La situazione geopolitica in Medio Oriente resta turbolenta.
In Iran, i civili pagano un prezzo molto alto: bombardamenti da USA e Israele, l’Ucraina che attacca una nave, il regime che continua a uccidere prigionieri politici giovanissimi, una situazione economica disastrosa.
Le parole di Rozita Shoaei squarciano il velo su ciò che sta succedendo.
E’ una testimonianza molto importante, anche perché i media non ne parlano. I social media, più pluralisti, per fortuna offrono notizie in tempo reale.
In Italia si sa ancora troppo poco di ciò che accade in Iran.
Rozita spiega perché i cittadini iraniani presenti in Italia si sono mobilitati per dire NO alla guerra:
“Una guerra che usa la sofferenza del popolo iraniano, parla in nome della sua libertà, ma serve innanzitutto gli interessi strategici e geopolitici delle potenze coinvolte.
Non possiamo accettare che gli Stati Uniti, Israele o qualsiasi altra potenza utilizzino oggi il dolore e il desiderio di libertà degli iraniani per giustificare una guerra condotta secondo i propri interessi.
La storia ci ha già mostrato troppe volte che le guerre presentate come missioni di liberazione lasciano dietro di sé morte, distruzione, instabilità e perdita di sovranità.
Per questo non posso credere che la libertà del mio popolo possa arrivare attraverso le bombe.
Distruggere le infrastrutture dell’Iran significa distruggere il futuro del Paese.
Significa colpire ospedali, reti energetiche, strade, servizi e tutto ciò di cui il popolo avrà bisogno per rialzarsi. Significa rendere l’Iran più povero, più fragile e più vulnerabile agli interessi politici ed economici delle potenze straniere, mettendo a rischio le sue ricchezze, la sua identità e la sua sovranità.
Ma dire no alla guerra non significa tacere davanti ai crimini della Repubblica Islamica.
Mentre il Paese viene attaccato, in Iran continuano gli arresti, le condanne e le impiccagioni in piazza. Il regime usa la guerra e la difesa dell’integrità territoriale per intensificare la repressione e soffocare ancora di più ogni voce di dissenso.
Difendere l’Iran non significa difendere la Repubblica Islamica.
E opporsi alla Repubblica Islamica non significa accettare che l’Iran venga bombardato, distrutto o trasformato nel campo di battaglia degli interessi altrui.
Io non voglio scegliere tra la violenza di un regime che opprime il mio popolo e quella di una guerra che pretende di liberarlo distruggendo il suo futuro.
Non voglio che la sofferenza degli iraniani venga usata per giustificare le bombe.
E non voglio che le bombe vengano usate dal regime per giustificare altre esecuzioni, altra repressione e altro sangue.
L’Iran appartiene agli iraniani.
Sono gli iraniani, nella loro pluralità, a dover decidere liberamente il destino del proprio Paese, senza dittature interne, senza imposizioni esterne e senza guerre.
Oggi scenderemo in piazza per condannare con chiarezza ogni guerra e ogni forma di violenza contro l’Iran, così come contro qualsiasi altro popolo.
Perché la libertà non nasce dalle bombe.
La sovranità non si difende con le impiccagioni.
E nessun popolo deve essere sacrificato agli interessi di chi detiene il potere.
No alla guerra.
No alla Repubblica Islamica.
Sì alla libertà, alla dignità e all’autodeterminazione del popolo iraniano”.
Libertà, autodeterminazione, democrazia, cambio di regime: è ciò che tutti i cittadini iraniani, sparsi nel mondo dal 1979, si augurano. Sono diritti fondamentali e nessuno realizza, tra l’altro, che un Iran libero, democratico, denuclearizzato e stabile politicamente può costituire un’importante pedina sullo scacchiere mediorientale.
Anna Rita Canone
