“Il giornalismo consiste principalmente nel dire 'Lord Jones è morto' a persone che non hanno mai saputo che Lord Jones fosse vivo.” Gilbert Keith Chesterton
La Campania, si sa, è fucina di menti creative: l’ultima iniziativa, “Gruppo Artisti del Gusto”, nasce da un progetto visionario, ma forte, tra circa quindici professionisti del settore enogastronomico, tutti campani DOC.
Cosa fanno, in pratica? Organizzano eventi di qualità in bellissime location, coinvolgendo aziende e ristoratori, il tutto offrendo il meglio dei prodotti locali.
Il gruppo è composto da chef e non solo, eccoli:
Giovanni De Vivo, chef e presidente onorario, Angela Merolla, manager eventi, Alberto De Rogatis, giornalista, Edda Cioffi, moderatrice, Renato Aiello, giornalista, Nunzio Giamundo, catering, Marcello Goeldlin, abiti da lavoro, Stefania Silvestro, wedding planner, Maurizio Stanco, maestro tecnico, Sandro Barrasso, fotografo, Marianna Sessa, settore eventi, Nello Gatti, beverage consultant, Salvatore Boccia, grafica e stampa, Vincenzo Sabbatino, horeca (cioè relativo al settore alberghiero).
Coinvolti non solo chef, ma anche maestri pizzaioli, pasticceri, caseari e altri, grazie alle loro indubbie capacità professionali; ad essi si aggiungeranno altre figure, tutte qualitativamente valide, perché “Artista del gusto si diventa esclusivamente per meriti”.
Il gruppo, da poco presente online all’indirizzo www.gruppoartistidelgusto.it, ha scelto come logo “L’Arcimboldo” un simpatico pupazzetto col cappello da chef e forchettone, già familiare agli addetti ai lavori e agli amanti del buon cibo.
Secondo un articolo del “The Telegraph”, a cura di Annabel Fenwick Elliott, ci sono nuovi dati preoccupanti: il progressivo alleggerimento del lockdown, infatti, sta facendo emergere nuovi picchi di virus, in particolare in Spagna e Italia.
Questi i dati: solo nel fine settimana sono stati registrati 4.581 nuovi casi in Spagna, portando il totale a 264.836 contagi dall’inizio della pandemia. Ciò è dovuto, in gran parte, ai tre nuovi focolai in Catalogna: era stato chiesto ai 96.000 cittadini di non spostarsi, stessa raccomandazione fatta ai residenti a Barcellona, ma il consiglio è stato ignorato, con il risultato della diffusione del virus.
In Italia, invece, l’Assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato, in seguito ai 17 nuovi casi, ha invitato i cittadini di Roma e dintorni a non abbandonare l’uso della mascherina: “Faccio appello per l’uso delle maschere, altrimenti dovremo chiudere di nuovo”.
L’OMS, d’altra parte, ha già ipotizzato una seconda ondata ovunque, quindi il consiglio è di non abbassare la guardia: il vaccino non esiste ancora (anche se proprio in queste ore è giunta notizia che i primi risultati del vaccino sviluppato a Oxford sembrano avere esiti incoraggianti).
Al momento l’unica difesa è la prevenzione attraverso le mascherine, unita all’obbedienza alle direttive regionali e nazionali; settembre non è lontano e l’economia mondiale ha bisogno di una boccata d’ossigeno e non di nuovi lockdown.
Un gran numero di contestatori nella città sudoccidentale di Behbahan ha inneggiato contro il regime la scorsa notte, 16 luglio, in Iran.
Le proteste sono iniziate prima contro le condanne a morte emesse per i manifestanti, lo stato grave dell’economia e l’alleanza Cina-Iran, che gli iraniani definiscono “traditore”.
La maggior parte dei manifestanti si è raggruppata fuori una filiale della Banca di Meli, che è stata scenario delle principali proteste lo scorso novembre.
“Noi non vogliamo una legge clericale,” hanno scandito i contestatori.
Alcuni dei loro slogan: “I Mullah sono perduti”, “Gli iraniani moriranno anziché essere umiliati”, e “No a Gaza e Libano. La mia vita è solo per l’Iran,” , con riferimento all’appoggio del regime per il terrorismo nella regione.
I contestatori hanno gridato slogan anche contro le forze di Basij, fronda paramilitare dell’IRGC, con il compito di bloccare proteste e dissenso.
Ci sono state anche adunate minori negli altri quartieri in Behbahan. Video dilettantistici mostrano le forze di sicurezza usare lacrimogeni contro i manifestanti. Si riescono a sentire anche suoni di colpi sparati.
Ancora non è chiaro quanta forza sia stata usata per reprimere le proteste in Behbahan, ma rapporti locali indicano che quelle forze di sicurezza hanno fatto incursioni nelle case dei contestatori, nel mezzo della notte, per arrestarli.
Anche Farzaneh Ansarifar, sorella di Farzad Ansarifar colpito alla testa dalle forze di sicurezza durante le proteste del novembre 2019, è stata detenuta la notte scorsa. Lei ha fatto esplicitamente chiarezza sull’uso devastante di forza, del regime, durante le proteste del 2019 e la morte di suo fratello, di 27 anni.
Il regime ha reso impraticabile anche internet in Provincia di Khuzestan. Secondo Net Block, un sito web che esamina interruzioni di Internet internazionali, c’è stata mancata connessione “da parziale a totale” nella provincia sudoccidentale dalle 10,00 pm ora locale.
Secondo i media statali, la Polizia di Behbahan oggi ha pubblicato un’ordinanza di avvertimento, ai locali, diffidandoli dal protestare.
“Trattenetevi fermamente da qualsivoglia raduno che potrebbe essere un pretesto per il movimento contro-rivoluzionario,” dice l’ordinanza, aggiungendo che la polizia agirà “in modo decisivo” con dimostrazioni.
Video mostrano anche una massiccia presenza di polizia nelle altre città, vale a dire Tehran, la città sorella Karaj, Isfahan in Iran centrale e la città nordorientale di Mashhad.
Gli iraniani hanno fatto appello a ulteriori proteste nei prossimi giorni.
Le proteste della scorsa notte sono state le prime del genere dopo l’ultimo giro di proteste maggiori di Novembre 2019, quando gli iraniani scesero nelle strade per protestare contro l’aumento, triplicato, dei prezzi di benzina.
Il regime rispose con forza distruttiva e colpì e uccise almeno 1.500 contestatori e civili.
Shahrokh Tavakoli, formatosi negli Stati Uniti, è residente attualmente in Europa. Direttore di @IranNW, notizie e analisi dall’Iran interno, attivista politico.
“Ora che sono fuori dalla Siria, ho deciso di raccontare la mia storia“, così mi scrive Abdul, nome di fantasia.
Quello che segue è il suo racconto, così come lo ha scritto:
“La prigione di Sednaya si chiama prigione rossa. È dipinta all’esterno in rosso o nei cosiddetti “elettroliti rossi”. Ha una forma a tre lati e tre piani. Ogni piano ha tre poligoni, ciascuno con quattro ali. Ogni ala ha 10 dormitori.
Il dormitorio ha una grande porta di ferro con prese d’aria superiori e inferiori. Nel mezzo c’è una finestra chiamata “Sharaqa”, con un lampadario in ceramica.
C’è un cortile, ha una porta e può ospitare tre persone e un piano sotterraneo; le porte hanno un’apertura per introdurre il cibo.
Ogni settore ha circa 30 finestre fortificate con ferro, a volte aperte: attraverso esse il sole entra nei dormitori. Ogni settore ha 10-15 bagni con acqua calda.
La prigione si trova su un’area molto ampia di oltre 20 ettari, circondata da un muro esterno e 2-3 fili spinati. Vi sono stazioni di guardia e illuminazione notturna.
La prigione di Sednaya è un luogo dove vengono dimenticati tutti i diritti degli esseri umani o anche di creature inferiori: è un luogo dove il prigioniero desidera in ogni momento del suo tempo liberarsi dell’umiliazione e della tortura, dove la morte è quotidiana. Gli esseri umani sono semplici figure in mano ai carcerieri, che li uccidono per capriccio e senza alcuna conseguenza.
Sono arrivato a Sednaya il 4 settembre 2012 con un altro gruppo di detenuti. Siamo stati accolti dai carcerieri con un benvenuto in cui ci hanno picchiati con bastoni e bastoncini di gomma per circa un’ora, accompagnati da una grande quantità di insulti.
C’erano anziani e minori, tutti in un angolo. Siamo stati accolti da più di una dozzina di carcerieri che ci hanno aggrediti con bastoni e cavi. Cercavamo di proteggerci mettendo le nostre teste dietro quelle davanti a noi.
Sono stato processato nella prigione di Sednaya un mese dopo il mio arrivo. Il mio processo è durato un minuto e mezzo. Mi hanno chiesto il nome e mi hanno fatto confessare sotto tortura. Il relatore mi ha quindi chiesto di firmare la mia dichiarazione. È bastato un minuto e mezzo per condannarmi all’ergastolo. Il giudice conosce solo due giudizi qui, o la vita o la morte.
Per quanto riguarda i dettagli quotidiani e l’ordine all’interno della prigione, 20-25 prigionieri potevano parlare solo in sussurri. Dovevamo prendere posizioni specifiche quando le guardie entravano nelle celle. Non ci era permesso di guardare il carceriere: eri immediatamente condannato a morte.
Il bagno era condiviso da tutti gli altri dormitori, i prigionieri vi accedevano in fila e strisciavano verso il bagno nell’altra ala con percosse e calci. Ogni 3 mesi un bagno con acqua fredda e solo dieci secondi per terminare il bagno.
Le malattie erano diffuse ma nessuno ha osato cercare una cura: il detenuto che si reca all’ospedale militare non ritorna più. Ricevevamo un pasto quotidiano, riso e latte. Il modo in cui è distribuito dipende dal temperamento del carceriere. A volte lo posiziona sul pavimento e poi dà l’ordine di iniziare a mangiare e talvolta lo lancia, per lasciarcelo prendere dagli angoli della stanza.
Dettagli più tragici di questa prigione buia sono legati a vari tipi di violazioni dei diritti umani come stupro, uccisioni indiscriminate e torture sistematiche. Le esecuzioni hanno luogo regolarmente il lunedì e il giovedì per i condannati dal tribunale militare.
Ho assistito personalmente ad alcuni episodi: ogni tanto alcuni dei carcerieri si godevano la nostra tortura o beffa. Uno di loro ha chiesto a un prigioniero corpulento di violentare un giovane magro davanti a noi e poi ha ordinato loro di stendersi a terra e picchiarli a morte: piacere estremo per loro.
I dormitori erano riempiti quotidianamente di nuovi prigionieri e quando il numero aumentava, la frequenza delle torture aumentava per sbarazzarsi di alcuni di loro. Il carceriere veniva ogni giorno e chiedeva se c’erano morti. Alcune persone sono morte a causa di malattie, torture o mancanza di cibo e bevande.
Nelle mie conclusioni, vorrei sottolineare che ciò che sta accadendo nella prigione di Sednaya conferma che non esiste un regime che governa la Siria, ma piuttosto un gruppo di bande al di fuori di tutte le leggi umane“.
“Anno bisesto, anno funesto”: a voler dar retta all’antico detto popolare, il 2020 ce la sta mettendo tutta per non tradire le aspettative dei catastrofisti.
L’anno, infatti, è iniziato con i roghi in Australia e venti di guerra tra USA e Iran per l’uccisione del n°2 del regime iraniano, il generale Qassem Suleimani, ha poi visto il diffondersi del Covid-19, il successivo lockdown, il ripescaggio del calendario Maya, il passaggio dell’asteroide (che ci ha bellamente ignorati)… e siamo arrivati a luglio, con casi di peste in Mongolia.
Un amico dall’Inghilterra, dopo una chiacchierata, mi ha salutata con un triste: “Fai attenzione, Anna. Il mondo è cambiato, stiamo peggiorando”.
Una risposta più canzonatoria è arrivata sempre via Facebook:
“Diciamoci la verità: non siamo diventati più buoni dopo guerre, pestilenze e carestie; potevamo mai migliorare dopo aver trascorso due mesi chiusi in casa a mangiare pizze e guardare serie tv? Suvvia…” (https://www.facebook.com/capemort34/posts/1225854347761366).
La natura, intanto, si stava riprendendo: un maggiore rispetto alla ripartenza sarebbe stato auspicabile, ma non l’abbiamo fatto e ci ritroviamo a un drammatico giro di boa.
Speriamo solo che il 2020 raddrizzi la rotta e non ci riservi sorprese peggiori.
Secondo rapporti raccolti da fonti di affiliati alla Resistenza iraniana, a giugno gli iraniani hanno tenuto 219 proteste registrate in 74 città e 24 province, con una media di sette-otto proteste al giorno. La maggior parte delle proteste iraniane di giugno è stata effettuate da lavoratori ed impiegati che esigono i loro salari non retribuiti e altri diritti violati.
Lavoratori
I lavoratori hanno organizzato 105 proteste in 37 città e regioni industriali ed economiche per l’ammontare di una media di 4 proteste al giorno. Le raduni sono avvenute in segno di protesta per pagamenti ritardati, mancanza di assicurazione, mancanza delle condizioni sanitarie dovute al COVID-19, privatizzazione, mancanza della sicurezza di lavoro, licenziamento di lavoratori e chiusura di società.
Le più importanti proteste hanno riguardato:
I lavoratori della compagnia di canna da zucchero Haft Tappeh a Shush (sud-ovest) hanno effettuato uno sciopero di oltre 16 giorni (25 oggi, N.D.T.), protestando fuori il governatorato di Shush per chiedere la fine alla privatizzazione della società, del licenziamento dei lavoratori, il loro salario non retribuito, assicurazione contro le malattie, e la sicurezza di lavoro.
Lavoratori nelle città sudoccidentali di Hamidiyeh, Bushehr, Bandar Lengeh, Kut Abdullah, Khorramshahr, Mohammadshahr, Soran, Likak, Ahvaz, Khorramabad, Karun, Abadan, e Lushan hanno tenuto riunioni di protesta.
Lavoratori delle ferrovie di Shahroud, operai delle ferrovie di Andimeshk, operatori della centrale elettrica di Hormozgan, impiegati delle poste, minatori di Amin Yar Faryab, minatori di rame di Sirjan Chahar Gonbad, operai di estrazione del carbone di East Alborz a Semnan, operai di estrazione di Gol Gohar a Sirjan, operai di piastrellatura di Isfahan, lavoratori dell’HEPCO in Arak, i lavoratori della fabbrica di Golpayegan Diar Khodro e i lavoratori della fabbrica di popeline iraniano a Rasht hanno organizzato raduni di protesta.
Raduni di lavoratori del progetto di approvvigionamento idrico della Società di Kayson, lavoratori della Società Petrolchimica di Orhal, lavoratori del Gruppo Industriale delle Acciaierie Nazionali Iraniane, Golfo lavoratori della Persian Gulf Transportation Company, lavoratori a contratto del Progetto Rurale di Acqua e Liquame nella provincia di Khuzestan e First Telecommunication Services dell’Azerbaijan Orientale.
Insegnanti
Ci sono state 9 proteste a Tehran e Ahwaz (a sud-ovest) da parte di insegnanti, istruttori di alfabetismo itinerante, insegnanti a contratto e insegnanti prescolari. I raduni sono avvenuti per protestare per la loro mancanza di sicurezza dellavoro, misere condizioni di vita, il loro status di lavoro, i test d’ingresso alle università per l’insegnamento e i loro salari non retribuiti.
Pensionati
I pensionati hanno tenuto 8 proteste in 4 città nel mese di giugno. La maggior parte dei pensionati vive sotto la soglia di povertà e riesce a malapena a sbarcare il lunario e l’epidemia di COVID-19 ha solo reso le loro vite più difficili. Lavoratori pensionati ed impiegati si sono riuniti per chiedere indennità e pensioni non retribuite e un aumento pensionistico. Hanno protestato anche per la misera condizione del Fondo Pensione Iraniano.
Coltivatori
Gli agricoltori hanno tenuto 5 proteste in 4 città nel mese di giugno. Hanno protestato contro la Waghf Charity Organization per averli privati della proprietà delle loro terre e contro il Ministero dell’Agricoltura per la sua mancanza di responsabilità riguardo ai loro problemi agricoli. Gli agricoltori iraniani hanno anche protestato contro la scarsità d’acqua che ha lasciato i loro campi asciutti, così come l’incapacità del governo di acquistare i loro prodotti.
Creditori frodati
I creditori frodati hanno organizzato 3 proteste in Iran in 4 città nel mese di giugno.
Studenti
Gli studenti hanno tenuto una protesta in una città nel mese di giugno.
Scioperi della fame
Ci sono stati 8 scioperi della fame in 4 carceri nel mese di giugno.
Altri settori
Altri settori sociali hanno organizzato 80 proteste contro l’Iran in 42 città in tutta la nazione nel mese di giugno.
Le proteste più importanti sono le seguenti:
Raduno di gente del posto a Kermanshah, nell’Iran occidentale, per protestare e condannare il regime per aver demolito le case, portando alla morte del proprietario di casa Asieh Panahi.
Raduno di gente del posto a Tamir, Ahwaz (Iran sudoccidentale) per protestare contro la privazione di acqua potabile.
Raduno di gente del posto nel villaggio di Guri e Joghatai (Iran nordorientale) per protestare contro la privazione di acqua potabile.
Protesta degli abitanti di Dasht-e-Razm Jave a Mamasani (Iran sud-occidentale) per mancanza di acqua.
Raduni di gente del posto a Bakhsh Bemani nella contea di Sirik (Iran sud-occidentale) dopo il taglio della loro acqua per 25 giorni.
Raduno di abitanti del villaggio di Shabankareh (Iran sudociddentale) per protestare contro la mancanza di acqua.
Raduni di infermiere in diversi ospedali di Teheran per protestare contro i loro magri salari durante la pandemia di COVID-19.
Raduni da parte di infermiere volontarie a Yasuj (Iran occidentale) a causa della disoccupazione dopo la conclusione dei contratti temporanei.
Raduno da parte di infermieri a contratto nei dipartimenti di emergenza di Sanandaj (Iran occidentale) per protestare contro gli stipendi non pagati.
Raduno di infermieri a contratto a Tabriz (Iran nordoccidentale) per protestare contro i loro bassi salari e le cattive condizioni di lavoro.
Raduno di allevatori di pollame a Semnan, Garmsar e Sorkheh (Iran settentrionale) per protestare contro i prezzi fissi del governo per il pollame.
Raduno di famiglie di prigionieri a Zahedan (Iran sudorientale) per protestare contro la diffusione di COVID-19 nella prigione centrale di Zahedan.
Raduno di marinai a Bandar-e Deyr (Iran sudoccidentale) per protestare contro il blocco della partenza delle navi da questo porto.
Raduno di venditori ambulanti ad Abadan (Iran sudoccidentale) per protestare contro il divieto delle loro attività.
Riunioni di due giorni da parte dei proprietari dei centri per i rifiuti di Borujerd (Iran occidentale) per protestare contro la chiusura dei loro luoghi di lavoro.
Diversi giorni di incontri di acquirenti di auto che hanno chiesto le loro auto non consegnate da Azvico (il settore automobilistico dall’Azerbaijan) a Teheran e Tabriz (Iran nordoccidentale). La società non ha ancora consegnato 6.000 auto acquistate dai suoi clienti due anni fa.
Riunione di due giorni da parte di lavoratori del petrolio e del gas a Teheran per protestare contro le condizioni di lavoro e ritardi nella ricezione dei loro salari.
Raduno di operatori di sottostazioni elettriche a Teheran per protestare contro il loro stato di occupazione.
Riunione dei dipendenti della Fars Telecommunication Company (Iran sudoccidentale) per protestare contro la mancata attuazione del Piano di classificazione delle professioni.
I sindacati internazionali supportano i lavoratori iraniani
La International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers ‘Associances (IUF), una federazione sindacale globale che rappresenta 10 milioni di lavoratori, ha espresso solidarietà con i lavoratori della canna da zucchero Haft Tappeh.
“Come sempre, l’IUF è in piena solidarietà con i lavoratori e il loro sindacato e invita il governo ad agire immediatamente per garantire il pieno pagamento di tutti i salari e le prestazioni di sicurezza sociale, adeguate misure di protezione sul posto di lavoro e pieno accesso ai servizi sanitari per tutti i lavoratori e membri delle famiglie”, ha scritto la IUF in un comunicato del 17 giugno sul suo sito web.
In seguito alle notizie secondo cui 42 lavoratori delle industrie Azarab sono stati condannati a un anno di prigione, 74 frustate e un mese di lavoro forzato, IndustriALL Global Union ha condannato la repressione dei lavoratori da parte del regime iraniano.
“Ancora una volta, i lavoratori in Iran vengono brutalmente attaccati per aver difeso i loro diritti fondamentali. I lavoratori di Azarab devono essere immediatamente rilasciati. Tutte le accuse devono essere ritirate e gli stipendi in ritardo devono essere pagati”, ha dichiarato l’assistente segretario generale della IndustriALL Kemal Özkan in una nota.
Da allora il regime ha annunciato che 15 dei lavoratori sono stati assolti dalle accuse, sebbene tali dichiarazioni da parte del regime non possano essere attendibili.
La TV di stato iraniana ha riferito l’allarmante nuova tendenza dei suicidi per povertà e ha avvisato che gli iraniani avrebbero reagito con imminenti proteste “violente”.
In soli 10 giorni, almeno 9 persone, tra cui 4 bambini, si sono suicidate in Iran, principalmente a causa di povertà e problemi finanziari. In tre casi, due lavoratori che non avevano ricevuto lo stipendio e un veterano di guerra si sono suicidati in pubblico, in segno di protesta. I due lavoratori si sono impiccati, mentre il veterano si è immolato fuori una fondazione, affiliata al Leader Supremo, che aveva rifiutato di fargli un prestito.
Secondo il quotidiano Jahan-e San’at i suicidi in Iran sono aumentati del 23% .
“Studiando la mappa delle principali province in termini di indice di povertà in Iran, è possibile capire il rapporto tra inflazione e disoccupazione e il verificarsi di proteste sociali” , ha scritto il quotidiano il 13 giugno.
Il quotidiano ha affermato che la crescente tendenza dei suicidi in Iran è stata una forma di protesta contro la povertà, aggiungendo che questa tendenza presto si trasformerà in proteste su scala nazionale.
“L’aspetto minore delle proteste sociali è costituiro dai suicidi seriali, mentre l’aspetto maggiore delle proteste sociali potrebbe presto mostrarsi in proteste come quelle viste nel 2018 e 2019, ma in ambito maggiore e con maggire violenza”.
Durante le ultime proteste nel novembre 2019, manifestanti arrabbiati sono scesi in piazza in quasi tutte le città iraniane, dopo che il regime ha triplicato il prezzo del gas.
I manifestanti hanno appiccato fuoco alle stazioni di servizio, alle basi IRGC e agli uffici dei rappresentanti del Leader Supremo. Il regime ha risposto con fucilazioni indiscriminate e uccidendo almeno 1.500 manifestanti e civili, bimbi inclusi.
Anche il quotidiano statale Shargh ha scritto che la povertà potrebbe portare a imminenti proteste in Iran.
“Gli esperti affermano che se la povertà e la disoccupazione non vengono affrontate, probabilmente porteranno a proteste”.
Un politico “riformista” ha anche avvertito che i suicidi di lavoratori e veterani di guerra dalla povertà hanno avuto un “potenziale pericoloso”.
“Il punto interessante da notare è che, poiché non esiste la capacità di esprimere il dissenso, (il regime) considera qualsiasi incidente normale come una violazione della sicurezza (dello stato). Ma hanno ragione nel farlo. È come essere preoccupati per la più piccola scintilla in un deposito pieno di cotone imbevuto di gas. Ma tutti sanno che prima o poi ci saranno scintille e ancor più che scintille” ha scritto Abbas Abdi al quotidiano Etemad.
Secondo un ex legislatore, l’attuale “crisi di fiducia” nel Paese è a causa del fatto che 2/3 della popolazione iraniana vive al di sotto della soglia della povertà.
“Questo è un problema molto serio, la classe media è stata quasi eliminata”, ha detto ieri Gholamreza Mesbahi Moghadam.
L’ecclesiastico, che è membro del Consiglio per il Discernimento delle Opportunità, ha affermato che in Iran c’erano solo due classi: i ricchi e i poveri.
Non è chiaro quando gli iraniani insorgeranno ancora una volta nelle proteste a livello nazionale, ma state certi che quando lo faranno, faranno del loro meglio per liberare l’Iran dal regime clericale una volta per tutte.
Il Ministro degli Affari Esteri iraniano ha dichiarato ieri in un acceso discorso in Parlamento che lui ha “coordinato” tutto con il comandante, ormai morto, della Forza Quds. Javad Zarif ha dichiarato di avere avuto sedute settimanali con Qasem Soleimani e di essersi coordinato con lui.
“In ambito regionale, qualunque cosa facessimo, ci coordinavamo l’un l’altro,” ha affermato oggi (5 luglio, N.d.T.).
Ha riferito ai procuratori che lo stavano accusando di “mentire” che quelli che conoscevano Soleimani e altri noti terroristi regionali sapevano che aveva lavorato a stretto contatto con Soleimani.
“Chi conosce Soleimani il martire e Seyed Hassan Nasrollah e la resistenza irachena, libanese e palestinese, lo sa, e voi no. Sanno come erano le nostre relazioni “, ha detto Zarif nel tentativo di liberarsi del peso dell’ex numero due del regime.
In un’altra parte del suo discorso, ha insinuato che il Leader Supremo del regime, Ali Khamenei, fosse l’unica autorità dietro la politica estera iraniana.
“Quello che ho detto (durante i negoziati) è stato ascoltato dal Leader. Se ho mentito, ha sentito e ha detto che era la verità. Se ho detto la verità, ha detto che era coraggio”, ha detto ai procuratori, che hanno costantemente interrotto il suo discorso per rimproverarlo.
Ha anche avvertito i procuratori che, se il regime andrà in crisi, lo faranno tutti.
“Dovreste sapere che siamo tutti sulla stessa barca. Gli Stati Uniti non riconoscono liberali, riformisti, conservatori, rivoluzionari e non rivoluzionari. Siamo seduti su questa barca tutti insieme”, ha detto Javad Zarif.
Qasem Soleimani, ucciso in un attacco aereo americano il 3 gennaio, era il comandante della Quds Force dell’IRGC dal 1997. Era il principale fautore delle tattiche di guerra iraniane nella regione e, secondo molti, il secondo uomo più potente del regime.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente definito Qasem Soleimani il “leader terrorista numero uno al mondo”.
L’Iran si appresta a celebrare il 17 luglio il Free Iran Global Summit, ma a causa del Covid-19 quest’anno la situazione è ancora più critica; le notizie viaggiano via Twitter e i bollettini ufficiali del ministero della salute locale rilasciano dati particolarmente agghiaccianti: 1 morto ogni 13 minuti e 1 contagiato ogni 33 secondi.
Situazione sanitaria:
Come riporta in un tweet la Presidente Maryam Rajavi, leader dei Mujahedin del popolo iraniano “Oggi, a causa delle politiche disumane di Khamenei e Rouhani, il coronavirus si è diffuso come un incendio, rivendicando vittime in tutto l’Iran”.
Tra l’altro, a causa della mancanza di strutture e attrezzature mediche di base, finora circa 300 membri del personale medico che si occupano di Coronavirus hanno perso la vita: mentre il popolo e il personale medico sono disperati, il regime manda aiuti agli Hezbollah libanesi; secondo Euronews a Beirut, il 6 maggio, è giunta una spedizione con aiuti, medici e forniture. Secondo Mohammad Jalal Firouznia, ambasciatore iraniano in Libano, la spedizione conteneva DPI (dispositivi di protezione individuale, cioè mascherine e guanti), disinfettanti, 15 ventilatori e 5 milioni di kit per il test.
Situazione sociale:
Non si placano le proteste: i lavoratori della fabbrica di canna da zucchero Haft-Tapeh, a Shoush, chiedono salari che non sono stati retribuiti e il ritorno dei lavoratori espulsi, cantando: “Moriremo, ma non ci arrendiamo!”
Le torture, intanto, continuano: solo a giugno, il regime ha ucciso 22 persone e ha flagellato 5 prigionieri politici e dissidenti, tutto ciò ignorando, come ha più volte denunciato Rajavi, i basilari protocolli per impedire la diffusione del virus nelle carceri.
Twitter riporta immagini scioccanti: dopo gente che dorme nelle tombe, che vive nei sotterranei, nelle baraccopoli, donne che vivono in buche e canali, addirittura alcune persone cominciano a vivere sui tetti.
Grandi sfide, dunque, ma che non fermano la carismatica Rajavi: l’appuntamento è alle 15,00 con una diretta live con personalità internazionali e iraniani da tutto il mondo.
Stasera alle 23,43 ore italiane ci sarà il solstizio d’estate: esso segna l’arrivo dell’estate e rappresenta il giorno più lungo dell’anno. L’evento non è fisso, bensì varia ogni anno di uno/due giorni, poiché l’anno solare e quello astronomico non coincidono perfettamente. Da domani, in pratica, saremo in estate; tuttavia le giornate cominceranno lentamente ad accorciarsi.
L’evento, da sempre, ha valenza esoterica presso tutte le civiltà e viene tuttora celebrato con spettacoli ed eventi all’aperto. Quest’anno, vista la particolare situazione di pandemia non ancora debellata, il governo inglese ha deciso che sarà possibile vedere sorgere il sole a Stonehenge (nella foto) in diretta. In tal modo verranno evitati assembramenti in uno dei luoghi più suggestivi del pianeta che, ogni anno, richiama migliaia di spettatori da tutto il mondo. Levataccia alle 5,45 di domenica? Ne varrà sicuramente la pena, visto c’è un evento astronomico concomitante, ma che sarà visibile poco o per niente dall’Italia: ci sarà un’eclissi anulare che oscurerà il sole, facendolo apparire come un anello infuocato. L’evento sarà trasmesso in diretta da vari canali astronomici online.
Fin qui scienza e tradizione, ma si sono scatenati anche complottisti e superstiziosi ed è stata rivista la “prevista” fine del mondo secondo il calendario Maya: non più 12 dicembre 2012, ma 21 giugno 2020, addirittura! Non finisce qui, i più fantasiosi hanno rispolverato Nibiru, o Pianeta X, sempre legato alla fine del mondo del 2012. L’ipotetico pianeta, di cui si parla dal 1976, sarebbe pronto all’ingresso nel nostro sistema e alla collisione.
Tutto qui? Ebbene, no: c’è chi va oltre, dotato di immaginazione particolarmente fervida. Sebastian Kettley afferma, in un articolo di Express.uk, che c’è chi ritiene che il sole sia una “simulazione per nascondere Nibiru”: vivremmo, quindi, in una sorta di “The Truman Show” (film in cui l’ignaro protagonista vive in un mondo fittizio) in cui qualcuno, pietosamente, ci starebbe nascondendo l’imminente distruzione della Terra.
Come, perché? Gli astrofisici se la ridono, ovviamente. David Morrison, astrofisico alla NASA, fa appello al comune buonsenso: nessuno ha ancora visto questo fantomatico Nibiru e, nonostante le catastrofiche previsioni del 2012, siamo ancora qua.
“S’Ozzastru” , viene chiamato (l’olivastro) in Sardegna, l’albero più antico d’Italia: ha circa 4.000 anni.
Antico, 4 millenni, maestoso, lussureggiante, alto come un palazzo di 4 piani. Si tratta di un Olea europaea, un olivo, che secondo accurate stime elaborate dall’università di Sassari, ha intorno ai 4.000 anni. Quando le prime radici di questo “senzatempo” cominciarono ad affondare nel terreno di Luras, in provincia di Sassari, le antiche piramidi egiziane erano state costruite da pochi secoli, la fondazione di Roma era ancora lontana centinaia di anni nel tempo e i Sumeri spadroneggiavano in Mesopotamia. In Sardegna i Fenici sarebbero sbarcati dopo un millennio. Persino l’antica civiltà nuragica, le cui prime attestazioni risalgono al 1800 a.C. , è successiva al maestoso ulivo, i sardi dei nuraghi videro l’antico albero già alto e rigoglioso, vecchio di almeno un paio di secoli. E allora nel giorno dell’ enciclica LaudatoSi @ ZeroWaste/RifiutiZero Campania lancia la proposta, che in parte si collega a quella degli amici di Associazione Primaurora (che hanno chiesto il Catasto comunale degli alberi monumentali, come da legge) che vuole ricercare nell’ambito dei Comuni del Parco nazionale del Vesuvio l’ALBERO PIU’ ANTICO del nostro territorio vesuviano, sia in area demaniale che in area privata.
Una bella sfida che spero ci riservi emozioni e sorprese. La natura in questo è maestra.
Un articolo di Phys.org (per il network Science X) riporta lo studio americano dell’Università di Buffalo sulla Gardenia jasminoides: gli splendidi fiori bianchi sono già conosciuti ed usati nella cosmetica per il loro profumo e sono diffusi nei paesi tropicali come pianta ornamentale.
Lo studio della sequenza del genoma, tuttavia, ha rivelato altri dettagli non meno affascinanti, come la produzione di una sostanza chiamata crocina: essa è la fautrice della tonalità vermiglia dello zafferano ed è anche responsabile della tonalità rosso-arancio dei frutti maturi della gardenia.
Lo studio ha identificato, per la prima volta, i geni coinvolti nella produzione di crocina e li ha usati per creare il composto in laboratorio. Questo lavoro pone le basi per la produzione in laboratorio e su larga scala della sostanza chimica, che si ritiene abbia proprietà medicinali come antiossidante.
Il progetto è stato curato da un team internazionale che ha visto al lavoro anche l’italiano Giovanni Giuliano, biologo vegetale e ricercatore presso l’Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, Energia e sviluppo economico sostenibile (ENEA). Giuliano spiega che per la prima volta è descritto il percorso della biosintesi della crocina e la sua evoluzione nella gardenia, definendo il processo “un’elegante dimostrazione, a livello biochimico, di come la natura riutilizza e adatta meccanismi preesistenti, anziché crearne di completamente nuovi “.
La scuola di scherma casertana “Pietro Giannone”, dopo disinfezione e sanificazione dei locali, riapre stasera la sala agli atleti. La notizia è stata comunicata via Whatsapp dal Presidente, dott. Giustino De Sire.
La scuola non ha abbandonato i suoi allievi durante il lockdown, grazie alle lezioni via Skype con la preparazione atletica a cura del Consigliere e Direttore Sportivo Mario Masi e preparazione tecnica a cura della Maestra Ewa Borowa.
Le lezioni riprendono con il seguente calendario:
Lunedi, mercoledì e venerdi, dalle 16,50 alle 17,50 i bambini dai 6 ai 9 anni;
dalle 18 alle 19 i bambini dagli 8 ai 12 anni;
dalle 19,40 alle 20,30 i più grandi (categorie ragazzi, allievi, cadetti, giovani, assoluti e master).
Inoltre, il martedì e giovedì dalle 17,00 alle 18,50 lezioni individuali per tutte le categorie di agonisti e dalle 19,00 alle 20,30 preparazione atletica per le categorie ragazzi, allievi, cadetti, giovani, assoluti e master.
L’ampia sala della società saprà accogliere nuovamente gli iscritti e la società riconferma la sua leadership. In bocca al lupo a tutti gli atleti.
Uno studio condotto da oltre 106 esperti della Commissione Europea, pubblicato a maggio su Nature Communications, rivela scenari preoccupanti: entro il 2300, a causa dell’innalzamento della temperatura e lo scioglimento dei ghiacciai, i mari potrebbero alzarsi di ben 5 metri.
Due testate online hanno trattato l’argomento: The Conversation, in un articolo dell’idrogeologa Hanna Cloke e il Daily Mail, in un articolo di Ian Randall.
Hanna Cloke sottolinea l’impatto che ciò avrà in Europa: si dovranno costruire difese marittime. Londra, ad esempio, necessiterà di una barriera al Tamigi. I Paesi Bassi sono già sotto il livello del mare e rischiano grosso.
Potrebbero esserci altre opzioni: “Ricreare dune o paludi o ritirarsi dalle zone costiere (…) queste soluzioni funzionano con processi naturali e hanno molti altri benefici per la fauna selvatica e l’uomo”. Altre opzioni, meno naturalistiche, prevedono la costruzione di immense dighe: Clocke, tuttavia, auspica “un approccio più sfumato, (…) atto a ridurre le emissioni ora e mitigare gli impatti peggiori”.
Ian Randall riporta, invece, le previsioni: basta l’aumento di solo 1°C della temperatura attuale per avere l’innalzamento marino di mezzo metro entro il 2100 e fino a 2 metri entro il 2300. Nel malaugurato caso dell’aumento di 4,5 °C, si prevede un innalzamento da mezzo metro a 1,3 metri entro il 2100 e da 1,7 a 5,6 metri entro il 2300.
Non è assolutamente confortante pensare “noi non ci saremo”, i primi danni potrebbero esserci già nel 2030: studi precedenti del 2014 hanno previsto, in 52 comunità costiere americane, 24 inondazioni marine in almeno 26 aree, mentre altre 20 potrebbero avere il fenomeno triplicato.
Scenari non meno devastanti in Europa: studi del 2016 prevedono un innalzamento di 2 metri entro il 2040 e ciò significherebbe che l’area del Kent, contea inglese, ne verrebbe completamente sommersa.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente il giornale economico indiano livemint.com, in un articolo di Bibek Bhattacharaya, raccomanda la visione di 4 film cult:
BLUE PLANET II, del 2017. Il film segue la serie inglese BLUE PLANET del 2001, a cura del famoso naturalista Sir Richard Attenborough. I sette episodi mostrano 5 habitat oceanici unici, dalle coste alle barriere coralline. Il film è visibile su Amazon Prime.
CHASING ICE, del 2012, è diretto da Jeff Orlowski e segue l’ambientalista James Balong in Groenlandia, Islanda e Alaska. Il film, visibile su Netflix, mostra anche un iceberg grande quanto Manhattan nel villaggio Ilulissat in Groenlandia.
PLANET EARTH, del 2006, è una serie inglese della BBC, visibile su Amazon Prime. L’uso di zoom spettacolari permette di mostrare diversi ambienti, dalle foreste stagionali alle cave.
INCONTRI ALLAFINE DEL MONDO, del 2007, è a cura del tedesco Werner Herzog. Disponibile su DVD, il film mostra l’Antartide più profonda, alla Stazione McMurdo e oltre. Herzog mostra eccentrici personaggi, scienziati e gente comune, che cercano di dare un senso al mondo.
Un simpatico articolo del The Sun UK, a cura di Nicole Darrah, avverte sulla pericolosità dei campioni di roccia marziani: potrebbero portare nuovi virus sulla Terra.
Scott Hubbard, professore di aeronautica e astronautica alla Stanford University, ritiene che “la possibilità che rocce di Marte di milioni di anni contengano una forma di vita attiva che potrebbe infettare la Terra è estremamente bassa” (…) ma i campioni di rocce marziane “saranno messi in quarantena e trattati come se fossero il virus Ebola fino a prova sicura”.
Secondo l’amministratore della NASA Jim Bridenstine, è in cantiere un viaggio su Marte entro gli anni 2030, nonché un ritorno sulla luna entro il 2024. Già a luglio partirà per Marte un nuovo rover senza pilota, chiamato Perseverance.
Tornando ad Hubbard, il professore ha focalizzato la sua attenzione sulla “protezione planetaria”, dicendo che già “gli astronauti dell’Apollo delle prime missioni lunari furono messi in quarantena per assicurarsi che non mostrassero segni di malattia: una volta scoperto che la luna non rappresentava un rischio, la quarantena fu eliminata. Tale procedura sarà senza dubbio seguita per gli umani che tornano da Marte. “
La splendida luna di sere fa si chiamava “La Luna dei Fiori“, perché era il nome con cui gli antichi nativi americani, in particolare gli Algonchini, indicavano il plenilunio di maggio, mese delle fioriture.
Il sito UAI (Unione Astrofili Italiani) riporta in un articolo di Paolo Colona tutti i 12 nomi, spiegando che era il loro modo di chiamare i mesi.
Eccoli e sono molto suggestivi: si comincia a gennaio con la “Luna del lupo“: i lupi affamati erano soliti ululare nei pressi degli accampamenti.
Segue la “Luna della neve (o della fame)“: era il periodo in cui nevicava e c’erano difficoltà per la caccia.
La luna di marzo è detta “Luna del lombrico“, in quanto questi piccolissimi animaletti emergevano dai terreni in fase di disgelo. Altre tribù davano altri nomi, quali “Luna della linfa” o “Luna del Corvo” o “Luna della Crosta“, tutti comunque legati all’imminente disgelo.
“La Luna Rosa” non indica il colore del nostro satellite, bensì la fioritura di una pianta simile alle ortensie.
Maggio è indicato, come detto, dalla “Luna dei Fiori“, mentre a giugno appartiene la “Luna delle Fragole”.
Luglio e agosto sono legati a caccia e pesca: ecco, quindi, la “Luna del Cervo” e la “Luna dello Storione“.
Settembre è indicato come “Luna del Raccolto“, mentre ottobre è la “Luna del cacciatore“.
Novembre è la “Luna del Castoro“: venivano preparate trappole per usarne le pellicce durante l’inverno.
Dicembre, infine, è la “Luna Fredda (o delle notti lunghe)”.
Claudio Puoti, infettivologo ed epatologo di Roma, lancia un appello ai Presidenti delle Regioni.
Nell’appello, a cui hanno già risposto oltre 1200 medici, si chiede una terapia domiciliare precoce. Molti pazienti sintomatici, infatti, restano a casa curandosi solo con il paracetamolo, mentre il ricovero (spesso tardivo e inutile) avviene solo dopo il drastico e rapido peggioramento.
Viene chiesto l’implemento di “sistemi di sorveglianza e di controllo e le attività territoriali e c’è una sopravvalutazione del ruolo dei tamponi per la gestione dei casi con chiara sintomatologia, che talora vengono eseguiti in ritardo”.
L’appello mira a far segnalare i casi di pazienti ricoverati e/o deceduti dopo interventi tardivi, per sollecitare le istituzioni a prevedere e istituire una diversa organizzazione dell’assistenza domiciliare. La mancanza di intenzione polemica si evidenzia con la proposta di ” un protocollo tecnico per la gestione precoce della COVID”, sviluppato in 5 punti.
1. Il riconoscimento precoce dei sintomi: febbre superiore a 37.5° e tosse incoercibile da almeno 24 ore deve essere considerato come un caso di COVID;
2. L’uso dei tamponi non dovrebbe precludere l’inizio della terapia;
3. Il trattamento prevede l’uso combinato di idrossiclorochina e azitromicina, (quest’ultima è una molecola antibiotica assolutamente comune, appartenente alla famiglia dei macrolidi e dalle acclarate proprietà batteriostatiche) ;
4. L’uso di eparina da valutare in caso di sospetta coagulopatia, cioè difficoltà nella coagulazione del sangue;
5. La possibilità di nuove opzioni terapeutiche future, da considerare caso per caso.
Come avverrebbe ciò? Vengono proposti 8 punti:
1. Prima effettuazione del protocollo nelle aree maggiormente colpite da casi di decessi, per poi estenderla su larga scala. In 10-15 giorni si dovrebbe valutare l’eventuale riduzione di 3 dati: numero dei decessi, dei ricoveri in rianimazione e dei casi sottoposti a ventilazione meccanica invasiva (intubati sotto sedazione farmacologica, cioè in coma farmacologico);
2. Ogni paziente con febbre febbre superiore a 37.5° e tosse incoercibile da almeno 24 ore contatterà il numero verde regionale;
3. A questo punto verranno consegnati a domicilio i farmaci con relativa posologia, da parte di un medico e un infermiere protetti con tutti i DPI (Dispositivo Protezione Individuale), che visiteranno il paziente e analizzeranno pressione arteriosa, frequenza cardiaca, saturazione dio ossigeno ed ECG, prelievo ematico per funzione epatica e renale, coagulazione completa, D-Dimero, G6PDh ed elettroliti (soprattutto potassiemia);
4. Registrazione dei dati su una scheda che verrà valutata e conservata dal competente comitato di valutazione esiti;
5. Eventuale tampone, il cui esito negativo non dovrebbe precludere l’inizio della terapia;
6. La stessa squadra monitorerà il paziente ogni 48 ore, registrando gli eventuali cambiamenti dei parametri clinici e provvedendo alla esecuzione di ECG, in base alle indicazioni della Società Italiana di Cardiologia;
7. La divisione della confezione di idrossiclorochina tra 2 casi, visto che le compresse sono 30 e ne basta la metà per un singolo paziente;
8. Personale volontario, da reclutare attraverso gli elenchi di medici e infermieri che hanno risposto all’appello del Governo quando ha sollecitato l’impegno nelle aree focolaio del virus.
Quali sarebbero i benefici? Due, e non da poco: costi economici inferiori, a causa della riduzione del numero dei ricoveri e la maggiore salvaguardia di vite umane, cosa che basterebbe da sola a sollecitare l’approvazione del protocollo.
”La domenica della speranza”: ho preferito chiamarla così perché domani lunedì 04 maggio inizia, per quattro milioni di lavoratori, il cercare di riprendere una vita quasi normale, ma forse ho esagerato.
Quello che mi sento di dire come persona impegnata a livello sindacale, nutro alcune difficoltà, una delle quali e’ che tantissimi datori di lavoro sicuramente non saranno pronti a tutte le misure riguardanti la sicurezza, iniziando dalle mascherine per finire a altri dispositivi individuali.
Una ripresa che vede diviso il mondo scientifico da quello politico, per non parlare in ambito politico, regioni contro i provvedimenti nazionali del governo. Questo sicuramente depone a favore di nessuno, tanto meno dei cittadini, ma finisce ancora di più a confondere le idee.
Penso con particolare riferimento al mondo dei trasporti, sia esso a quello ferroviario che a quello del trasporto pubblico locale, come metropolitane, autobus e tram: sicuramente non sara’ facile viaggiare con i sistemi di sicurezza, come la distanza sociale, questo significa ogni materiale, sia esso rotabile che materiale su gomma, i mezzi devono viaggiare al di sotto del 50%, quindi ci vuole come primo intervento un aumento di corse e diverse rimodulazioni dell’orario di lavoro.
Tutto questo può avvenire nelle realtà lavorative laddove sara’ possibile rimodulare gli orari. Sono fermamente convinto che in questa fase il sindacato deve avere non solo il ruolo di grande responsabilità, mi riferisco di difendere a tutti i costi i livelli occupazionali, bensì un ruolo come organo di controllo, unitamente alle figure degli rls (rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori).
La prima misura da parte dei datori di lavoro deve essere quella: prima di entrare nei luoghi di lavoro la misurazione della temperatura, poi vi e’ subito dopo la sanificazione degli ambienti di lavoro e dotare i lavoratori di mascherine idonee. Per quanto attiene i materiali che si apprestano ad andare in produzione, devono essere anch’essi sottoposti a sanificazione, non semplicemente con secchio e spugna, bensì con sostanze indicate per la sanificazione.
La proposta che mi sento in questo momento di lanciare per quanto riguarda i controlli, oltre alle figure sopra menzionate, è che bisognerebbe coordinare i vari enti tra loro attraverso un disegno di legge: Inail, Inps , ispettorato del lavoro e Asl di competenza; solo in questo modo la classe datoriale si adegua alle norme.
Come stiamo notando in questi periodi, la classe datoriale, unitamente al sindacalismo confederale, sta cercando in tutti modi di mettere ai margini il sindacalismo autonomo e di base, che continua a battersi per il rispetto dei diritti e delle tutele dei lavoratori.
Per quanto ci riguarda, come sindacato di base sono indispensabili le volontà che ci vengono indicate dalla base, per intenderci: quelli che stanno in trincea.
Il nostro sindacato deve mantenere fermo un punto fondamentale.
Lo stato pietoso in cui versa la costruzione settecentesca in località Lufrano, con la vicina cappella dedicata a S. Michele Arcangelo, è stato già oggetto di attenzione, nel 2017, del Consigliere Comunale Sergio Vaccaro e del Consigliere regionale Luigi Cirillo, portavoce Movimento 5 Stelle.
La struttura sembrerebbe essere proprietà privata, perciò è importante preservarla dall’abbandono: si tratta di un casino di caccia di epoca borbonica e sarebbe meraviglioso farlo tornare ai suoi originali splendori come la famosissima Casina vanvitelliana di Bacoli.
E’ un’assoluta vergogna non preservare un bene artistico importante, che potrebbe rappresentare una spinta al turismo locale: il comune, riporta Wikipedia, è stato istituito negli anni’50 (poiché prima era tutt’uno con San Sebastiano al Vesuvio), ma vanta reperti borbonici che, oltre ad essere una traccia del passato, andrebbero recuperati e preservati, in quanto l’area era usata dai Borboni per attività venatoria, come spiega lo stesso Cirillo a “Scisciano Notizie”.
Come per tutta l’Italia, con adeguata sensibilità culturale ed artistica, si potrebbe campare di rendita: l’Italia vanta oltre il 70% del patrimonio artistico mondiale che, insieme alla variegata enogastronomia, potrebbe davvero essere la molla per una vera ripresa dopo i danni economici del Covid-19 e permetterebbe una svolta “green” seria.