SARDEGNA, BASTA FAKE NEWS: CHI NAVIGA RISPETTA L’AMBIENTE E GLI OPERATORI FANNO LA LORO PARTE

«Basta falsi colpevoli, servono soluzioni concrete». Con queste parole Claudio Denzi, Presidente dell’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna (AssonauticiSardegna.org), respinge le accuse generalizzate alla nautica, apparse in questi ultimi giorni in alcuni servizi giornalistici nazionali.

Secondo l’Associazione –che rappresenta circa cento operatori tra Olbia e Santa Teresa di Gallura– recenti articoli e servizi TV hanno diffuso immagini datate e fuori contesto, dipingendo i diportisti come i principali responsabili del degrado dell’Arcipelago. “Ma è una fake news che danneggia i professionisti seri, il turismo e perfino le autorità che vigilano con impegno” sottolinea Claudio Denzi.

Gli operatori ricordano che il problema maggiore non sono le barche in rada, ma la pressione antropica a terra: fino a 6.000 turisti al giorno approdano su isole delicate come Spargi, con impatti ben più pesanti di quelli della nautica regolamentata.

Attraverso l’uso di immagini obsolete (risalenti almeno al 2 maggio 2018) proposte come se fossero attuali dalla stampa e dai TG nazionali, si è voluto dare al pubblico la sensazione che quelle barche oggi sostino in zone interdette, cosa che non corrisponde al vero. Le foto mostrano barche ormeggiate esattamente dove erano autorizzate a stare, trattandosi a quei tempi di punti di libero ancoraggio.

“Certo non è intenzione dell’Associazione difendere i diportisti maleducati. Ma vogliamo e dobbiamo tutelare i professionisti disciplinati, che certo sanno bene dove ancorare e non violano le regole perché rischiano il lavoro” dichiara Claudio Denzi, Presidente dell’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna.

Gli articoli che parlano di “overdose” di barche dipingono il settore nautico come predatore del territorio, omettendo che gli operatori chiedono da sempre regole chiare e controlli seri, non privilegi né deroghe. Il vero problema è la pressione antropica a terra.

“Per conservare le spiagge dell’Arcipelago —e contemporaneamente esercitare l’economia nautica— vi è solo un rimedio: rendere le spiagge raggiungibili solo a nuoto, senza attrezzature, restando per pochi minuti sul bagnasciuga prima di tornare a bordo. Così non si sottrae un granello di sabbia, non si calpesta la vegetazione pioniera e non si disturba la fauna selvatica” mette in evidenza Claudio Denzi.

Già lo scorso anno, come riportato dall’ANSA (link), l’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna aveva proposto seriamente di limitare gli sbarchi, permettendo l’accesso alle spiagge solo a nuoto, in costume, con permanenza limitata al bagnasciuga.

L’Associazione è stata anche tra le prime a denunciare la mattanza dei cinghiali di Spargi, ricordando che la vera causa degli incidenti (un bambino venne aggredito da un ungulato) è il comportamento dei turisti che —contravvenendo ai divieti— danno da mangiare agli animali, perfino gelati (Corriere della Sera, articolo del 3 settembre 2024).

“Noi operatori del diporto siamo disposti a fare sacrifici, ma devono esserlo anche gli altri: è irricevibile un divieto di sbarco solo per alcune categorie, così come è inutile istituire regole se poi non vengono fatte rispettare” conclude il Presidente dell’Associazione Operatori Nautici NordEst Sardegna.
 

Ecco le proposte concrete di AssonauticiSardegna.org:

  • divieto di sbarco sugli arenili se non a nuoto, per proteggere dune e vegetazione pioniera;
  • aumento della tassa di ingresso al Parco e soprattutto cambiamento nei metodi di controllo degli incassi;
  • divieto di ancoraggio alle mega barche, come già avviene in Francia;
  • carbon tax sui motori termici per finanziare un corpo di vigilanza ambientale;
  • regole uguali per tutti: operatori locali, nazionali e turisti privati.

Anna Rita Canone

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