Burattinarte d’Inverno debutta il 18 gennaio

Sarà la voce delicata e ironica di Laura Landi, attrice, burattinaia e regista toscana, ad aprire sabato 18 gennaio alle ore 16:30, al Cinema Vekkio di Corneliano d’Alba, la nuova edizione di Burattinarte d’Inverno 2026: una rassegna che da oltre 27 anni accompagna bambini, famiglie e appassionati in un viaggio tra teatro di figura, poesia e arte artigiana.

Lo spettacolo inaugurale – Il Notturno… con brio! – è una raffinata drammaturgia per burattini e attori, pensata per bambini e adulti, in cui musica dal vivo, comicità e atmosfere surreali si intrecciano per raccontare il mondo delle emozioni più profonde: la paura, il desiderio, l’ironia.

LA TRAMA

Due spettacoli in uno, due mondi che si rincorrono: da una parte un presentatore cerca di distrarre il pubblico con numeri comici, mentre sotto al palco si svolge il misterioso e poetico “Notturno”. In mezzo, Orlando – lo spettatore protagonista – precipita nella botola del palcoscenico e inizia un viaggio sorprendente attraverso l’oscurità: incontrerà la morte, il diavolo, l’amore e infine la paura stessa, in una sequenza di quadri evocativi, brillanti e suggestivi.

Una fiaba per ridere delle proprie paure e imparare a danzare anche nell’ombra.

Come spiegano i direttori artistici Claudio Giri e Consuelo Conterno, «questo spettacolo è perfetto per aprire la rassegna: unisce teatro, musica e figure animate con un tono ironico e poetico, coinvolgente per tutte le età. Laura Landi propone un teatro raffinato ma accessibile, capace di affrontare temi profondi con grande leggerezza. In questa drammaturgia troviamo anche riferimenti musicali (Beethoven, Buscaglione) e letterari (Hoffmann), che offrono diversi livelli di lettura, rendendo lo spettacolo una vera esperienza teatrale condivisa».

Un’inaugurazione “al femminile” per Burattinarte d’Inverno 2026, che sarà caratterizzata da una significativa presenza di artiste donne, che con i loro linguaggi rinnovano il teatro di figura contemporaneo. L’apertura con Il Notturno… con brio! si inserisce a pieno titolo in questo percorso: lo sguardo femminile diventa qui chiave di racconto, forza di immaginazione, punto di vista attento sui sentimenti, sul tempo e sul coraggio.

Anna Rita Canone

Aton lancia la nuova era del consumo intelligente

Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, per milioni di cittadini e imprese emerge l’esigenza di garantire continuità di riscaldamento, soprattutto nei territori che fanno ancora affidamento su GPL e gasolio. Sono circa 1.300 i comuni italiani non allacciati alla rete metano – il 15% del totale – dove vivono più di quattro milioni di persone. In questo scenario, Aton, tech company trevigiana, si conferma player di riferimento nello sviluppo di soluzioni digitali ad alta specializzazione per le aziende impegnate nella distribuzione di gas e acqua.

Al centro dell’innovazione c’è “.one Meter”, ecosistema software IoT unico a livello globale: una piattaforma 100% cloud che raccoglie, standardizza e interpreta in tempo reale i dati provenienti da smart meter e dispositivi di telemetria installati sui serbatoi degli utenti, in qualsiasi paese del mondo. Oggi sono oltre 400 mila gli utenti che beneficiano dei servizi Aton, di cui 250 mila all’estero e 150 mila in Italia. La diffusione internazionale è sostenuta da partnership con grandi operatori globali, tra cui SHV Energy, che nel mondo serve 26 milioni di clienti con marchi come Calor, Gaspol, Primagaz, Primagas, Supergasbras e Liquigas.

Il valore distintivo del sistema risiede nella capacità di integrare intelligenza artificiale e Internet of Things per abilitare manutenzione predittiva e forecasting dei consumi, trasformando radicalmente la gestione del GPL. L’AI Aton elabora automaticamente milioni di dati, anticipa le esigenze di rifornimento, identifica anomalie tecniche non rilevabili da dashboard tradizionali e innesca ordini automatici per evitare interruzioni improvvise del servizio. Il dialogo continuo tra serbatoi, reti canalizzate, flotte di distribuzione e sistemi aziendali consente di ottimizzare la logistica, ridurre gli sprechi, razionalizzare gli acquisti e migliorare l’impatto ambientale.

L’azienda ha inoltre sviluppato funzioni avanzate di diagnostica dei serbatoi, tracciabilità di bombole e asset tramite RFID e gestione completa dei processi operativi, dalla distribuzione del gas sfuso alla fatturazione. Un approccio end-to-end che garantisce efficienza, sicurezza e un controllo puntuale di tutta la supply chain.

«Siamo consapevoli che la transizione energetica richieda un progressivo abbandono dei combustibili fossili – dichiara Giorgio De Nardi, CEO di Aton – ma è nostro compito accompagnare il cambiamento rendendo oggi più sicuro, efficiente e sostenibile ciò che milioni di persone ancora utilizzano per riscaldare case e aziende. L’intelligenza artificiale ci permette di prevedere i consumi, ridurre l’impatto ambientale e supportare le imprese nel miglioramento delle attività operative e di controllo. In un mercato strategico ma spesso invisibile al grande pubblico, Aton si posiziona come abilitatore tecnologico capace di ridisegnare il modo in cui l’energia arriva alle persone. E lo fa con una piattaforma che consente, davvero, di prevedere il futuro dei consumi».

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA STORIA DI ATON 

Aton tech company italiana specializzata nei servizi e soluzioni per l’innovazione e trasformazione digitale delle imprese, con headquarter a Villorba, nel Trevigiano. Sviluppa soluzioni per la trasformazione digitale sostenibile delle vendite omnichannel e dei processi di tracciabilità e supply chain aziendale. Offre servizi di supporto internazionali in quattordici lingue e copertura h24, 365 giorni all’anno. 

Fondata da Giorgio De Nardi nel 1988, la sua missione è crescere insieme all’ecosistema di collaboratori, clienti, partner, ambiente e comunità, realizzando profitti etici e sostenibili in tutto il mondo.  

Il Gruppo Aton, composto anche dalle aziende “Blue Mobility” (soluzioni IT per la logistica e la rete vendita delle pmi) e “Aton AllSpark Ibérica” (joint venture spagnola di Aton e Allspark, azienda IT specializzata nel mercato fashion retail), nel 2024 ha chiuso il fatturato in crescita (+4%) a 25,4 milioni di euro. A partire da gennaio 2025 è entrata a far parte del Gruppo Aton anche Teksmar, azienda IT con focus nel retail. A novembre 2025 ha siglato un nuovo accordo di joint venture con GTN, azienda friulana che da 50 anni fornisce soluzioni tecnologiche per il retail e la ristorazione, dando vita così ad un polo digitale italiano del retail.

Oggi il Gruppo occupa 385 persone che lavorano per 750 clienti in tutto il mondo che operano principalmente in questi settori: 39% nell’industria dei beni di largo consumo (tra i clienti citiamo Granarolo, Segafredo, GranTerre); 42% nella grande distribuzione organizzata e nel fashion (Aspiag, Unicomm,Bata, Salewa, Gant); 19% nel mondo dell’energia (SHV, Liquigas).  

Dal 2018 Aton è certificata Great Place to Work. Nel 2021 è diventata Società Benefit e ha integrato nel proprio statuto obiettivi sociali (people), ambientali (planet) oltre che economici (prosperity). Nel 2023 è entrata a far parte della community mondiale delle aziende certificate B Corp che si impegnano in un percorso di miglioramento continuo nella sostenibilità del loro business. L’azienda presenta ogni anno un report di impatto.  

La visione strategica dell’azienda nasce dal fondatore e CEO Giorgio De Nardi, affiancato dal board, l’organo collegiale di gestione, composto dagli executive team leader delle funzioni aziendali e da un consulente 

Il business si sviluppa attraverso consulenza, servizi e la piattaforma software .one, offerta in modalità SaaS (Solution as a Service). Le app di Aton, integrate in .one e sviluppate da un team interno di 40 sviluppatori, coprono tutti i canali di vendita – dai punti vendita fisici al dettaglio e all’ingrosso all’e-commerce B2B e B2C, fino alle reti vendita – garantendo anche la tracciabilità dei prodotti.  

L’azienda propone software e servizi di gestione dei processi legati alle vendite, con particolare attenzione ai canali di distribuzione: dall’e-commerce al punto vendita fisico, passando per Sales Force Automation, CRM e relazione con i clienti. Sul fronte della supply chain Aton mette a disposizione software e servizi per il monitoraggio e la gestione dei prodotti nel loro ciclo di vita, garantendone la tracciabilità grazie alla tecnologia 

Un team in continua crescita di 150 professionisti del software realizza progetti per i clienti tramite analisi, consulenza e disegno di soluzioni, integrazione dati, project e service management, governo da remoto di software e hardware con piattaforme di enterprise mobility management, affiancamento sul campo e formazione, supporto multilingua a utenti e sistemi software e hardware.  

Con le attività di assistenza tecnica hardware, Aton opera in ottica green contribuendo all’allungamento del ciclo di vita di un parco di decine di migliaia di dispositivi in un’ottica di economia circolare, riducendo la quantità di rifiuti tecnologici. 

Anna Rita Canone

CON.CENTRO, tre giorni di studio e confronto

Riese Pio X diventa laboratorio internazionale di idee e progettazione urbana con CON.CENTRO, l’iniziativa dedicata alla riflessione condivisa sul centro storico, in programma da mercoledì 7 a venerdì 9 gennaio. Il progetto è promosso da 593 STUDIO e dal Comune di Riese Pio X, in collaborazione con la IU International University, che coinvolge 45 studenti e 9 docenti provenienti dall’ateneo internazionale con sede in Germania.

Per tre giorni la cittadina trevigiana ospiterà visite, sopralluoghi, workshop e momenti di restituzione pubblica, con l’obiettivo di immaginare nuove traiettorie di riqualificazione urbana, mettendo in dialogo competenze accademiche, amministrazione pubblica e comunità locale.

Il programma si apre mercoledì 7 gennaio con l’accoglienza ufficiale agli Istituti Filippin di Pieve del Grappa e una serata introduttiva durante la quale il professor Thorsten Klooster, responsabile didattico della IU International University, presenterà le attività progettuali legate al centro storico di Riese Pio X.

Giovedì 8 gennaio sarà il cuore operativo dell’iniziativa: studenti e docenti saranno accolti dal Comune e avvieranno i sopralluoghi nelle aree di progetto del centro storico, tra cui l’area Ex Norio in piazza Vittoria e il complesso della Parrocchia ed ex cinema. Nel pomeriggio, a Casa Riese, spazio al racconto del territorio attraverso le voci dei cittadini, l’avvio dei workshop progettuali e un intervento del Gruppo Fotografico Vallà, che presenterà immagini storiche della cittadina. 

La giornata si chiuderà con un evento aperto alla cittadinanza, durante il quale verrà presentato il progetto di riqualificazione e il contributo dell’università internazionale. Alle ore 17.45, presso il Centro culturale Casa Riese, l’Amministrazione comunale invita tutta la cittadinanza all’incontro pubblico per conoscere il percorso, ascoltarne le finalità e avviare un dialogo aperto e condiviso sul futuro del centro del capoluogo.

Venerdì 9 gennaio il programma prevede una visita guidata a “The Wallà”, esempio di rigenerazione urbana e culturale del territorio, seguita in serata da una lezione di approfondimento urbanistico tenuta dall’architetto Michele Sbrissa di 593 STUDIO, in collaborazione con ricercatori dell’Università IUAV di Venezia.

«Il progetto amministrativo e tecnico avviato dal Comune di Riese Pio X rappresenta un passaggio fondamentale perché mette al centro una visione di lungo periodo, non un intervento episodico», spiega Michele Sbrissa, CEO di 593 STUDIO. «Non si tratta di un concorso, ma di un percorso culturale di riprogettazione urbana, costruito attraverso studio, ascolto e confronto. L’obiettivo è generare conoscenza condivisa sul territorio, sulle sue fragilità e potenzialità, creando basi solide per future scelte amministrative e progettuali. È un approccio che unisce competenza tecnica e responsabilità pubblica, restituendo all’urbanistica il suo ruolo di strumento al servizio della comunità».

«Studiare il futuro di Riese Pio X significa avere il coraggio di guardare avanti, partendo dal cuore della nostra comunità: il centro storico», afferma Ombretta Basso, sindaco di Riese Pio X. «Attraverso progetti di architettura condivisa vogliamo costruire una visione capace di tenere insieme identità, qualità urbana e nuove esigenze sociali. Il confronto con università, professionisti e cittadini ci consente di riflettere in modo strutturato e consapevole sulle trasformazioni future, mettendo le basi per scelte amministrative responsabili e durature, che restituiscano centralità e vitalità agli spazi pubblici della nostra città».

«Condividere i progetti con la cittadinanza è un passaggio essenziale per dare valore reale alle trasformazioni urbane», sottolinea Matteo Guidolin, assessore alla Cultura a Riese Pio X. «Aprire il processo progettuale, renderlo comprensibile e partecipato, significa rafforzare il senso di appartenenza e costruire una visione comune del futuro di Riese Pio X. La cultura, in questo senso, diventa uno strumento concreto di dialogo tra amministrazione, professionisti e cittadini, capace di trasformare le idee in patrimonio collettivo e di rendere ogni intervento più consapevole, condiviso e duraturo nel tempo».

Anna Rita Canone

Una nuova visione del viaggio per il 2026

Nel 2025 due parole hanno dominato il dibattito pubblico sul futuro del turismo: Intelligenza Artificiale e Overtourism. La prima celebrata come soluzione miracolosa, il secondo come una delle crisi più urgenti del nostro tempo. Ma cosa succede se affidiamo la cura di un sistema malato agli stessi dati che lo hanno fatto ammalare? È questa una delle domande che ha posto l’intervento di Elisabetta Faggiana, fondatrice di Unexpected Italy, sul palco del TEDx Countdown di Verona, dove ha acceso i riflettori su uno dei grandi limiti dell’Intelligenza Artificiale applicata al turismo, se lasciata sola a se stessa.

LINK VIDEO TEDx: https://www.youtube.com/watch?v=8tnpB8LD0b0

“L’overtourism non è un evento improvviso, ma il risultato di anni di politiche turistiche assenti o miopi, concentrate sulla promozione ripetuta di poche destinazioni iconiche”, spiega Faggiana. “Oggi l’AI viene spesso presentata come lo strumento capace di personalizzare il viaggio e redistribuire i flussi, ed il potenziale dell’AI in questo è immenso. Ma, se l’Intelligenza Artificiale viene alimentata con milioni di dati costruiti negli anni su una promozione parziale e massificata del territorio, il rischio non è ridurre i flussi, ma amplificarli. In altre parole: un algoritmo che impara da dati sbagliati produce decisioni sbagliate. La tecnologia, se non guidata, rischia di ottimizzare un sistema già distorto”.

Nel suo speech, Faggiana parte da una presa di coscienza personale maturata a Genova: ogni scelta di viaggio – dal luogo in cui dormiamo a dove mangiamo, da cosa acquistiamo a come ci comportiamo – non incide solo sulla qualità della nostra esperienza, ma contribuisce a modellare profondamente i territori che attraversiamo. Scelte apparentemente individuali che, sommate, producono effetti concreti sulle comunità locali, favorendo spesso la chiusura di attività storiche e artigianali, sostituite da esercizi standardizzati pensati esclusivamente per il consumo turistico.

Una responsabilità spesso invisibile, ma concreta. “Ogni volta che prenotiamo una vacanza stiamo votando” dice Faggiana, “e questo voto andrà ad impattare direttamente sulle comunità che andremo a visitare: sulla loro qualità di vita, il loro lavoro, la sopravvivenza delle loro tradizioni. Il nostro è un invito a comprendere come l’overtourism non si argina solo “dall’alto”, con politiche e regolamenti, ma anche dal basso, attraverso le scelte quotidiane di milioni di viaggiatori e residenti”.

I numeri, più di molte dichiarazioni, restituiscono il senso di urgenza che attraversa il dibattito sul turismo contemporaneo. Durante l’intervento vengono richiamati dati che delineano un quadro critico e difficilmente eludibile. Il settore turistico, nel suo complesso, è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di gas serra, un peso ambientale che cresce di pari passo con l’aumento dei flussi e della mobilità internazionale. A colpire è anche l’impatto delle grandi navi da crociera: una sola imbarcazione è in grado di produrre, in un solo giorno, una quantità di polveri sottili equivalente a quella generata da un milione di automobili, oltre a emettere fino a quattro volte il quantitativo di ossidi di zolfo. Non sorprende, allora, che proprio il traffico crocieristico sia responsabile circa del 25% dei rifiuti presenti nei nostri mari. Sul piano sociale e urbano, il sovraffollamento assume contorni altrettanto allarmanti. A Firenze si contano mediamente 25 turisti per ogni residente, a Venezia il rapporto sale a 47, mentre a Bolzano raggiunge quota 69. Dati che raccontano città sempre più sbilanciate, in cui la presenza turistica rischia di erodere la vita quotidiana, i servizi e l’identità stessa dei luoghi. Numeri che, da soli, basterebbero a imporre un cambio di paradigma e a interrogarsi su quale modello di viaggio e di accoglienza si voglia davvero sostenere.

Il momento più simbolico dello speech di Faggiana arriva con una metafora: l’Italia come una grande biblioteca. Sugli scaffali più bassi ci sono i libri che leggono tutti: città d’arte, spiagge iconiche, mete iper-promosse. Libri con pagine consumate, annotate, a volte strappate. Sul palco, Faggiana compie un gesto forte: strappa una pagina da un libro intitolato “Italia”. Un atto volutamente disturbante, che solleva una domanda scomoda: perché ci inorridiamo davanti a un libro strappato, ma restiamo immobili mentre le nostre città e comunità subiscono strappi ben più profondi ogni giorno? L’invito è chiaro: alzare lo sguardo, addentrarsi nella biblioteca, scegliere il libro giusto per sé, non quello che leggono tutti.

“Da qui nasce il concetto chiave del talk: l’algoritmo umano”, conclude Faggiana. “Un sistema che utilizza la tecnologia, sì, ma che mette la conoscenza, la professionalità e l’etica umana al centro. Unexpected Italy sta infatti sviluppando e testando un modello che combina due fattori chiave. Da un lato un software di screening sottoposto a business locali che spaziano dall’artigianato, al settore ricettivo, ai produttori locali e ristorativi, basato su impatto sociale, ambientale, identità e qualità dell’ospitalità, dall’altro un sistema di messa a terra del sapere locale verificato. Solo esperti e professionisti possono segnalare e raccomandare luoghi in tutta Italia, sulla base di conoscenze reali e professionali, costruendo così comunità locali verificate di professionisti, capaci di tradurre il sapere territoriale in indicazioni concrete e affidabili. Ed è qui che l’intelligenza artificiale può dare il suo meglio, costruendo itinerari e suggerimenti personalizzati, basati su dati verificati e profilati. Un approccio che non punta a “spostare masse”, ma a portare le persone giuste nei luoghi giusti, nel rispetto della loro fragilità”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA STORIA DI UNEXPECTED ITALY

Elisabetta Faggiana, vicentina e CEO di Unexpected Italy, assieme al barlettano Savio Losito da anni lavorano da nomadi digitali, girando l’Italia per sviluppare Unexpected Italy, il loro progetto traveltech che ha come obiettivo offrire un’esperienza turistica che faccia sentire “locali” i viaggiatori. È una “Lonely Planet” 3.0 geolocalizzata e targetizzata, nella quale il viaggiatore ha accesso ad itinerari digitali che permettono di personalizzare il viaggio entrando in contatto diretto con posti unici e locali. Ad oggi, girando fisicamente luogo per luogo, conoscendo ogni singola persona e realtà, hanno mappato 12 aree territoriali italiane: Barletta, Firenze, Genova, Macerata, Matera, Milano, Modena, Roma, Torino, Valle d’Itria, Venezia e Vicenza; adesso stanno lavorando sulla guida segreta di Maranello, ma molti altri progetti sono pronti a decollare. Dentro l’app di Unexpected Italy sono infatti analizzati centinaia di luoghi “segreti”, ma anche di artigiani che accolgono i turisti, bed and breakfast e boutique hotel dove è come vivere a casa e ristoranti che fanno della qualità un mantra. L’elenco completo è sulla loro App, disponibile negli store. Il ruolo della startup ha avuto eco nel Regno Unito, sulle colonne del “The Guardian”, che segue i due fondatori da quando divennero celebri per il loro racconto della “Londra inaspettata” con la loro prima società “Unexpected London”. Le due pagine pubblicate sul giornale inglese hanno acceso il dibattito in Italia, in pochi giorni decine di decine di migliaia di persone hanno scaricato l’App. La startup si è presentata anche all’ONU: a giugno dello scorso anno ha partecipato al Geneve/Fribourg Entrepreneurship Forum presso il Palazzo delle Nazioni dell’ONU per un discorso contro l’overtorism. L’ultimo appuntamento a cui hanno partecipato è stato il Tedx Verona, il cui video integrale è disponibile ora on line.

Anna Rita Canone

Natale dei record: il Grinch conquista la città

Caorle si conferma una delle mete natalizie più amate del Nord: si batterà sicuramente il record di presenze dello scorso anno, quando furono circa mezzo milione le persone che passarono per i mercatini. 

Iniziano ora gli ultimi giorni, molta attesa per i fuochi artificiali di chiusura, che illumineranno il cielo della spiaggia del Santuario della Madonna dell’Angelo.

 Il 3 gennaio le performance di Elga Fun Lab aprono nuovamente il pomeriggio alle 14, seguite dalle consuete attività. Il 4 gennaio torna il doppio appuntamento con il Conte VonTok (14.30 e 16.00), mentre il 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, i Nonsochì accolgono la Befana alle 15. La chiusura ufficiale, 6 gennaio, propone ancora le attrazioni principali dalle 14 alle 18 e, alle 16, il concerto live dei Caramel in piazza Matteotti con a seguire lo spettacolo pirotecnico alle ore 19 che chiederà il mese di festeggiamenti natalizi. 

Nel nuovo villaggio “Chinonsò”, ispirato al celebre personaggio di Dr. Seuss, grandi e piccoli hanno potuto immergersi in un mondo rovesciato e ironico, fatto di installazioni, performance teatrali, case colorate e attività dedicate alle famiglie. Un’ambientazione che trasforma le calli in un vero set cinematografico a cielo aperto, animato dai pungenti monologhi del Grinch e dalle sue incursioni tra i “Nonsochì”.

Caorle propone il Natale più lungo d’Italia, con un percorso che raggiunge quasi due chilometri — ben 400 metri in più rispetto all’anno scorso — punteggiato da quasi un centinaio tra casette e capanne (esattamente le strutture sono 85, un record a livello nazionale) che richiamano l’atmosfera autentica del villaggio dei pescatori. Numeri che lo rendono il villaggio natalizio tra i più grandi e complessi d’Italia.

Accanto alle novità, non mancheranno i grandi classici del Caorle Christmas Time: spettacoli, concerti, mostre, animazioni itineranti, mercatini artigianali e la suggestiva atmosfera del mare d’inverno che rende unico il Natale caorlotto. Un appuntamento che unisce tradizione, creatività e spirito di comunità, confermandosi uno degli eventi natalizi più attesi e suggestivi d’Italia, con tanto di videomapping tutte i giorni sulla chiesa, l’enorme pista da pattinaggio, la ruota panoramica che sovrasta la città e la dolcissima giostra coi cavalli. 

Anna Rita Canone

Wow Haus, fatturato a tre milioni di Euro

Nacque in un’epoca in cui l’Europa cercava di ricostruirsi dalle macerie della guerra, ma invece di erigere muri, scelse di disegnarli in modo nuovo. Il Bauhaus, fondato nel 1919 a Weimar da Walter Gropius, non fu solo una scuola d’arte: fu una rivoluzione che cambiò per sempre il modo di abitare, costruire, pensare; un nuovo linguaggio del moderno — fatto di vetro, acciaio, cemento e luce — che avrebbe influenzato ogni oggetto del nostro quotidiano, dalle sedie alle città. 

Oggi, a più di un secolo dalla sua fondazione, a questo contesto culturale si ispira Wow Haus, marchio che fa riferimento alla holding Wow Solution con sede a Spinea, nel Veneziano, composto da cinque società che lavorano in sinergia per offrire un pacchetto completo di servizi dedicati al mondo dell’architettura, del design e dell’impresa, ma ci sono anche dei vertical specializzati in accoglienza turistica, enogastronomia ed eventistica. 

Il gruppo, che nasce da Wow Solution, opera dall’headquarter di Spinea, nel Veneziano. I numeri sono positivi. Fondata nel 2017 da Andrea Pilotto, attuale CEO, e Nicolò Mazzurco, ha visto i fatturati crescere anche grazie all’affiancamento di altre  1,2 l’anno successivo; 2,2 milioni lo scorso anno e un 2025 in crescita, verso i tre milioni. 

Il modello di business è definito: l’azienda opera su quattro pilastri fondamentali, una trentina di dipendenti che offrono servizi molto verticali nell’ottica di essere una sorta di “fabbrica” che genera reddito per le aziende attraverso il marketing e la comunicazione. Wow Haus è anche società Benefit, il suo impatto sul territorio si concretizza in sponsorizzazioni per eventi e società sportive; inoltre organizza le FuckUp Nights di Venezia e Treviso, format che racconta come dai fallimenti si possano creare opportunità.

«Il nostro approccio va ben oltre la semplice produzione di contenuti visivi o digitali», dichiara Pilotto. «Tra le nostre priorità, mettere la creatività al supporto del business, e supportare quest’ultimo anche la partecipazione societaria nei cda delle aziende clienti. Affianchiamo le aziende in ogni fase dello sviluppo di un progetto, dal concept alla comunicazione, dalla progettazione strategica alla realizzazione concreta di immagini, video, siti web, app e campagne social. L’obiettivo non è solo raccontare un progetto, ma trasformarlo in un’esperienza che generi valore reale per l’impresa. Crediamo che creatività e strategia debbano camminare insieme: ogni azione che proponiamo è studiata per far crescere il business dei nostri clienti, aumentare la loro visibilità e consolidare la percezione del loro brand».

La struttura che regge il gruppo è WowSolution, l’agenzia di comunicazione integrata che si occupa di grafica, social media management e brand identity. L’altro pilastro portante del gruppo è WowTextura, una 3D agency fondata nel 2021 e specializzata nella realizzazione di render fotorealistici, video e virtual tour. Il team, formato da architetti con esperienza nella visualizzazione 3D, collabora da anni con studi di architettura, designer e società di investimento immobiliare. Dai render statici ai video 3D, fino ai virtual tour immersivi utilizzati per la promozione di progetti residenziali e commerciali, Wow Textura consente ai clienti di “entrare” negli spazi prima ancora che vengano costruiti.

Sombrero Studio (fondato nel 2022) rappresenta invece la componente più tecnologica. Specializzato nello sviluppo di siti web, app e gestionali personalizzati, Sombrero trasforma la creatività in strumenti concreti di business. Dai siti vetrina per design brand fino alle piattaforme di configurazione 3D o di gestione dedicate alle imprese, ogni progetto è pensato per coniugare funzionalità ed estetica.

Ci sono anche WowProduction, la sezione dedicata alla produzione fotografica e video, nota per i cortometraggi che sono stati premiati ai più importanti festival cinematografici e per i video promozionali e adv (nata nel 2023) a cui si affianca BeeRedi, startup studio interno che costruisce nuovi modelli di business creando nuove startup (citiamo GiGiro, tour turistico dal sapore vintage sui colli del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene a bordo di una 500 di color rosso) e innesta processi di open innovation in aziende già esistenti sul territorio.

«Il nostro obiettivo complessivo è coraggioso: costruire la meraviglia», conclude Pilotto. «Volevamo creare un luogo – fisico e digitale allo stesso tempo – dove la creatività incontrasse la tecnologia, dove architetti, designer, sviluppatori e videomaker potessero lavorare insieme come in una vera e propria fabbrica del digitale. Il nostro obiettivo è generare valore concreto per le aziende, trasformando la comunicazione in crescita economica. Non vendiamo servizi, ma esperienze capaci di far vedere, sentire e vivere i progetti prima ancora che esistano. È questa la nostra idea di futuro: unire la precisione dell’artigiano con la visione dell’innovatore».

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – WOW SOLUTION

Fondata nel 2017, Wow Solution ha sede a Spinea, nel Veneziano. Ad oggi, l’azienda che nel frattempo è confluita nel gruppo Wow Haus, ha circa una settantina di progetti di comunicazione aperti, grazie al lavoro di 29 dipendenti coordinati dal ceo, Andrea Pilotto. Fino ad oggi, Wow Solution ha sviluppato la propria attività in 5 nazioni, con una crescita costante del fatturato nell’ultimo triennio (+90%). Wow Solution opera a livello di gruppo, composto da più società. La divisione Progetti Speciali dell’agenzia si dedica all’incubazione e all’accelerazione di iniziative di digital business proprietarie, utilizzando le competenze interne per creare nuove esperienze verticali e anticipare le tendenze del mercato. L’offerta complessiva comprende branding, visual design, web e user experience design, gestione dei social media e performance marketing. L’approccio strategico è centrale: dalla consulenza direzionale per la redazione di piani marketing alla definizione di strategie digitali. La produzione di contenuti multimediali è uno dei punti di forza di Wow Solution, che tratta video, fotografie, rendering 3D, illustrazioni e grafiche. L’attenzione alla distribuzione permette di integrare con fluidità canali online e offline, passando da siti web sviluppati su misura ai social media, dalle edizioni cartacee di pregio a progetti esperienziali in store. 

Anna Rita Canone

Luchadoras: il tatami diventa palcoscenico artistico di empowerment femminile

Durante il raduno internazionale del karate organizzato da Multisport Veneto al Palazzo del Turismo di Jesolo, arte e autodifesa si sono fuse in un’esperienza collettiva e performativa. Elena Ketra, visual artist e creatrice di Luchadoras, ha trasformato i tatami dove hanno gareggiato oltre quattromila atleti della Venice Cup e della Youth League, in un laboratorio di consapevolezza corporea e agency femminile, coinvolgendo dieci donne di diverse età in un workshop di difesa personale guidato da Benedetta Mezzari, tecnica FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali).

Il progetto prende ispirazione dalle iconiche lottatrici della lucha libre messicana, figure storiche di emancipazione e resilienza, che dagli anni ’30 hanno sfidato un contesto sportivo maschile e discriminatorio, costruendo un immaginario unico in cui atletismo, teatralità e identità culturale si intrecciano.

Nove maschere realizzate a mano da Ketra raccontano storie individuali e collettive, trasformando l’artista in un medium vivente: indossandole, diventa ponte tra passato e presente, incarnando forza, coraggio e autodeterminazione. «Luchadoras nasce dal desiderio di restituire alle donne uno spazio di forza, visibilità e autodeterminazione», spiega Ketra. «Trasformare il corpo in un luogo di consapevolezza e non di vulnerabilità è il cuore del progetto».

Il workshop, organizzato a ridosso della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ha introdotto le partecipanti ai principi della difesa personale: gestione dello spazio, tecniche di liberazione e consapevolezza corporea. Con il supporto tecnico di Jute Sport, distributore ufficiale Adidas Combat Sports in Italia, le ragazze hanno indossato magliette personalizzate, rafforzando un senso di identità collettiva e appartenenza. Il tatami sul quale si sono sfidate è stato circondato da quattro totem che ritraevano le maschere create e indossate dall’artista. Tutt’attorno, gli spalti del Palaturismo di Jesolo, migliaia di posti a sedere e ancora vuoti, in attesa delle competizioni di carattere mondiale dei giorni successivi, emblema di quel silenzio che ancora oggi si ode quando di parla di empowerment femminile.

Pur strutturato come laboratorio, Luchadoras assume una forte dimensione performativa: Ketra si immerge in uno spazio altro, il tatami, non concepito come luogo artistico ma come campo di esperienza, dove l’osservazione e il dialogo attivano una contaminazione dei linguaggi, trasformandolo in un dispositivo narrativo e culturale. Il progetto nasce da una rete di collaborazioni tra istituzioni culturali, realtà sportive e piattaforme mediatiche, con il sostegno della Fondazione Solares delle Arti. È un intervento di attivismo concreto: l’autodifesa diventa gesto di agency, percorso di riscoperta del corpo e della propria forza. L’esperienza consolidata sul tatami genera coraggio, fiducia e solidarietà, ampliando il dibattito sulle trasformazioni identitarie contemporanee e sulla parità di genere.

Uno degli aspetti più interessanti di Luchadoras è la sua natura itinerante. Il workshop-performativo è concepito per essere replicato in sedi museali, fondazioni, festival, scuole, palestre e spazi pubblici. Questa flessibilità operativa consente al progetto di rivolgersi a pubblici diversi, promuovendo una circolazione attiva dei temi trattati e generando nuove comunità di partecipazione. In questa prospettiva di apertura e mobilità, l’artista è stata selezionata per la residenza internazionale dell’International Studio & Curatorial Program di New York (ISCP), dove Luchadoras sarà portato e ulteriormente sviluppato. Il contesto newyorkese rappresenta un’importante occasione di approfondimento e di espansione della ricerca, contribuendo ad ampliare il dialogo del progetto e il suo impatto in una dimensione internazionale.

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

Elena Ketra è un’artista multidisciplinare formata all’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua ricerca indaga empowerment femminile, inclusione e processi di autocoscienza intrecciando estetica pop, cultura queer e critica sociale. Tra le opere più note figurano Girlpower, Serialmirrors e Utereyes, progetti simbolici che decostruiscono stereotipi di genere. Nel 2023 realizza la performance digitale Sologamy, approfondita nel saggio “Sologamia. L’arte di sposare sé stessə”; nel 2025 il termine “sologamia” entra come neologismo nella Treccani. La sua ricerca è stata raccontata dalle principali testate italiane, e un’opera del progetto Luchadoras è scelta come copertina di Exibart. Ha esposto in istituzioni nazionali e internazionali tra cui Museo Madre (Napoli), MAM (Mantova), Silesian Museum (Katowice), Stichting Artes (Amsterdam) e Kyoto Shibori Museum. Vincitrice dell’Exibart Prize 2024, è selezionata per la residenza internazionale ISCP – International Studio & Curatorial Program di New York. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. www.ketra.it

LE LUCHADORAS

La partecipazione femminile alla lucha libre affonda le radici negli anni ’30, ma è negli anni ’50–’60 che le luchadoras iniziano a conquistare un vero spazio, sfidando pregiudizi sociali e il divieto non ufficiale che limitava la presenza delle donne nei ring principali. Negli anni ’70 la disciplina vive il suo primo periodo d’oro, grazie a figure carismatiche come La Dama Enmascarada, Irma González e Lola González, che aprono la strada a generazioni future. Nonostante periodi di restrizioni — come il blocco alle esibizioni femminili a Città del Messico durato fino al 1986 — le atlete continuano a lottare e a espandere la loro popolarità in tutto il paese. Dagli anni ’90 a oggi, la lucha libre femminile vive una crescita costante: nascono nuove federazioni, si moltiplicano gli eventi internazionali e le luchadoras diventano simboli di empowerment, mescolando atletismo, teatralità e identità culturale. Star contemporanee come Marcela, Amapola, Lady Shani, Faby Apache e molte altre continuano a innovare lo stile, conquistando pubblico e riconoscimenti globali. Oggi le luchadoras incarnano una tradizione viva, unendo spettacolo e lotta per la parità, trasformando il ring in uno spazio di potere e autodeterminazione.

Anna Rita Canone

“Senape”, la cucina sociale di Germoglio investe nel banqueting

La cooperativa sociale Germoglio annuncia il potenziamento del progetto “Senape – Sapori di inclusione”, confermandosi come produttivo d’eccellenza e motore di inclusione occupazionale nel Veneto.

Negli ultimi mesi, Senape ha investito strategicamente nell’attivazione e nel miglioramento del servizio di catering e banqueting, trasformando gli eventi in un laboratorio dinamico e altamente formativo. Questi investimenti sono strettamente correlati al boom di richieste di catering (40 aziende e 20 enti negli ultimi mesi), un successo che si traduce direttamente in opportunità lavorative per persone con disabilità.

L’attività complessiva di Senape genera una ricaduta reale e misurabile sul territorio, rappresentando circa il 60% del fatturato complessivo della Cooperativa e coinvolgendo direttamente un terzo dei lavoratori di Germoglio, alcuni dei quali persone con disabilità impiegate in produzione, confezionamento e logistica.

Dal centro di cottura di Arzergrande, Senape garantisce tra i 1.500 e i 2.000 pasti, con punte che arrivano a quota 3.000 quando si aggiunge il servizio dedicato ai centri estivi. Una parte consistente di questa attività è rivolta al mondo del business: sono circa 800 i pasti quotidiani destinati alle mense aziendali, un’offerta pensata per il personale che unisce qualità, attenzione nutrizionale e un forte orientamento etico.

Accanto al segmento produttivo, la ristorazione mantiene un ruolo centrale anche nel settore socio-sanitario, dove ogni giorno vengono preparati e consegnati 500 pasti. Il servizio alle scuole rappresenta invece un impegno quotidiano da 300 pasti, costruito su criteri di equilibrio nutrizionale e rispetto delle esigenze educative. Infine, particolare cura è dedicata agli anziani, ai quali arrivano 95 pasti al giorno, spesso fondamentali non solo dal punto di vista alimentare, ma anche come gesto di vicinanza e continuità relazionale.

“Rispetto ai grandi operatori del mercato di riferimento, Germoglio rimane una realtà con dimensioni piccole ma fortemente radicata, capace di offrire un servizio flessibile, di prossimità e dal forte valore sociale”, dichiara Marta Martin, Presidente di Germoglio. “Ogni pasto consegnato da Senape è il risultato di un processo produttivo etico che crea stabilità lavorativa e dignità per le persone. L’investimento nel settore eventi aziendali è strategico per l’inclusione. Il nuovo servizio di banqueting e catering è un vero e proprio laboratorio: la dinamicità e l’alta professionalità richiesta negli eventi esterni permettono al personale con disabilità di sperimentare e accrescere competenze concrete e professionali, con una ricaduta positiva sulla loro autonomia lavorativa”.

Questo successo è amplificato dall’efficace applicazione dell’Articolo 14 del D.Lgs. 276/2003, che consente alle aziende private di adempiere parzialmente agli obblighi di assunzione di personale in categoria protetta attraverso l’affidamento di commesse di lavoro alla cooperativa sociale. Germoglio è in prima linea nella promozione di questo strumento, riconosciuto anche da Veneto Lavoro come leva strategica per l’occupazione inclusiva, che crea un autentico circolo virtuoso: il vantaggio per la persona con disabilità è un’assunzione reale e stabile e il raggiungimento di un’autonomia reale, in un ambiente che lavora costantemente per l’inclusione e lo sviluppo di opportunità; l’azienda partner ottempera agli obblighi di legge attraverso un servizio di qualità (come la gestione della mensa aziendale o il servizio di catering) e la cooperativa adempie alla sua missione sociale di creare posti di lavoro per persone con fragilità e favorire la creazione di comunità inclusive.

“L’Articolo 14 è la chiave di volta di questa sinergia vincente: l’azienda affida una commessa, la cooperativa assume direttamente i lavoratori con disabilità creando così posti di lavoro veri e qualificati sul nostro territorio,” conclude Martin. “La cooperazione sociale è un modello di imprenditoria sociale che produce valore economico e sociale, mantenendo intatta la propria anima cooperativa”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA COOPERATIVA GERMOGLIO

La cooperativa sociale Germoglio, nata ad Arzergrande nel 1989, è oggi una delle realtà più solide e innovative della provincia di Padova. Fondata per rispondere ai bisogni delle persone con disabilità della Saccisica, Germoglio è cresciuta fino a diventare una cooperativa sociale plurima (A+B), attiva su più fronti: dai servizi socio-educativi e abitativi per minori e adulti con disabilità, ai progetti di inserimento lavorativo per persone svantaggiate. Oggi conta 62 soci e 71 dipendenti, di cui dieci appartenenti a categorie protette, e nel corso del 2024 ha coinvolto 33 persone con svantaggio, tra assunzioni e tirocini formativi.

Germoglio è oggi una realtà radicata in più sedi del territorio. Ad Arzergrande, in via Bassa, si trovano la sede storica e il Centro Diurno per persone adulte con disabilità, il Centro Lavoro Guidato e il Centro Cottura Senape, dove ogni giorno si concretizza l’inclusione attraverso il lavoro. A Piove di Sacco, in via Castello, è attiva la bottega solidale “Tam Tam – La Bottega del Germoglio”, dedicata al commercio equo e alla produzione artigianale di bomboniere e articoli di cartotecnica. A Codevigo, il progetto “Vivo Fuori” offre un appartamento per percorsi di autonomia abitativa. A Legnaro, la Casa del Buon Samaritano, concessa in comodato gratuito dalla Fondazione Focherini, ospita Casa di Gio’ e l’unità abitativa “Primo Piano” per persone con disabilità.

Germoglio si distingue per il  progetto “Senape – Sapori di inclusione”, una linea di ristorazione che ogni giorno prepara oltre 3.000 pasti per scuole, aziende, strutture sanitarie e persone fragili. Un modello di impresa sociale che unisce qualità, efficienza e inclusione, offrendo posti di lavoro a persone con disabilità o fragilità. Attraverso l’Articolo 14 del decreto legislativo 276/2003, Germoglio consente alle aziende partner di assolvere agli obblighi della Legge 68/1999 sull’inserimento lavorativo delle persone disabili, affidando commesse alla cooperativa e trasformando così l’obbligo normativo in opportunità di collaborazione sociale.

Nel tempo Germoglio ha esteso il proprio raggio d’azione oltre la disabilità, diventando un punto di riferimento per i minori e le famiglie. Dal 2012 gestisce l’area educativa Zerodiciotto, che comprende doposcuola, percorsi personalizzati e interventi per adolescenti. Il 2025 segna l’avvio di un nuovo capitolo con l’apertura a Legnaro della Comunità Diurna Casa di Gio’, primo servizio del genere nella Saccisica, realizzato grazie alla collaborazione con la Fondazione Focherini e alle amministrazioni dell’ATS 24. Parallelamente, Germoglio continua a investire nei progetti abitativi per l’autonomia delle persone con disabilità, come “C.R.E.O.”, “Vivo Fuori” e “Vita Indipendente”, avviati grazie ai bandi regionali “Dopo di Noi” e ai fondi PNRR.

Accanto ai servizi socio-educativi, la cooperativa gestisce un’importante area produttiva di tipo B, attiva nel montaggio, assemblaggio e confezionamento per aziende del territorio. Da oltre vent’anni offre servizi di outsourcing industriale che coniugano efficienza e valore sociale, dimostrando che l’impresa cooperativa può essere competitiva anche nei settori più tecnici. Nel tempo ha sviluppato anche una linea di prodotti solidali: le ceste natalizie e i dolci artigianali “La Pasqualotta” e “L’Essenziale”, che uniscono qualità e sostegno concreto ai progetti di inserimento lavorativo.

Anna Rita Canone

Un padiglione per pensare senza smartphone: inaugurato il think space internazionale “Decostruzione”

Il padiglione sperimentale prende forma all’interno degli Istituti Filippin di Pieve del Grappa, nel Trevigiano, come esito del concorso internazionale “Think Space”, iniziativa nata dalla collaborazione tra IU International University in Germania e 593 STUDIO, con il contributo dell’Università IUAV di Venezia. Il progetto si inserisce nel programma di attività organizzate in occasione del centesimo anniversario dell’istituto scolastico trevigiano, confermando la volontà di coniugare didattica, sperimentazione e innovazione architettonica.

Il concorso, rivolto agli studenti e alle studentesse del corso “ThinkSpace for Contemporary Developments” guidato dal prof. Thorsten Klooster, ha previsto un percorso di lavoro lungo quattro mesi, durante i quali gli studenti della rete universitaria tedesca della IU International University sono stati chiamati a immaginare un nuovo spazio di riflessione, un think space capace di affrontare temi cruciali dell’attualità: antropocene, intelligenza artificiale, diritti LGBTQIA++, migrazioni, cambiamento climatico, uguaglianza e relazioni sociali nell’epoca dei social network. Il brief progettuale fissava un solo vincolo: intervenire su un’area non superiore ai 12 metri quadrati, lasciando libertà totale nella scelta dei materiali e delle modalità costruttive.

Il percorso è iniziato nel 2023 con un viaggio in Veneto, nel corso del quale la delegazione tedesca ha visitato alcuni luoghi emblematici dell’architettura contemporanea del territorio, dalla Tomba Brion alla Fabbrica Brion, dalla Gypsoteca di Possagno alla Biblioteca dei Tolentini dell’Università IUAV di Venezia. La visita ha incluso anche un sopralluogo nell’area destinata al futuro padiglione negli Istituti Filippin e ha permesso agli studenti di incontrare le realtà locali che avrebbero partecipato alla realizzazione del progetto vincitore. Il supporto dei partner del territorio — Isovista, Gruppo Visentin, AMR e Glip — è stato determinante per tradurre le idee progettuali in un’opera concreta oggi collocata nel giardino dell’istituto.

Da ottobre 2023 a febbraio 2024, sotto la guida del prof. Klooster e con la supervisione dell’architetto Michele Sbrissa di 593 STUDIO, studenti e studentesse hanno sviluppato le proprie proposte, sperimentando soluzioni spaziali e approcci progettuali capaci di dare forma a un luogo dedicato alla riflessione e allo scambio. Il 9 maggio 2024 la giuria convocata presso gli Istituti Filippin — composta dalla prof.ssa Maria Chiara Tosi e dal prof. Stefano Munarin dell’Università IUAV di Venezia, dal prof. Thorsten Klooster della IU International University, dall’arch. Michele Sbrissa di 593 STUDIO e dal dirigente scolastico Sileno Rampado — ha valutato le venti proposte ammesse al concorso. Alla sessione hanno partecipato come osservatori anche gli sponsor Isovista e Gruppo Visentin, che da subito hanno sostenuto il progetto.

Il think space vincitore (dei progettisti Aaron Mielke, Julian Schwarz, Maximilian Johr), intitolato “Decostruzione”, è una struttura di 9 metri quadrati, smontabile e riciclabile, concepita come una scultura che interpreta il tema del movimento in rapporto allo stare, alla sosta, decostruendo ed interpretando appunto il concetto di scala, intesa come metafora architettonica del pensiero e del movimento. Il progetto è stato sviluppato anche grazie all’uso di DALL·E, un software di intelligenza artificiale utilizzato per generare visualizzazioni iterative, esplorare varianti spaziali e tradurre l’intuizione progettuale in un insieme coerente di forme. L’IA ha permesso agli studenti di riflettere più a fondo sull’interconnessione tra movimento, percezione, volumetrie e possibilità d’uso. 

Il risultato è un ambiente multiforme, un luogo sospeso tra contemplazione, comunicazione e interazione: un padiglione che invita a fermarsi, a salire, a osservare, a interrogarsi. Con questo nuovo spazio di interazione gli Istituti Filippin si dotano di un nuovo luogo simbolico e funzionale, capace di raccontare la sensibilità delle nuove generazioni e di celebrare il rapporto tra formazione, territorio e progettualità internazionale.

«Decostruzione rappresenta un esercizio architettonico che va oltre la semplice realizzazione di un padiglione: è un dispositivo spaziale che invita a interrogarsi sulle forme del pensiero contemporaneo», commenta Michele Sbrissa, CEO di 593 STUDIO. «Dal punto di vista progettuale, ciò che mi ha colpito è la capacità degli studenti di tradurre temi complessi – dall’antropocene all’intelligenza artificiale, dall’uguaglianza ai nuovi linguaggi sociali – in una struttura che non descrive, ma evoca. La scala, elemento archetipico dell’architettura, viene qui reinterpretata come metafora di un processo cognitivo, un movimento continuo tra livelli, prospettive e possibilità. L’integrazione dell’IA nel workflow ha permesso una riflessione inedita sull’interazione uomo-macchina e sulla generazione di alternative formali che arricchiscono l’immaginario progettuale. Il risultato finale è un luogo che non impone un significato, ma lo costruisce insieme a chi lo attraversa, invitando a un’esperienza aperta e profondamente contemporanea.»

«Il progetto “Decostruzione” dimostra quanto gli studenti, quando vengono posti al centro di un percorso realmente formativo, possano diventare protagonisti nella definizione degli spazi che abitano», commenta Sileno Rampado, dirigente dell’istituto scolastico. «Agli Istituti Filippin abbiamo assistito a un processo nel quale la didattica innovativa non è rimasta un principio astratto, ma si è tradotta in un cantiere reale di idee, confronti e sperimentazioni. Coinvolgere i ragazzi nella progettazione di un think space ha significato riconoscere loro la capacità di osservare il mondo contemporaneo con uno sguardo libero, sensibile e critico. In questo contesto, il ruolo della scuola è stato quello di abilitare immaginazione e responsabilità, offrendo strumenti e relazioni per trasformare intuizioni in un’opera compiuta. Il padiglione è la prova tangibile di quanto una comunità educativa possa crescere quando agli studenti viene dato lo spazio – fisico e simbolico – per contribuire a costruire il proprio ambiente culturale.»

Anna Rita Canone

Il falò nemolese

Foto di Antonio Ferrari

Tutto pronto in Piazza Madonna delle Grazie a Nemoli (PZ): il falò sarà acceso stasera fuori la Chiesa Madre dopo la benedizione e verrà fatto ardere fino al 6 gennaio.

Il falò ha una tradizione antichissima, considerando che la Chiesa ha scelto la data di Natale mutuandola da millenarie credenze pagane del “sol invictus” del solstizio d’inverno.

A Nemoli si ipotizza anche la sua funzione di riscaldamento in attesa del parroco – Nemoli è stata, fino al 1834, una dipendenza di Rivello. Solo con regio decreto di Ferdinando II è diventato un Comune autonomo.

Il falò nemolese è una tradizione che raccoglie, le sere delle vacanze natalizie, amici e parenti: si passa il tempo un bicchiere di vino, una tombolata, una chiacchierata davanti al fuoco; esso costituisce vera e propria calamita comunitaria che riunisce bambini e adulti, giovani e anziani, al suono di zampogne e ciaramelle.

La sua preparazione coinvolge uomini e ragazzi con la raccolta e l’accatastamento di ceppi nella piazza principale.

Il Sindaco presiederà la benedizione e i bambini riceveranno piccoli doni da Babbo Natale, mentre si potranno assaggiare le tipiche zeppole.

La tradizione è tuttora molto sentita; il falò, infatti, riesce ad aggregare tutti i cittadini di Nemoli e rappresenta il senso di famiglia e di appartenenza durante le festività, considerando anche che alcuni ritornano a Nemoli proprio per le vacanze natalizie: gli studenti e chi vive e lavora fuori regione.

Anna Rita Canone

Natale, si presenta la pizza di scarola (anche vegetariana)

A dicembre il locale San Ciro si accende di tradizione. Lo chef–pizzaiolo napoletano Ciro Di Maio presenta la “Stella di Quartiere”, un omaggio contemporaneo a una delle preparazioni più simboliche del Natale partenopeo: la pizza di scarola, storicamente consumata la sera della Vigilia come piatto di magro, quando la carne era vietata. Un rito che nelle famiglie di Napoli ha attraversato generazioni e che oggi Di Maio ripropone a Brescia con una sensibilità moderna e un forte affetto per le sue origini.

Da questa memoria nasce una pizza dedicata al mese di dicembre, realizzata con scarola riccia stufata, alici, olive nere, uvetta, pinoli tostati e una finitura di olio e peperoncino fresco: un equilibrio di sapori semplici che richiama la cucina povera napoletana e la trasforma in un piatto identitario.

«Negli ultimi anni ho capito quanto sia importante ascoltare davvero le persone che entrano in pizzeria», spiega Chef Ciro di Maio. «Le abitudini alimentari stanno cambiando e credo che un pizzaiolo debba essere capace di rispettarle senza snaturare la tradizione. Per questo ho voluto creare una versione vegetariana della mia pizza di Natale: stessa struttura, stessi profumi, stessa anima, ma per chi lo preferisce sarà senza alici. Non è un compromesso, è un modo diverso di raccontare la stessa storia. La scarola, l’uvetta, i pinoli, le olive: sono questi gli elementi che danno carattere al piatto, e che permettono di ritrovare quel sapore festivo che in tante famiglie napoletane accompagna la Vigilia. Volevo che nessuno, per scelta o necessità, fosse escluso da questa esperienza. La cucina deve unire, non dividere. E se una tradizione riesce a parlare a più persone, allora diventa ancora più viva».

Con questo nuovo piatto, Ciro Di Maio conferma la sua visione: unire l’identità napoletana all’innovazione, restituendo ai clienti non solo una pizza, ma un racconto. A Brescia, per tutto il periodo natalizio, la Vigilia profuma di scarola. E si chiama “Stella di Quartiere”.

«Per me la pizza di scarola è molto più di una ricetta: è un pezzo della mia storia», conclude Chef Ciro. «A Napoli, quando arrivava la Vigilia, ogni famiglia aveva il suo modo di prepararla e il profumo riempiva i vicoli. Era il segnale che iniziavano davvero le feste. Portare questa tradizione a Brescia, nel periodo di Natale, è un impegno che sento profondamente. Non voglio solo far assaggiare un gusto nuovo: voglio condividere un ricordo, un’emozione, un modo di vivere la cucina che è fatto di semplicità e di calore. Qui al San Ciro cerco di raccontare la mia città attraverso i sapori, perché credo che la cucina sia uno dei linguaggi più sinceri che abbiamo. La “Stella di Quartiere” nasce proprio da questo: unire la mia identità napoletana all’accoglienza bresciana, portando sulle tavole un pezzo di casa e di Natale.»

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare.  Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente. Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio e del Germani Brescia, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare. Ciro ama le iniziative benefiche. Oltre al lavoro in carcere per formare i detenuti a diventar pizzaioli, Ciro si è dedicato anche alla formazione nel Rione Sanità di Napoli, un quartiere che gli ricorda la strada in cui è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L’istituto che ha accolto il suo progetto è stato l’Istituto alberghiero D’Este Caracciolo, ha portato a termine delle lezioni online a dei ragazzi che seguono l’indirizzo enogastronomico e l’indirizzo sala e accoglienza.

Anna Rita Canone

Le immagini satellitari rivelano le vere intenzioni di Israele

Avamposto militare a Khan Younis, al confine con Gaza, collegato tramite strada a un valico militare in cui sono visibili demolizioni e veicoli militari. 5 novembre 2025. Fonte: Planet Labs LBC .

DropSite in un articolo analizza in dettaglio le trasformazioni geopolitiche e infrastrutturali della Striscia di Gaza a seguito del cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025.

Basandosi su una ricerca di Forensic Architecture, emerge il consolidamento sistematico della presenza militare israeliana, in contrasto con l’ipotesi di un ritiro temporaneo a favore di una strategia di occupazione e controllo territoriale a lungo termine.

Ecco una sintesi strutturata dei punti chiave emersi dall’analisi:

1. Il Consolidamento Territoriale: La “Linea Gialla”

Il fulcro della nuova geografia di Gaza è la cosiddetta “linea gialla”, un confine di demarcazione derivato dal piano di pace in 20 punti proposto dal presidente Donald Trump. Sebbene il piano prevedesse un ritiro graduale delle truppe israeliane, i dati satellitari indicano una realtà opposta:

  • Controllo effettivo: Israele controlla attualmente oltre il 50% del territorio di Gaza (le stime variano dal 53% al 58% a seconda delle mappe ufficiali e dei posizionamenti sul campo).
  • Spostamento dei confini: Israele ha fisicamente posizionato almeno 27 blocchi di cemento giallo a ovest della linea concordata, espandendo di fatto l’area sotto il suo controllo diretto oltre i limiti cartografici.

2. Infrastrutture Militari e “Fatti sul Campo”

Secondo Forensic Architecture, Israele sta utilizzando una tattica storica: stabilire “fatti sul campo” in modo incrementale per renderli permanenti.

  • Nuovi Avamposti: Dal 10 ottobre sono stati costruiti almeno 13 nuovi avamposti militari, principalmente lungo la linea gialla e nell’area orientale di Khan Younis.
  • Rete Stradale: È stata ampliata la rete viaria che collega questi avamposti direttamente alle basi militari e agli insediamenti all’interno del territorio israeliano, integrando Gaza nella struttura logistica dello Stato ebraico.
  • Il caso del Corridoio Magen Oz: Una strada militare di 15 km a Khan Younis è stata deviata affinché ricada interamente all’interno della zona di controllo israeliana, garantendo una separazione netta tra la parte orientale e occidentale della città.

3. Demolizione Sistematica e “Zone Cuscinetto”

Parallelamente alla costruzione, si assiste a una distruzione metodica delle proprietà palestinesi, in particolare nell’est di Khan Younis e a Jabaliya.

  • Sgombero e spianamento: Interi quartieri vengono rasi al suolo per fare spazio a berme (terrapieni), strade e strutture militari.
  • Obiettivo demografico: Analisti come Mouin Rabbani suggeriscono che queste azioni non abbiano solo scopi difensivi, ma mirino a dividere la Striscia e a creare condizioni che favoriscano il trasferimento della popolazione palestinese altrove.

4. Il Ruolo dell’Amministrazione Trump e le “Comunità Alternative”

L’analisi evidenzia una potenziale convergenza tra le operazioni militari israeliane e i piani politici statunitensi:

  • Segregazione abitativa: L’amministrazione Trump starebbe pianificando la costruzione di “Comunità alternative sicure” destinate ai palestinesi, ma esclusivamente nelle aree a est della linea gialla.
  • Restrizioni edilizie: Non sarebbe consentita alcuna nuova costruzione sul lato ovest, consolidando la divisione permanente dell’enclave e lasciando a Israele il controllo sulla metà più strategica del territorio.

5. Discrepanza tra Negoziati e Realtà

Sebbene il punto 16 del piano Trump affermi esplicitamente che “Israele non occuperà né annetterà Gaza” e preveda il passaggio di consegne a una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), l’evidenza fisica suggerisce il contrario. La costruzione di edifici permanenti, l’installazione di illuminazione stradale e lo scavo di infrastrutture pesanti indicano che l’esercito israeliano si sta preparando per una permanenza che va ben oltre le “tempistiche di smilitarizzazione” previste dai negoziati.

Anna Rita Canone

Natale sul mare, in arrivo i Krampus

Caorle si conferma una delle mete natalizie più amate del Nord Italia: nei primi fine settimana del Caorle Christmas Time centinaia di migliaia di visitatori hanno attraversato il centro storico per incontrare il Grinch, protagonista assoluto di questa edizione. Nel nuovo villaggio “Chinonsò”, ispirato al celebre personaggio di Dr. Seuss, grandi e piccoli hanno potuto immergersi in un mondo rovesciato e ironico, fatto di installazioni, performance teatrali, case colorate e attività dedicate alle famiglie. Un’ambientazione che trasforma le calli in un vero set cinematografico a cielo aperto, animato dai pungenti monologhi del Grinch e dalle sue incursioni tra i “Nonsochì”.

Caorle propone il Natale più lungo d’Italia, con un percorso che raggiunge quasi due chilometri — ben 400 metri in più rispetto all’anno scorso — punteggiato da quasi un centinaio tra casette e capanne (esattamente le strutture sono 85, un record a livello nazionale) che richiamano l’atmosfera autentica del villaggio dei pescatori. Numeri che lo rendono il villaggio natalizio tra i più grandi e complessi d’Italia.

Accanto alle novità, non mancheranno i grandi classici del Caorle Christmas Time: spettacoli, concerti, mostre, animazioni itineranti, mercatini artigianali e la suggestiva atmosfera del mare d’inverno che rende unico il Natale caorlotto. Un appuntamento che unisce tradizione, creatività e spirito di comunità, confermandosi uno degli eventi natalizi più attesi e suggestivi d’Italia, con tanto di videomapping tutte i giorni sulla chiesa, l’enorme pista da pattinaggio, la ruota panoramica che sovrasta la città e la dolcissima giostra coi cavalli. 

Considerato l’enorme afflusso di visitatori dei primi giorni, per questo, è stato deciso di aprire un giorno in più i mercatini questo fine settimana, quello che si avvia alla settimana del Natale: si aggiunge dunque un giorno al calendario dell’evento, il 19 dicembre. Nel pomeriggio, dalle 14 alle 18, si aprono tre presenze “fisse” del programma: la Casa di Babbo Natale, il Grinch e il Villaggio di Chinonso, che torneranno puntuali per quasi tutte le giornate. Domenica 21 dicembre porta due momenti speciali: alle 16.30 iniziano le “Letturechì” e alle 17 si tiene il One Voice & Friends Concert con Tobia Lanaro e Alice Risolino in piazza Matteotti.

Da lunedì 22 dicembre, oltre agli appuntamenti pomeridiani, arriva Moreno Corà con le sue “Storie Pasticciate” (ore 16.30). La vigilia del 23 dicembre è particolarmente ricca: l’arrivo di Babbo Natale dalle 14.30 alle 17.30, due repliche dello spettacolo “A Christmas Carol” di Enrico Vanzella (15.00 e 16.30) e, in serata, alle 21, il concerto “A Child is Born – The Sound of Christmas” al PalaExpomar.

Il 24 dicembre, Babbo Natale torna ad accogliere le letterine dei bambini dalle 14.30 alle 17.30, mentre il 25 dicembre il programma rimane orientato ai tre poli principali del villaggio. Il 26 dicembre vede un’agenda più intensa: il Bubble Show di Elga Fun Lab, le Storie Pasticciate alle 16.30 e il live “Xmas Song” di Maria Dal Rovere alle 17 in piazza Matteotti.

Il week-end del 27 e 28 dicembre mantiene le attrazioni costanti, ma la domenica si distingue con il doppio arrivo del Conte VonTok (14.30 e 16.00) e con l’atteso ingresso dei Krampus alle 17 nel centro storico. Gli ultimi giorni dell’anno – 29, 30 e 31 dicembre – restano dedicati alle atmosfere del villaggio, senza eventi straordinari.

Il nuovo anno si apre il 1° gennaio con il ritorno delle bolle di Elga Fun Lab al villaggio dalle 14.00, mentre il 2 gennaio mantiene l’impianto tradizionale. Il 3 gennaio le performance di Elga Fun Lab aprono nuovamente il pomeriggio alle 14, seguite dalle consuete attività. Il 4 gennaio torna il doppio appuntamento con il Conte VonTok (14.30 e 16.00), mentre il 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, i Nonsochì accolgono la Befana alle 15. La chiusura ufficiale, 6 gennaio, propone ancora le attrazioni principali dalle 14 alle 18 e, alle 16, il concerto live dei Caramel in piazza Matteotti con a seguire lo spettacolo pirotecnico alle ore 19 che chiederà il mese di festeggiamenti natalizi. 

Il Caorle Christmas Time – organizzato da Confcommercio Portogruaro Bibione Caorle e dal Comune di Caorle, con il supporto della Fondazione Caorle Città dello Sport – prosegue così il suo ricco programma di iniziative artistiche, enogastronomiche e culturali che, per un intero mese, trasformano la città in un villaggio incantato affacciato sull’Adriatico. Una manifestazione che, già nelle passate edizioni, ha registrato il tutto esaurito negli alberghi e un afflusso paragonabile ai mesi estivi, confermandosi come uno degli appuntamenti più attesi delle festività.

La straordinaria partecipazione registrata in questi primi giorni di Caorle Christmas Time conferma, ancora una volta, quanto il turismo invernale sul nostro litorale abbia un potenziale enorme quando si investe in qualità, creatività e organizzazione“, commenta Corrado Sandrin, presidente di Confcommercio Caorle. “Portare oltre centomila persone in città in un solo weekend significa dare una risposta concreta a tutto il sistema economico locale: alberghi, ristoranti, bar, negozi, servizi. È la dimostrazione che un grande evento natalizio, pensato per essere inclusivo, emozionante e capace di parlare a pubblici diversi, può realmente allungare la stagione e generare valore per l’intera comunità. I risultati di questi giorni ci incoraggiano a proseguire con determinazione su questa strada, costruendo un’offerta turistica che non si limiti ai mesi estivi, ma renda Caorle una destinazione attrattiva tutto l’anno. Ciò conferma una visione condivisa e un gioco di squadra che sta dando frutti concreti”.

“Caorle Christmas Time rappresenta un importante elemento nel percorso di destagionalizzazione avviato dalla nostra destinazione turistica”, commenta l’Assessore al Turismo del Comune di Caorle, Mattia Munerotto. “I benefici per la nostra comunità sono importanti, sia per quanto riguarda i nostri operatori economici che per le famiglie dei lavoratori”.

Anna Rita Canone

Movember continua a dicembre: boom di adesioni con le città illuminate di blu

Novembre si è “tinto di blu”: il colore scelto per richiamare l’attenzione sulla salute dell’uomo e sulla necessità di un cambiamento culturale che spinga la popolazione maschile a considerare la prevenzione non come un’eccezione, ma come un’abitudine. All’appello della Fondazione hanno risposto diversi comuni del Veneto, tra cui Padova, Montegrotto Terme, Borgoricco e Castelfranco Veneto, che hanno illuminato di blu i rispettivi municipi, contribuendo a diffondere il messaggio attraverso un gesto simbolico, semplice ma potente.

In seguito al grande successo e alla straordinaria partecipazione registrata nel corso dell’iniziativa lanciata il mese scorso, la Fondazione Foresta annuncia il prolungamento della campagna Movember per l’intero mese di Dicembre. Anche quest’anno il mese dedicato alla salute maschile ha visto una forte risposta da parte della popolazione, delle istituzioni e del territorio, con molte iniziative che hanno superato le aspettative e reso evidente quanto fosse necessario ampliare lo spazio dedicato alla prevenzione della salute maschile.

Quando si parla di prevenzione, i numeri parlano chiaro: secondo indagini recenti, il 65% degli italiani non è mai stato da un urologo o andrologo, e persino tra gli over 50 quasi uno su due non ha mai fatto una visita specialistica; le donne, al contrario, si sottopongono con maggiore regolarità a controlli e screening, pensiamo alla prima visita ginecologica da adolescenti, o a mammografie e PAP-test in età adulta. L’uomo ha sicuramente ancora molto da imparare dalla donna“. sottolinea il professor Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta ETS.

Gli uomini, più delle donne, tendono a sottovalutare la prevenzione e questo li porta più facilmente a sviluppare patologie anche complesse. Non è un caso se il maschio vive in media 5 anni meno della donna“, prosegue il professor Carlo Foresta. Il tema è noto alla Fondazione, che da anni denuncia l’assenza di un reale percorso di screening maschile paragonabile a quello femminile. La proroga della campagna a dicembre si inserisce quindi in un percorso di crescente attenzione pubblica al tema della salute maschile e permetterà di proseguire le attività di sensibilizzazione, le visite gratuite e le iniziative educative rivolte soprattutto ai più giovani, realizzate con la collaborazione di Calcio Padova.

A Padova, presso l’Aula Nievo del Palazzo Bo, si terrà l’evento “La crisi del maschio: tra mente e corpo”, un incontro pubblico in cui verranno presentati i dati della campagna Movember. L’appuntamento offrirà un’occasione di confronto sul rapporto tra corpo, salute mentale, stili di vita e impatto sociale, affrontando anche i motivi profondi che ancora oggi rendono gli uomini meno inclini a sottoporsi a controlli e visite preventive. “Gli uomini continuano a esporsi di più ai fattori di rischio: fuma il 22% dei maschi contro il 15% delle donne; il consumo di alcol a rischio riguarda il 21% degli uomini e solo il 9% delle donne; nelle età centrali più di un uomo su due è in eccesso di peso, contro meno di una donna su tre” conclude Foresta.

Per tutto dicembre sarà possibile continuare a prenotare gratuitamente una visita andrologica di screening presso la sede della Fondazione Foresta ETS, in via Gattamelata 11 a Padova, telefonando allo 049-851431.

Anna Rita Canone

Side Academy nell’élite mondiale della creatività: i premi The Rookies consacrano la scuola di Verona

Side Academy inaugura una nuova fase della propria storia trasformandosi ufficialmente in Side Academy – Academy of Arts & Innovation, un’evoluzione che fonde arti visive, ricerca digitale e intelligenza artificiale applicata alla creatività. Un cambiamento che amplia la vocazione dell’Accademia, oggi riconosciuta a livello internazionale come centro d’eccellenza tra le scuole creative più innovative del mondo.

Saranno sette i nuovi corsi triennali che inizieranno dal prossimo anno didattico, corsi che coprono tutto il mondo dell’arte e della creatività digitale, con focus sulle produzioni cinematografiche e il fashion, ma anche sui videogame, il digital marketing e i comics. Eccoli: CGI & VFX, Fashion & Costume Design, Videogame Design & Development, Cinematography & Directing, Fine Arts in Digital Production, Content Creation + AI & Digital Marketing e Art, Concept, Illustration & Comics. Un’offerta formativa che supera il modello delle accademie tradizionali e integra discipline artistiche, tecniche e digitali in un ecosistema orientato al futuro.

Un modello unico a livello nazionale, capace di formare giovani che poi riescono immediatamente ad entrare nel mondo del lavoro. Infatti, molti studenti ed ex studenti di Side Academy, già coinvolti in progetti di produzione reale, sono oggi professionisti attivi in studi e aziende come Walt Disney, Marvel, Naughty Dog, Sony Santa Monica e altre realtà globali del cinema, dell’animazione, dei videogame e del design.

A conferma del livello raggiunto, Side Academy ha ottenuto pochi giorni fa risultati straordinari nelle classifiche internazionali The Rookies 2025, posizionandosi tra le prime venti accademie creative al mondo e tra le prime dieci in Europa. Un traguardo accompagnato da riconoscimenti specifici: seconda al mondo in Fashion Design, nona in Visual Effects e undicesima in 3D Animation. L’Accademia è inoltre l’unica in Italia a vantare due studenti finalisti nella categoria Hugo Boss. Di fatto, coi riconoscimenti ottenuti oggi Side Academy è la più ambita accademia italiana: ha infatti vinto anche il premio come miglior scuola nel settore “Visual”, in quello “Creative” e nel “Digital Fashion”. A proposito di moda digitale, si segnala anche il premio di Francesco Messina, studente del 2° Anno della Triennale in CGI & Game, vincitore per la categoria “Digital Fashion”.

Per i non addetti ai lavori, si tratta di premi che hanno il valore di un Oscar. Infatti, The Rookies è una piattaforma on line che raduna circa centomila tra i migliori artisti e studenti dell’industria cinematografica e dei videogame. Ha sede ad Adelaide, in Australia: fondata nel 2016 da Alwyn Hunt e Andrew McDonald, oggi di fatto è l’ente che certifica a livello mondiale le migliori scuole e i migliori studenti che operano nell’animazione per i film e le consolle.

Il suo “Premio Oscar” sono i The Rookies Awards, un contest globale a cui partecipano 568 tra le migliori accademie e università nel segmento dei media creativi, provenienti da 104 nazioni al mondo. I giudici sono 150; per definire il livello, basti pensare che a valutare le opere degli studenti e della didattica delle scuole ci sono professionisti di Walt Disney, Microsoft, Amazon, Sony, Riot Games, WetaFx, Blizzard Entertainment e Industrial Light&Mag.

Questi risultati non sono solo una vittoria per la nostra scuola, ma per l’intero sistema creativo italiano,” sottolinea Stefano Siganakis, CEO di Side Academy. “Verona può diventare la capitale mondiale della creatività, un laboratorio dove le nuove generazioni imparano a immaginare, progettare e innovare con responsabilità e bellezza. Gli Open Day saranno anche l’occasione per esplorare da vicino la struttura dell’Accademia e il suo modello di formazione, unico in Italia: una filiera che connette direttamente la didattica al mondo dell’industria grazie alle partnership con aziende del cinema, della moda, del design e dell’intelligenza artificiale. Ne sono prova le collaborazioni con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la Milano Fashion Week, la Milan Games Week e prestigiosi festival internazionali. Con la sua vista sul futuro e un percorso che unisce tradizione artistica e sperimentazione contemporanea, Side Academy si conferma come una delle istituzioni più avanzate del panorama formativo europeo”.

Anna Rita Canone

Premio Sergio Leone 2025: due riconoscimenti a “C’era una volta a Roma”, romanzo d’esordio di Manuel de Teffé

Il romanzo “C’era una volta a Roma”, esordio nella narrativa del regista e sceneggiatore Manuel de Teffé si è aggiudicato due premi al Premio Sergio Leone – Città di Roma: il Primo Premio nella sezione Narrativa e Scrittura, assegnato dalla Giuria coordinata da Denise Furlan e il Premio Matrice Leone, assegnato dalla Commissione interna di Ipermedia CDE. Durante la serata di premiazione alla libreria Notebook dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, sono intervenuti gli attori Gianni Garko (grande estimatore del romanzo) e Corrado Solari, e i registi e sceneggiatori Romolo Guerrieri ed Ernesto Gastaldi. L’iniziativa, coordinata da Carlo Pepe, presidente di Ipermedia e da Fabrizio De Priamo, direttore artistico del Premio, è pensata e organizzata da Ipermedia CDE, è realizzata il patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, e di Sapienza Università di Roma, Confassociazioni e Confassociazioni Spettacolo.

“Ringrazio di cuore tutta la giuria del Premio Sergio Leone – sottolinea de Teffé – per l’attenzione con la quale ha letto le 500 pagine del mio romanzo. Finalmente ha preso il largo e galoppa una pagina mai narrata del costume italiano, quella della Dolce Vita travolta dalla rivoluzione culturale del western all’italiana, di cui mio padre, Anthony Steffen, fu uno dei protagonisti”. “C’era una volta a Roma” ha già vinto quest’anno il Primo Premio Letterario La Ginestra di Firenze, il Bond Street Award a Londra e il Premio Internazionale Donne d’amore dell’Associazione Naschira di Venezia. Tutte le notizie sul libro, presentazioni e novità al link ufficiale: www.ceraunavoltaaroma.net

Il romanzo “C’era una volta a Roma” è ambientato a Roma, nel 1965, nel pieno della Dolce Vita e delle proteste contro la guerra in Vietnam. “Per un Pugno di Dollari” di Sergio Leone ha un successo planetario e lancia un genere esplosivo: il western all’italiana. Il mondo del cinema è in fibrillazione, la pr manager dell’Hotel Hilton cerca di convincere il suo uomo ad abbracciare il nuovo filone. “C’era una volta a Roma” narra le vicende di un aristocratico attore teatrale shakespeariano, un guru di recitazione russa, un regista ebreo di documentari e un anziano imprenditore di grissini con un grande sogno, quello di trasformare il suo manoscritto segreto nel film: “Niente dollari per Django”.

“C’era una volta a Roma” è un romanzo ispirato alla storia familiare e artistica del padre dell’autore, Antonio de Teffé von Hoonholtz, attore romano di origine prussiana che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, fu protagonista di ventisette film western all’italiana con il nome d’arte di Anthony Steffen, detenendo così il record di più prolifico protagonista del settore. Nel settembre del 2007, durante la retrospettiva organizzata da Quentin Tarantino alla Mostra del Cinema di Venezia sul western all’italiana, Manuel de Teffé presentò al pubblico “Una lunga fila di croci” del regista Sergio Garrone, presente in sala, film dove compare per la prima volta proprio Anthony Steffen sul grande schermo. “Da quel momento – racconta de Teffé – iniziai lentamente a rimettere insieme uno stormo di memorie fantasmagoriche legate alla nascita di questo filone cinematografico. “C’era una volta a Roma” narra di un mondo del quale sono depositario: la Roma del 1965, la rivoluzione dello spaghetti western calata nella Dolce Vita, gli incredibili personaggi orbitanti attorno a quel periodo. Tutto ciò che ho visto, sentito, respirato e intuito sin da bambino, è qui, dentro questo libro. Tutti gli avvenimenti più recenti della mia vita mi indicavano che dovevo iniziare a ricomporre quel mosaico surreale, che dovevo iniziare a svuotare il sacco… E allora, come ammonisce John Ford nel suo inequivocabile ‘Print the legend!’ sul finale di ‘L’uomo che uccise Liberty Valance’, ho deciso di sedermi, scrivere la leggenda e darla alle stampe”.

L’AUTORE

Manuel de Teffé, romano, regista e sceneggiatore, studia Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma e si diploma in Regia cinematografica al M.I.F. di Angelo D’Alessandro. Inizia la carriera al Teatro Eliseo come assistente alla regia di Rossella Falk e Michele Placido, quindi lavora come regista televisivo per Morgan film e Lux Vide. Fonda in seguito Shineout, per la quale scriverà e dirigerà spot, campagne pubblicitarie, documentari e video musicali in tutto il mondo. Negli ultimi anni è stato direttore artistico per il gruppo francese Média-Participations. Attualmente lavora come regista e sceneggiatore a Parigi con SAJE distribution. “C’era una volta a Roma” è il suo primo romanzo.

Per informazioni:

www.ceraunavoltaaroma.net

Anna Rita Canone

Dallo sport alla cittadinanza: Elvanie Nimbona giura fedeltà alla Repubblica

Con l’emozione incisa sul volto, Elvanie Nimbona ha pronunciato la formula solenne: «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato».

Il giuramento, prestato davanti al vicesindaco di Pomigliano d’Arco Domenico Leone e suggellato dalla firma sul documento ufficiale, rappresenta non solo un passaggio amministrativo, ma il compimento di un percorso umano, sociale e civile. Diventare cittadini italiani significa essere parte attiva di una comunità, condividere valori, diritti e doveri, contribuendo ogni giorno alla vita del Paese.

Nata in Burundi nel 1998 e cresciuta in un contesto segnato dalla guerra e dall’instabilità, Elvanie Nimbona è arrivata in Italia nel 2018. Inizialmente attraverso lo sport, ha trovato nel territorio che l’ha accolta uno spazio di integrazione e riscatto. Mezzofondista di talento, ha costruito la propria carriera grazie al sostegno di realtà sportive come il Tuscany Camp, la Caivano Runners e la Carmax Camaldolese, affermandosi a livello nazionale e internazionale.

La cerimonia è stata condivisa con il marito, la figlioletta e una cerchia di amici, simbolo di una rete sociale che negli anni si è consolidata attorno a lei. «Ho ancora qualche difficoltà con la lingua – ha raccontato – ma la affronterò con lo stesso impegno che metto nello sport. Qui mi sono sentita accolta e rispettata. Pomigliano è una città tranquilla, che considero casa. Ogni vittoria futura sarà anche un ringraziamento a questo territorio e a chi mi ha dato fiducia».

Il percorso di Elvanie testimonia il valore dello sport come strumento di inclusione, coesione sociale e partecipazione attiva. Un esempio concreto di come l’impegno individuale, unito al sostegno delle istituzioni e delle comunità locali, possa trasformare una storia di fuga in una storia di appartenenza. Per l’atletica italiana del fondo e del mezzofondo femminile, l’acquisizione della cittadinanza rappresenta anche una prospettiva importante in chiave sportiva.

Ma, al di là dei risultati agonistici, il giuramento di Elvanie Nimbona racconta un’Italia capace di riconoscere il merito, valorizzare il talento e costruire futuro attraverso l’integrazione. Un nuovo capitolo si apre per una donna che ha fatto dello sport e dei valori repubblicani i pilastri del proprio cammino umano e professionale.

Peppe Sacco

La spazzatura soffoca Gaza

DropSite ha effettuato un reportage su un aspetto sottovalutato a Gaza: l’emergenza spazzatura.

Questa è la mia tenda e questa è la discarica di fronte alla quale vivo”, ha detto Amin Sabri a Drop Site. “Non dormiamo, né di notte né di giorno, a causa dell’immondizia. L’odore ci assale costantemente e i nostri bambini sono malati. Soffrono di forti mal di testa. Siamo infestati da germi e insetti“.

Negli ultimi due anni, le infrastrutture civili di Gaza sono state sistematicamente distrutte dall’esercito israeliano, compresi i servizi di gestione dei rifiuti. Enormi cumuli di immondizia si sono accumulati in tutta l’enclave. Mercati un tempo affollati e strade ombreggiate dagli alberi si sono trasformati in infinite montagne di rifiuti, aggravando gravemente la crisi ambientale e sanitaria di Gaza.

Prima della guerra, la raccolta dei rifiuti a Gaza City era coordinata tramite il sito di trasferimento di Yarmouk, situato vicino allo stadio cittadino, e trasportati alla discarica di Johr El-Deek. Con Johr El-Deek inaccessibile – situata a est della “linea gialla” con le forze militari israeliane di occupazione – l’impianto di Yarmouk è stato ora trasformato in un’enorme discarica.

I pochi veicoli per la discarica ancora operativi a Gaza salgono fino alla sommità del sito di Yarmouk e scaricano ogni giorno più rifiuti non trattati. Alcune comunità ricorrono alla combustione dei rifiuti, rilasciando nell’aria fumi tossici. I bambini corrono tra le colline di rifiuti in decomposizione cercando di recuperare ciò che possono.

Siamo stati sfollati dalla città di Beit Lahia, nella Striscia di Gaza settentrionale, e siamo arrivati ​​a Gaza City. Abbiamo scoperto che gli sfollati erano ammassati in ogni angolo della Striscia. Siamo stati costretti a vivere in mezzo ai rifiuti, nella discarica di Yarmouk del comune di Gaza”, continua Sabri. “Pensavamo di stare in un posto sicuro, in un posto decente. Ma siamo stati costretti qui; non c’è nessun altro posto dove andare. Siamo stati costretti a stare in questa discarica, in mezzo ai rifiuti e ai rifiuti… Sto soffrendo a causa di questa discarica. Soffro per i germi, i topi e i cani. Ogni giorno trovo 20 o 30 topi nella mia tenda, proprio dentro. Non ho nemmeno una tenda adatta alla vita umana“.

Sabri ha detto che le recenti tempeste invernali e le inondazioni a Gaza stanno causando ancora più devastazione. “I nostri figli hanno sviluppato malattie; hanno resistito, ma questo odore forte e disgustoso continua a soffiare verso di noi, oltre ogni immaginazione. Quando piove, le acque reflue ci scorrono addosso. Quando piove, tutto questo ci piomba addosso“.

Già prima della guerra, Gaza si trovava ad affrontare gravi problemi di gestione dei rifiuti, con solo tre grandi discariche già operative oltre la loro capacità. Tutte e tre queste discariche rimangono inaccessibili, anche dopo il “cessate il fuoco”, e si trovano in aree ora controllate dall’esercito israeliano. Durante la guerra, sono state utilizzate al loro posto decine di discariche temporanee e sovraffollate in aree densamente popolate. Tra ottobre 2023 e novembre 2025, circa 900.000 tonnellate di rifiuti solidi sono state prodotte e scaricate in discariche temporanee in tutta Gaza, secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP).

Anche la stragrande maggioranza dei veicoli per la raccolta e il trasferimento dei rifiuti a Gaza, già scarsi prima della guerra, è stata distrutta: da 261 prima della guerra a soli 48 oggi, secondo l’UNDP. Il numero di contenitori per i rifiuti è passato da 7.300 a 900, mentre il numero di macchinari per la discarica è passato da 18 a zero. Nonostante l’accordo di cessate il fuoco di due mesi fa, Israele ha impedito l’arrivo di nuove forniture: “L’ingresso di camion per la raccolta dei rifiuti, la raccolta dei rifiuti sanitari e i macchinari e gli strumenti per il trattamento sono ancora sospesi, insieme ad altre forniture essenziali come i pezzi di ricambio per i punti di raccolta e i contenitori per i rifiuti”, ha dichiarato l’UNDP in un rapporto di questo mese.

Il rapporto dell’UNDP ha anche lanciato un allarme preoccupante in merito alle piogge invernali e alle inondazioni che hanno colpito Gaza nelle ultime due settimane. “Con l’avvicinarsi dell’inverno, la situazione presenta nuove sfide. Le piogge e le inondazioni potrebbero diffondere i rifiuti accumulati nelle comunità circostanti e contaminare le fonti d’acqua”, si legge nel rapporto. “I sistemi di drenaggio bloccati e i rifiuti non raccolti aumentano il rischio di malattie trasmesse dall’acqua e ostacolano l’accesso ai rifugi. Senza una raccolta dei rifiuti continua e uno smaltimento sicuro, si prevede che i rischi per la salute pubblica aumenteranno in questa stagione”.

Circa 350.000 tonnellate di rifiuti solidi si sono accumulate nella sola Gaza City, secondo Hosni Mhana, portavoce del Comune di Gaza. “La città di Gaza oggi sta attraversando una serie di gravi crisi, prima fra tutte la crisi causata dall’accumulo di enormi quantità di rifiuti”, ha dichiarato Mhana a Drop Site. “L’occupazione israeliana [ha impedito] alle squadre municipali di raggiungere la discarica principale a est della città, nella zona di Johr El-Deek. Di conseguenza, il comune è stato costretto a stoccare i rifiuti nel centro città, e quindi questi rifiuti accumulati sono diventati una bomba a orologeria piazzata al centro della città”.

Mhana ha sottolineato le crisi causate dall’accumulo di rifiuti solidi. “In primo luogo, come pericolo per l’ambiente e la salute pubblica a causa dell’accelerata diffusione di malattie e delle conseguenti epidemie tra i residenti circostanti. In secondo luogo, in termini di estrema diffusione di insetti, roditori e cattivi odori. Oggi, questi rifiuti minacciano la vita dei residenti e degli sfollati che vivono nelle vicinanze, soprattutto alla luce della crisi idrica, che continua a essere necessaria per la pulizia e la disinfezione”.

L’esercito israeliano ha anche distrutto centinaia di migliaia di metri della rete fognaria di Gaza, insieme a quasi tutti i suoi impianti di pompaggio e trattamento delle acque reflue. “Il bacino idrico di Sheikh Radwan è ora diventato un ambiente fertile per la diffusione di malattie ed epidemie, a causa dell’accumulo di acque reflue e delle loro perdite in questo bacino, che era destinato alla raccolta dell’acqua piovana”, ha detto Mhana.

“Oltre il 95% delle infrastrutture totali di Gaza City è stato distrutto a causa della guerra genocida condotta dall’occupazione israeliana nel corso di due anni interi. Di conseguenza, stiamo parlando di una realtà incredibilmente pericolosa, un collasso quasi totale dei servizi essenziali”, ha aggiunto. “Il comune oggi si trova ad affrontare sfide importanti, prima tra tutte la crisi dell’accumulo di rifiuti nel centro della città”.

Anna Rita Canone

Italia tra i Paesi che buttano più cibo

Lo spreco alimentare domestico resta un problema diffuso in tutta Europa, ma l’Italia si colloca sopra la media dei principali Paesi UE. «Lo spreco medio settimanale pro capite è pari a 555,8 grammi in Italia, contro 512,9 grammi in Germania, 469,6 nei Paesi Bassi, 459,9 in Francia e 446,5 in Spagna» osservano gli analisti di Ener2Crowd, la piattaforma ed app numero uno in Italia per gli investimenti ESG, riferendosi ai dati Waste Watcher International, International Center for Social Research ed Eurostat.

Il dato italiano migliora rispetto al 2024, ma il confronto europeo mostra un ritardo strutturale. «Il divario non è solo economico, ma organizzativo e culturale» spiegano da Ener2Crowd, sottolineando come nei Paesi con sprechi più contenuti siano più diffusi strumenti di pianificazione degli acquisti, filiere corte e politiche di recupero.

Il Natale 2025 segna un passo avanti, ma il confronto europeo dimostra che esiste ancora un ampio margine di miglioramento, soprattutto sul fronte domestico.

«Il valore monetario dello spreco annuale italiano —circa 12,55 miliardi di euro— se reindirizzato verso investimenti ESG, finanzierebbe centinaia di progetti rinnovabili, trasformando una perdita economica in rendimento e impatto positivo» concludono gli analisti di Ener2Crowd.

Anna Rita Canone

Presepe vivente specialissimo

I nonni ospiti di Villa Carmelina a San Felice a Cancello si mettono in scena con tutta la loro simpatia e le proprie forze. Sarà un Presepe Vivente Specialissimo, come non lo avete di certo mai visto. Divertimento assicurato” così recita l’invito.

Alessandra Vignati spiega l’evento: “Con l’approvazione della titolare Carmela Minicozzi, sempre pronta a darsi da fare per fare stare bene i suoi ospiti, e la collaborazione del suo valido staff, ho cercato di assecondare l’ incredibile voglia di mettersi in gioco dei nonni e delle nonnine , ospiti della RSA Villa Nonna Carmelina di San Felice a Cancello, dove lavoro come animatrice. E’ nato così un singolarissimo Presepe Vivente che non ha nessuna pretesa, se non quella di scatenare sorrisi: sia da parte degli spettatori, che da quella degli stessi interpreti. Useremo oggettistica semplice, materiali riciclati e parecchia fantasia. E dove ci manca qualcosa ( per es. chi possa fare il bue) risolviamo concentrando l’attenzione del pubblico sull’asinello.

Tutti invitati per due serate diverse.

Anna Rita Canone