“Così piccolo, così potente”: il 5X1000 a Fondazione Foresta rompe il silenzio sulla fertilità maschile

Il tema della denatalità è sempre più centrale nelle politiche socio-sanitarie di tutta Europa. In Francia, il governo ha varato un piano per la preservazione della fertilità che prevede l’invio di una comunicazione a tutti i 29enni per informarli sui limiti biologici della fertilità e sulle possibilità di preservarla, oltre al rafforzamento dei percorsi di accesso alla crioconservazione degli ovociti per le donne. Il Presidente Macron lo definisce “riarmo demografico” per contrastare il forte calo della fertilità che conta meno di 700 mila nuovi nati nel 2023. 

In Toscana il dibattito si è acceso attorno alla possibilità di sostenere economicamente il congelamento degli ovociti e, più in generale, attorno a una maggiore attenzione pubblica alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Il tema è diventato da diverso tempo una questione di sanità pubblica con le Regioni che però hanno regole e ritmi differenziati con l’età di accesso alla PMA e l’organizzazione dei servizi. Anche le imprese private iniziano a muoversi: il caso Diesel, con l’inserimento del congelamento degli ovuli tra i benefit aziendali, ha mostrato che la fertilità è ormai entrata anche nel linguaggio del welfare, sollevando alcune critiche. 

È su questo tema su cui si focalizza la nuova campagna 5×1000 di Fondazione Foresta ETS, “Così piccolo, così potente”, riferendosi allo spermatozoo e al suo viaggio verso l’ovocita. Ma non solo. In occasione della campagna, Fondazione Foresta ETS riafferma la propria missione civile e scientifica ponendosi come interlocutore autorevole per le istituzioni.

“Consapevole che la crisi demografica non si risolve con annunci, ma con una strategia clinica e sociale di lungo respiro, dichiariamo la nostra piena disponibilità a partecipare a un tavolo di confronto tecnico con il Governo e le principali società scientifiche”, dichiara il professor Carlo Foresta, presidente e fondatore della Fondazione. “L’obiettivo è trasformare la prevenzione dell’infertilità e la tutela della salute riproduttiva maschile in pilastri dell’agenda pubblica, portando proposte concrete basate su vent’anni di ricerca e screening sul campo per contrastare efficacemente la denatalità in Italia. La fertilità non può più essere considerata un fatto privato da affrontare tardi, quando il problema è già esploso e diventa più difficile da trattare, allungando ulteriormente i tempi per la ricerca di un figlio quando già le coppie si avvicinano sempre più tardi alla genitorialità”.

Ed è proprio qui che la campagna di Fondazione Foresta ETS assume un significato che va oltre la raccolta fondi. Perché, se da un lato chiede ai cittadini di sostenere concretamente attività già esistenti, dall’altro ricorda alle istituzioni che l’infertilità non si affronta con slogan sulla natalità. La Fondazione, anche attraverso i propri progetti nelle scuole e le campagne di prevenzione, lavora esattamente in questa direzione. 

“Questo tema si affronta con informazione precoce, prevenzione, educazione sessuale, accesso agli screening, ricerca clinica e strumenti che permettano ai giovani di conoscere davvero i tempi e i rischi della propria salute riproduttiva”, conclude Foresta. “Il punto, allora, è semplice: se in Francia il tema è arrivato al centro dell’agenda pubblica e se anche regioni e aziende iniziano a interrogarsi su strumenti concreti, l’Italia non può continuare a parlare di denatalità ignorando la prevenzione dell’infertilità. Il rischio è di trasformare un problema sanitario e sociale in un dibattito ideologico. E invece servirebbe una scelta politica chiara: riconoscere che tutelare la fertilità significa tutelare la salute. Bisogna informare i giovani prima, spiegare i fattori di rischio, rendere accessibili controlli e percorsi di tutela della fertilità e da parte dello Stato incentivare il welfare per le giovani coppie con figli”.

Anna Rita Canone

Lascia un commento