sia in pagine storiche che in brani dalla più viva attualità.
La sua esecuzione dell’Inno Nazionale Italiano, registrata nella versione fedele alla partitura originale di Novaro, è stata scelta e inserita, tra i simboli della Repubblica, sul sito internet del Quirinale. La Banda vanta partecipazioni nelle più importanti rassegne musicali e Festival Nazionali e Internazionali, oltre che collaborazioni con artisti di fama mondiale sia nell’ambito della musica classica, che nell’ambito della musica leggera, ambiti nei quali ha sempre riscosso plauso e apprezzamento. La Banda è impegnata sia per i servizi istituzionali, sia in un’intensa attività concertistica che l’ha vista protagonista nei più prestigiosi teatri italiani ed esteri.
Per anni il last minute è stato sinonimo di risparmio. Oggi rischia di diventare il contrario. Secondo le elaborazioni di Vamonos Vacanze, tour operator specializzato in vacanze di gruppo, negli ultimi 4 anni le prenotazioni effettuate entro 30 giorni dalla partenza sono passate dal 46% al 22%, mentre quelle acquistate con oltre 2 mesi di anticipo sono cresciute dal 26% al 43%.
Un cambiamento che racconta una trasformazione profonda del mercato turistico: l’affare non si trova più aspettando l’ultimo momento, ma prenotando molto prima.
Secondo il tour operator, chi prenota con largo anticipo può oggi spendere dal 10% al 20% in meno rispetto a chi acquista la stessa vacanza poche settimane prima della partenza. A incidere sono soprattutto i sistemi di pricing dinamico utilizzati da compagnie aeree, hotel e piattaforme di prenotazione.
«Quando aumenta la domanda, aumentano automaticamente anche i prezzi. Il risultato è che il vecchio modello del last minute, nato negli anni Novanta per riempire camere e posti invenduti, sta progressivamente perdendo efficacia. Oggi accade sempre più spesso il contrario: chi prenota prima trova più scelta, prezzi migliori e maggiore protezione rispetto alle oscillazioni del mercato» sottolinenao gli specialisti di Vamonos Vacanze.
In occasione della Festa della Musica, il MANN sarà aperto, in continuità, con orario prolungato fino alle 23.30.
Dalle 19.00 alle 22.30 il biglietto avrà il costo ridotto di 10 euro, salvo agevolazioni o gratuità previste per legge. Ultimo ingresso alle 22.30, le operazioni di chiusura iniziano alle 23.
Ore 20:30
La voce di Parthenope / Le voci del MANN
Visita speciale alla mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, a cura di Dinko Fabris
Il prof. Dinko Fabris, musicologo di fama internazionale, terrà una visita speciale alla mostra Parthenope. La Sirena e la città dedicata al mito musicale di Parthenope.
Attività gratuita per i possessori di regolare biglietto d’ingresso (max 20 partecipanti). Prenotazione obbligatoria al numero 081-4422336 (servizio attivo dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 15.00) e in sede fino a esaurimento posti.
Dalle 19.00 il MANNcaffè offre al pubblico un aperitivo a base di prosecco o vino e tarallo napoletano al costo speciale di 6 euro.
Ore 21:30
Da Mesomede a Morricone
Promenade performance a cura dei Solisti della Nuova Orchestra Scarlatti
I Solisti della Nuova Orchestra Alessandro Scarlatti accompagneranno i visitatori in una passeggiata musicale attraverso le collezioni del Museo, dall’Atrio al Salone della Meridiana. Dalla melodia di Mesomede, uno tra i rarissimi esempi di musica antica giunti fino a noi, lungo il filo rosso del
richiamo dell’Antico e della sua reinvenzione, si passerà ai paesaggi sonori, arcaici e modernissimi, della celeberrima Syrinx di Debussy, le incantate Metamorfosi di Britten (da Ovidio), il Lied di Berio, per tornare alle sonorità classiche rossiniane con la ‘Caccia’ per corno solo. Una varietà di colori e di emozioni che condurrà fino ai momenti finali con musiche di Morricone, Rota ed altri presso il Salone della Meridiana.
Attività gratuita per i possessori di regolare biglietto d’ingresso.
Lunedì 22 giugno 2026, ore 17
Evento in Auditorium: la partecipazione è gratuita con biglietto evento dedicato fino a esaurimento posti.
Torna al Museo Archeologico Nazionale di Napoli “L’avventura della moneta – Lo scambio infinito”, il percorso itinerante nei luoghi italiani della cultura promosso dal MUDEM, il Museo della Moneta della Banca d’Italia.
Come nasce la fiducia che rende possibile uno scambio economico? Che cosa lega le tavolette cerate dell’Archivio dei Sulpici, testimonianza della prassi contabile e creditizia del mondo romano, alle infrastrutture digitali con cui oggi registriamo e trasferiamo denaro?
E perché tracciare un’operazione e conservarne memoria è, da sempre, il fondamento su cui poggia un sistema economico? Sono questi alcuni degli interrogativi sui quali, nel corso dell’evento, si confronteranno la Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia Chiara Scotti e il direttore del MANN Francesco Sirano insieme a Paola Ansuini del Dipartimento Tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia, mettendo a confronto sistemi antichi e tecnologie contemporanee ed evidenziando il ruolo della registrazione e della tracciabilità nella costruzione della fiducia.
C’è un momento preciso in cui l’arte urbana cessa di essere pura decorazione per farsi manifesto politico e antropologico. A Vallà, nel cuore della Castellana, questo miracolo visivo si compie sul nuovo muro firmato da Alleg, che segna ufficialmente il debutto della sesta edizione del festival. Quello del celebre artista di Tagliacozzo è infatti il primo murales della stagione, una straordinaria anteprima a cui seguiranno altri interventi nelle prossime settimane, pronti a ridisegnare il volto della frazione.
L’opera di Alleg, realizzata nei pressi dell’azienda agricola Fighera che produce frutta e verdura, raffigura una serie di sagome umane non caratterizzate, emblemi di un’humanitas universale, colte in un girotondo dinamico che unisce adulti e bambini in una danza inclusiva e priva di barriere di genere o di età. È l’apologia dell’«affettività non inibita», la celebrazione di emozioni spontanee e della gioia di vivere senza filtri.
“Questo cerchio umano dialoga direttamente con la Natura: figure immerse in una vegetazione locale dettagliatissima – tra pratoline, glicine, papaveri, grano e fragole – che radica l’opera nel territorio”, spiega la critica d’arte Antonella Alban. “Il forte contrasto visivo tra il nero delle sagome e le tinte vivaci e discordanti dello sfondo conferisce tridimensionalità e potenza al messaggio. Alleg inaugura così la nuova programmazione di The Wallà lanciando un monito cromaticamente dirompente: la sopravvivenza del contemporaneo risiede nella capacità di negoziare un equilibrio armonioso tra equità sociale e protezione del cosmo”.
Alleg, pseudonimo di Andrea Parente, è un muralista, animatore e docente italiano nato a Tagliacozzo (L’Aquila) e attivo nell’arte pubblica dal 1995. Dopo il diploma in audiovisivi alla Naba di Milano, vi ha anche insegnato, costruendo una carriera multidisciplinare che spazia dalla pittura urbana ai cortometraggi d’animazione (premiati in vari festival e trasmessi su Rai 2), fino alla musica con la band “Le sabbie mobili”. La sua ricerca rifiuta le logiche commerciali del mercato artistico tradizionale. Alleg concepisce il muralismo come una forma di “pittura civile”, un mezzo fondamentale di autodeterminazione, riscatto sociale e rigenerazione urbana.
“L’inaugurazione del murales di Alleg non è solo il debutto della nostra sesta stagione, ma il primo fondamentale tassello di un percorso più ampio che vedrà la nascita di altri quattro interventi monumentali quest’anno”, commenta Mauro Berti, portavoce del Collettivo Bocaverta. “Quest’opera, con il suo profondo significato sociale e il suo girotondo inclusivo, sintetizza perfettamente la nostra visione: riportare la bellezza al centro della quotidianità per riattivare le relazioni umane. Vedere la comunità di Vallà riflettersi in queste sagome e dialogare con la natura dimostra che l’arte urbana è uno strumento politico potente, capace di rigenerare i piccoli centri e trasformarli in spazi di partecipazione e memoria collettiva”.
La sesta edizione di The Wallà consolida così il progetto trevigiano di street art come una delle eccellenze artistiche più rilevanti a livello nazionale. Nato nel 2021 da un’idea del Collettivo BocaVerta, il festival ha trasformato la frazione di Vallà (Riese Pio X) in un museo a cielo aperto, meritando l’inserimento nella guida “Street Art Italia” di Repubblica nel 2025. L’obiettivo profondo è usare il linguaggio contemporaneo dell’arte urbana per contrastare l’erosione degli spazi di comunità nei piccoli centri, riattivando le relazioni umane.
La principale novità del 2026 è l’inaugurazione di Wallamart, un info point e sede del collettivo ricavato dal recupero di un ex supermercato abbandonato. Aperto nei fine settimana, il centro funge da cuore pulsante del progetto, spazio creativo, sportello informativo e punto di partenza dei Wallatour mensili guidati.
La sesta edizione prevede la realizzazione di cinque nuovi murales, inclusi interventi collettivi nati dalla partecipazione attiva della cittadinanza. Il festival amplia la sua rete culturale introducendo una collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics di Padova e una sinergia inedita con il Treviso Comic Book Festival incentrata sulla poster art. A fine estate è confermato il ritorno del WonderWalla Festival con laboratori, musica e street food.
Il progetto, sostenuto dal Comune, dalla Provincia di Treviso e dalla Regione Veneto, si distingue per un approccio rigoroso e scientifico. Continua infatti la prestigiosa collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, impegnata in indagini d’avanguardia per la conservazione e la tutela del muralismo contemporaneo, assicurando che le opere di artisti internazionali (come Ericailcane, Zed1, Peeta e Millo) rimangano un patrimonio durevole per il territorio.
Scheda di approfondimento – La poetica dell’opera di Antonella Alban
Il muro realizzato da Alleg, artista originario di Tagliacozzo (AQ), è un concentrato di simbologie sociali e ambientali che narrano di rapporti umani e di rispetto per la natura. Alleg raffigura delle sagome umane che si muovono nello spazio, quasi a passo di danza, formando un cerchio; cerchio che richiama il gioco e l’aspetto ludico-educativo dei legami tra adulti e bambini, in un’ottica di compartecipazione e di trasmissione di valori familiari e sociali. È anche un modo per sottolineare la necessità di un recupero delle attività quotidiane semplici, ma dalla forte valenza educativa ed inclusiva, nelle quali non esistono differenze di età o di genere, ma tutti sono uniti dall’identica volontà di condividere e di stare insieme. Vi è altresì il ciclo della vita che si rigenera, che continua, che trova senso compiuto nell’” affettività non inibita”, ossia nella capacità di vivere ed esprimere emozioni spontanee, immediate, senza filtri. Il girotondo può simboleggiare la capacità di comunicare uno stato d’animo, la costruzione di rapporti basati sulla sincerità emotiva, senza barriere, permettendo la piena espressione della gioia di vivere. I personaggi raffigurati non sono definiti, non hanno caratterizzazioni, perché fungono da emblemi di un’umanità considerata universalmente quale entità sociale, in rapporto stretto e diretto con la Natura. Il legame con l’ambiente è sottolineato dalla presenza di fiori, piante e frutti di stagione: pratoline, glicine, papaveri, grano e fragole, un mix di elementi che contestualizzano l’opera nella stagione e nel territorio locale, per far riflettere sull’ambiente circostante. Le tinte utilizzate, vivaci e discordanti, contrastano con la stilizzazione delle figure umane e risaltano maggiormente, perché il nero delle sagome esalta le gamme cromatiche che definiscono i particolari e la tridimensionalità, decretandone l’importanza a livello visivo e simbolico. Sembra che Alleg abbia inteso riflettere sulle relazioni tra uomo ed ecosistema naturale, ponendo in primo piano l’interazione profonda che esiste tra la terra e gli esseri viventi, in un rapporto armonioso di parallelismo tra persone e cosmo. Viene evidenziato così il significato sotteso alla rappresentazione: la necessità di un rapporto di autentico rispetto tra l’uomo e la natura, in una sorta di equilibrio che integri la protezione dell’ambiente e l’equità sociale.
Scheda di approfondimento – La storia di The Wallà
The Wallà è un progetto di rigenerazione urbana partecipata partito a maggio 2021 su iniziativa dell’associazione di promozione sociale “Collettivo BocaVerta”, in collaborazione con il Comune di Riese Pio X e con il patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Treviso. Il nome unisce in un gioco di parole il termine inglese wall (muro) e il paese in cui ha luogo l’iniziativa, Vallà (frazione di Riese Pio X, nel Trevigiano). Attraverso il linguaggio della street-art si vuole migliorare aree di degrado urbano e creare opportunità culturali ed economiche per il territorio, valorizzando gli immobili oggetto degli interventi degli artisti. The Wallà si propone di trasformare i muri di edifici pubblici e privati in tele per un museo permanente a cielo aperto. Ad oggi sono state realizzate 23 opere in totale: 18 su pareti private (case, capannoni) e 5 su superfici pubbliche (scuola elementare, campo da basket e da pallavolo) e l’iniziativa è in continua espansione. Ogni opera in media supera i 60 metri quadri, si stima che ad oggi siano stati riqualificati oltre mille metri quadri di pareti. Tra gli altri, hanno partecipato al progetto artisti di fama internazionale come Alicè, Ericailcane, Kraser, Zed1, Zentequerente, Tony Gallo, Vera Bugatti, Alessandra Carloni, Bastardilla, Agostino Iacurci, StenLex, Tellas, Franco Fasoli, Pixel Pancho, Joys e Orion. Il 2024 ha segnato un punto di svolta per The Wallà grazie al successo del Wonderwallà Festival, rassegna di eventi, musica e laboratori organizzato a fine agosto. Momento clou è stata la creazione dell’opera collettiva “Il Piccolo Pixel”, un murale a mosaico ispirato al celebre racconto “Il Piccolo Principe” in occasione degli ottant’anni della sua pubblicazione. Realizzato da centinaia di residenti, artisti e visitatori, il murale è composto da 5.994 tasselli colorati a mano. Nelle edizioni precedenti sono state realizzate due altre opere collettive: nel 2022 la trascrizione integrale delle Avventure di Pinocchio di Collodi su un muro di 50 metri da parte di mille volontari; nel 2023 un murale dedicato a Gianni Rodari con le poesie selezionate dal concorso “Semi DiVersi”, che ha visto la partecipazione di 256 poeti da tutta Italia. L’iniziativa è stata anche oggetto di studio del corso di laurea e del Master di II livello in Design di Prodotto presso la Raffles Milano Istituto Moda e Design, con l’intento di sviluppare progetti per le aziende locali e il paesaggio urbano.
In un’epoca in cui siamo costantemente connessi, raggiungibili e sovrastimolati, il vero lusso sta diventando sempre più raro: staccare davvero. Secondo l’American Psychological Association, oltre il 70% degli adulti sperimenta livelli elevati di stress legati al sovraccarico informativo e ai ritmi quotidiani. Studi della Harvard Medical School dimostrano che il contatto con la natura e la riduzione degli stimoli digitali contribuiscono ad abbassare i livelli di cortisolo, migliorare il sonno e aumentare la capacità di concentrazione.
Eppure, mentre cresce il bisogno di rallentare, l’offerta turistica sembra andare nella direzione opposta: più comfort, più servizi, più stimoli. Unexpected Italy, startup innovativa che valorizza l’Italia più autentica ed etica, ha selezionato sei luoghi autentici spesso nascosti, che hanno scelto di non scendere a compromessi.
«Il vero lusso, oggi, non risiede nell’aggiungere servizi, ma nell’avere il coraggio di togliere il superfluo», spiega Elisabetta Faggiana, founder della tech company premiata all’Onu che valorizza il turismo responsabile e inclusivo. «Con Unexpected Italy selezioniamo anche luoghi che chiamiamo “scomodi” perché rifiutano i compromessi della standardizzazione per proteggere qualcosa di immensamente più raro: il silenzio, il tempo e la presenza. Non sono semplici strutture ricettive, ma presidi di resistenza culturale che scelgono di non piacere a tutti, preferendo la coerenza all’algoritmo. In un mondo saturo di stimoli digitali, rallentare non è una rinuncia, ma un atto di libertà. Proponiamo un’ospitalità etica, radicata nel territorio, dove la disconnessione diventa la chiave per ritrovare un contatto autentico con se stessi e con la bellezza ruvida e vera del nostro Paese».
«Con Unexpected Italy selezioniamo luoghi che rifiutano i compromessi della standardizzazione per proteggere qualcosa di immensamente più raro: l’identità, il tempo e la presenza. Tra artigiani, produttori locali, trattorie, selezioniamo strutture ricettive che definiamo scomode, perchè decidono di non piacere a tutti, preferendo la coerenza all’algoritmo e diventando veri presidi di resistenza culturale. In un mondo saturo di stimoli digitali, rallentare non è una rinuncia, ma un atto di libertà. Proponiamo un’ospitalità etica, radicata nel territorio, dove la disconnessione diventa la chiave per ritrovare un contatto autentico con se stessi e con la bellezza ruvida e vera del nostro Paese».
La selezione di Unexpected Italy celebra il “lusso della sottrazione” attraverso sei rifugi dove il silenzio è il vero protagonista. In Piemonte, il Parco del Grep offre case sugli alberi senza Wi-Fi, dove la disconnessione è totale e il cibo arriva in cesti da picnic gourmet. In Liguria, La Sosta di Ottone III richiede di abbandonare l’auto per abbracciare il ritmo lento di un borgo affacciato sul mare, con colazioni à la carte che onorano i piccoli produttori. In Toscana, Follonico invita a “disimparare la fretta” in un casale in pietra della Val d’Orcia, tra tessuti naturali e sapori dell’orto. L’Abruzzo risponde con Sextantio, un albergo diffuso che preserva rigorosamente l’estetica medievale: camini in pietra e candele sostituiscono il comfort moderno per una tutela culturale profonda. Il Veneto brilla con due perle: Cargador de Ron a Valdobbiadene, una casera nel bosco dove gli arredi nascono da materiali di recupero, e La Scuola Guesthouse sull’Altopiano di Asiago. Qui, in un’ex scuola degli anni ’20, le camere dedicate alle materie scolastiche e il laboratorio di gelato artigianale invitano a riscoprire la meraviglia dell’infanzia. Sei destinazioni etiche per chi cerca tempo, presenza e radici.
SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – UNEXPECTED ITALY
È nata a Londra, ma ha il cuore in Italia la startup Unexpected Italy, progetto travel tech fondato da Elisabetta Faggiana e Savio Losito, lei di Vicenza e lui di Barletta, premiato anche alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo. Oggi l’app, descritta dal The Guardian come “una bussola per viaggiatori consapevoli”, è attiva in 18 territori italiani, tra cui Venezia, Roma, Genova, Torino, Padova, Vicenza e la Valle d’Itria, e si propone come un antidoto alle trappole del turismo di massa.
L’idea alla base è semplice ma rivoluzionaria: mappare luoghi autentici, incontrare personalmente artigiani, osti, produttori e piccoli albergatori, ed entrare in contatto con quelle realtà che ancora oggi resistono all’omologazione. La loro app funziona come una “Lonely Planet 3.0”, geolocalizzata e targetizzata, in grado di suggerire itinerari costruiti su misura, con l’obiettivo di far sentire il viaggiatore parte della comunità locale, non un semplice consumatore di luoghi.
Premiata con il Roma Startup Award per l’originalità della proposta e la capacità di creare valore per il territorio, la piattaforma ha raccolto l’attenzione anche dei media internazionali: The Guardian ha dedicato articoli approfonditi all’iniziativa, in particolare per l’analisi del territorio vicentino e torinese, e stanno diventando un punto di riferimento importante per media e giornalisti internazionali.
Il lavoro di mappatura, condotto in prima persona dai due founder, ha permesso di costruire una rete selettiva e dinamica di migliaia di luoghi autentici, molti dei quali impossibili da trovare sui canali turistici convenzionali. In città come Roma e Venezia, dove secondo recenti studi oltre il 70% dei turisti finisce in trappole commerciali, Unexpected Italy propone alternative concrete: ristoranti veri, botteghe vive, quartieri ancora abitati. Unexpected Italy parte dal presupposto che il turismo, per essere sostenibile, debba tornare a essere relazione e trasformazione. Il loro “algoritmo relazionale” non si basa su tendenze, ma su passioni e affinità, con alcune destinazioni suggerite solo a chi dimostra attenzione e rispetto. “Non tutti i luoghi sono per tutti,” spiegano. “La nostra missione non è portare tutti negli stessi posti, ma far incontrare le persone giuste con i luoghi giusti.” Un’idea di viaggio che non consuma, ma cura. E che dell’Italia restituisce finalmente l’anima.
Scheda di approfondimento
I sei luoghi dove staccare davvero
Piemonte – Parco del Grep
Via Giacomo Matteotti, 27 – 10020 Monteu da Po (TO)
Proprietario: Francesco Otelli
Dieci ettari di natura, due case sugli alberi, nessuna distrazione. Niente TV, niente Wi-Fi, niente piattaforme di prenotazione: una scelta netta, quasi radicale. Si dorme tra le fronde, si mangia all’aperto, si vive seguendo la luce e le stagioni. Qui la disconnessione è fisica prima ancora che mentale: si cambia prospettiva, si torna a un rapporto diretto con lo spazio, con il corpo, con il tempo. Si elimina il superfluo per restituire spazio mentale. Anche il cibo segue questa filosofia, ma in modo inaspettato. Pranzi e cene arrivano in un cesto da picnic, da gustare sul terrazzo in quota della propria casa sull’albero o in un punto panoramico della tenuta. Ma non è il classico picnic fatto di salumi e formaggi: nel cesto c’è un vero pasto completo, con antipasti, primo, secondo e dolce, preparati con prodotti del territorio e dell’orto di Francesco. Aprirlo diventa parte dell’esperienza: un gesto semplice che riporta all’entusiasmo della scoperta, facendoci sentire bambini per un attimo. Qui non si viene per fare, ma per togliere. Meno stimoli, meno rumore, meno fretta. Ed è proprio così che si riesce, finalmente, a staccare.
Liguria – La Sosta di Ottone III
Località Chiesanuova, 39 – 19015 Levanto (SP)
Proprietaria: Angela Fenwick
Arrivare alla Sosta di Ottone III significa accettare di cambiare ritmo.
Le auto si fermano poco sotto il borgo e gli ultimi metri si percorrono a piedi o con una piccola monorotaia elettrica. È un passaggio semplice, ma simbolico: si lascia indietro la fretta, si entra lentamente in un luogo che va conquistato. Il borgo, raccolto e silenzioso, si apre su viste che spaziano tra le vallate liguri e il mare. Qui lo sguardo si allunga, il respiro cambia, il tempo si dilata. Le stanze, sei in totale, sono tutte diverse e raccontano una storia fatta di materiali recuperati, arredi originali e interventi artigianali. Nulla è standardizzato: ogni dettaglio è pensato per dialogare con l’identità del luogo senza forzarla. La colazione, servita à la carte e non a buffet, è una scelta precisa: ridurre gli sprechi e valorizzare ogni ingrediente. I prodotti arrivano da piccoli produttori locali e raccontano il territorio con semplicità e rispetto. Qui tutto invita a rallentare: il gesto, il passo, lo sguardo. Angela aiuta inoltre gli ospiti a scoprire le Cinque Terre dall’alto, immersi nella natura, evitando l’affollamento del lungo mare per un’esperienza davvero unico e personalizzata. La sosta smette di essere una parentesi e diventa esperienza.
Toscana – Follonico, Val d’Orcia
Località Casale, 2 – 53049 Torrita di Siena (SI)
Proprietari: Fabio Firli e Suzanne Simons
Un casale in pietra immerso tra ulivi e filari nella campagna senese, dove il silenzio e il tempo lento diventano protagonisti. Qui non si viene per fare, ma per disimparare la fretta. Suzanne e Fabio accolgono gli ospiti con un’ospitalità autentica: senza filtri, senza scenografie, senza compromessi. Le camere, quattro suite e due stanze, sono tutte uniche, con travi a vista, mobili restaurati, ceramiche artigianali e tessuti naturali. Nessun lusso ostentato, ma un comfort discreto che invita a rallentare. Il cuore della casa è la cucina: le colazioni e le cene seguono le stagioni e i prodotti dell’orto, cambiando giornalmente. Intorno, una rete di artigiani e produttori locali rende ogni gesto significativo. Follonico non offre scorciatoie: chiede di rallentare per ritrovare un rapporto autentico con la terra, con il tempo e con se stessi.
Abruzzo – Sextantio, Santo Stefano di Sessanio
Via Principe Umberto – 67020 Santo Stefano di Sessanio (AQ)
Proprietario: Daniele Kihlgren
Un albergo diffuso che non addolcisce il passato, ma lo preserva. Un borgo medievale sospeso tra le montagne abruzzesi, dove le auto restano fuori e si prosegue a piedi, tra vicoli in pietra, silenzi profondi e orizzonti aperti. Pavimenti che scricchiolano, camini in pietra, scale ripide, luci soffuse, letti alti come un tempo, brocche d’acqua al posto delle docce moderne. Ogni dettaglio è il risultato di una ricerca filologica rigorosa, che utilizza materiali originali, arredi d’epoca e oggetti della tradizione contadina. Anche la colazione è parte del viaggio: prodotti locali, ricette della tradizione, musica d’epoca e il ritmo lento del mattino. Un momento che invita a iniziare la giornata senza fretta, in ascolto. Sextantio è molto più di un progetto di ospitalità: è un lavoro di tutela culturale. Nasce per salvare un patrimonio fragile, quello dei borghi “minori”, spesso dimenticati, e lo fa coinvolgendo la comunità locale, gli artigiani, i pochi abitanti rimasti. Qui il turismo non si sovrappone al territorio, ma lo sostiene, lo preserva, lo rende vivo. A Sextantio il comfort non è immediato, ma si scopre poco a poco. È un luogo che richiede adattamento, presenza, apertura. Ma in cambio restituisce qualcosa di raro: la sensazione di abitare davvero un luogo, non solo di attraversarlo. E proprio in questo scarto, tra fatica e bellezza, si trova una forma autentica di pace.
Veneto – Cargador de Ron, Valdobbiadene
Via Cargador di Ron, 38 – 31049 Valdobbiadene (TV)
Proprietari: Alessandra e Gianni De Stefani
Una vecchia casera nascosta nel bosco, un tempo rifugio di pastori e animali, oggi accoglie viaggiatori in cerca di tranquillità. Qui il tempo scorre lentamente, e l’ultimo tratto di strada, a tratti impervio, ricorda che i luoghi più veri si conquistano con lentezza. Alessandra e Gianni accolgono personalmente ogni ospite al piazzale sottostante, trasformando il check-in in un incontro umano e caloroso. Le quattro camere sono ampie e luminose, ognuna dedicata a un elemento della zona: la vite, il prato, il bosco e le pietre. Gli arredi nascono dal legno recuperato nei boschi, dalle casse di vino trasformate in abat-jour, dagli strumenti della vita contadina reinterpretati come oggetti decorativi. Anche i fiori essiccati e la colazione selezionata con cura riflettono una collaborazione attiva con artigiani e produttori locali. Qui si stacca davvero la spina: niente frenesia, solo il silenzio, la natura e un’ospitalità che invita a ritrovare il contatto con se stessi e con il territorio circostante.
Veneto – La Scuola Guesthouse, Altopiano di Asiago
Via Campana, 20 – 36046 Lusiana Conco (VI)
Proprietari: Valeria Carfora e Marco Baldan
Una vecchia scuola elementare degli anni ’20 torna a vivere come casa per ospiti. Un luogo carico di memoria, dove ogni dettaglio richiama l’infanzia, il tempo lento, la nostalgia. Le camere portano il nome delle materie scolastiche: Geografia, Storia, Aritmetica, Scienze, La Stanza della Maestra e custodiscono oggetti d’epoca, piccoli frammenti di vite passate. Niente televisione, niente ascensione, niente eccessi: solo il necessario per sentirsi accolti. La colazione è un rito fatto di prodotti locali, torte fatte in casa e vista aperta sulle colline. E poi c’è “La Ricreazione”: il laboratorio di gelato artigianale di Marco, che con la sua Ape attraversa le contrade come una volta, riportando in vita un gesto semplice e dimenticato. La Scuola è un invito a tornare bambini, ma anche a riscoprire un tempo in cui bastava poco per sentirsi pieni.
C+S ARCHITECTS completa lo “Snake Building” all’interno della rigenerazione urbana del masterplan De Torens, nel centro di Aarschot, in Belgio, trasformando un ex sito industriale in un nuovo frammento di città fatto di abitazioni, commercio e spazio pubblico. Maria Alessandra Segantini: «Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage: un processo che nasce da una ricerca che si fonda sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche locali, in cui ogni gesto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti. Ad Aarschot il progetto restituisce alla collettività uno spazio pubblico più ampio, che rafforza la continuità con il tessuto urbano, innestandosi sul sapere costruttivo locale»
Lo Snake Building nasce da una collaborazione con a2o Architekten, studio con sede ad Hasselt incaricato dal committente di coordinare la rigenerazione del masterplan De Torens: un’ex area industriale nel cuore della città, riconvertita in un quartiere misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici. Il processo progettuale prende avvio da una serie di workshop collettivi ad Hasselt, durante i quali i diversi lotti vengono affidati ai vari studi coinvolti — a2o Architekten, C+S ARCHITECTS, De Vylder Vinck e DRDH.
C+S ARCHITECTS studio di architettura pluripremiato, oggi con sedi a Treviso (IT) e Londra (UK), sceglie di lavorare sull’identità della comunità attraverso il disegno urbano, l’architettura e il dettaglio costruttivo, in un contesto culturale come quello belga, dove il valore dell’artigianalità è ancora sapere costruttivo.
Ad Aarschot viene assegnato a C+S un lotto di bordo con la città storica all’ingresso del nuovo quartiere. Puntando sul rafforzamento della continuità urbana, lo studio italiano decide di manipolare i volumi asseganti prolungando la Leuvenstraat — la spina dorsale della città — all’internodell’area. Il progetto di C+S manipola il lotto per ricavare più spazio pubblico, riscrivendo radicalmente il brief originario del cliente. Dove era previsto un blocco compatto, viene proposta un’erosione. Una sottrazione. Una ridefinizione dell’altezza e della massa costruita.
In pianta, lo Snake Building arretra, lascia respirare la piazza, permette a un albero di attraversare il parcheggio interrato e riapre la vista verso l’Old Orleans Tower sulla collina, migliorando allo stesso tempo i flussi pedonali all’interno del sito. In sezione, le terrazze incidono la copertura per evocare quella sorta di danza dei tetti tipica delle città fiamminghe. Quello che appare inizialmente come un monolite in mattoni si rivela invece un volume scavato dal cielo e dalla vita.
“Nel Medioevo, le città fiamminghe erano circondate da “spazio comune” (il “common ground”): spazi condivisi destinati al pascolo, alla raccolta della legna, alla coltivazione”, spiega Maria Alessandra Segantini, direttore creativo di C+S. “Oggi, in un’Europa in cui si assiste ad una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico — aperto, resiliente, biodiverso — come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi.
La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. Come il campo veneziano — la forma urbana che continuiamo a portare con noi ovunque progettiamo — anche la piazza custodisce la memoria collettiva di un popolo. È il salotto della comunità. La casa urbana”.
L’architettura diventa una cornice per l’abitare: le profonde logge sono definite da telai lignei, perché nel punto in cui l’edificio incontra il corpo umano la materia cambia. La solidità lascia spazio al tatto. Le aperture della facciata non seguono una regola fissa ma si disseminano come tracce di possibili trasformazioni future. Parlano di adattamento, di trasformazione della città nel tempo. Dall’interno, le finestre incorniciano il paesaggio in modi sempre diversi, catturando i movimenti urbani e le variazioni stagionali delle colline circostanti.
I dettagli diventano fondamentali: i giunti arretrati, le pieghe continue del mattone che penetrano anche all’interno delle logge, le bow-window che risalgono fino alla linea del tetto. Gesti minimi che trasformano la massa in racconto, il riparo in esperienza.
“Abbiamo lavorato con artigiani locali”, spiega ancora Segantini. “Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma abitarlo, scavarlo, trasformare la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano e con i materiali stessi, con il tempo lungo necessario per metterli in opera”.
Eppure ciò che a prima vista appare semplice o familiare rivela, osservandolo meglio, una complessità nascosta. Sono proprio gli elementi che fanno sentire questo edificio vicino — il mattone, il legno, la grammatica lenta dei giunti posati a mano — a renderlo significativo.
Non esiste scorciatoia per ottenere la fusione quasi impercettibile tra muro e copertura, né una soluzione prefabbricata per quelle finestre che salgono nel tetto come un pensiero che interrompe una frase. Sono dettagli che nascono da una fedeltà radicale al luogo e che allo stesso tempo apre alla trasformazione. Richiedono non solo uno sguardo progettuale, ma le mani di chi conosce il comportamento di una muratura fiamminga d’inverno, il modo in cui un giunto raccoglie l’ombra, il fatto che il legno non sia una superficie ma una texture viva.
Ed è forse proprio in questa fedeltà silenziosa, in questa forma di artigianato discreto, che l’edificio smette di sembrare qualcosa di progettato e inizia ad apparire come qualcosa di ritrovato. Non un oggetto posato nella città, ma estratto da essa.
Il legno, introdotto nei punti in cui la struttura si apre e si lascia abitare, non addolcisce tanto la forma quanto la sua fragilità. Ricorda che ogni architettura deve tenere insieme più dimensioni: radicarsi nella tradizione e nel contesto, rafforzare l’identità della comunità attraverso la costruzione e la durata, ma allo stesso tempo lasciare spazio alla trasformazione e alla vita.
L’edificio emerge così come una sorta di scultura abitata in mattoni, mentre finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea — tutti materiali riciclabili al 100% — introducono una dimensione domestica e calda nella composizione.
La materia racconta sempre una storia. Una storia di mani, di tempo, di luogo.
E nel punto in cui quella storia incontra la vita, diventa legno: morbido, caldo. Casa.
Scheda tecnica progetto
Cliente: Dyls, Belgio
Progetto architettonico e direzione artistica: Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S Architects
Progetto esecutivo e direzione lavori: a2o Architekten, Hasselt, Belgio
Foto Alessandra Bello
C+S Architects Bio
Fondato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini a Venezia nel 1994, C+S ARCHITECTS è uno studio di architettura, design e ricerca riconosciuto dalla critica come uno dei protagonisti più autorevoli del panorama contemporaneo. Dal 2015 lo studio opera tra Londra e Treviso.
Lo studio è impegnato nella costruzione di un futuro equo e sostenibile. Il suo approccio innovativo e poetico all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage, una filosofia applicata alla ricerca, all’insegnamento e alla pratica progettuale, che trae ispirazione dall’ambiente delicato e fragile in cui C+S ha iniziato la propria attività, Venezia e la sua laguna. I progetti costruiti sviluppano una poetica fondata sul rapporto della materia con la luce, il tempo e la natura, nonché sulla ricchezza tattile dei materiali lavorati artigianalmente, celebrando la trasformazione come processo continuo. Ogni intervento diventa così un ponte tra costruito e non costruito, tra tradizione e innovazione, tra storia e futuro.
Emblematici di questo approccio, e ampiamente pubblicati a livello internazionale, sono la rigenerazione paesaggistica dei 325 ettari dell’isola di Sant’Erasmo nella laguna veneziana con il Museo della Torre Massimiliana, candidata al Premio Mies van der Rohe e ai RIBA Awards nel 2009; i progetti vincitori dei concorsi internazionali per il sito Panquin a Tervuren, in Belgio; il nuovo museo d’arte contemporanea GAMeC di Bergamo, attualmente in fase di completamento; gli uffici low-tech per Leiedal, vincitori del concorso del Vlaams Bouwmeester; l’Harbor Brain Building all’Arsenale di Venezia, primo edificio off-grid della città, dove un layer di celle fotovoltaiche traduce in luce le tessiture lagunari.
Il portfolio dello studio comprende musei e centri culturali, interventi di rigenerazione urbana pubblica e privata che riconnettono le comunità alla natura, torri ad alta densità e spazi pubblici capaci di rafforzare il senso di identità delle comunità, come la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, oltre a installazioni che riflettono sul ruolo del progettista nella costruzione della società, tra cui The Cord, ingresso della 50ª Biennale d’Arte di Venezia, e The Wave, realizzata per l’apertura della 60ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
Tra le opere premiate: la cittadella della giustizia a Venezia, vincitore del Premio Speciale della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012 e del BIGMat National Award 2017; le torri residenziali di Milano e la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, rispettivamente candidate al Premio Mies van der Rohe 2021 e 2023 e vincitori del The Chicago Athenaeum Architecture Award and German Design Award; e una serie di edifici scolastici vincitori nel 2009 del Premio Sfide 2009 promosso dai Ministeri italiani dell’Istruzione e dell’Ambiente, del Architecture Masterprize, BLT e Taipei Design Awards e presentati alla15ª Biennale Architettura di Venezia, dove il lavoro dello studio è stato esposto alle Corderie attraverso l’installazione EDUcare, un progetto che ha avuto un impatto significativo sulla ridefinizione dei criteri di progettazione scolastica in Italia e per il quale lo studio è stato recentemente invitato a presentare la propria ricerca al Ministero dell’Istruzione egiziano.
Premiato con oltre cinquanta riconoscimenti nazionali e internazionali, il lavoro di C+S è stato esposto in tutto il mondo, tra cui alla Biennale Architettura di Venezia, alla Triennale di Milano, al Museo Nazionale di Oslo, al RIBA di Londra, al MIT di Cambridge (Massachusetts) e alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi, per citare i principali.
Nel 2024 Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini hanno ricevuto l’iscrizione a vita all’Albo d’Oro della Repubblica di San Marino. Nel 2022 sono stati insigniti del titolo di Architetti Italiani dell’Anno dal Consiglio Nazionale degli Architetti.
La loro attività accademica si è sviluppata tra Europa e Stati Uniti. Carlo e Maria Alessandra sono stati Visiting Professors al MIT di Cambridge, Massachusetts (2012–2016), Professors of Practice alla Syracuse University di New York e Visiting Professors presso l’Università di Bath nel Regno Unito, dove hanno diretto numerosi Design Studio nei corsi di Master. Hanno inoltre ricoperto rispettivamente i ruoli di Professore Ordinario e Professore Associato di Architettura e Urban Design presso la University of East London (2013–2022), contribuendo ai programmi nazionali britannici di valutazione della ricerca (REF 2013 e REF 2021). Maria Alessandra è stata inoltre Professore Ordinario di ruolo alla Hasselt University, dove ha co-diretto il corso di laurea magistrale e contribuito alla definizione del curriculum del Master. Attraverso queste esperienze hanno sviluppato metodologie progettuali interdisciplinari che integrano patrimonio, ecologia e innovazione progettuale.
Nell’era della digitalizzazione diffusa, la sicurezza informatica ha smesso di essere un mero adempimento burocratico da confinare nei faldoni degli uffici legali per trasformarsi, a tutti gli effetti, in una capacità di esecuzione pratica e continuamente verificabile. È questo il forte messaggio politico e tecnologico che lancia il Cyber Resilience Summit 2026 (CRS26), appuntamento organizzato da Logos Technologies, tech company di Mestre. L’evento si terrà il prossimo 11 giugno 2026 nella cornice di Infinite Area a Montebelluna, in provincia di Treviso.
I dati testimoniano la rilevanza strategica dell’iniziativa per l’intero tessuto economico locale. Il summit vedrà la partecipazione di oltre 100 tech leader e accoglierà una platea stimata di circa 160 ospiti. Il target di riferimento è composto in larga parte da imprenditori, esperti di cybersicurezza e professionisti operanti sia in ambito IT (Information Technology) sia OT (Operational Technology).
Il recente Rapporto CLUSIT (il più autorevole studio sulla cybersecurity in Italia, pubblicato dall’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) evidenzia una crescita allarmante degli attacchi informatici in Italia, diventata un bersaglio privilegiato che da sola subisce oltre il 10% degli assalti globali, superando nazioni come Francia e Germania. La motivazione principale è il cybercrime a scopo economico (78% dei casi in Italia), perpetrato tramite ransomware, furti di dati e frodi. I settori più colpiti nel contesto nazionale sono il governativo/militare (38% nel primo semestre 2025 per tensioni geopolitiche), la sanità e i comparti manifatturiero e logistico, dove i criminali mirano a paralizzare la catena di fornitura (supply chain) per massimizzare il danno. Per le aziende, soprattutto le PMI, l’impatto è sistemico e devastante. Ricerche di mercato stimano che iI costi medi superano i 100.000 euro per le piccole imprese e il milione per le grandi, tra ripristino e spese legali. Oltre al blocco operativo e al danno reputazionale, il rischio più grave è il fallimento: il 60% delle piccole attività chiude entro sei mesi dall’attacco.
A rischiare sono le aziende del Nordest, con una forte prevalenza del comparto manifatturiero. Si tratta di un ecosistema produttivo che possiede un rapporto unico con l’innovazione e che oggi si trova ad affrontare una “tempesta perfetta”: la necessità di proteggere catene di fornitura sempre più interconnesse dal rischio di attacchi invisibili o dal pericolo derivante da dispositivi offline rimasti vulnerabili.
“Il 2026 segna un punto di non ritorno per il nostro tessuto produttivo”, commenta Livio Pianura, CEO di Logos Technologies. “La fine del “periodo di grazia” NIS2 e l’avvio del Cyber Resilience Act (CRA)trasformano la cybersecurity da adempimento burocratico a capacità pratica e verificabile. Le aziende non possono più limitarsi a compilare moduli: devono dimostrare sul campo la resilienza delle infrastrutture e garantire prodotti digitali sicuri. Chi governa non gestisce più solo carte, ma la continuità stessa del business. La sicurezza informatica è oggi una capacità di esecuzione pratica e continua, indispensabile per garantire la continuità del business e proteggere le filiere integrate del Nordest. Il Cyber Resilience Summit nasce proprio per questo: offrire risposte concrete, unire le eccellenze tecnologiche del territorio e guidare gli imprenditori oltre la conformità formale, verso una reale e strategica resilienza operativa”.
Il programma della giornata, che si svilupperà a partire dalle ore 09:30, prevede oltre 10 sessioni formative dal taglio marcatamente tecnico ed esperienziale. Grandi player internazionali e specialisti di settore si alterneranno per offrire roadmap concrete verso un approccio resiliente e compatibile con le politiche di sicurezza imposte a livello internazionale.
Tra i momenti più attesi figurano i workshop curati direttamente dai protagonisti della difesa digitale globale. Arrow Electronics illustrerà le strategie di sicurezza Microsoft (con focus su Defender e Purview) pensate per le PMI moderne, dimostrando come l’integrazione guidata dall’intelligenza artificiale possa ottimizzare i costi e garantire risparmi fino al 68%. ThinkQuantum interverrà con un seminario focalizzato sulle applicazioni della fisica quantistica alla sicurezza informatica. Una testimonianza esclusiva della tecnologia più d’avanguardia applicata alla protezione dei dati terrestri e spaziali. Ancora, Veeam approfondirà le moderne strategie di Data Protection, focalizzandosi su backup immutabili e orchestrazione intelligente per azzerare i tempi di fermo macchina.
Ci sarà poi CyberRabbit, che guiderà i partecipanti in un vero e proprio laboratorio pratico (Man-in-the-Middle), mostrando dal vivo come gli attaccanti possano violare le sessioni RDP sfruttando le cattive abitudini legate ai certificati digitali. Infine, citiamo SGBox e RedHive che collegheranno la teoria alla pratica analizzando la conformità alla NIS2 tramite i servizi SOC e Log Management, mostrando i casi reali di vulnerabilità intercettati sul campo nei prodotti che rientrano nel perimetro del nuovo Cyber Resilience Act (CRA) europeo. <GA-Alliance>
La spinta dietro a questo grande sforzo organizzativo nasce dall’urgenza normativa. A farsi carico di questa importante operazione di sensibilizzazione è Logos Technologies, partner tecnologico di riferimento nel Triveneto fin dal 1998. Con un organico di oltre 35 dipendenti, Logos ha scelto la via della prossimità per garantire soluzioni su misura a un mercato manifatturiero che vede nella business continuity il proprio asset più prezioso.
SCHEDE DI APPROFONDIMENTO
LOGOS TECHNOLOGIES
Fondata nel 1998 da un gruppo di appassionati di tecnologia – ancora oggi parte attiva dell’azienda – oggi Logos Technologies ha sede a Mestre e occupa 35 persone, fattura oltre 5 milioni di euro grazie al rapporto costante di consulenza con oltre 150 aziende. Il rapporto di fiducia costruito in oltre venticinque anni con decine di aziende del Triveneto ha trasformato l’azienda in un partner tecnologico stabile, capace di affiancare i reparti IT nella gestione evolutiva delle infrastrutture informative e nella sperimentazione di soluzioni personalizzate. Logos offre oggi servizi che spaziano dal design infrastrutturale alla sicurezza, dalla protezione dei dati agli applicativi per il lavoro, fino alla governance tecnica. Il catalogo comprende telecomunicazioni, networking, progettazioni reti evolute, fonia VoIP, soluzioni di cloud computing e business continuity, data protection, automation con agenti di intelligenza artificiale, end point protection, governance e security di Microsoft 365, business intelligence, oltre alla fornitura hardware e software su misura e allo sviluppo di soluzioni integrate. Accanto all’offerta tecnica, Logos propone consulenza progettuale, project management, gestione della postura di sicurezza informatica, help desk, implementazione di policy secondo la Direttiva Europea NIS2 e lo standard IEC 62443 e formazione in ambito ICT e Governance.
Andare “Oltre.” è stato, per Giuseppe Bordignon (1947 – 2016), un principio regolatore della propria vita di imprenditore. Un uomo che dal nulla ha saputo creare un Gruppo che oggi porta il suo nome, divenuto un player di rilievo internazionale nella zincatura a caldo.
Il volume riepiloga, ricorrendo alle testimonianze di quanti lo hanno conosciuto, l’inscindibile intreccio fra storia aziendale e vicenda umana e familiare, entro il contesto di un territorio – l’area vicentina – ancor oggi economicamente e socialmente vivace.
Pagine che dicono di un uomo con un patrimonio valoriale concretamente vissuto, dai tratti visionari che ha operato nella convinzione della necessità di coniugare nel proprio lavoro “esigenze produttive e benessere materiale con la pienezza e dignità di tutti i suoi collaboratori”.
Il libro dedicato alla storia umana, imprenditoriale e culturale dell’uomo che, con coraggio, intuizione e capacità di guardare avanti, ha dato origine a un percorso industriale cresciuto fino a diventare una realtà di riferimento nel proprio settore, arrivando a portare nel Vicentino e nel suo Gruppo, la vasca di zincatura più grande d’Europa.
“Il libro non è soltanto il racconto di una biografia imprenditoriale, è il ritratto di una visione”, dice il figlio Diego. “Giuseppe Bordignon, lungimirante nella sua visione e nel suo essere uomo e imprenditore, ha saputo interpretare e orientare il cambiamento di un’azienda poi divenuto Gruppo ed un intero settore, prima di molti altri, cogliendo opportunità industriali, investendo con determinazione nell’innovazione tecnologica e costruendo un modello di crescita fondato su pragmatismo e capacità di anticipare il mercato”.
Ma la sua forza non risiede soltanto nella chiarezza della sua visione sullo sviluppo futuro della sua azienda e del settore. Fin dagli inizi, Giuseppe Bordignon ha unito uno spirito fortemente imprenditoriale ad una forte attenzione verso la crescita delle “proprie” persone.
“Per lui l’azienda non era solo organizzazione produttiva o luogo economico, ma comunità di lavoro, di responsabilità condivisa; uno spazio in cui valorizzare competenze, impegno, dignità professionale e appartenenza”, prosegue il figlio Diego. “Una delle caratteristiche più distintive del suo operato è stata la straordinaria capacità di costruire relazioni autentiche e collaborazioni solide: con clienti, fornitori, partner, consulenti e soprattutto con le persone dell’azienda. Relazioni fondate sulla fiducia, sulla parola data, sul rispetto reciproco e sulla convinzione che i risultati si costruiscano insieme”.
È questo, oggi, uno degli aspetti più caratterizzanti e distintivi della realtà costruita da Giuseppe Bordignon: un patrimonio immateriale fatto di valori, metodo, visione e senso di responsabilità. Una fortissima cultura aziendale che permea il Gruppo e che continua a rappresentare il principale fattore di coesione e sviluppo. Un’eredità che non si è esaurita con la sua scomparsa. La seconda generazione, rappresentata dai figli Diego, Michele e Walter, ha raccolto questo patrimonio, accompagnando il Bordignon Group in nuovi percorsi di crescita, di ulteriore innovazione e di consolidamento internazionale.
SCHEDA GIUSEPPE BORDIGNON
Giuseppe Bordignon, nato a Rosà l’8 maggio 1947, perito industriale, è stato uno dei massimi esperti nel settore della zincatura a caldo. Fondatore del Bordignon Group, ha dato vita a un gruppo industriale all’avanguardia, capace di realizzare il più grande impianto di zincatura a caldo d’Europa. Imprenditore lungimirante, ha sempre guardato oltre il presente, anticipando il futuro con decisione e convinzione. Per lui l’innovazione non era mai fine a se stessa: ogni scelta tecnologica doveva essere certificata, solida, coerente con i valori che guidavano il suo lavoro.
“Oltre non è solo un luogo, ma un modo di stare nel tempo. E’ la direzione naturale di chi costruisce, inventa e reinventa, di chi non si accontenta del già fatto, ma cerca ogni giorno un passo più avanti. Oltre. è cio che resta quando tutto il resto è passato”.
(tratto dal libro Oltre.)
SCHEDA BORDIGNON GROUP
Bordignon Group nel 2022 ha festeggiato il primo mezzo secolo di vita. Una storia iniziata nel 1972 a Rosà, nel Vicentino. Allora venne fondata la Zincheria Valbrenta, che oggi è una delle cinque sorelle del Bordignon Group, e si estende su un’area di 50.000 metri quadri, con una superficie coperta di 12.000; è ancora oggi l’headquarter, vi lavorano 95 persone. Nel 1993 il gruppo acquisisce la Zincheria SECA di Ala in provincia di Trento (azienda attiva dal 1980, oggi vi sono occupate 75 persone). Nel 2005 viene fondata DMW Logistic Srl, società di trasporti funzionale alle attività aziendali del Gruppo con dieci Autisti operativi. Nel 2012 è il turno della Zincheria SA a Bucarest, in Romania (vi lavorano quarantacinque persone): il nuovo stabilimento occupa un’area di 25.000 metri quadrati, di cui 5.200 dedicati alla linea di produzione. Infine, nel 2020 è stata acquisita la Zincheria B&B, un’azienda nata nel 1983 a Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone, che si sviluppa in un’area di 150.000 metri quadri, di cui 7.000 completamenti coperti, dove lavorano in 80. Oggi il gruppo vanta una rete commerciale che copre tutta l’Europa centro-orientale. Ma è noto soprattutto per avere a disposizione l’impianto di zincatura più grande d’Europa, l’unico che si possa usare per le maxi opere per le quali si utilizzano singoli elementi giganteschi e con una portata di 30 tonnellate di peso. La vasca dei record, che si trova a Rosà, nel Vicentino, è mantenuta 365 giorni all’anno a 450 gradi di temperatura grazie ad un forno tecnologicamente avanzato: misura 16,5 metri in lunghezza, 2,8 in larghezza e 3,4 in profondità e può contenere fino a 1.119 tonnellate di zinco fuso. Per intenderci, il peso di quattro Boeing 747. Oggi Bordignon Group ha una capacità produttiva, nei quattro impianti, di 14 mila tonnellate al mese di acciaio zincato a caldo. In azienda lavorano circa 300 persone, per un fatturato di oltre 56 milioni di euro derivato da oltre centodiecimila tonnellate zincate all’anno. Il Consiglio di Amministrazione del Gruppo Bordignon è composto da Anna Loro (membro fondatore) Diego, Michele e Walter Bordignon.
Lo Snake Building nasce da una collaborazione con a2o Architekten, studio con sede ad Hasselt incaricato dal committente di coordinare la rigenerazione del masterplan De Torens: un’ex area industriale nel cuore della città, riconvertita in un quartiere misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici. Il processo progettuale prende avvio da una serie di workshop collettivi ad Hasselt, durante i quali i diversi lotti vengono affidati ai vari studi coinvolti — a2o Architekten, C+S ARCHITECTS, De Vylder Vinck e DRDH.
C+S ARCHITECTS studio di architettura pluripremiato, oggi con sedi a Treviso (IT) e Londra (UK), sceglie di lavorare sull’identità della comunità attraverso il disegno urbano, l’architettura e il dettaglio costruttivo, in un contesto culturale come quello belga, dove il valore dell’artigianalità è ancora sapere costruttivo.
Ad Aarschot viene assegnato a C+S un lotto di bordo con la città storica all’ingresso del nuovo quartiere. Puntando sul rafforzamento della continuità urbana, lo studio italiano decide di manipolare i volumi asseganti prolungando la Leuvenstraat — la spina dorsale della città — all’internodell’area. Il progetto di C+S manipola il lotto per ricavare più spazio pubblico, riscrivendo radicalmente il brief originario del cliente. Dove era previsto un blocco compatto, viene proposta un’erosione. Una sottrazione. Una ridefinizione dell’altezza e della massa costruita.
In pianta, lo Snake Building arretra, lascia respirare la piazza, permette a un albero di attraversare il parcheggio interrato e riapre la vista verso l’Old Orleans Tower sulla collina, migliorando allo stesso tempo i flussi pedonali all’interno del sito. In sezione, le terrazze incidono la copertura per evocare quella sorta di danza dei tetti tipica delle città fiamminghe. Quello che appare inizialmente come un monolite in mattoni si rivela invece un volume scavato dal cielo e dalla vita.
“Nel Medioevo, le città fiamminghe erano circondate da “spazio comune” (il “common ground”): spazi condivisi destinati al pascolo, alla raccolta della legna, alla coltivazione”, spiega Maria Alessandra Segantini, direttore creativo di C+S. “Oggi, in un’Europa in cui si assiste ad una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico — aperto, resiliente, biodiverso — come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi.
La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. Come il campo veneziano — la forma urbana che continuiamo a portare con noi ovunque progettiamo — anche la piazza custodisce la memoria collettiva di un popolo. È il salotto della comunità. La casa urbana”.
L’architettura diventa una cornice per l’abitare: le profonde logge sono definite da telai lignei, perché nel punto in cui l’edificio incontra il corpo umano la materia cambia. La solidità lascia spazio al tatto. Le aperture della facciata non seguono una regola fissa ma si disseminano come tracce di possibili trasformazioni future. Parlano di adattamento, di trasformazione della città nel tempo. Dall’interno, le finestre incorniciano il paesaggio in modi sempre diversi, catturando i movimenti urbani e le variazioni stagionali delle colline circostanti.
I dettagli diventano fondamentali: i giunti arretrati, le pieghe continue del mattone che penetrano anche all’interno delle logge, le bow-window che risalgono fino alla linea del tetto. Gesti minimi che trasformano la massa in racconto, il riparo in esperienza.
“Abbiamo lavorato con artigiani locali”, spiega ancora Segantini. “Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma abitarlo, scavarlo, trasformare la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano e con i materiali stessi, con il tempo lungo necessario per metterli in opera”.
Eppure ciò che a prima vista appare semplice o familiare rivela, osservandolo meglio, una complessità nascosta. Sono proprio gli elementi che fanno sentire questo edificio vicino — il mattone, il legno, la grammatica lenta dei giunti posati a mano — a renderlo significativo.
Non esiste scorciatoia per ottenere la fusione quasi impercettibile tra muro e copertura, né una soluzione prefabbricata per quelle finestre che salgono nel tetto come un pensiero che interrompe una frase. Sono dettagli che nascono da una fedeltà radicale al luogo e che allo stesso tempo apre alla trasformazione. Richiedono non solo uno sguardo progettuale, ma le mani di chi conosce il comportamento di una muratura fiamminga d’inverno, il modo in cui un giunto raccoglie l’ombra, il fatto che il legno non sia una superficie ma una texture viva.
Ed è forse proprio in questa fedeltà silenziosa, in questa forma di artigianato discreto, che l’edificio smette di sembrare qualcosa di progettato e inizia ad apparire come qualcosa di ritrovato. Non un oggetto posato nella città, ma estratto da essa.
Il legno, introdotto nei punti in cui la struttura si apre e si lascia abitare, non addolcisce tanto la forma quanto la sua fragilità. Ricorda che ogni architettura deve tenere insieme più dimensioni: radicarsi nella tradizione e nel contesto, rafforzare l’identità della comunità attraverso la costruzione e la durata, ma allo stesso tempo lasciare spazio alla trasformazione e alla vita.
L’edificio emerge così come una sorta di scultura abitata in mattoni, mentre finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea — tutti materiali riciclabili al 100% — introducono una dimensione domestica e calda nella composizione.
La materia racconta sempre una storia. Una storia di mani, di tempo, di luogo.
E nel punto in cui quella storia incontra la vita, diventa legno: morbido, caldo. Casa.
SCHEDA TECNICA PROGETTO
Cliente: Dyls, Belgio
Progetto architettonico e direzione artistica: Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S Architects
Progetto esecutivo e direzione lavori: a2o Architekten, Hasselt, Belgio
C+S Architects Bio
Fondato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini a Venezia nel 1994, C+S ARCHITECTS è uno studio di architettura, design e ricerca riconosciuto dalla critica come uno dei protagonisti più autorevoli del panorama contemporaneo. Dal 2015 lo studio opera tra Londra e Treviso.
Lo studio è impegnato nella costruzione di un futuro equo e sostenibile. Il suo approccio innovativo e poetico all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage, una filosofia applicata alla ricerca, all’insegnamento e alla pratica progettuale, che trae ispirazione dall’ambiente delicato e fragile in cui C+S ha iniziato la propria attività, Venezia e la sua laguna. I progetti costruiti sviluppano una poetica fondata sul rapporto della materia con la luce, il tempo e la natura, nonché sulla ricchezza tattile dei materiali lavorati artigianalmente, celebrando la trasformazione come processo continuo. Ogni intervento diventa così un ponte tra costruito e non costruito, tra tradizione e innovazione, tra storia e futuro.
Emblematici di questo approccio, e ampiamente pubblicati a livello internazionale, sono la rigenerazione paesaggistica dei 325 ettari dell’isola di Sant’Erasmo nella laguna veneziana con il Museo della Torre Massimiliana, candidata al Premio Mies van der Rohe e ai RIBA Awards nel 2009; i progetti vincitori dei concorsi internazionali per il sito Panquin a Tervuren, in Belgio; il nuovo museo d’arte contemporanea GAMeC di Bergamo, attualmente in fase di completamento; gli uffici low-tech per Leiedal, vincitori del concorso del Vlaams Bouwmeester; l’Harbor Brain Building all’Arsenale di Venezia, primo edificio off-grid della città, dove un layer di celle fotovoltaiche traduce in luce le tessiture lagunari.
Il portfolio dello studio comprende musei e centri culturali, interventi di rigenerazione urbana pubblica e privata che riconnettono le comunità alla natura, torri ad alta densità e spazi pubblici capaci di rafforzare il senso di identità delle comunità, come la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, oltre a installazioni che riflettono sul ruolo del progettista nella costruzione della società, tra cui The Cord, ingresso della 50ª Biennale d’Arte di Venezia, e The Wave, realizzata per l’apertura della 60ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
Tra le opere premiate: la cittadella della giustizia a Venezia, vincitore del Premio Speciale della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012 e del BIGMat National Award 2017; le torri residenziali di Milano e la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, rispettivamente candidate al Premio Mies van der Rohe 2021 e 2023 e vincitori del The Chicago Athenaeum Architecture Award and German Design Award; e una serie di edifici scolastici vincitori nel 2009 del Premio Sfide 2009 promosso dai Ministeri italiani dell’Istruzione e dell’Ambiente, del Architecture Masterprize, BLT e Taipei Design Awards e presentati alla15ª Biennale Architettura di Venezia, dove il lavoro dello studio è stato esposto alle Corderie attraverso l’installazione EDUcare, un progetto che ha avuto un impatto significativo sulla ridefinizione dei criteri di progettazione scolastica in Italia e per il quale lo studio è stato recentemente invitato a presentare la propria ricerca al Ministero dell’Istruzione egiziano.
Premiato con oltre cinquanta riconoscimenti nazionali e internazionali, il lavoro di C+S è stato esposto in tutto il mondo, tra cui alla Biennale Architettura di Venezia, alla Triennale di Milano, al Museo Nazionale di Oslo, al RIBA di Londra, al MIT di Cambridge (Massachusetts) e alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi, per citare i principali.
Nel 2024 Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini hanno ricevuto l’iscrizione a vita all’Albo d’Oro della Repubblica di San Marino. Nel 2022 sono stati insigniti del titolo di Architetti Italiani dell’Anno dal Consiglio Nazionale degli Architetti.
La loro attività accademica si è sviluppata tra Europa e Stati Uniti. Carlo e Maria Alessandra sono stati Visiting Professors al MIT di Cambridge, Massachusetts (2012–2016), Professors of Practice alla Syracuse University di New York e Visiting Professors presso l’Università di Bath nel Regno Unito, dove hanno diretto numerosi Design Studio nei corsi di Master. Hanno inoltre ricoperto rispettivamente i ruoli di Professore Ordinario e Professore Associato di Architettura e Urban Design presso la University of East London (2013–2022), contribuendo ai programmi nazionali britannici di valutazione della ricerca (REF 2013 e REF 2021). Maria Alessandra è stata inoltre Professore Ordinario di ruolo alla Hasselt University, dove ha co-diretto il corso di laurea magistrale e contribuito alla definizione del curriculum del Master. Attraverso queste esperienze hanno sviluppato metodologie progettuali interdisciplinari che integrano patrimonio, ecologia e innovazione progettuale.