Luxyvet presenta la prima penna- laser per curare cani e gatti

Dal cuore del distretto biomedicale di Padova alla conquista del mercato americano. Luxyvet, brand della Swiss & Wegman Srl, annuncia il debutto di Penny Vet in occasione della VMX (Veterinary Meeting Expo) di Orlando, il più importante meeting internazionale dedicato alla medicina veterinaria che si tiene dal 17 al 21 gennaio. Si tratta di una rivoluzione nella cura dei nostri piccoli amici: lo strumento laser ha le dimensioni di una penna, si può dunque trasportare con facilità e garantisce cure “umane” anche a cani e gatti, che così possono guarire in minor tempo.

Penny Vet rappresenta una vera rivoluzione copernicana per la categoria: è il primo laser a diodo professionale le cui dimensioni superano di poco quelle di una comune penna del diametro di 18 millimetri, consentendo al professionista di portarlo comodamente nel taschino del camice. Grazie alla tecnologia a diodo e all’uso di fibre ottiche da 300 micron, Penny Vet permette di passare istantaneamente dalla laserterapia antalgica (per trattare infiammazioni e dolori cronici senza effetti collaterali) alla chirurgia mini-invasiva, grazie alla versione “X” dotata di puntale intercambiabile.

A differenza delle soluzioni attualmente presenti sul mercato, Penny Vet e Penny Vet X sono i primi a integrare completamente la sorgente laser, l’elettronica di controllo e l’alimentazione in un formato compatto e autonomo, eliminando la necessità di una console esterna, mantenendo però tutta l’efficienza. Si precisa che sono prodotti destinati all’uso professionale: possono essere usati solo dai veterinari ed al momento il prodotto è riservato al mercato USA.

La presentazione a Orlando risponde alla volontà di Luxyvet di introdurre sul mercato internazionale una piattaforma tecnologica che rende la fotobiomodulazione e la chirurgia laser più accessibili, flessibili e integrabili nella pratica quotidiana dei veterinari, aprendo una nuova fase nell’utilizzo del laser come strumento clinico diffuso e non più legato a postazioni fisse.

Swiss & Wegman, guidata dal CdA composto da Roberto Pistolato, Andrea Pilotto e Maurizio Manfrin, vanta un’esperienza consolidata dal 2009 e certificazioni che garantiscono i massimi standard di sicurezza. Oggi vi lavorano una ventina di persone e nel 2025 ha visto un aumento di oltre il 45% del fatturato sul 2024: progettazione e realizzazione dei prodotti sono tutti Made in Italy. 

Mentre Luxyvet brilla a Orlando, il gruppo Swiss & Wegman presidia contemporaneamente l’odontoiatria umana alla fiera AEEDC di Dubai (è una delle maggiori fiere mondiali nel settore dell’odontoiatria, dal 19 al 21 gennaio) dove l’azienda sarà presente col brand Medycore.

“Siamo orgogliosi di essere i primi a garantire una portabilità totale unita a una fruibilità ottimale” spiega Maurizio Manfrin, CEO & Founder di Swiss & Wegman. “Penny Vet è stato concepito per rispondere alle esigenze del veterinario moderno, sia in clinica che nei trattamenti a domicilio. La nostra missione è chiara: aiutare i nostri piccoli amici a 4 zampe attraverso l’impiego delle nuove frontiere tecnologiche. Con questo dispositivo, garantiamo la massima precisione su animali di ogni taglia sfruttando protocolli clinici validati, semplici e veloci da eseguire . Vedere come la luce laser possa eliminare il dolore e accelerare la guarigione, proteggendo la vita dei nostri compagni, è ciò che ci spinge a innovare costantemente. Swiss & Wegman sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Una solida piattaforma tecnologica con prodotti maturi, un team in crescita e una visione internazionale chiara. La presentazione di nuovi prodotti sul mercato USA rappresenta per noi un importante passo di questa nuova fase, in cui portiamo l’eccellenza ingegneristica italiana sul palcoscenico globale della veterinaria”.

“La nostra presenza simultanea a Orlando per la veterinaria e all’AEEDC di Dubai per l’odontoiatria umana rappresenta l’essenza della nostra visione”, dichiara il presidente del Gruppo, Roberto Pistolato. “Swiss & Wegman trasferisce da anni il rigore scientifico e l’innovazione del settore medicale umano direttamente nel mondo animale. Non facciamo distinzioni sulla qualità: i medesimi standard di sicurezza che applichiamo per l’uomo sono replicati per gli animali. Essere presenti in due poli globali così distanti testimonia la solidità di un gruppo che crede nel progresso tecnologico come linguaggio universale per il benessere di ogni essere vivente. Presentarsi contemporaneamente a Orlando e a Dubai è il segnale concreto di un’azienda che sta consolidando il proprio posizionamento e preparando l’espansione internazionale. Swiss & Wegman oggi non è più una piccola realtà innovativa, ma un gruppo che sta costruendo metodo, struttura e governance per competere stabilmente nei mercati della medicina veterinaria e umana”.

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

LASERTERAPIA VETERINARIA

La laserterapia veterinaria rappresenta una frontiera d’eccellenza per la cura dei nostri piccoli compagni. Grazie alla sua capacità di stimolare la rigenerazione tissutale e la biostimolazione post-chirurgica, il laser è fondamentale nel trattamento di dolori acuti e post-operatori, offrendo una terapia antalgica immediata e non invasiva. LUXYVET propone un laser terapeutico specifico per il mondo veterinario, ideale per trattare differenti patologie in modo non invasivo e soprattutto per diminuire considerevolmente, ed in molti casi eliminare, l’uso di farmaci. Questo specifico dispositivo sfrutta la luce laser monocromatica coerente e altamente concentrata per il trattamento dei tessuti danneggiati o infiammati degli animali. La luce che viene emessa dal laser terapeutico viene assorbita dalle cellule del tessuto, stimolando la produzione di energia cellulare, migliorando la circolazione sanguigna e il metabolismo cellulare. L’obiettivo è quello di portare ad un aumento del flusso di nutrienti e di ossigeno nei tessuti, in modo da facilitare la guarigione delle lesioni e ridurre l’infiammazione. La laserterapia veterinaria e l’uso di un apposito laser chirurgico sono particolarmente utili per trattare una vasta gamma di condizioni, tra cui: lesioni muscolari e articolari, problemi dermatologici, lesioni nervose, dolori cronici e infiammazioni. Dove trova la maggior efficacia però è la decontaminazione batterica permettendo di sostituire la somministrazione di antibiotici nel caso di applicazioni locali come ferite, dermatite, post-operatori, fiatole, ecc.  Il trattamento laser non è invasivo ed è indolore; spesso viene utilizzato in combinazione con altre terapie per aumentare l’efficacia complessiva. La durata del trattamento di laserterapia può variare e dipende dalle condizioni specifiche dell’animale e dalla gravità del danno dei tessuti ma comunque resta forse il più veloce fra i trattamenti terapeuti. Spesso 30 secondi di trattamento sono sufficienti. In generale, l’uso del laser terapeutico garantisce un trattamento efficace e sicuro per molti problemi di salute degli animali domestici e da lavoro. È straordinariamente efficace nelle affezioni cutanee, accelerando la guarigione di ferite, vasculiti, panniculiti e piodermiti. Risulta risolutivo contro diverse forme di dermatite (inclusa quella da Malassezia o la miliare felina), il granuloma eosinofilo e infezioni come la tigna. Anche in caso di parassitosi come la rogna rossa (demodettica) o sarcoptica, e in patologie ortopediche come la sesamoidite, il laser riduce l’infiammazione e il prurito, garantendo un recupero rapido e indolore.

Swiss & Wegman

Swiss & Wegman è un’azienda italiana attiva dal 2009 nel settore dei dispositivi medicali a tecnologia laser, specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione diretta di soluzioni ad alta precisione per applicazioni terapeutiche, chirurgiche e riabilitative. Con sede operativa a Padova, Swiss & Wegman opera secondo standard di qualità certificati (ISO 9001 e ISO 13485) secondo le severe direttive ed i regolatori attuali, specifici per i dispositivi medici e vanta oltre 17 anni di esperienza, una presenza commerciale in più di 14 Paesi, un importante parco installato e più di 100 protocolli clinici certificati. Il modello aziendale è fortemente orientato all’innovazione, controllo diretto della filiera, formazione clinica e supporto continuo al professionista sanitario

Luxyvet – Veterinary Brand

Luxyvet è il brand di Swiss & Wegman dedicato esclusivamente al mondo veterinario, nato per rispondere all’esigenza di strumenti specificamente progettati per la specie animale, e non adattati dalla medicina umana. La gamma Luxyvet comprende laser terapeutici e chirurgici a diodo ad alte prestazioni (portatili e trasportabili), utilizzati in ambito terapeutico, traumatologico, dermatologico, odontostomatologico e chirurgico, con l’obiettivo di garantire massima efficacia clinica e minima invasività per l’animale. Il brand si distingue per: progettazione e produzione interna, protocolli clinici validati, formazione teorico-pratica certificata e forte integrazione tra tecnologia, clinica e crescita economica dello studio veterinario. Con un diametro di soli 18 mm, una lunghezza di 170 mm e un peso di 65 grammi, Penny Vet introduce un concetto di portabilità mai visto prima in ambito veterinario, trasformando il laser in uno strumento realmente “ready to use”, sempre disponibile e utilizzabile in qualsiasi contesto clinico, ambulatoriale.

Medycore – Medical & Human Health Brand

Medycore è il brand di Swiss & Wegman dedicato al settore medicale umano, focalizzato su soluzioni laser per applicazioni odontoiatriche, dermatologiche, fisioterapiche, terapeutiche e chirurgiche. Il brand si rivolge a professionisti sanitari che cercano tecnologie affidabili, clinicamente validate e integrate in un ecosistema di formazione e supporto, con un approccio orientato alla qualità della cura, alla riduzione dell’invasività e al miglioramento della qualità di vita del paziente. Medycore rappresenta la naturale estensione medicale del know-how tecnologico e clinico maturato da Swiss & Wegman nel corso degli anni.

Anna Rita Canone

Chi sono oggi gli italiani che partono e perché

Basandosi su rilevazioni interne e sugli ultimi dati Istat, Eurostat e World Tourism Organization (UNWTO), Vamonos-Vacanze.it, il tour operator italiano specializzato invacanze di gruppo, rileva un grande cambiamento in corso in relazione ai viaggiatori italiani e alle loro motivazioni.

Il 72% degli italiani sceglie il viaggio in base allo stato emotivo, non alla destinazione, il 64% dichiara che il viaggio serve a “staccare mentalmente”, non solo a riposare, il 58% considera il viaggio una forma di benessere personale.

Chi sono oggi gli italiani che partono e perché?

Non esiste più “il viaggiatore tipo”: oggi a cambiare non sono solo le mete, ma le personalità di chi viaggia. È questa la fotografia che emerge dalle analisi di Vamonos Vacanze, che da anni osserva l’evoluzione dei comportamenti, delle motivazioni e delle aspettative dei viaggiatori single italiani.

«Il viaggio non è più solo uno spostamento geografico, ma un atto identitario. Le persone non scelgono una destinazione, scelgono un’esperienza che rispecchi il loro momento di vita, la loro personalità, i loro bisogni emotivi» spiegano gli analisti di Vamonos-Vacanze.it.

Dalla meta alla motivazione.

Secondo Vamonos Vacanzenegli ultimi anni si è affermato un cambio di paradigma: non si parte più “per andare da qualche parte”, ma per sentirsi in un certo modo. Da qui nasce una mappa sempre più definita delle personalità di viaggiatore, che convivono e si alternano anche nella stessa persona, a seconda delle fasi della vita.

Le principali “personalità” di viaggiatore individuate.

Il rigenerativo (28%).
Viaggia per rallentare, staccare, ritrovare equilibrio. Predilige mare, natura, benessere, ritmi morbidi. Per lui il viaggio è una forma di autocura.

L’esploratore consapevole (22%).
Cerca cultura, autenticità, contatto con il territorio. Ama i tour, le guide locali, le esperienze immersive. Non colleziona luoghi, ma storie.

Il sociale (19%).
Parte per incontrare persone, condividere tempo, creare nuove connessioni. Il gruppo è centrale, così come l’atmosfera informale e inclusiva.

Il rinascente (14%).
Spesso reduce da una separazione o da un cambiamento importante, usa il viaggio come strumento di ripartenza personale. Cerca leggerezza, novità, stimoli.

Il comfort seeker (9%).
Ama viaggiare, ma senza stress. Vuole organizzazione, sicurezza, servizi inclusi. Per lui il vero lusso è non doversi preoccupare di nulla.

L’ibrido (8%).
È la “personalità” più diffusa: vuole un po’ di tutto. Relax e scoperta, socialità e tempo per sé. È il simbolo del viaggiatore contemporaneo.

Il ruolo dei viaggi di gruppo.

«I viaggi di gruppo organizzati rispondono perfettamente a questa pluralità di “personalità”. Consentono di partire da soli, ma non sentirsi soli; di scegliere una meta senza rinunciare alla dimensione umana; di vivere un’esperienza strutturata, ma mai rigida» sottolineano da Vamonos Vacanze.

Non a caso, cresce la richiesta di gruppi omogenei per età e interessi, accompagnati da un group leader, figura sempre più centrale nel facilitare dinamiche, relazioni e benessere del gruppo.

Verso un nuovo modo di viaggiare.

La tendenza è chiara: il viaggio del futuro sarà sempre meno standardizzato e sempre più personalizzato sul profilo emotivo del viaggiatore.

«Capire che tipo di viaggiatore sei è oggi il primo passo per scegliere la vacanza giusta ed è anche il motivo per cui il viaggio continua a essere uno degli strumenti più potenti di cambiamento personale» concludono gli esperti di Vamonos Vacanze.

Anna Rita Canone

XXIV Maratonina Città di Sant’Antonio Abate

Si è chiusa con grande successo la XXIV Maratonina Città di Sant’Antonio Abate, appuntamento ormai storico del calendario podistico campano che anche quest’anno ha saputo coniugare agonismo, organizzazione impeccabile e autentico spirito di festa. Mille gli atleti presenti sotto l’arco di partenza, a testimonianza di quanto la manifestazione sia diventata nel tempo un punto di riferimento per runner provenienti da tutta la regione e non solo. A dare ufficialmente il via alla competizione, disputata sulla distanza dei 10 chilometri, è stata la sindaca Ilaria Abagnale, salutata dall’applauso del pubblico e degli atleti. Il colpo d’occhio iniziale, con il serpentone colorato dei partecipanti pronti a scattare, ha confermato ancora una volta il forte legame tra la città e questo evento sportivo. La gara, veloce e combattuta, ha visto imporsi in campo maschile Francesco Di Puoti (Atletica Marcianise), che con il tempo di 32’46” ha conquistato la vittoria assoluta al termine di una prova autoritaria. Alle sue spalle Aznag Lahcen e Armando Ruggiero, protagonisti di una sfida serrata fino agli ultimi chilometri. In campo femminile dominio per Francesca Palomba (Caivano Runners), prima al traguardo in 37’26”, davanti alla compagna di squadra Filomena Palomba e a Francesca Maniaci. Oltre al valore tecnico, la Maratonina di Sant’Antonio Abate si è confermata un modello di ospitalità e cordialità: ogni singolo partecipante è stato accolto con cura, grazie al lavoro attento dell’organizzazione guidata dalla famiglia D’Aniello. Il percorso cittadino, con i suggestivi passaggi davanti al sacrato del Santo Patrono, ha reso la gara ancora più coinvolgente, trasformandola in una vera celebrazione dello sport e della comunità. Alla Run Lab del presidente Lorenzo Vanacore va il trofeo di questa edizione. Anna Narciso e Gennaro Varrella oratori carismatici/magnetici hanno evidenziato il fascino naturale e la capacità del gesto tecnico attraendo l’attenzione del pubblico. A fine manifestazione non ha nascosto la propria soddisfazione Luigi D’Aiello, patron dell’evento, che ha voluto ringraziare atleti, volontari, istituzioni e sponsor:
«Vedere mille runner correre per le strade della nostra città è motivo di grande orgoglio. Questo successo è il frutto del lavoro di una squadra straordinaria e dell’affetto che il mondo del podismo continua a dimostrarci. Sant’Antonio Abate ama lo sport e lo sport ama Sant’Antonio Abate. Da oggi iniziamo già a guardare avanti: l’appuntamento è al 2027, quando celebreremo insieme la 25ª edizione della Maratonina abatese, un traguardo storico che vogliamo rendere ancora più speciale».

PODIO MASCHILE
1° Francesco Di Puoti (Atletica Marcianise) – 32’46”
2° Aznag Lahcen (Casale…si) – 32’53”
3° Armando Ruggiero (Casale…si) – 33’24”

PODIO FEMMINILE
1° Francesca Palomba (Caivano Runners) – 37’26”
2° Filomena Palomba (Caivano Runners) – 38’31”
3° Francesca Maniaci (Casale…si) – 39’43”

Peppe Sacco

World Pizza Day, tra tradizione e futuro

C’è un profumo che parla di casa, di famiglia, di festa. È il profumo della pizza che cuoce nel forno, un aroma capace di evocare ricordi e sensazioni uniche. E proprio a questo profumo, a questa tradizione millenaria, è dedicata la Giornata Mondiale della Pizza celebrata ogni 17 gennaio. 

Il World Pizza Day si celebra il 17 gennaio, una data legata a Sant’Antonio Abate, tradizionalmente considerato il protettore dei pizzaioli e di tutte le professioni legate al fuoco. La ricorrenza richiama antiche tradizioni popolari, soprattutto nel Sud Italia, dove in suo onore si accendono grandi falò. La Giornata mondiale della pizza è stata istituita nel 2018 dall’Associazione Verace Pizza Napoletana per celebrare il riconoscimento dell’arte del pizzaiuolo napoletano come patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO. In altri Paesi, come gli Stati Uniti, la pizza viene celebrata in date diverse.

Un evento che sarà festeggiato anche in Lombardia. Brescia c’è infatti la Pizzeria San Ciro, gestita dallo chef napoletano Ciro di Maio, noto per il suo impegno nel sociale: ha insegnato l’arte bianca nelle carceri di Brescia, aiuta il locale canile portando l’acqua avanzata al ristorante in una ottica anti-spreco e da sempre è in prima linea nell’aiutare gli svantaggiati che vogliono diventare pizzaioli per uscire dalla povertà. Venerdì chef Ciro accoglierà tutti i suoi clienti, omaggiandoli con assaggi della Pizza Margherita.

«Il World Pizza Day non è solo una ricorrenza simbolica, ma un momento per fermarsi e riflettere su cosa rappresenta davvero la pizza per la nostra cultura», spiega Chef Ciro di Maio. «Il 17 gennaio celebriamo Sant’Antonio Abate, il fuoco, il forno e il lavoro quotidiano dei pizzaioli: un mestiere fatto di gesti antichi, rispetto delle materie prime e responsabilità verso chi si siede a tavola. In questo contesto la Margherita resta il cuore di tutto. È la pizza più semplice solo in apparenza, ma anche la più difficile da realizzare bene: impasto, pomodoro, fiordilatte e basilico non ammettono scorciatoie. La Margherita racconta l’identità della pizza italiana ed è ancora oggi la più amata. Per questo, nel giorno del World Pizza Day, ho deciso di offrire ai miei clienti tranci di Margherita: un gesto concreto per ringraziarli e per ribadire che l’eccellenza nasce spesso dalle cose più essenziali».

Ricordiamo che nel Belpaese la pizza non è soltanto un simbolo identitario, ma un vero e proprio comparto industriale diffuso, capace di generare numeri da grande filiera economica. 

Secondo i dati di Confesercenti ripotarti da Pizza.it, in Italia sono oltre 51 mila gli esercizi che, a vario titolo, producono e vendono pizza: dalle circa 12 mila pizzerie al taglio e con servizio a domicilio alle 14 mila pizzerie tradizionali con servizio al tavolo, passando per le 12.500 attività ibride tra ristoranti, bar e pizzerie, fino alle 13 mila panetterie, rosticcerie e gastronomie che ogni giorno sfornano teglie destinate a un consumo rapido e popolare.

Un sistema capillare che vale complessivamente 12 miliardi di euro di fatturato annuo e dà lavoro a circa 200 mila addetti. Ogni giorno in Italia vengono prodotte otto milioni di pizze, che diventano 2,3 miliardi nell’arco di un anno, a conferma di un’abitudine alimentare profondamente radicata nella quotidianità degli italiani.

Anche i prezzi raccontano la trasversalità di questo prodotto: si va dai 2-3 euro della pizza acquistata in panetterie e gastronomie, ai circa 5 euro della pizza al taglio o da asporto, fino ai 10-12 euro richiesti mediamente nelle pizzerie tradizionali e nei ristoranti. Un’offerta ampia che intercetta pubblici, occasioni di consumo e fasce di spesa molto diverse.

Sul fronte dei consumi, ogni italiano mangia in media 7,6 chili di pizza all’anno. Un dato inferiore a quello degli Stati Uniti, dove il consumo pro capite sale a 13 chili, e del Canada con 7,5 chili, ma superiore a quello di Spagna, Francia e Germania, che si attestano poco sopra i 4 chili annui. Resta però saldissimo il legame culturale: la pizza Margherita, che compie 126 anni, è ancora oggi la preferita da un italiano su due.

Non è un caso che il 40 per cento dei consumatori sia convinto che una buona pizza dipenda soprattutto “dalla mano che la fa”, più ancora degli ingredienti o delle tecnologie utilizzate. Un riconoscimento esplicito al ruolo dell’artigianalità, del sapere umano e dell’esperienza del pizzaiolo, elementi che continuano a fare la differenza in uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy alimentare.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

SCHEDA SAN CIRO Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare.  Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente. Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio e del Germani Brescia, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare. Ciro ama le iniziative benefiche. Oltre al lavoro in carcere per formare i detenuti a diventar pizzaioli, Ciro si è dedicato anche alla formazione nel Rione Sanità di Napoli, un quartiere che gli ricorda la strada in cui è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L’istituto che ha accolto il suo progetto è stato l’Istituto alberghiero D’Este Caracciolo, ha portato a termine delle lezioni online a dei ragazzi che seguono l’indirizzo enogastronomico e l’indirizzo sala e accoglienza.

Anna Rita Canone

La Campania corre in Europa: ad Albufeira il sogno continentale di Arca Sparanise e Caivano Runners

La Campania dell’atletica leggera si prepara a vivere una pagina che profuma di storia e orgoglio sportivo. Domenica 8 febbraio 2026, ad Albufeira, nel suggestivo scenario dell’Algarve portoghese, andrà in scena la European Champion Clubs Cup di Cross Country, e per la prima volta due società campane si presenteranno ai nastri di partenza della massima competizione continentale per club. Un traguardo che racconta crescita, programmazione e passione, valori che oggi trovano pieno riconoscimento in ambito europeo. Da un lato l’Arca Sparanise Track & Field Calenia Energia, protagonista nel settore Under 20 maschile, capace di conquistare sul campo la qualificazione grazie allo straordinario secondo posto ai Campionati Italiani di cross. Un risultato che non è frutto del caso, ma la naturale conseguenza di un progetto tecnico solido, costruito nel tempo, che ha saputo valorizzare giovani atleti e portarli a competere ai massimi livelli nazionali. Ad Albufeira, i ragazzi dell’Arca Sparanise si misureranno con le migliori scuole europee del mezzofondo e del cross, trasformando l’esperienza continentale in un passaggio fondamentale del loro percorso di crescita sportiva e umana. Dall’altro lato la Caivano Runners Mondial Service, chiamata a rappresentare la Campania nella categoria femminile assoluta, prima società regionale a riuscirci nella storia della Coppa Europa di cross. Un debutto che ha il sapore dell’evento simbolico, perché segna un punto di svolta per il movimento femminile campano, sempre più competitivo e ambizioso. La partecipazione alla ECCC, ottenuta attraverso il ripescaggio ufficiale, proietta la Caivano Runners in un contesto internazionale di altissimo livello, dove l’obiettivo non sarà soltanto il risultato, ma la consapevolezza di potersi sedere allo stesso tavolo delle grandi realtà europee. A fare da cornice sarà Albufeira, una località che negli anni si è guadagnata il titolo di capitale europea del cross country. Clima mite anche in pieno inverno, percorsi naturali tecnici e selettivi, prati ondulati alternati a tratti più sabbiosi e la costante presenza dell’oceano Atlantico a rendere ogni gara imprevedibile: correre qui significa unire fatica e bellezza, strategia e spettacolo. Non è un caso che la European Athletics abbia scelto più volte questa sede, diventata sinonimo di qualità organizzativa e fascino sportivo. Per la Campania, Albufeira non sarà soltanto una trasferta, ma una vetrina prestigiosa. Arca Sparanise e Caivano Runners porteranno in Europa non solo i colori delle rispettive società, ma l’identità di un intero territorio che crede nel lavoro quotidiano, nei giovani, nello sport come strumento di crescita e riscatto. Da chi scrive, un sincero augurio alle due società campane: che questa esperienza europea sia vissuta con entusiasmo, orgoglio e spirito di appartenenza, qualunque sia il risultato finale. Perché essere al via della Coppa dei Campioni di cross è già una vittoria, conquistata passo dopo passo, chilometro dopo chilometro. E la Campania, adesso, corre davvero in Europa.

Peppe Sacco

Ingorda Confraternita del Museto, 75 maestri della cotica al campionato mondiale

Il campione in carica è Davide Mion della storica locanda “Alla Speranza” di Castelfranco Veneto, nel Trevigiano. La sua storia? È cresciuto coi maiali nell’osteria di famiglia, aperta nel 1966 a ridosso delle mura di Castelfranco Veneto. Per oltre trent’anni ha imparato i segreti del museto, istruito prima dal nonno e poi dal padre. Lui rispetta l’ortodossia: una selezione di cotenna e spolpo di testa che non prevede altri tagli; solo sale e pepe e nessun’altra spezia. E poi la passione e qualche segreto nella lavorazione che non rivelerà mai. Ha vinto per due volte di fila, è il campione in carica, scelto lo scorso anno in una rosa di 21 finalisti. Dovrà dimostrare di essere all’altezza del titolo. 

Entra nel vivo il campionato del mondo del museto organizzato dall’Ingorda Confraternita. Gli sfidanti per Mion non mancano, si registra il nuovo record di partecipanti alla manifestazione: 75 norcini competeranno, provenienti da 4 regioni e 10 province diverse. Dal Veneto ci sono rappresentanti da Treviso, Vicenza, Padova, Belluno e Venezia; Udine e Pordenone dal Friuli Venezia Giulia; Trento per il Trentino Alto Adige; ma anche Cremona e Pavia dalla Lombardia.

I finalisti sono già stati scelti nelle prime semifinali, disputate alla Caneva dei Biasio di Riese Pio X. A presenziare alla serata della finalissima del 17 gennaio anche la Confraternita del Sguazet (di Albiano, in provincia di Trento), la Confraternita del Gnoco co la fioreta (di Recoaro Terme, nel Vicentino) e la Confraternita del Clinto, sempre vicentina.

La finalissima sarà ospitata da Casa Riese, struttura che permetterà di accogliere a cena oltre trecento persone (evento sold out in pochissime ore) che si diletteranno degustando i migliori museti in attesa di conoscere il vincitore in un evento-show in cui si alterneranno momenti di conoscenza gastronomica a pura goliardia. In giuria, ci saranno volti noti ed esperti che giudicheranno i finalisti. 

La Festa del Museto è uno dei 15 appuntamenti che compongono il calendario di Porcomondo!, il festival sul mondo del maiale più importante d’Italia: da 7 anni Porcomondo! promuove la cultura enogastronomica attraverso degustazioni, competizioni, convegni e altri appuntamenti che richiamano ogni anno centinaia di  appassionati e cultori (www.porcomondo.org).

“Il valore del Museto risiede nella sua capacità di fare comunità”, dice il Gran Norcino, Matteo Guidolin. “Partecipare a una cena dove il Museto è protagonista significa immergersi in un dialogo tra generazioni, dove il viceministro siede accanto all’allevatore e il giovane appassionato ascolta i racconti del vecchio macellaio. In un mondo globalizzato, questo insaccato “povero” è diventato un simbolo di lusso autentico: quello del tempo necessario per produrlo, della pazienza per cuocerlo e della gioia di condividerlo attorno a una tavola imbandita, celebrando una cultura che, nonostante le trasformazioni sociali, continua a trovare nella propria terra e nei propri riti la forza per rinnovarsi ogni anno”.

Tornando alla competizione, prima di Davide Mion, aveva vinto Luigi Fabian ha 62 anni, che ora è in pensione ma ha dedicato la propria vita all’allevamento di animali e all’agricoltura. Barba bianca da Babbo Natale, mani nodose: negli anni ha lavorato con i bachi da seta, coltivato tabacco, allestito un vivaio, prodotto carne e latte e adesso ha una piccola produzione locale, per la macellazione lo aiuta il norcino Giorgio Squizzato. Nell’albo d’oro, il Re della Cotica, Pierluigi De Meneghi, lo scorso anno è stato raggiunto in vetta da Mion dopo aver vinto due volte (nel 2022 e nel 2020), subentrando al primo vincitore a Luciano Ceccato di Riese Pio X (2018) e ai The Kings of Matcha di Montebelluna (2019). 

Va detto che per la prima volta quest’anno la Confraternita ha organizzato delle pre-selezioni tra Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, estendendo così in questa stagione 2026 la passione per il museto in chiave interregionale, trasformando un evento locale in un vero e proprio laboratorio di confronto tra le migliori tradizioni norcine del Nord Italia.

Il fine settimana del 10 e 11 gennaio ha visto protagonisti protagonisti il Friuli e il Trentino in una serie di competizioni tecniche e momenti conviviali volti a eleggere i migliori ambasciatori del gusto per le prossime finali nazionali.

Il sipario si è alzato sabato 10 gennaio a Bannia di Fiume Veneto, in provincia di Pordenone, dove è andata in scena la seconda edizione del Campionato Friulano. L’evento ha registrato una partecipazione straordinaria con ben diciotto produttori in gara e una platea di duecentocinquanta ospiti che hanno affollato la cena ufficiale. A valutare le eccellenze locali è stata una giuria di alto profilo istituzionale, che ha visto la partecipazione dell’Onorevole Vania Gava, Viceministro dell’Ambiente, insieme al Consigliere Regionale Simone Polesello. La classifica finale ha premiato Gianpietro Pasut, che ha ottenuto un significativo trionfo in casa conquistando il primo posto. Sul podio, insieme a lui, sono saliti la Latteria del Titti di Fiaschetti di Caneva e Andrea Verocai di Meduno, mentre il quarto posto utile per la qualificazione alla finale è andato alla Cooperativa Il Ponte di Prata di Pordenone.

La celebrazione delle tradizioni è proseguita domenica 11 gennaio ad Albiano, dove si è tenuta la storica prima edizione del Campionato Trentino. La manifestazione al debutto ha attirato dieci partecipanti d’eccellenza provenienti da tutto il territorio provinciale. La vittoria è stata assegnata all’Azienda Agricola Le Mandre di Bedollo, seguita in classifica dalla coppia formata da Emanuele Bertoldi e Gianni Froner, rappresentanti di Pove e Pergine Valsugana. Il terzo gradino del podio è stato invece occupato dall’Antica Osteria Morelli, anch’essa di Pergine Valsugana.

A nobilitare ulteriormente il prestigio di questa doppia manifestazione sarà la presenza di una nutrita rappresentanza della Lombardia, che ha confermato come la qualità artigianale sia in grado di creare ponti culturali tra territori diversi. Tra i presenti si segnalano realtà cremonesi come Andrea Cristiani di Castelleone e l’Azienda Agricola La Marnetta di Pieve d’Olmi, oltre alla pavese Cascina Prina di Siziano. 

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – IL MUSETO

Nel cuore dell’inverno, quando le nebbie avvolgono le pianure del Veneto e del Friuli, emerge una figura gastronomica che va ben oltre la semplice nutrizione: il Museto. Questo insaccato, spesso confuso con il cotechino dai palati meno avvezzi, rappresenta il vessillo di una civiltà contadina che ha fatto del “non buttare nulla” una vera e propria arte della sopravvivenza e, successivamente, della convivialità. Il Museto deve il suo nome proprio alla materia prima principale con cui viene prodotto, ovvero la carne del muso del maiale, una parte povera ma estremamente saporita e ricca di collagene, che conferisce al prodotto la sua tipica e inconfondibile consistenza “appiccicosa” e vellutata al palato.

La storia del Museto è intrinsecamente legata al rito della “maialata”, il periodo invernale dedicato alla macellazione del maiale, che tradizionalmente trovava il suo culmine attorno alla festa di Sant’Antonio Abate, il diciassette gennaio. Sebbene le varianti locali siano innumerevoli, la base rimane fedele a un disciplinare non scritto ma tramandato oralmente: un impasto di cotenna, carne del muso, lingua e talvolta guanciale, sapientemente bilanciato con una miscela di spezie che costituisce il segreto di ogni norcino. Pepe, cannella, chiodi di garofano, noce moscata e talvolta un pizzico di coriandolo vengono mescolati per contrastare la grassezza della carne, creando un profilo aromatico che riscalda lo spirito nelle giornate più rigide dell’anno.

A differenza del cotechino, che spesso presenta una grana più grossolana e una componente magra più marcata, il Museto si distingue per la sua “dolcezza” e per quella sensazione di legame che lascia sulle labbra, segno distintivo della qualità delle cotenne e della muscolatura del muso utilizzate. La preparazione richiede pazienza: la cottura deve essere lenta, a fuoco bassissimo, per evitare che il budello si rompa, permettendo al collagene di sciogliersi gradualmente e alle spezie di penetrare profondamente nell’impasto. Tradizionalmente, viene servito accompagnato dalla “brovada” in Friuli – rape fermentate nelle vinacce – o con il cren, il purè di patate e la polenta bianca nel Veneto, abbinamenti pensati per ripulire la bocca e bilanciare la succulenza del grasso.

Oggi, il Museto vive una nuova stagione di gloria grazie all’opera di valorizzazione di realtà come la Confraternita del Museto, nata a Riese Pio X, che ha saputo trasformare un prodotto di nicchia in un fenomeno culturale. Eventi come il “Campionato del Mondo del Museto” o le rassegne locali viste recentemente a Bannia di Fiume Veneto e ad Albiano non sono semplici gare, ma laboratori di resistenza culturale. In questi contesti, norcini artigiani e giovani agricoltori si confrontano per mantenere viva una tecnica che rischiava di essere schiacciata dall’omologazione industriale.

Anna Rita Canone

Burattinarte d’Inverno debutta il 18 gennaio

Sarà la voce delicata e ironica di Laura Landi, attrice, burattinaia e regista toscana, ad aprire sabato 18 gennaio alle ore 16:30, al Cinema Vekkio di Corneliano d’Alba, la nuova edizione di Burattinarte d’Inverno 2026: una rassegna che da oltre 27 anni accompagna bambini, famiglie e appassionati in un viaggio tra teatro di figura, poesia e arte artigiana.

Lo spettacolo inaugurale – Il Notturno… con brio! – è una raffinata drammaturgia per burattini e attori, pensata per bambini e adulti, in cui musica dal vivo, comicità e atmosfere surreali si intrecciano per raccontare il mondo delle emozioni più profonde: la paura, il desiderio, l’ironia.

LA TRAMA

Due spettacoli in uno, due mondi che si rincorrono: da una parte un presentatore cerca di distrarre il pubblico con numeri comici, mentre sotto al palco si svolge il misterioso e poetico “Notturno”. In mezzo, Orlando – lo spettatore protagonista – precipita nella botola del palcoscenico e inizia un viaggio sorprendente attraverso l’oscurità: incontrerà la morte, il diavolo, l’amore e infine la paura stessa, in una sequenza di quadri evocativi, brillanti e suggestivi.

Una fiaba per ridere delle proprie paure e imparare a danzare anche nell’ombra.

Come spiegano i direttori artistici Claudio Giri e Consuelo Conterno, «questo spettacolo è perfetto per aprire la rassegna: unisce teatro, musica e figure animate con un tono ironico e poetico, coinvolgente per tutte le età. Laura Landi propone un teatro raffinato ma accessibile, capace di affrontare temi profondi con grande leggerezza. In questa drammaturgia troviamo anche riferimenti musicali (Beethoven, Buscaglione) e letterari (Hoffmann), che offrono diversi livelli di lettura, rendendo lo spettacolo una vera esperienza teatrale condivisa».

Un’inaugurazione “al femminile” per Burattinarte d’Inverno 2026, che sarà caratterizzata da una significativa presenza di artiste donne, che con i loro linguaggi rinnovano il teatro di figura contemporaneo. L’apertura con Il Notturno… con brio! si inserisce a pieno titolo in questo percorso: lo sguardo femminile diventa qui chiave di racconto, forza di immaginazione, punto di vista attento sui sentimenti, sul tempo e sul coraggio.

Anna Rita Canone

Aton lancia la nuova era del consumo intelligente

Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, per milioni di cittadini e imprese emerge l’esigenza di garantire continuità di riscaldamento, soprattutto nei territori che fanno ancora affidamento su GPL e gasolio. Sono circa 1.300 i comuni italiani non allacciati alla rete metano – il 15% del totale – dove vivono più di quattro milioni di persone. In questo scenario, Aton, tech company trevigiana, si conferma player di riferimento nello sviluppo di soluzioni digitali ad alta specializzazione per le aziende impegnate nella distribuzione di gas e acqua.

Al centro dell’innovazione c’è “.one Meter”, ecosistema software IoT unico a livello globale: una piattaforma 100% cloud che raccoglie, standardizza e interpreta in tempo reale i dati provenienti da smart meter e dispositivi di telemetria installati sui serbatoi degli utenti, in qualsiasi paese del mondo. Oggi sono oltre 400 mila gli utenti che beneficiano dei servizi Aton, di cui 250 mila all’estero e 150 mila in Italia. La diffusione internazionale è sostenuta da partnership con grandi operatori globali, tra cui SHV Energy, che nel mondo serve 26 milioni di clienti con marchi come Calor, Gaspol, Primagaz, Primagas, Supergasbras e Liquigas.

Il valore distintivo del sistema risiede nella capacità di integrare intelligenza artificiale e Internet of Things per abilitare manutenzione predittiva e forecasting dei consumi, trasformando radicalmente la gestione del GPL. L’AI Aton elabora automaticamente milioni di dati, anticipa le esigenze di rifornimento, identifica anomalie tecniche non rilevabili da dashboard tradizionali e innesca ordini automatici per evitare interruzioni improvvise del servizio. Il dialogo continuo tra serbatoi, reti canalizzate, flotte di distribuzione e sistemi aziendali consente di ottimizzare la logistica, ridurre gli sprechi, razionalizzare gli acquisti e migliorare l’impatto ambientale.

L’azienda ha inoltre sviluppato funzioni avanzate di diagnostica dei serbatoi, tracciabilità di bombole e asset tramite RFID e gestione completa dei processi operativi, dalla distribuzione del gas sfuso alla fatturazione. Un approccio end-to-end che garantisce efficienza, sicurezza e un controllo puntuale di tutta la supply chain.

«Siamo consapevoli che la transizione energetica richieda un progressivo abbandono dei combustibili fossili – dichiara Giorgio De Nardi, CEO di Aton – ma è nostro compito accompagnare il cambiamento rendendo oggi più sicuro, efficiente e sostenibile ciò che milioni di persone ancora utilizzano per riscaldare case e aziende. L’intelligenza artificiale ci permette di prevedere i consumi, ridurre l’impatto ambientale e supportare le imprese nel miglioramento delle attività operative e di controllo. In un mercato strategico ma spesso invisibile al grande pubblico, Aton si posiziona come abilitatore tecnologico capace di ridisegnare il modo in cui l’energia arriva alle persone. E lo fa con una piattaforma che consente, davvero, di prevedere il futuro dei consumi».

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA STORIA DI ATON 

Aton tech company italiana specializzata nei servizi e soluzioni per l’innovazione e trasformazione digitale delle imprese, con headquarter a Villorba, nel Trevigiano. Sviluppa soluzioni per la trasformazione digitale sostenibile delle vendite omnichannel e dei processi di tracciabilità e supply chain aziendale. Offre servizi di supporto internazionali in quattordici lingue e copertura h24, 365 giorni all’anno. 

Fondata da Giorgio De Nardi nel 1988, la sua missione è crescere insieme all’ecosistema di collaboratori, clienti, partner, ambiente e comunità, realizzando profitti etici e sostenibili in tutto il mondo.  

Il Gruppo Aton, composto anche dalle aziende “Blue Mobility” (soluzioni IT per la logistica e la rete vendita delle pmi) e “Aton AllSpark Ibérica” (joint venture spagnola di Aton e Allspark, azienda IT specializzata nel mercato fashion retail), nel 2024 ha chiuso il fatturato in crescita (+4%) a 25,4 milioni di euro. A partire da gennaio 2025 è entrata a far parte del Gruppo Aton anche Teksmar, azienda IT con focus nel retail. A novembre 2025 ha siglato un nuovo accordo di joint venture con GTN, azienda friulana che da 50 anni fornisce soluzioni tecnologiche per il retail e la ristorazione, dando vita così ad un polo digitale italiano del retail.

Oggi il Gruppo occupa 385 persone che lavorano per 750 clienti in tutto il mondo che operano principalmente in questi settori: 39% nell’industria dei beni di largo consumo (tra i clienti citiamo Granarolo, Segafredo, GranTerre); 42% nella grande distribuzione organizzata e nel fashion (Aspiag, Unicomm,Bata, Salewa, Gant); 19% nel mondo dell’energia (SHV, Liquigas).  

Dal 2018 Aton è certificata Great Place to Work. Nel 2021 è diventata Società Benefit e ha integrato nel proprio statuto obiettivi sociali (people), ambientali (planet) oltre che economici (prosperity). Nel 2023 è entrata a far parte della community mondiale delle aziende certificate B Corp che si impegnano in un percorso di miglioramento continuo nella sostenibilità del loro business. L’azienda presenta ogni anno un report di impatto.  

La visione strategica dell’azienda nasce dal fondatore e CEO Giorgio De Nardi, affiancato dal board, l’organo collegiale di gestione, composto dagli executive team leader delle funzioni aziendali e da un consulente 

Il business si sviluppa attraverso consulenza, servizi e la piattaforma software .one, offerta in modalità SaaS (Solution as a Service). Le app di Aton, integrate in .one e sviluppate da un team interno di 40 sviluppatori, coprono tutti i canali di vendita – dai punti vendita fisici al dettaglio e all’ingrosso all’e-commerce B2B e B2C, fino alle reti vendita – garantendo anche la tracciabilità dei prodotti.  

L’azienda propone software e servizi di gestione dei processi legati alle vendite, con particolare attenzione ai canali di distribuzione: dall’e-commerce al punto vendita fisico, passando per Sales Force Automation, CRM e relazione con i clienti. Sul fronte della supply chain Aton mette a disposizione software e servizi per il monitoraggio e la gestione dei prodotti nel loro ciclo di vita, garantendone la tracciabilità grazie alla tecnologia 

Un team in continua crescita di 150 professionisti del software realizza progetti per i clienti tramite analisi, consulenza e disegno di soluzioni, integrazione dati, project e service management, governo da remoto di software e hardware con piattaforme di enterprise mobility management, affiancamento sul campo e formazione, supporto multilingua a utenti e sistemi software e hardware.  

Con le attività di assistenza tecnica hardware, Aton opera in ottica green contribuendo all’allungamento del ciclo di vita di un parco di decine di migliaia di dispositivi in un’ottica di economia circolare, riducendo la quantità di rifiuti tecnologici. 

Anna Rita Canone

CON.CENTRO, tre giorni di studio e confronto

Riese Pio X diventa laboratorio internazionale di idee e progettazione urbana con CON.CENTRO, l’iniziativa dedicata alla riflessione condivisa sul centro storico, in programma da mercoledì 7 a venerdì 9 gennaio. Il progetto è promosso da 593 STUDIO e dal Comune di Riese Pio X, in collaborazione con la IU International University, che coinvolge 45 studenti e 9 docenti provenienti dall’ateneo internazionale con sede in Germania.

Per tre giorni la cittadina trevigiana ospiterà visite, sopralluoghi, workshop e momenti di restituzione pubblica, con l’obiettivo di immaginare nuove traiettorie di riqualificazione urbana, mettendo in dialogo competenze accademiche, amministrazione pubblica e comunità locale.

Il programma si apre mercoledì 7 gennaio con l’accoglienza ufficiale agli Istituti Filippin di Pieve del Grappa e una serata introduttiva durante la quale il professor Thorsten Klooster, responsabile didattico della IU International University, presenterà le attività progettuali legate al centro storico di Riese Pio X.

Giovedì 8 gennaio sarà il cuore operativo dell’iniziativa: studenti e docenti saranno accolti dal Comune e avvieranno i sopralluoghi nelle aree di progetto del centro storico, tra cui l’area Ex Norio in piazza Vittoria e il complesso della Parrocchia ed ex cinema. Nel pomeriggio, a Casa Riese, spazio al racconto del territorio attraverso le voci dei cittadini, l’avvio dei workshop progettuali e un intervento del Gruppo Fotografico Vallà, che presenterà immagini storiche della cittadina. 

La giornata si chiuderà con un evento aperto alla cittadinanza, durante il quale verrà presentato il progetto di riqualificazione e il contributo dell’università internazionale. Alle ore 17.45, presso il Centro culturale Casa Riese, l’Amministrazione comunale invita tutta la cittadinanza all’incontro pubblico per conoscere il percorso, ascoltarne le finalità e avviare un dialogo aperto e condiviso sul futuro del centro del capoluogo.

Venerdì 9 gennaio il programma prevede una visita guidata a “The Wallà”, esempio di rigenerazione urbana e culturale del territorio, seguita in serata da una lezione di approfondimento urbanistico tenuta dall’architetto Michele Sbrissa di 593 STUDIO, in collaborazione con ricercatori dell’Università IUAV di Venezia.

«Il progetto amministrativo e tecnico avviato dal Comune di Riese Pio X rappresenta un passaggio fondamentale perché mette al centro una visione di lungo periodo, non un intervento episodico», spiega Michele Sbrissa, CEO di 593 STUDIO. «Non si tratta di un concorso, ma di un percorso culturale di riprogettazione urbana, costruito attraverso studio, ascolto e confronto. L’obiettivo è generare conoscenza condivisa sul territorio, sulle sue fragilità e potenzialità, creando basi solide per future scelte amministrative e progettuali. È un approccio che unisce competenza tecnica e responsabilità pubblica, restituendo all’urbanistica il suo ruolo di strumento al servizio della comunità».

«Studiare il futuro di Riese Pio X significa avere il coraggio di guardare avanti, partendo dal cuore della nostra comunità: il centro storico», afferma Ombretta Basso, sindaco di Riese Pio X. «Attraverso progetti di architettura condivisa vogliamo costruire una visione capace di tenere insieme identità, qualità urbana e nuove esigenze sociali. Il confronto con università, professionisti e cittadini ci consente di riflettere in modo strutturato e consapevole sulle trasformazioni future, mettendo le basi per scelte amministrative responsabili e durature, che restituiscano centralità e vitalità agli spazi pubblici della nostra città».

«Condividere i progetti con la cittadinanza è un passaggio essenziale per dare valore reale alle trasformazioni urbane», sottolinea Matteo Guidolin, assessore alla Cultura a Riese Pio X. «Aprire il processo progettuale, renderlo comprensibile e partecipato, significa rafforzare il senso di appartenenza e costruire una visione comune del futuro di Riese Pio X. La cultura, in questo senso, diventa uno strumento concreto di dialogo tra amministrazione, professionisti e cittadini, capace di trasformare le idee in patrimonio collettivo e di rendere ogni intervento più consapevole, condiviso e duraturo nel tempo».

Anna Rita Canone

Una nuova visione del viaggio per il 2026

Nel 2025 due parole hanno dominato il dibattito pubblico sul futuro del turismo: Intelligenza Artificiale e Overtourism. La prima celebrata come soluzione miracolosa, il secondo come una delle crisi più urgenti del nostro tempo. Ma cosa succede se affidiamo la cura di un sistema malato agli stessi dati che lo hanno fatto ammalare? È questa una delle domande che ha posto l’intervento di Elisabetta Faggiana, fondatrice di Unexpected Italy, sul palco del TEDx Countdown di Verona, dove ha acceso i riflettori su uno dei grandi limiti dell’Intelligenza Artificiale applicata al turismo, se lasciata sola a se stessa.

LINK VIDEO TEDx: https://www.youtube.com/watch?v=8tnpB8LD0b0

“L’overtourism non è un evento improvviso, ma il risultato di anni di politiche turistiche assenti o miopi, concentrate sulla promozione ripetuta di poche destinazioni iconiche”, spiega Faggiana. “Oggi l’AI viene spesso presentata come lo strumento capace di personalizzare il viaggio e redistribuire i flussi, ed il potenziale dell’AI in questo è immenso. Ma, se l’Intelligenza Artificiale viene alimentata con milioni di dati costruiti negli anni su una promozione parziale e massificata del territorio, il rischio non è ridurre i flussi, ma amplificarli. In altre parole: un algoritmo che impara da dati sbagliati produce decisioni sbagliate. La tecnologia, se non guidata, rischia di ottimizzare un sistema già distorto”.

Nel suo speech, Faggiana parte da una presa di coscienza personale maturata a Genova: ogni scelta di viaggio – dal luogo in cui dormiamo a dove mangiamo, da cosa acquistiamo a come ci comportiamo – non incide solo sulla qualità della nostra esperienza, ma contribuisce a modellare profondamente i territori che attraversiamo. Scelte apparentemente individuali che, sommate, producono effetti concreti sulle comunità locali, favorendo spesso la chiusura di attività storiche e artigianali, sostituite da esercizi standardizzati pensati esclusivamente per il consumo turistico.

Una responsabilità spesso invisibile, ma concreta. “Ogni volta che prenotiamo una vacanza stiamo votando” dice Faggiana, “e questo voto andrà ad impattare direttamente sulle comunità che andremo a visitare: sulla loro qualità di vita, il loro lavoro, la sopravvivenza delle loro tradizioni. Il nostro è un invito a comprendere come l’overtourism non si argina solo “dall’alto”, con politiche e regolamenti, ma anche dal basso, attraverso le scelte quotidiane di milioni di viaggiatori e residenti”.

I numeri, più di molte dichiarazioni, restituiscono il senso di urgenza che attraversa il dibattito sul turismo contemporaneo. Durante l’intervento vengono richiamati dati che delineano un quadro critico e difficilmente eludibile. Il settore turistico, nel suo complesso, è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di gas serra, un peso ambientale che cresce di pari passo con l’aumento dei flussi e della mobilità internazionale. A colpire è anche l’impatto delle grandi navi da crociera: una sola imbarcazione è in grado di produrre, in un solo giorno, una quantità di polveri sottili equivalente a quella generata da un milione di automobili, oltre a emettere fino a quattro volte il quantitativo di ossidi di zolfo. Non sorprende, allora, che proprio il traffico crocieristico sia responsabile circa del 25% dei rifiuti presenti nei nostri mari. Sul piano sociale e urbano, il sovraffollamento assume contorni altrettanto allarmanti. A Firenze si contano mediamente 25 turisti per ogni residente, a Venezia il rapporto sale a 47, mentre a Bolzano raggiunge quota 69. Dati che raccontano città sempre più sbilanciate, in cui la presenza turistica rischia di erodere la vita quotidiana, i servizi e l’identità stessa dei luoghi. Numeri che, da soli, basterebbero a imporre un cambio di paradigma e a interrogarsi su quale modello di viaggio e di accoglienza si voglia davvero sostenere.

Il momento più simbolico dello speech di Faggiana arriva con una metafora: l’Italia come una grande biblioteca. Sugli scaffali più bassi ci sono i libri che leggono tutti: città d’arte, spiagge iconiche, mete iper-promosse. Libri con pagine consumate, annotate, a volte strappate. Sul palco, Faggiana compie un gesto forte: strappa una pagina da un libro intitolato “Italia”. Un atto volutamente disturbante, che solleva una domanda scomoda: perché ci inorridiamo davanti a un libro strappato, ma restiamo immobili mentre le nostre città e comunità subiscono strappi ben più profondi ogni giorno? L’invito è chiaro: alzare lo sguardo, addentrarsi nella biblioteca, scegliere il libro giusto per sé, non quello che leggono tutti.

“Da qui nasce il concetto chiave del talk: l’algoritmo umano”, conclude Faggiana. “Un sistema che utilizza la tecnologia, sì, ma che mette la conoscenza, la professionalità e l’etica umana al centro. Unexpected Italy sta infatti sviluppando e testando un modello che combina due fattori chiave. Da un lato un software di screening sottoposto a business locali che spaziano dall’artigianato, al settore ricettivo, ai produttori locali e ristorativi, basato su impatto sociale, ambientale, identità e qualità dell’ospitalità, dall’altro un sistema di messa a terra del sapere locale verificato. Solo esperti e professionisti possono segnalare e raccomandare luoghi in tutta Italia, sulla base di conoscenze reali e professionali, costruendo così comunità locali verificate di professionisti, capaci di tradurre il sapere territoriale in indicazioni concrete e affidabili. Ed è qui che l’intelligenza artificiale può dare il suo meglio, costruendo itinerari e suggerimenti personalizzati, basati su dati verificati e profilati. Un approccio che non punta a “spostare masse”, ma a portare le persone giuste nei luoghi giusti, nel rispetto della loro fragilità”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA STORIA DI UNEXPECTED ITALY

Elisabetta Faggiana, vicentina e CEO di Unexpected Italy, assieme al barlettano Savio Losito da anni lavorano da nomadi digitali, girando l’Italia per sviluppare Unexpected Italy, il loro progetto traveltech che ha come obiettivo offrire un’esperienza turistica che faccia sentire “locali” i viaggiatori. È una “Lonely Planet” 3.0 geolocalizzata e targetizzata, nella quale il viaggiatore ha accesso ad itinerari digitali che permettono di personalizzare il viaggio entrando in contatto diretto con posti unici e locali. Ad oggi, girando fisicamente luogo per luogo, conoscendo ogni singola persona e realtà, hanno mappato 12 aree territoriali italiane: Barletta, Firenze, Genova, Macerata, Matera, Milano, Modena, Roma, Torino, Valle d’Itria, Venezia e Vicenza; adesso stanno lavorando sulla guida segreta di Maranello, ma molti altri progetti sono pronti a decollare. Dentro l’app di Unexpected Italy sono infatti analizzati centinaia di luoghi “segreti”, ma anche di artigiani che accolgono i turisti, bed and breakfast e boutique hotel dove è come vivere a casa e ristoranti che fanno della qualità un mantra. L’elenco completo è sulla loro App, disponibile negli store. Il ruolo della startup ha avuto eco nel Regno Unito, sulle colonne del “The Guardian”, che segue i due fondatori da quando divennero celebri per il loro racconto della “Londra inaspettata” con la loro prima società “Unexpected London”. Le due pagine pubblicate sul giornale inglese hanno acceso il dibattito in Italia, in pochi giorni decine di decine di migliaia di persone hanno scaricato l’App. La startup si è presentata anche all’ONU: a giugno dello scorso anno ha partecipato al Geneve/Fribourg Entrepreneurship Forum presso il Palazzo delle Nazioni dell’ONU per un discorso contro l’overtorism. L’ultimo appuntamento a cui hanno partecipato è stato il Tedx Verona, il cui video integrale è disponibile ora on line.

Anna Rita Canone

Natale dei record: il Grinch conquista la città

Caorle si conferma una delle mete natalizie più amate del Nord: si batterà sicuramente il record di presenze dello scorso anno, quando furono circa mezzo milione le persone che passarono per i mercatini. 

Iniziano ora gli ultimi giorni, molta attesa per i fuochi artificiali di chiusura, che illumineranno il cielo della spiaggia del Santuario della Madonna dell’Angelo.

 Il 3 gennaio le performance di Elga Fun Lab aprono nuovamente il pomeriggio alle 14, seguite dalle consuete attività. Il 4 gennaio torna il doppio appuntamento con il Conte VonTok (14.30 e 16.00), mentre il 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, i Nonsochì accolgono la Befana alle 15. La chiusura ufficiale, 6 gennaio, propone ancora le attrazioni principali dalle 14 alle 18 e, alle 16, il concerto live dei Caramel in piazza Matteotti con a seguire lo spettacolo pirotecnico alle ore 19 che chiederà il mese di festeggiamenti natalizi. 

Nel nuovo villaggio “Chinonsò”, ispirato al celebre personaggio di Dr. Seuss, grandi e piccoli hanno potuto immergersi in un mondo rovesciato e ironico, fatto di installazioni, performance teatrali, case colorate e attività dedicate alle famiglie. Un’ambientazione che trasforma le calli in un vero set cinematografico a cielo aperto, animato dai pungenti monologhi del Grinch e dalle sue incursioni tra i “Nonsochì”.

Caorle propone il Natale più lungo d’Italia, con un percorso che raggiunge quasi due chilometri — ben 400 metri in più rispetto all’anno scorso — punteggiato da quasi un centinaio tra casette e capanne (esattamente le strutture sono 85, un record a livello nazionale) che richiamano l’atmosfera autentica del villaggio dei pescatori. Numeri che lo rendono il villaggio natalizio tra i più grandi e complessi d’Italia.

Accanto alle novità, non mancheranno i grandi classici del Caorle Christmas Time: spettacoli, concerti, mostre, animazioni itineranti, mercatini artigianali e la suggestiva atmosfera del mare d’inverno che rende unico il Natale caorlotto. Un appuntamento che unisce tradizione, creatività e spirito di comunità, confermandosi uno degli eventi natalizi più attesi e suggestivi d’Italia, con tanto di videomapping tutte i giorni sulla chiesa, l’enorme pista da pattinaggio, la ruota panoramica che sovrasta la città e la dolcissima giostra coi cavalli. 

Anna Rita Canone

Wow Haus, fatturato a tre milioni di Euro

Nacque in un’epoca in cui l’Europa cercava di ricostruirsi dalle macerie della guerra, ma invece di erigere muri, scelse di disegnarli in modo nuovo. Il Bauhaus, fondato nel 1919 a Weimar da Walter Gropius, non fu solo una scuola d’arte: fu una rivoluzione che cambiò per sempre il modo di abitare, costruire, pensare; un nuovo linguaggio del moderno — fatto di vetro, acciaio, cemento e luce — che avrebbe influenzato ogni oggetto del nostro quotidiano, dalle sedie alle città. 

Oggi, a più di un secolo dalla sua fondazione, a questo contesto culturale si ispira Wow Haus, marchio che fa riferimento alla holding Wow Solution con sede a Spinea, nel Veneziano, composto da cinque società che lavorano in sinergia per offrire un pacchetto completo di servizi dedicati al mondo dell’architettura, del design e dell’impresa, ma ci sono anche dei vertical specializzati in accoglienza turistica, enogastronomia ed eventistica. 

Il gruppo, che nasce da Wow Solution, opera dall’headquarter di Spinea, nel Veneziano. I numeri sono positivi. Fondata nel 2017 da Andrea Pilotto, attuale CEO, e Nicolò Mazzurco, ha visto i fatturati crescere anche grazie all’affiancamento di altre  1,2 l’anno successivo; 2,2 milioni lo scorso anno e un 2025 in crescita, verso i tre milioni. 

Il modello di business è definito: l’azienda opera su quattro pilastri fondamentali, una trentina di dipendenti che offrono servizi molto verticali nell’ottica di essere una sorta di “fabbrica” che genera reddito per le aziende attraverso il marketing e la comunicazione. Wow Haus è anche società Benefit, il suo impatto sul territorio si concretizza in sponsorizzazioni per eventi e società sportive; inoltre organizza le FuckUp Nights di Venezia e Treviso, format che racconta come dai fallimenti si possano creare opportunità.

«Il nostro approccio va ben oltre la semplice produzione di contenuti visivi o digitali», dichiara Pilotto. «Tra le nostre priorità, mettere la creatività al supporto del business, e supportare quest’ultimo anche la partecipazione societaria nei cda delle aziende clienti. Affianchiamo le aziende in ogni fase dello sviluppo di un progetto, dal concept alla comunicazione, dalla progettazione strategica alla realizzazione concreta di immagini, video, siti web, app e campagne social. L’obiettivo non è solo raccontare un progetto, ma trasformarlo in un’esperienza che generi valore reale per l’impresa. Crediamo che creatività e strategia debbano camminare insieme: ogni azione che proponiamo è studiata per far crescere il business dei nostri clienti, aumentare la loro visibilità e consolidare la percezione del loro brand».

La struttura che regge il gruppo è WowSolution, l’agenzia di comunicazione integrata che si occupa di grafica, social media management e brand identity. L’altro pilastro portante del gruppo è WowTextura, una 3D agency fondata nel 2021 e specializzata nella realizzazione di render fotorealistici, video e virtual tour. Il team, formato da architetti con esperienza nella visualizzazione 3D, collabora da anni con studi di architettura, designer e società di investimento immobiliare. Dai render statici ai video 3D, fino ai virtual tour immersivi utilizzati per la promozione di progetti residenziali e commerciali, Wow Textura consente ai clienti di “entrare” negli spazi prima ancora che vengano costruiti.

Sombrero Studio (fondato nel 2022) rappresenta invece la componente più tecnologica. Specializzato nello sviluppo di siti web, app e gestionali personalizzati, Sombrero trasforma la creatività in strumenti concreti di business. Dai siti vetrina per design brand fino alle piattaforme di configurazione 3D o di gestione dedicate alle imprese, ogni progetto è pensato per coniugare funzionalità ed estetica.

Ci sono anche WowProduction, la sezione dedicata alla produzione fotografica e video, nota per i cortometraggi che sono stati premiati ai più importanti festival cinematografici e per i video promozionali e adv (nata nel 2023) a cui si affianca BeeRedi, startup studio interno che costruisce nuovi modelli di business creando nuove startup (citiamo GiGiro, tour turistico dal sapore vintage sui colli del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene a bordo di una 500 di color rosso) e innesta processi di open innovation in aziende già esistenti sul territorio.

«Il nostro obiettivo complessivo è coraggioso: costruire la meraviglia», conclude Pilotto. «Volevamo creare un luogo – fisico e digitale allo stesso tempo – dove la creatività incontrasse la tecnologia, dove architetti, designer, sviluppatori e videomaker potessero lavorare insieme come in una vera e propria fabbrica del digitale. Il nostro obiettivo è generare valore concreto per le aziende, trasformando la comunicazione in crescita economica. Non vendiamo servizi, ma esperienze capaci di far vedere, sentire e vivere i progetti prima ancora che esistano. È questa la nostra idea di futuro: unire la precisione dell’artigiano con la visione dell’innovatore».

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – WOW SOLUTION

Fondata nel 2017, Wow Solution ha sede a Spinea, nel Veneziano. Ad oggi, l’azienda che nel frattempo è confluita nel gruppo Wow Haus, ha circa una settantina di progetti di comunicazione aperti, grazie al lavoro di 29 dipendenti coordinati dal ceo, Andrea Pilotto. Fino ad oggi, Wow Solution ha sviluppato la propria attività in 5 nazioni, con una crescita costante del fatturato nell’ultimo triennio (+90%). Wow Solution opera a livello di gruppo, composto da più società. La divisione Progetti Speciali dell’agenzia si dedica all’incubazione e all’accelerazione di iniziative di digital business proprietarie, utilizzando le competenze interne per creare nuove esperienze verticali e anticipare le tendenze del mercato. L’offerta complessiva comprende branding, visual design, web e user experience design, gestione dei social media e performance marketing. L’approccio strategico è centrale: dalla consulenza direzionale per la redazione di piani marketing alla definizione di strategie digitali. La produzione di contenuti multimediali è uno dei punti di forza di Wow Solution, che tratta video, fotografie, rendering 3D, illustrazioni e grafiche. L’attenzione alla distribuzione permette di integrare con fluidità canali online e offline, passando da siti web sviluppati su misura ai social media, dalle edizioni cartacee di pregio a progetti esperienziali in store. 

Anna Rita Canone

Luchadoras: il tatami diventa palcoscenico artistico di empowerment femminile

Durante il raduno internazionale del karate organizzato da Multisport Veneto al Palazzo del Turismo di Jesolo, arte e autodifesa si sono fuse in un’esperienza collettiva e performativa. Elena Ketra, visual artist e creatrice di Luchadoras, ha trasformato i tatami dove hanno gareggiato oltre quattromila atleti della Venice Cup e della Youth League, in un laboratorio di consapevolezza corporea e agency femminile, coinvolgendo dieci donne di diverse età in un workshop di difesa personale guidato da Benedetta Mezzari, tecnica FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali).

Il progetto prende ispirazione dalle iconiche lottatrici della lucha libre messicana, figure storiche di emancipazione e resilienza, che dagli anni ’30 hanno sfidato un contesto sportivo maschile e discriminatorio, costruendo un immaginario unico in cui atletismo, teatralità e identità culturale si intrecciano.

Nove maschere realizzate a mano da Ketra raccontano storie individuali e collettive, trasformando l’artista in un medium vivente: indossandole, diventa ponte tra passato e presente, incarnando forza, coraggio e autodeterminazione. «Luchadoras nasce dal desiderio di restituire alle donne uno spazio di forza, visibilità e autodeterminazione», spiega Ketra. «Trasformare il corpo in un luogo di consapevolezza e non di vulnerabilità è il cuore del progetto».

Il workshop, organizzato a ridosso della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ha introdotto le partecipanti ai principi della difesa personale: gestione dello spazio, tecniche di liberazione e consapevolezza corporea. Con il supporto tecnico di Jute Sport, distributore ufficiale Adidas Combat Sports in Italia, le ragazze hanno indossato magliette personalizzate, rafforzando un senso di identità collettiva e appartenenza. Il tatami sul quale si sono sfidate è stato circondato da quattro totem che ritraevano le maschere create e indossate dall’artista. Tutt’attorno, gli spalti del Palaturismo di Jesolo, migliaia di posti a sedere e ancora vuoti, in attesa delle competizioni di carattere mondiale dei giorni successivi, emblema di quel silenzio che ancora oggi si ode quando di parla di empowerment femminile.

Pur strutturato come laboratorio, Luchadoras assume una forte dimensione performativa: Ketra si immerge in uno spazio altro, il tatami, non concepito come luogo artistico ma come campo di esperienza, dove l’osservazione e il dialogo attivano una contaminazione dei linguaggi, trasformandolo in un dispositivo narrativo e culturale. Il progetto nasce da una rete di collaborazioni tra istituzioni culturali, realtà sportive e piattaforme mediatiche, con il sostegno della Fondazione Solares delle Arti. È un intervento di attivismo concreto: l’autodifesa diventa gesto di agency, percorso di riscoperta del corpo e della propria forza. L’esperienza consolidata sul tatami genera coraggio, fiducia e solidarietà, ampliando il dibattito sulle trasformazioni identitarie contemporanee e sulla parità di genere.

Uno degli aspetti più interessanti di Luchadoras è la sua natura itinerante. Il workshop-performativo è concepito per essere replicato in sedi museali, fondazioni, festival, scuole, palestre e spazi pubblici. Questa flessibilità operativa consente al progetto di rivolgersi a pubblici diversi, promuovendo una circolazione attiva dei temi trattati e generando nuove comunità di partecipazione. In questa prospettiva di apertura e mobilità, l’artista è stata selezionata per la residenza internazionale dell’International Studio & Curatorial Program di New York (ISCP), dove Luchadoras sarà portato e ulteriormente sviluppato. Il contesto newyorkese rappresenta un’importante occasione di approfondimento e di espansione della ricerca, contribuendo ad ampliare il dialogo del progetto e il suo impatto in una dimensione internazionale.

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

Elena Ketra è un’artista multidisciplinare formata all’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua ricerca indaga empowerment femminile, inclusione e processi di autocoscienza intrecciando estetica pop, cultura queer e critica sociale. Tra le opere più note figurano Girlpower, Serialmirrors e Utereyes, progetti simbolici che decostruiscono stereotipi di genere. Nel 2023 realizza la performance digitale Sologamy, approfondita nel saggio “Sologamia. L’arte di sposare sé stessə”; nel 2025 il termine “sologamia” entra come neologismo nella Treccani. La sua ricerca è stata raccontata dalle principali testate italiane, e un’opera del progetto Luchadoras è scelta come copertina di Exibart. Ha esposto in istituzioni nazionali e internazionali tra cui Museo Madre (Napoli), MAM (Mantova), Silesian Museum (Katowice), Stichting Artes (Amsterdam) e Kyoto Shibori Museum. Vincitrice dell’Exibart Prize 2024, è selezionata per la residenza internazionale ISCP – International Studio & Curatorial Program di New York. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. www.ketra.it

LE LUCHADORAS

La partecipazione femminile alla lucha libre affonda le radici negli anni ’30, ma è negli anni ’50–’60 che le luchadoras iniziano a conquistare un vero spazio, sfidando pregiudizi sociali e il divieto non ufficiale che limitava la presenza delle donne nei ring principali. Negli anni ’70 la disciplina vive il suo primo periodo d’oro, grazie a figure carismatiche come La Dama Enmascarada, Irma González e Lola González, che aprono la strada a generazioni future. Nonostante periodi di restrizioni — come il blocco alle esibizioni femminili a Città del Messico durato fino al 1986 — le atlete continuano a lottare e a espandere la loro popolarità in tutto il paese. Dagli anni ’90 a oggi, la lucha libre femminile vive una crescita costante: nascono nuove federazioni, si moltiplicano gli eventi internazionali e le luchadoras diventano simboli di empowerment, mescolando atletismo, teatralità e identità culturale. Star contemporanee come Marcela, Amapola, Lady Shani, Faby Apache e molte altre continuano a innovare lo stile, conquistando pubblico e riconoscimenti globali. Oggi le luchadoras incarnano una tradizione viva, unendo spettacolo e lotta per la parità, trasformando il ring in uno spazio di potere e autodeterminazione.

Anna Rita Canone

“Senape”, la cucina sociale di Germoglio investe nel banqueting

La cooperativa sociale Germoglio annuncia il potenziamento del progetto “Senape – Sapori di inclusione”, confermandosi come produttivo d’eccellenza e motore di inclusione occupazionale nel Veneto.

Negli ultimi mesi, Senape ha investito strategicamente nell’attivazione e nel miglioramento del servizio di catering e banqueting, trasformando gli eventi in un laboratorio dinamico e altamente formativo. Questi investimenti sono strettamente correlati al boom di richieste di catering (40 aziende e 20 enti negli ultimi mesi), un successo che si traduce direttamente in opportunità lavorative per persone con disabilità.

L’attività complessiva di Senape genera una ricaduta reale e misurabile sul territorio, rappresentando circa il 60% del fatturato complessivo della Cooperativa e coinvolgendo direttamente un terzo dei lavoratori di Germoglio, alcuni dei quali persone con disabilità impiegate in produzione, confezionamento e logistica.

Dal centro di cottura di Arzergrande, Senape garantisce tra i 1.500 e i 2.000 pasti, con punte che arrivano a quota 3.000 quando si aggiunge il servizio dedicato ai centri estivi. Una parte consistente di questa attività è rivolta al mondo del business: sono circa 800 i pasti quotidiani destinati alle mense aziendali, un’offerta pensata per il personale che unisce qualità, attenzione nutrizionale e un forte orientamento etico.

Accanto al segmento produttivo, la ristorazione mantiene un ruolo centrale anche nel settore socio-sanitario, dove ogni giorno vengono preparati e consegnati 500 pasti. Il servizio alle scuole rappresenta invece un impegno quotidiano da 300 pasti, costruito su criteri di equilibrio nutrizionale e rispetto delle esigenze educative. Infine, particolare cura è dedicata agli anziani, ai quali arrivano 95 pasti al giorno, spesso fondamentali non solo dal punto di vista alimentare, ma anche come gesto di vicinanza e continuità relazionale.

“Rispetto ai grandi operatori del mercato di riferimento, Germoglio rimane una realtà con dimensioni piccole ma fortemente radicata, capace di offrire un servizio flessibile, di prossimità e dal forte valore sociale”, dichiara Marta Martin, Presidente di Germoglio. “Ogni pasto consegnato da Senape è il risultato di un processo produttivo etico che crea stabilità lavorativa e dignità per le persone. L’investimento nel settore eventi aziendali è strategico per l’inclusione. Il nuovo servizio di banqueting e catering è un vero e proprio laboratorio: la dinamicità e l’alta professionalità richiesta negli eventi esterni permettono al personale con disabilità di sperimentare e accrescere competenze concrete e professionali, con una ricaduta positiva sulla loro autonomia lavorativa”.

Questo successo è amplificato dall’efficace applicazione dell’Articolo 14 del D.Lgs. 276/2003, che consente alle aziende private di adempiere parzialmente agli obblighi di assunzione di personale in categoria protetta attraverso l’affidamento di commesse di lavoro alla cooperativa sociale. Germoglio è in prima linea nella promozione di questo strumento, riconosciuto anche da Veneto Lavoro come leva strategica per l’occupazione inclusiva, che crea un autentico circolo virtuoso: il vantaggio per la persona con disabilità è un’assunzione reale e stabile e il raggiungimento di un’autonomia reale, in un ambiente che lavora costantemente per l’inclusione e lo sviluppo di opportunità; l’azienda partner ottempera agli obblighi di legge attraverso un servizio di qualità (come la gestione della mensa aziendale o il servizio di catering) e la cooperativa adempie alla sua missione sociale di creare posti di lavoro per persone con fragilità e favorire la creazione di comunità inclusive.

“L’Articolo 14 è la chiave di volta di questa sinergia vincente: l’azienda affida una commessa, la cooperativa assume direttamente i lavoratori con disabilità creando così posti di lavoro veri e qualificati sul nostro territorio,” conclude Martin. “La cooperazione sociale è un modello di imprenditoria sociale che produce valore economico e sociale, mantenendo intatta la propria anima cooperativa”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO – LA COOPERATIVA GERMOGLIO

La cooperativa sociale Germoglio, nata ad Arzergrande nel 1989, è oggi una delle realtà più solide e innovative della provincia di Padova. Fondata per rispondere ai bisogni delle persone con disabilità della Saccisica, Germoglio è cresciuta fino a diventare una cooperativa sociale plurima (A+B), attiva su più fronti: dai servizi socio-educativi e abitativi per minori e adulti con disabilità, ai progetti di inserimento lavorativo per persone svantaggiate. Oggi conta 62 soci e 71 dipendenti, di cui dieci appartenenti a categorie protette, e nel corso del 2024 ha coinvolto 33 persone con svantaggio, tra assunzioni e tirocini formativi.

Germoglio è oggi una realtà radicata in più sedi del territorio. Ad Arzergrande, in via Bassa, si trovano la sede storica e il Centro Diurno per persone adulte con disabilità, il Centro Lavoro Guidato e il Centro Cottura Senape, dove ogni giorno si concretizza l’inclusione attraverso il lavoro. A Piove di Sacco, in via Castello, è attiva la bottega solidale “Tam Tam – La Bottega del Germoglio”, dedicata al commercio equo e alla produzione artigianale di bomboniere e articoli di cartotecnica. A Codevigo, il progetto “Vivo Fuori” offre un appartamento per percorsi di autonomia abitativa. A Legnaro, la Casa del Buon Samaritano, concessa in comodato gratuito dalla Fondazione Focherini, ospita Casa di Gio’ e l’unità abitativa “Primo Piano” per persone con disabilità.

Germoglio si distingue per il  progetto “Senape – Sapori di inclusione”, una linea di ristorazione che ogni giorno prepara oltre 3.000 pasti per scuole, aziende, strutture sanitarie e persone fragili. Un modello di impresa sociale che unisce qualità, efficienza e inclusione, offrendo posti di lavoro a persone con disabilità o fragilità. Attraverso l’Articolo 14 del decreto legislativo 276/2003, Germoglio consente alle aziende partner di assolvere agli obblighi della Legge 68/1999 sull’inserimento lavorativo delle persone disabili, affidando commesse alla cooperativa e trasformando così l’obbligo normativo in opportunità di collaborazione sociale.

Nel tempo Germoglio ha esteso il proprio raggio d’azione oltre la disabilità, diventando un punto di riferimento per i minori e le famiglie. Dal 2012 gestisce l’area educativa Zerodiciotto, che comprende doposcuola, percorsi personalizzati e interventi per adolescenti. Il 2025 segna l’avvio di un nuovo capitolo con l’apertura a Legnaro della Comunità Diurna Casa di Gio’, primo servizio del genere nella Saccisica, realizzato grazie alla collaborazione con la Fondazione Focherini e alle amministrazioni dell’ATS 24. Parallelamente, Germoglio continua a investire nei progetti abitativi per l’autonomia delle persone con disabilità, come “C.R.E.O.”, “Vivo Fuori” e “Vita Indipendente”, avviati grazie ai bandi regionali “Dopo di Noi” e ai fondi PNRR.

Accanto ai servizi socio-educativi, la cooperativa gestisce un’importante area produttiva di tipo B, attiva nel montaggio, assemblaggio e confezionamento per aziende del territorio. Da oltre vent’anni offre servizi di outsourcing industriale che coniugano efficienza e valore sociale, dimostrando che l’impresa cooperativa può essere competitiva anche nei settori più tecnici. Nel tempo ha sviluppato anche una linea di prodotti solidali: le ceste natalizie e i dolci artigianali “La Pasqualotta” e “L’Essenziale”, che uniscono qualità e sostegno concreto ai progetti di inserimento lavorativo.

Anna Rita Canone

Un padiglione per pensare senza smartphone: inaugurato il think space internazionale “Decostruzione”

Il padiglione sperimentale prende forma all’interno degli Istituti Filippin di Pieve del Grappa, nel Trevigiano, come esito del concorso internazionale “Think Space”, iniziativa nata dalla collaborazione tra IU International University in Germania e 593 STUDIO, con il contributo dell’Università IUAV di Venezia. Il progetto si inserisce nel programma di attività organizzate in occasione del centesimo anniversario dell’istituto scolastico trevigiano, confermando la volontà di coniugare didattica, sperimentazione e innovazione architettonica.

Il concorso, rivolto agli studenti e alle studentesse del corso “ThinkSpace for Contemporary Developments” guidato dal prof. Thorsten Klooster, ha previsto un percorso di lavoro lungo quattro mesi, durante i quali gli studenti della rete universitaria tedesca della IU International University sono stati chiamati a immaginare un nuovo spazio di riflessione, un think space capace di affrontare temi cruciali dell’attualità: antropocene, intelligenza artificiale, diritti LGBTQIA++, migrazioni, cambiamento climatico, uguaglianza e relazioni sociali nell’epoca dei social network. Il brief progettuale fissava un solo vincolo: intervenire su un’area non superiore ai 12 metri quadrati, lasciando libertà totale nella scelta dei materiali e delle modalità costruttive.

Il percorso è iniziato nel 2023 con un viaggio in Veneto, nel corso del quale la delegazione tedesca ha visitato alcuni luoghi emblematici dell’architettura contemporanea del territorio, dalla Tomba Brion alla Fabbrica Brion, dalla Gypsoteca di Possagno alla Biblioteca dei Tolentini dell’Università IUAV di Venezia. La visita ha incluso anche un sopralluogo nell’area destinata al futuro padiglione negli Istituti Filippin e ha permesso agli studenti di incontrare le realtà locali che avrebbero partecipato alla realizzazione del progetto vincitore. Il supporto dei partner del territorio — Isovista, Gruppo Visentin, AMR e Glip — è stato determinante per tradurre le idee progettuali in un’opera concreta oggi collocata nel giardino dell’istituto.

Da ottobre 2023 a febbraio 2024, sotto la guida del prof. Klooster e con la supervisione dell’architetto Michele Sbrissa di 593 STUDIO, studenti e studentesse hanno sviluppato le proprie proposte, sperimentando soluzioni spaziali e approcci progettuali capaci di dare forma a un luogo dedicato alla riflessione e allo scambio. Il 9 maggio 2024 la giuria convocata presso gli Istituti Filippin — composta dalla prof.ssa Maria Chiara Tosi e dal prof. Stefano Munarin dell’Università IUAV di Venezia, dal prof. Thorsten Klooster della IU International University, dall’arch. Michele Sbrissa di 593 STUDIO e dal dirigente scolastico Sileno Rampado — ha valutato le venti proposte ammesse al concorso. Alla sessione hanno partecipato come osservatori anche gli sponsor Isovista e Gruppo Visentin, che da subito hanno sostenuto il progetto.

Il think space vincitore (dei progettisti Aaron Mielke, Julian Schwarz, Maximilian Johr), intitolato “Decostruzione”, è una struttura di 9 metri quadrati, smontabile e riciclabile, concepita come una scultura che interpreta il tema del movimento in rapporto allo stare, alla sosta, decostruendo ed interpretando appunto il concetto di scala, intesa come metafora architettonica del pensiero e del movimento. Il progetto è stato sviluppato anche grazie all’uso di DALL·E, un software di intelligenza artificiale utilizzato per generare visualizzazioni iterative, esplorare varianti spaziali e tradurre l’intuizione progettuale in un insieme coerente di forme. L’IA ha permesso agli studenti di riflettere più a fondo sull’interconnessione tra movimento, percezione, volumetrie e possibilità d’uso. 

Il risultato è un ambiente multiforme, un luogo sospeso tra contemplazione, comunicazione e interazione: un padiglione che invita a fermarsi, a salire, a osservare, a interrogarsi. Con questo nuovo spazio di interazione gli Istituti Filippin si dotano di un nuovo luogo simbolico e funzionale, capace di raccontare la sensibilità delle nuove generazioni e di celebrare il rapporto tra formazione, territorio e progettualità internazionale.

«Decostruzione rappresenta un esercizio architettonico che va oltre la semplice realizzazione di un padiglione: è un dispositivo spaziale che invita a interrogarsi sulle forme del pensiero contemporaneo», commenta Michele Sbrissa, CEO di 593 STUDIO. «Dal punto di vista progettuale, ciò che mi ha colpito è la capacità degli studenti di tradurre temi complessi – dall’antropocene all’intelligenza artificiale, dall’uguaglianza ai nuovi linguaggi sociali – in una struttura che non descrive, ma evoca. La scala, elemento archetipico dell’architettura, viene qui reinterpretata come metafora di un processo cognitivo, un movimento continuo tra livelli, prospettive e possibilità. L’integrazione dell’IA nel workflow ha permesso una riflessione inedita sull’interazione uomo-macchina e sulla generazione di alternative formali che arricchiscono l’immaginario progettuale. Il risultato finale è un luogo che non impone un significato, ma lo costruisce insieme a chi lo attraversa, invitando a un’esperienza aperta e profondamente contemporanea.»

«Il progetto “Decostruzione” dimostra quanto gli studenti, quando vengono posti al centro di un percorso realmente formativo, possano diventare protagonisti nella definizione degli spazi che abitano», commenta Sileno Rampado, dirigente dell’istituto scolastico. «Agli Istituti Filippin abbiamo assistito a un processo nel quale la didattica innovativa non è rimasta un principio astratto, ma si è tradotta in un cantiere reale di idee, confronti e sperimentazioni. Coinvolgere i ragazzi nella progettazione di un think space ha significato riconoscere loro la capacità di osservare il mondo contemporaneo con uno sguardo libero, sensibile e critico. In questo contesto, il ruolo della scuola è stato quello di abilitare immaginazione e responsabilità, offrendo strumenti e relazioni per trasformare intuizioni in un’opera compiuta. Il padiglione è la prova tangibile di quanto una comunità educativa possa crescere quando agli studenti viene dato lo spazio – fisico e simbolico – per contribuire a costruire il proprio ambiente culturale.»

Anna Rita Canone

Il falò nemolese

Foto di Antonio Ferrari

Tutto pronto in Piazza Madonna delle Grazie a Nemoli (PZ): il falò sarà acceso stasera fuori la Chiesa Madre dopo la benedizione e verrà fatto ardere fino al 6 gennaio.

Il falò ha una tradizione antichissima, considerando che la Chiesa ha scelto la data di Natale mutuandola da millenarie credenze pagane del “sol invictus” del solstizio d’inverno.

A Nemoli si ipotizza anche la sua funzione di riscaldamento in attesa del parroco – Nemoli è stata, fino al 1834, una dipendenza di Rivello. Solo con regio decreto di Ferdinando II è diventato un Comune autonomo.

Il falò nemolese è una tradizione che raccoglie, le sere delle vacanze natalizie, amici e parenti: si passa il tempo un bicchiere di vino, una tombolata, una chiacchierata davanti al fuoco; esso costituisce vera e propria calamita comunitaria che riunisce bambini e adulti, giovani e anziani, al suono di zampogne e ciaramelle.

La sua preparazione coinvolge uomini e ragazzi con la raccolta e l’accatastamento di ceppi nella piazza principale.

Il Sindaco presiederà la benedizione e i bambini riceveranno piccoli doni da Babbo Natale, mentre si potranno assaggiare le tipiche zeppole.

La tradizione è tuttora molto sentita; il falò, infatti, riesce ad aggregare tutti i cittadini di Nemoli e rappresenta il senso di famiglia e di appartenenza durante le festività, considerando anche che alcuni ritornano a Nemoli proprio per le vacanze natalizie: gli studenti e chi vive e lavora fuori regione.

Anna Rita Canone

Natale, si presenta la pizza di scarola (anche vegetariana)

A dicembre il locale San Ciro si accende di tradizione. Lo chef–pizzaiolo napoletano Ciro Di Maio presenta la “Stella di Quartiere”, un omaggio contemporaneo a una delle preparazioni più simboliche del Natale partenopeo: la pizza di scarola, storicamente consumata la sera della Vigilia come piatto di magro, quando la carne era vietata. Un rito che nelle famiglie di Napoli ha attraversato generazioni e che oggi Di Maio ripropone a Brescia con una sensibilità moderna e un forte affetto per le sue origini.

Da questa memoria nasce una pizza dedicata al mese di dicembre, realizzata con scarola riccia stufata, alici, olive nere, uvetta, pinoli tostati e una finitura di olio e peperoncino fresco: un equilibrio di sapori semplici che richiama la cucina povera napoletana e la trasforma in un piatto identitario.

«Negli ultimi anni ho capito quanto sia importante ascoltare davvero le persone che entrano in pizzeria», spiega Chef Ciro di Maio. «Le abitudini alimentari stanno cambiando e credo che un pizzaiolo debba essere capace di rispettarle senza snaturare la tradizione. Per questo ho voluto creare una versione vegetariana della mia pizza di Natale: stessa struttura, stessi profumi, stessa anima, ma per chi lo preferisce sarà senza alici. Non è un compromesso, è un modo diverso di raccontare la stessa storia. La scarola, l’uvetta, i pinoli, le olive: sono questi gli elementi che danno carattere al piatto, e che permettono di ritrovare quel sapore festivo che in tante famiglie napoletane accompagna la Vigilia. Volevo che nessuno, per scelta o necessità, fosse escluso da questa esperienza. La cucina deve unire, non dividere. E se una tradizione riesce a parlare a più persone, allora diventa ancora più viva».

Con questo nuovo piatto, Ciro Di Maio conferma la sua visione: unire l’identità napoletana all’innovazione, restituendo ai clienti non solo una pizza, ma un racconto. A Brescia, per tutto il periodo natalizio, la Vigilia profuma di scarola. E si chiama “Stella di Quartiere”.

«Per me la pizza di scarola è molto più di una ricetta: è un pezzo della mia storia», conclude Chef Ciro. «A Napoli, quando arrivava la Vigilia, ogni famiglia aveva il suo modo di prepararla e il profumo riempiva i vicoli. Era il segnale che iniziavano davvero le feste. Portare questa tradizione a Brescia, nel periodo di Natale, è un impegno che sento profondamente. Non voglio solo far assaggiare un gusto nuovo: voglio condividere un ricordo, un’emozione, un modo di vivere la cucina che è fatto di semplicità e di calore. Qui al San Ciro cerco di raccontare la mia città attraverso i sapori, perché credo che la cucina sia uno dei linguaggi più sinceri che abbiamo. La “Stella di Quartiere” nasce proprio da questo: unire la mia identità napoletana all’accoglienza bresciana, portando sulle tavole un pezzo di casa e di Natale.»

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare.  Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente. Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio e del Germani Brescia, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare. Ciro ama le iniziative benefiche. Oltre al lavoro in carcere per formare i detenuti a diventar pizzaioli, Ciro si è dedicato anche alla formazione nel Rione Sanità di Napoli, un quartiere che gli ricorda la strada in cui è cresciuto, via Rossini a Frattamaggiore. L’istituto che ha accolto il suo progetto è stato l’Istituto alberghiero D’Este Caracciolo, ha portato a termine delle lezioni online a dei ragazzi che seguono l’indirizzo enogastronomico e l’indirizzo sala e accoglienza.

Anna Rita Canone

Le immagini satellitari rivelano le vere intenzioni di Israele

Avamposto militare a Khan Younis, al confine con Gaza, collegato tramite strada a un valico militare in cui sono visibili demolizioni e veicoli militari. 5 novembre 2025. Fonte: Planet Labs LBC .

DropSite in un articolo analizza in dettaglio le trasformazioni geopolitiche e infrastrutturali della Striscia di Gaza a seguito del cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025.

Basandosi su una ricerca di Forensic Architecture, emerge il consolidamento sistematico della presenza militare israeliana, in contrasto con l’ipotesi di un ritiro temporaneo a favore di una strategia di occupazione e controllo territoriale a lungo termine.

Ecco una sintesi strutturata dei punti chiave emersi dall’analisi:

1. Il Consolidamento Territoriale: La “Linea Gialla”

Il fulcro della nuova geografia di Gaza è la cosiddetta “linea gialla”, un confine di demarcazione derivato dal piano di pace in 20 punti proposto dal presidente Donald Trump. Sebbene il piano prevedesse un ritiro graduale delle truppe israeliane, i dati satellitari indicano una realtà opposta:

  • Controllo effettivo: Israele controlla attualmente oltre il 50% del territorio di Gaza (le stime variano dal 53% al 58% a seconda delle mappe ufficiali e dei posizionamenti sul campo).
  • Spostamento dei confini: Israele ha fisicamente posizionato almeno 27 blocchi di cemento giallo a ovest della linea concordata, espandendo di fatto l’area sotto il suo controllo diretto oltre i limiti cartografici.

2. Infrastrutture Militari e “Fatti sul Campo”

Secondo Forensic Architecture, Israele sta utilizzando una tattica storica: stabilire “fatti sul campo” in modo incrementale per renderli permanenti.

  • Nuovi Avamposti: Dal 10 ottobre sono stati costruiti almeno 13 nuovi avamposti militari, principalmente lungo la linea gialla e nell’area orientale di Khan Younis.
  • Rete Stradale: È stata ampliata la rete viaria che collega questi avamposti direttamente alle basi militari e agli insediamenti all’interno del territorio israeliano, integrando Gaza nella struttura logistica dello Stato ebraico.
  • Il caso del Corridoio Magen Oz: Una strada militare di 15 km a Khan Younis è stata deviata affinché ricada interamente all’interno della zona di controllo israeliana, garantendo una separazione netta tra la parte orientale e occidentale della città.

3. Demolizione Sistematica e “Zone Cuscinetto”

Parallelamente alla costruzione, si assiste a una distruzione metodica delle proprietà palestinesi, in particolare nell’est di Khan Younis e a Jabaliya.

  • Sgombero e spianamento: Interi quartieri vengono rasi al suolo per fare spazio a berme (terrapieni), strade e strutture militari.
  • Obiettivo demografico: Analisti come Mouin Rabbani suggeriscono che queste azioni non abbiano solo scopi difensivi, ma mirino a dividere la Striscia e a creare condizioni che favoriscano il trasferimento della popolazione palestinese altrove.

4. Il Ruolo dell’Amministrazione Trump e le “Comunità Alternative”

L’analisi evidenzia una potenziale convergenza tra le operazioni militari israeliane e i piani politici statunitensi:

  • Segregazione abitativa: L’amministrazione Trump starebbe pianificando la costruzione di “Comunità alternative sicure” destinate ai palestinesi, ma esclusivamente nelle aree a est della linea gialla.
  • Restrizioni edilizie: Non sarebbe consentita alcuna nuova costruzione sul lato ovest, consolidando la divisione permanente dell’enclave e lasciando a Israele il controllo sulla metà più strategica del territorio.

5. Discrepanza tra Negoziati e Realtà

Sebbene il punto 16 del piano Trump affermi esplicitamente che “Israele non occuperà né annetterà Gaza” e preveda il passaggio di consegne a una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), l’evidenza fisica suggerisce il contrario. La costruzione di edifici permanenti, l’installazione di illuminazione stradale e lo scavo di infrastrutture pesanti indicano che l’esercito israeliano si sta preparando per una permanenza che va ben oltre le “tempistiche di smilitarizzazione” previste dai negoziati.

Anna Rita Canone

Natale sul mare, in arrivo i Krampus

Caorle si conferma una delle mete natalizie più amate del Nord Italia: nei primi fine settimana del Caorle Christmas Time centinaia di migliaia di visitatori hanno attraversato il centro storico per incontrare il Grinch, protagonista assoluto di questa edizione. Nel nuovo villaggio “Chinonsò”, ispirato al celebre personaggio di Dr. Seuss, grandi e piccoli hanno potuto immergersi in un mondo rovesciato e ironico, fatto di installazioni, performance teatrali, case colorate e attività dedicate alle famiglie. Un’ambientazione che trasforma le calli in un vero set cinematografico a cielo aperto, animato dai pungenti monologhi del Grinch e dalle sue incursioni tra i “Nonsochì”.

Caorle propone il Natale più lungo d’Italia, con un percorso che raggiunge quasi due chilometri — ben 400 metri in più rispetto all’anno scorso — punteggiato da quasi un centinaio tra casette e capanne (esattamente le strutture sono 85, un record a livello nazionale) che richiamano l’atmosfera autentica del villaggio dei pescatori. Numeri che lo rendono il villaggio natalizio tra i più grandi e complessi d’Italia.

Accanto alle novità, non mancheranno i grandi classici del Caorle Christmas Time: spettacoli, concerti, mostre, animazioni itineranti, mercatini artigianali e la suggestiva atmosfera del mare d’inverno che rende unico il Natale caorlotto. Un appuntamento che unisce tradizione, creatività e spirito di comunità, confermandosi uno degli eventi natalizi più attesi e suggestivi d’Italia, con tanto di videomapping tutte i giorni sulla chiesa, l’enorme pista da pattinaggio, la ruota panoramica che sovrasta la città e la dolcissima giostra coi cavalli. 

Considerato l’enorme afflusso di visitatori dei primi giorni, per questo, è stato deciso di aprire un giorno in più i mercatini questo fine settimana, quello che si avvia alla settimana del Natale: si aggiunge dunque un giorno al calendario dell’evento, il 19 dicembre. Nel pomeriggio, dalle 14 alle 18, si aprono tre presenze “fisse” del programma: la Casa di Babbo Natale, il Grinch e il Villaggio di Chinonso, che torneranno puntuali per quasi tutte le giornate. Domenica 21 dicembre porta due momenti speciali: alle 16.30 iniziano le “Letturechì” e alle 17 si tiene il One Voice & Friends Concert con Tobia Lanaro e Alice Risolino in piazza Matteotti.

Da lunedì 22 dicembre, oltre agli appuntamenti pomeridiani, arriva Moreno Corà con le sue “Storie Pasticciate” (ore 16.30). La vigilia del 23 dicembre è particolarmente ricca: l’arrivo di Babbo Natale dalle 14.30 alle 17.30, due repliche dello spettacolo “A Christmas Carol” di Enrico Vanzella (15.00 e 16.30) e, in serata, alle 21, il concerto “A Child is Born – The Sound of Christmas” al PalaExpomar.

Il 24 dicembre, Babbo Natale torna ad accogliere le letterine dei bambini dalle 14.30 alle 17.30, mentre il 25 dicembre il programma rimane orientato ai tre poli principali del villaggio. Il 26 dicembre vede un’agenda più intensa: il Bubble Show di Elga Fun Lab, le Storie Pasticciate alle 16.30 e il live “Xmas Song” di Maria Dal Rovere alle 17 in piazza Matteotti.

Il week-end del 27 e 28 dicembre mantiene le attrazioni costanti, ma la domenica si distingue con il doppio arrivo del Conte VonTok (14.30 e 16.00) e con l’atteso ingresso dei Krampus alle 17 nel centro storico. Gli ultimi giorni dell’anno – 29, 30 e 31 dicembre – restano dedicati alle atmosfere del villaggio, senza eventi straordinari.

Il nuovo anno si apre il 1° gennaio con il ritorno delle bolle di Elga Fun Lab al villaggio dalle 14.00, mentre il 2 gennaio mantiene l’impianto tradizionale. Il 3 gennaio le performance di Elga Fun Lab aprono nuovamente il pomeriggio alle 14, seguite dalle consuete attività. Il 4 gennaio torna il doppio appuntamento con il Conte VonTok (14.30 e 16.00), mentre il 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, i Nonsochì accolgono la Befana alle 15. La chiusura ufficiale, 6 gennaio, propone ancora le attrazioni principali dalle 14 alle 18 e, alle 16, il concerto live dei Caramel in piazza Matteotti con a seguire lo spettacolo pirotecnico alle ore 19 che chiederà il mese di festeggiamenti natalizi. 

Il Caorle Christmas Time – organizzato da Confcommercio Portogruaro Bibione Caorle e dal Comune di Caorle, con il supporto della Fondazione Caorle Città dello Sport – prosegue così il suo ricco programma di iniziative artistiche, enogastronomiche e culturali che, per un intero mese, trasformano la città in un villaggio incantato affacciato sull’Adriatico. Una manifestazione che, già nelle passate edizioni, ha registrato il tutto esaurito negli alberghi e un afflusso paragonabile ai mesi estivi, confermandosi come uno degli appuntamenti più attesi delle festività.

La straordinaria partecipazione registrata in questi primi giorni di Caorle Christmas Time conferma, ancora una volta, quanto il turismo invernale sul nostro litorale abbia un potenziale enorme quando si investe in qualità, creatività e organizzazione“, commenta Corrado Sandrin, presidente di Confcommercio Caorle. “Portare oltre centomila persone in città in un solo weekend significa dare una risposta concreta a tutto il sistema economico locale: alberghi, ristoranti, bar, negozi, servizi. È la dimostrazione che un grande evento natalizio, pensato per essere inclusivo, emozionante e capace di parlare a pubblici diversi, può realmente allungare la stagione e generare valore per l’intera comunità. I risultati di questi giorni ci incoraggiano a proseguire con determinazione su questa strada, costruendo un’offerta turistica che non si limiti ai mesi estivi, ma renda Caorle una destinazione attrattiva tutto l’anno. Ciò conferma una visione condivisa e un gioco di squadra che sta dando frutti concreti”.

“Caorle Christmas Time rappresenta un importante elemento nel percorso di destagionalizzazione avviato dalla nostra destinazione turistica”, commenta l’Assessore al Turismo del Comune di Caorle, Mattia Munerotto. “I benefici per la nostra comunità sono importanti, sia per quanto riguarda i nostri operatori economici che per le famiglie dei lavoratori”.

Anna Rita Canone

Movember continua a dicembre: boom di adesioni con le città illuminate di blu

Novembre si è “tinto di blu”: il colore scelto per richiamare l’attenzione sulla salute dell’uomo e sulla necessità di un cambiamento culturale che spinga la popolazione maschile a considerare la prevenzione non come un’eccezione, ma come un’abitudine. All’appello della Fondazione hanno risposto diversi comuni del Veneto, tra cui Padova, Montegrotto Terme, Borgoricco e Castelfranco Veneto, che hanno illuminato di blu i rispettivi municipi, contribuendo a diffondere il messaggio attraverso un gesto simbolico, semplice ma potente.

In seguito al grande successo e alla straordinaria partecipazione registrata nel corso dell’iniziativa lanciata il mese scorso, la Fondazione Foresta annuncia il prolungamento della campagna Movember per l’intero mese di Dicembre. Anche quest’anno il mese dedicato alla salute maschile ha visto una forte risposta da parte della popolazione, delle istituzioni e del territorio, con molte iniziative che hanno superato le aspettative e reso evidente quanto fosse necessario ampliare lo spazio dedicato alla prevenzione della salute maschile.

Quando si parla di prevenzione, i numeri parlano chiaro: secondo indagini recenti, il 65% degli italiani non è mai stato da un urologo o andrologo, e persino tra gli over 50 quasi uno su due non ha mai fatto una visita specialistica; le donne, al contrario, si sottopongono con maggiore regolarità a controlli e screening, pensiamo alla prima visita ginecologica da adolescenti, o a mammografie e PAP-test in età adulta. L’uomo ha sicuramente ancora molto da imparare dalla donna“. sottolinea il professor Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta ETS.

Gli uomini, più delle donne, tendono a sottovalutare la prevenzione e questo li porta più facilmente a sviluppare patologie anche complesse. Non è un caso se il maschio vive in media 5 anni meno della donna“, prosegue il professor Carlo Foresta. Il tema è noto alla Fondazione, che da anni denuncia l’assenza di un reale percorso di screening maschile paragonabile a quello femminile. La proroga della campagna a dicembre si inserisce quindi in un percorso di crescente attenzione pubblica al tema della salute maschile e permetterà di proseguire le attività di sensibilizzazione, le visite gratuite e le iniziative educative rivolte soprattutto ai più giovani, realizzate con la collaborazione di Calcio Padova.

A Padova, presso l’Aula Nievo del Palazzo Bo, si terrà l’evento “La crisi del maschio: tra mente e corpo”, un incontro pubblico in cui verranno presentati i dati della campagna Movember. L’appuntamento offrirà un’occasione di confronto sul rapporto tra corpo, salute mentale, stili di vita e impatto sociale, affrontando anche i motivi profondi che ancora oggi rendono gli uomini meno inclini a sottoporsi a controlli e visite preventive. “Gli uomini continuano a esporsi di più ai fattori di rischio: fuma il 22% dei maschi contro il 15% delle donne; il consumo di alcol a rischio riguarda il 21% degli uomini e solo il 9% delle donne; nelle età centrali più di un uomo su due è in eccesso di peso, contro meno di una donna su tre” conclude Foresta.

Per tutto dicembre sarà possibile continuare a prenotare gratuitamente una visita andrologica di screening presso la sede della Fondazione Foresta ETS, in via Gattamelata 11 a Padova, telefonando allo 049-851431.

Anna Rita Canone