Il santuario di Lourdes a Budapest

Panorama di Budapest dalla Cittadella

Budapest, la capitale dell’Ungheria, è diventata una meta turistica internazionale: è piena di storia, di cultura e di innumerevoli monumenti da ammirare. La città ha una posizione incantevole, in quanto il fiume più lungo navigabile dell’Europa, il Danubio, la divide in due: la riva dell’ovest con la zona collinare residenziale Buda e il vecchio centro storico Óbuda; ivi in epoca romana nasceva Aquincum, capitale della Pannonia inferiore e riconducibile al Grande Impero Romano. Mentre sull’argine opposto, pianeggiante, si trova il centro storico – amministrativo, Pest. L’unificazione nell’800 di questi tre centri ha dato vita alla nascita di Budapest, alla metropoli di oggi, con circa 2 milioni di abitanti. Le colline che s’innalzano timidamente in vari punti della città offrono una veduta spettacolare sulla città, tra queste la più conosciuta in sorgenza della collina Gellért è la Cittadella, alta appena di 140 metri. In cima sul punto più alto, attorniata dalle mura della fortezza che fungono da belvedere, si ammira un panorama con una visione suggestiva.

La collina porta il nome di San Gerardo vescovo italiano, nato attorno al 980 a Venezia, cresciuto secondo le rigide regole dei benedettini “ora et labora”. Caso volle, che durante un suo lungo pellegrinaggio ha conosciuto un abate ungherese, che lo invitò in Ungheria, dove Santo Stefano, primo re d’Ungheria, gli affidò l’istruzione del proprio figlio, del principe Emerigo e la divulgazione del cristianesimo in tutto il Paese. L’Ungheria di allora era ancora fortemente pagana, per cui la conversione del popolo al cristianesimo gli costò la vita, proprio qui in collina.

La statua di San Gerardo in collina

Sulla sponda che costeggia le acque del fiume da più vicino, ecco che troviamo un luogo di culto, chiamato la Cappella di Nostra Signora. Esaminando la struttura geologica della montagna, essa è composta di cavità rocciose, che si dividono con grade armonia in grotte a diversi livelli; esse si affacciano in bella vista, una più vecchia ed una più recente (è stata completata nella prima parte del 1900). In una di questa si trova la chiesetta in memoria all’Ordine Paolino, l’unico ordine ungherese per monaci, fondato dall’eremita Beato Eusebio in osservanza alle discipline religiose del primo eremita cristiano San Paolo. Nell’altra cavità, grazie anche alle sue acque sorgive curative, si trova un santuario in ricordo alla cappella di Lourdes. Bisogna evidenziare che l’idea insolita di costruire un tempio proprio qui, è dovuta ad un gruppo di pellegrini ungheresi, quando nel 1924 ha visitato il luogo sacro in Francia.

Chiesa di Nostra Signora e la cappella dei Padri Paolini

Peraltro esistono tanti documenti storici a testimoniare che all’interno della collina i movimenti geologici trasformavano continuamente l’aspetto naturale delle cavità, ma è altrettanto vero che anche la mano dell’uomo abbia contribuito nell’ampliamento delle grotte. Negli anni successivi la storia, la guerra, la politica hanno determinato il destino di questi monumenti, per un periodo di tempo sono rimasti chiusi con il divieto di frequentazione disposta dalle autorità, finché il grande cambiamento politico con il cessare del comunismo hanno ripristinato definitivamente l’apertura e la missione della Chiesa.

Nel contempo la storia è stata generosa dimolti rivelazioni eccezionali, una riguarda appunto la figura del fondatore dell’ordine Paolino, Beato Eusebio che, si dice, nella prima metà del 1200 si era recato di persona in visita dal Papa in Italia per avvalorare con la più alta benedizione l’ordine da lui istituito. In questa circostanza egli si è incontrato con San Tommaso d’Aquino, quale a sua volta ha sostenuto con fervore perorazione gli interessi dei Padri paolini. Forse proprio questo transito, oltre la ben estesa parentela del grande pensatore e filosofo cristiano del Medioevo, imparentata negli anni successivi con famiglie nobili di varie nazionalità, e insieme alle loro generazioni successive avranno dato lo spunto agli studiosi ungheresi nell’approfondire le ricerche dei possibili consanguinei ungheresi, esistenti molto probabilmente sino ai giorni nostri, di San Tommaso d’Aquino.

Come si evince anche da questo breve racconto, le vie della storia comune risultano sempre meravigliosamente interminabili.

La copertina del libro
San Tommaso d’Aquino e i discendenti ungheresi

Judith Jambor

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