“Il giornalismo consiste principalmente nel dire 'Lord Jones è morto' a persone che non hanno mai saputo che Lord Jones fosse vivo.” Gilbert Keith Chesterton
Il secondo incontro live dalla Calabria di sabato 20 u.s., coordinato da Anna Rovito, esponente “Scuole sicure in Dad” ha visto ospiti provenienti dai settori scolastici, medici e genitori da più parti d’Italia.
Incisivo l’intervento del dirigente del dirigente del liceo classico “B. Telesio” di Cosenza, dott. Antonio Iaconianni: da un lato lamenta come la scuola stia subendo scelte prese da chi non ne ha la massima competenza, dall’altro ringrazia i colleghi docenti del suo istituto che hanno “reinventato” un lavoro, acquisendo in breve tempo abilità tecnologiche e raggiungendo anche i ragazzi in località con poca connettività. Alla domanda della Rovito su come si sia comportata la scuola in base alle agitazioni sindacali contro la delibera regionale del presidente Spirlì, a fronte di lamentele di colleghi in altre strutture, Iaconianni risponde che la sua scuola non ha avuto alcun problema organizzativo: su 1200 studenti (il liceo Telesio è un liceo storico cosentino) sono rientrati in presenza circa 100; ci sono tutte le sicurezze possibili ma, evocando un caso regionale, il numero di 15 docenti sospetti positivi significa che almeno 50 docenti (e relative famiglie) sono sospetti positivi. Iaconianni sottolinea che il prospettato prolungamento scolastico a tutto giugno non è applicabile a tutte le scuole, visto che la Dad (didattica a distanza) è stata un’opportunità che ha consentito di continuare i rapporti anche a distanza e di come siano state acquisite conoscenze informatiche da parte di docenti e alunni.
La scrivente crede che l’organizzazione di un istituto con ben 1200 studenti possa essere un modello per i colleghi indecisi o per chi lamenta che la Dad non funziona, in genere tra colleghi si chiede consiglio e ci si aiuta…
Il professor Carmelo Lupini lamenta il mancato tracciamento di Messina, la sottostima dei contagi ed evidenzia come essi siano aumentati in modo esponenziale dopo l’apertura delle scuole. Lupini lamenta anche il clima di incertezza e di paura per insegnanti e alunni in presenza, ma sottolinea come gli alunni si attengano alle regole, di fatto più maturi di tanti adulti negazionisti.
Le dottoresse Meriann Belcastro e Filomena Oliverio, rispettivamente medico chirurgo e biologa, parlano della pericolosità dell’incognita rappresentata dagli asintomatici e come i sistemi di aerazione nelle scuole si limitino alla semplice apertura delle finestre.
La professoressa Daniela Galloni, rappresentante del “Comitato Docenti Fragili” denuncia la situazione di chi si trova con patologie pregresse: molti docenti, soggetti fragili, sono stati costretti alla malattia per motivi personali o per fragilità di conviventi. Tra l’altro, i precari saranno licenziati o sono declassati, il tutto in assenza di tutele sindacali e di direttive nazionali. Galloni sottolinea, tra l’altro, come la Dad tuteli i soggetti fragili, siano essi docenti, alunni o conviventi. Galloni chiede la tutela dei lavoratori, requisito minimo, secondo la scrivente, di un Paese che possa appellarsi dell’aggettivo “civile”.
Ferdinando Piciccio, genitore campano, e Marco Mecozzi, genitore lombardo, evidenziano come la Dad sia stata uno stimolo, per figli e docenti, per acquisire conoscenze informatiche maggiori: è stata una vera e propria evoluzione.
La diretta Facebook calabrese del 14 febbraio, coordinata da Anna Rovito, rappresentante regionale del gruppo “Scuola sicura in Dad”, ha avuto i seguenti ospiti:
Meriann Belcastro, medico chirurgo e referente gruppo genitori “I figli sono i nostri”;
Franco Montalto, Vice Segretario Regionale Confederazione Italiana Pediatri (CIPE);
Filomena Oliverio, biologa specialista in patologia clinica;
Veronica Crocco, medico chirurgia generale;
Francesca Gradia, avvocato e portavoce “Comitato genitori responsabili”;
Maria Gabriella Morrone, avvocato civilista.
In circa 2 ore, la diretta ha raggiunto circa 3000 visualizzazioni, dalla Calabria e non solo.
La dott.ssa Belcastro ha spiegato che l’attuale situazione è sovrapponibile a settembre, con le aggravanti della stagione invernale, del picco dell’influenza stagionale e delle varianti e ha ribadito come i figli non possano essere usati come scudo per l’economia globale. La scuola non è sicura, in quanto i bambini vi portano il vissuto esterno e, viceversa, portano a casa il vissuto scolastico. La Dad (Didattica a distanza), se fatta bene, assicura la crescita.
La dott.ssa Oliverio ha focalizzato le varianti, spiegando come la variante inglese sia molto più aggressiva e contagiosa: fa aumentare i contagi del 70%. Le nuove varianti non inficiano i vaccini, ma c’è una corsa contro il tempo perché solo la vaccinazione massiva della popolazione può interrompere la moltiplicazione del virus.
La dott.ssa Crocco ha spiegato come sia cambiata la logistica dei reparti ospedalieri con l’aumentata richiesta di posti letto e come i pazienti oncologici, colti dal ragionevole panico, abbiano saltato i controlli e gli interventi: sono diventati gravi e non più operabili 2 casi con età inferiore ai 50 anni.
Il dott. Montalto ha affermato l’urgenza di direttive nazionali sul piano vaccinale, anche perché la fascia che ricopre il maggior numero di contagi va dai 14 ai 18 anni (40%). Va avviata subito la vaccinazione su ultraottantenni e soggetti fragili, al momento la Dad è la soluzione migliore, ma le istituzioni devono velocizzare le vaccinazioni.
La dott.ssa Belcastro, rispondendo a una domanda online, ha spiegato che sarebbe assolutamente ingiustificabile far lavorare i docenti in attesa della vaccinazione.
La dottoressa Oliverio le ha fatto eco, spiegando come le scuole, seppure con tutte le precauzioni possibili, non riescano ad azzerare il rischio di contagio e come i minori di 16 e 18 anni vadano tutelati grazie al cuscinetto creato vaccinando tutti gli altri.
Il dott. Montalto ha risposto a una domanda sul mancato tracciamento, sottolineando come la disinformazione abbia giocato un ruolo non da poco e ha parlato dell’accordo tra i pediatri sull’uso dei tamponi antigenici rapidi.
La dott.ssa Crocco ha spiegato come e perché si abbiano tamponi positivi e negativi: tranne casi necessari, i parenti dei pazienti non hanno accesso all’ospedale, proprio per evitare l’effetto “Cavallo di Troia”, che consiste nel contagio, da parte di esterni, di pazienti in dialisi, trapiantati e contagi tra il personale sanitario.
Anna Rovito ha chiesto lumi sull’espressione diffusa “convivere con il virus” e la dott.ssa Crocco ha spiegato che l’espressione è solo frutto della faciloneria popolare, con conseguenze drammatiche per i poveri pazienti colpiti, che muoiono da soli. Ha sintetizzato con “Va fatto ciò che è necessario, va evitato ciò che non lo è”.
L’avv. Gradia ha sottolineato come la Dad non leda il diritto all’istruzione, ma che anzi andrebbe implementata e che Dad e scuola in presenza devono poter essere complementari, visto che comunque la scuola con cui siamo cresciuti è un modello ormai superato.
L’avv. Morrone, infine, ha spiegato come l’assenza di norme cautelari volte a ridurre la diffusione del virus rientri nel reato penale di epidemia colposa omissiva. A tale proposito, ha sottolineato l’assoluta inutilità dell’acquisto dei famosi banchi a rotelle, quando sarebbe stato opportuno adottare strumenti atti ad aerare i locali.
“… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. (Mt. 25,45)
Santa Maria a Vico, gelida mattinata invernale. Viene notato un uomo in difficoltà su una panchina e parte la solidarietà: chi offre un caffè, chi chiama in successione vigili (non intervenuti), ambulanza e sindaco (intervenuti), chi offre la colazione, chi dona un giaccone invernale, chi passa furtivamente lasciando in una busta guanti, cappello e sciarpa, chi porta una coperta…
L’uomo, che chiameremo Andrey, in un italiano stentato dice di essere ucraino. Ha modi gentili Andrey, ha la mascherina appesa al braccio mentre beve un bicchiere di tè (o caffè lungo), sembra stupito delle attenzioni. “Non fa freddo, io sono ucraino” e ripiega la coperta.
I commercianti vicini testimoniano di vederlo in giro da 2-3 gg. Andrey è malmesso ma non lercio, non importuna né molesta, non è alcolista, non è drogato. E’ solo un uomo senza fissa dimora.
Come è arrivato Andrey a Santa Maria a Vico? Possibile che nessuno possa fare qualcosa per lui? Mentre ci si domanda ciò amareggiati, arrivano l’ambulanza, dove avviene un rapido controllo, e il sindaco. Questi spiega che l’uomo vivrebbe in una struttura a Nola, ma scappa e preferisce venire a S. Maria a Vico. Certamente Andrey non può rimanere in giro con notti che si preannunciano gelide: coperta e giaccone non basterebbero a proteggerlo.
Andrey viene accompagnato in una struttura a Cancello Scalo.
Chi è Andrey? Lo rivedremo? Chissà… di sicuro ha incontrato brave persone che gli hanno regalato, al di là degli oggetti, un po’ di umanità, portando un raggio di sole in una vita che chissà quali peripezie ha sperimentato.
In bocca al lupo, Andrey: magari Santa Maria a Vico chiederà fondi europei, costruirà un centro d’accoglienza e diventerai un nostro concittadino. Magari troverai anche un piccolo lavoro e vivrai degnamente.
Antonino Spirlì, presidente pro-tempore della Regione Calabria, in una lunga diretta Facebook ha ospitato dirigenti scolastici, docenti, rappresentanti di gruppi provenienti da tutta la regione e genitori pro e contro Dad (Didattica a distanza). Nel suo lungo e accorato appello introduttivo, Spirlì ha sottolineato ai 30.000 spettatori come finanche i giudici, che hanno bocciato la sua ordinanza al Tar, lavorino in smart-working. Spirlì, senza mezzi termini, ha ribadito che le scuole debbano essere al 50% e che provvederà a controlli dove ciò non avvenga.
La maggior parte dei partecipanti (Antonio Iaconianni e Ferdinando Rotolo, dirigenti, Franca Maritato e Giovanna Riso, docenti, Anna Rovito, Francesca Gradia, Giovanni Giordano, più altri rappresentanti di studenti, genitori e personale scolastico), collegata via video, ha chiesto la continuazione della Dad, mentre molti commenti su Facebook, ben 5.000, hanno chiesto la chiusura totale della didattica in presenza, incoraggiando il presidente a continuare sulla sua strada.
Curioso un intervento no-Dad: dati ASP falsati e rapidamente contraddetti da dati ufficiali, mantra che i ragazzi devono socializzare (in piena pandemia, mah), negazione della Dad come strumento didattico (che ha i suoi limiti, sicuramente, lo sanno tutti, ma E’ scuola), dispersione scolastica: chi farebbe uscire i ragazzi, minori, se non i genitori? Spirlì non nega il diritto all’istruzione, tutt’altro: ribadisce che il diritto all’istruzione è sacrosanto, ma in piena pandemia mondiale dovrebbe essere prevalente il diritto alla salute, come sancito dall’art. 32 della Costituzione (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività“).
Sapere che i togati del Tar, che lavoreranno via video fino al 30 aprile, anziché ascoltare accorati appelli basati su normative e dati scientifici reali (“Rivendichiamouna scuola in cui persone, cittadini normali, non debbano essere costretti a diventare eroi, ma essere, ciascuno, per il ruolo che riveste, semplicemente: Dirigente, alunno, docente, genitore” scrive in una nota Anna Rovito, portavoce di genitori, docenti e alunni del gruppo “Scuole Sicure in DAD”) diano ascolto a genitori che non hanno neppure le idee chiare su quanto affermino…mette amarezza.
Il porto di Fiume nel 1908 /Fortepan: Museo geografico d’Ungheria
L’Unione europea ha introdotto regole più fluide tra gli stati membri nella circolazione, confini aperti e trasporto più efficiente nei collegamenti, viaggiando, il mondo si è amplificato attorno a noi e finalmente siamo riusciti ad accrescere la percezione, la conoscenza, la storia, la cultura che ci accomuna ai nostri vicini.
Ma ci conosciamo veramente? Sappiamo tutto dell’uno e dell’altro?
EccoVi una curiosità dell’Ungheria, paese nell’Europa centrale, membro (dal 2004) dell’Unione Europea. Essa è circondata dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia, Ucraina, Romania, Slovenia, Croazia, Serbia e dall’Austria per questa singolare posizione geografica non ha sbocco diretto al mare. Una terra visitata ben volentieri per i suoi paesaggi incantevoli, fatto di colline verdi che offrono generosamente riparo alle vallate quali a loro volta attraverso fiumi e boschi conducono sulla grande pianura fertile ungherese. Ungheria ricca di fiumi, sorgenti, acque termali e laghi, che durante la stagione rinfrescano la calura estiva senza sentire la mancanza del mare. Come mai allora, che in Ungheria esisteva un Ministero per la Navigazione Marittima, un paese tipicamente continentale.
La spiegazione è nella storia, nel 1867 quando, durante l’Impero Austro-Ungarico con l’attuazione del decreto legge avvenuta tra governo ungherese e austriaco, secondo il quale tutto ciò che riguardava la gestione della navigazione marittima con competenza fin giù alla città di Rijeka, oggi meglio conosciuta Fiume, distante circa 80 km dal grande porto di Trieste, è stato subordinato sotto l’esercizio del governo ungherese, disciplinato dal Ministero degli affari dell’agricoltura, dell’industria e del commercio. La città portuale territorialmente era separata dall’Ungheria, ma giuridicamente risultava strettamente ammessa all’amministrazione ungherese.
A quel tempo, la monarchia austro-ungarica è stata considerata dopo la Russia, il secondo impero più grande in Europa con una potenza commerciale da non sottovalutare, anche se allora le merci in grande parte erano trasportate su terra e su rotaie della ferrovia. All’epoca, i prodotti ungheresi più richiesti da esportazione erano la farina, il legno, con altri due prodotti di grande richiesta, tra l’altro questi importati da terre lontane, il riso e il petrolio. Lo stato ungherese ha persino finanziato nel porto la costruzione di una raffineria, mentre le imprese e le società industriali ungheresi svolgevano un ruolo chiave nel commercio all’appannaggio di importanti centri marittimi, come quelli del grande Impero Germanico di Bismark o dell’Inghilterra. Grazie a tutte queste circostanze, la piccola città della penisola istriana ha guadagnato celebrità, oscurando Trieste insieme agli altri illustri porti di quel tempo.
Tuttavia un commercio così produttivo reclamava urgente una sede centrale, che ha trovato ubicazione a Budapest nell’edificio meraviglioso Palazzo Adria, che era il dicastero della Navigazione Marittima Reale d’Ungheria.
La storia di quest’edificio neobarocco seguirà nel prossimo articolo.
Mentre la guerra nel Sahara occidentale continua (a seguito della violazione marocchina, il 13 novembre, del cessate il fuoco), si cominciano ad avere reazioni internazionali: mentre Australia, Russia, Francia e Regno Unito si schierano a favore dei Saharawi, il Presidente uscente USA, Donald Trump, l’11 dicembre ha sponsorizzato la ripresa dei rapporti diplomatici tra Marocco e Israele, assicurando il riconoscimento statunitense della sovranità marocchina sul Sahara occidentale.
Il 20 gennaio, tuttavia, Joe Biden è succeduto a Trump, insediandosi e giurando ufficialmente come 46esimo Presidente USA. Lo stesso giorno 45 accademici da USA, Regno Unito, Spagna, Francia, Germania, Australia, Canada, Portogallo e Italia hanno scritto una lettera indirizzandola a Biden. Ecco cosa chiedono:
“(…) Come ben saprà, il Sahara occidentale è riconosciuto come territorio non autonomo dalle Nazioni Unite, dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Unione Europea e da un ampio consenso di studiosi di diritto internazionale. Di conseguenza, il popolo di quella nazione ha il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza se decide di farlo attraverso un referendum libero ed equo, come stabilito nelle risoluzioni delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di determinare il loro destino semplicemente dichiarando di far parte di altro paese. Il Sahara occidentale, formalmente noto come Repubblica Araba Saharawi Democratica, è stato riconosciuto da decine di Paesi ed è uno Stato membro fondatore a pieno titolo dell’Unione Africana, la cui carta vieta i cambiamenti unilaterali nei confini coloniali. La proclamazione di Trump, quindi, ha messo gli Stati Uniti in grado di approvare l’acquisizione di uno Stato africano, legalmente riconosciuto, da un altro Stato. Se consentito, ciò potrebbe danneggiare seriamente la reputazione degli Stati Uniti nel continente e persino incoraggiare altri Paesi a credere che potrebbero farla franca con l’espansione territoriale.
Quando l’Iraq hainvaso e annesso il Kuwait nel 1990, la comunità internazionale si è unita per opporsi a questa flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite. Mentre c’erano disaccordi sul fatto che la guerra fosse il mezzo migliore per invertire la presa di potere irachena, gli Stati Uniti hanno guidato la comunità internazionale nella sua determinazione che tale aggressione non doveva reggere. La decisione di Trump invia un pessimo segnale che gli Stati Uniti ora considerano legittimo un tale irredentismo illegale. Ha parlato della necessità che gli Stati Uniti guidino con la forza del nostro esempio. Ciò richiede il rispetto della Carta delle Nazioni Unite e dei relativi principi giuridici internazionali che riconoscono il diritto all’autodeterminazione e l’inammissibilità di espandere i territori con la forza. Inoltre, come ci ha ricordato l’ex Segretario di Stato James A. Baker, “gli Stati Uniti sono stati fondati prima di tutto sul principio dell’autodeterminazione”. Pertanto, rinnegare questo principio riguardo al popolo del Sahara occidentale non è solo deplorevole, ma immorale e pericoloso. Sia Baker che l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton hanno già chiesto agli Stati Uniti di revocare il riconoscimento dell’annessione del Marocco del Sahara occidentale. Il senatore repubblicano James Inhofe e il senatore democratico Patrick Leahy sono tra i sostenitori bipartisan dell’autodeterminazione nel Sahara occidentale. Prima di soccombere alle pressioni degli alleati del Marocco affinché abbandonino questa iniziativa. Noipertanto vi chiediamo di revocare il riconoscimento statunitense dell’annessione del Marocco, di insistere su un mandato sui diritti umani per MINURSO, di annullare i piani per l’apertura di un consolato statunitense a Dakhla, nel Sahara occidentale, e di sostenere l’autodeterminazione nel Sahara occidentale”.
Il Telethon iraniano, condotto dal canale satellitare Simay – Azadi dall’8 al 12 gennaio, ha avuto anche quest’anno molto successo: un iraniano ha donato dal Canada 1 milione di dollari e un ex wrestler americano ha donato 200.000 dollari, mentre molti iraniani da tutto il mondo hanno chiamato durante la diretta, anche attendendo la linea per ore (nonostante le 100 linee telefoniche attive).
Tantissime, e molto toccanti, le testimonianze di malati di Covid: il regime, infatti, ha ufficialmente bandito l’importazione di vaccini dagli USA o dal Regno Unito, che al momento sono i soli ad essere accreditati a livello internazionale (https://www.italiaoggi.it/news/l-iran-non-vuole-i-vaccini-usa-2503958#).
Sistema pluralistico, con libertà di assemblea e partiti;
Abolizione della pena d morte;
Separazione tra Stato e Chiesa;
Uguaglianza tra i sessi in campo politico, sociale ed economico;
Sistema giuridico moderno basato sui principi della presunzione di innocenza, del diritto alla difesa, di una efficace protezione legale e del diritto ad essere processati in un tribunale pubblico;
Rispetto della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, i patti e le convenzioni internazionali come il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, la Convenzione contro Tortura e la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione nei confronti delle Donne;
Riconoscimento della proprietà privata, gli investimenti privati e l’economia di mercato;
Politica estera basata sulla coesistenza pacifica, sulla pace e sulla collaborazione regionale, così come sul rispetto della Carta delle Nazioni Unite;
Iran denuclearizzato, libero da armi di distruzione di massa.
Quintino Di Vona è un cameraman e giornalista, conosciuto su un gruppo Facebook goliardico. L’intervista nasce dopo un suo post in cui accenna alle difficoltà riscontrate, come cameraman, a un evento musicale online (https://www.facebook.com/buccinocomunicilentani/videos/812158462848633). E’ partita, così, una lunga chiacchierata via chat.
D: Come nasce la carriera di cameraman?
R: E’ una lunga storia. Sono figlio unico di un falegname e di una casalinga, che mi hanno trasmesso forti principi morali e ciò mi è valso molto professionalmente: se sono stato chiamato come consulente dai CC, per esempio, è perché sono sicuri della mia professionalità. Da papà, che tra l’altro era proiezionista brevettato, ho sicuramente appreso l’idea di “artigianato” e della passione per l’immagine cinematografica. Sono cresciuto con la tv, con “Carosello”, “Giocagiò” e “La lanterna magica”; a 5 anni realizzai il mio primo reportage fotografico: mamma non era convinta che a mangiare la pasta di casa del gatto fosse la tartaruga, le dimostrai con le foto che era il proprio lei che preferiva la pasta alla lattuga. E’ stata una serie di fortunati incontri ed eventi, dal maestro alle elementari Giuseppantonio Carbone, molto vocato all’arte e alla manualità, agli amici universitari, Pasquale Arpaia e Pellegrino Villani, compagni di reportage tipo fotografare le emozioni della “gente che parlava alle cabine”: oggi sarebbe tutto più complicato con la privacy. Papà mi comprò intorno ai 16-17 anni una macchina da presa “seria” migliore del catorcio muto che avevo in precedenza. All’epoca le pellicole erano da 15 metri e duravano 3 minuti; dopo il girato mandavi la pellicola alla Kodak e dopo circa un mese arrivava la “pizza” a casa con il risultato grezzo da rifinire con cura e tanto tempo e tanta pazienza: si facevano i titoli animati a “passo uno” e poi il montaggio con un registratore a cassetta e con la moviola. Oggi, con l’avvento del digitale, è facile creare effetti speciali, titoli… Sempre papà è stato il mio garante nell’acquisto della prima macchina professionale telecamera e registratore VHS portatile a spalla. Da ragazzo suonavo in un gruppo, sono stato batterista, DJ radiofonico nelle radio locali e questo ha contributo ad una conoscenza musicale utilissima per i montaggi video. Le attrezzature costavano tanto e in estate si lavorava duro per onorare la firma delle cambiali. Il terremoto del 1980, purtroppo, ha distrutto parte del mio archivio su pellicola, la nostra casa fu distrutta. Ricordo ancora con affetto Suor Liliana, delle suore Campostrini di Verona, che operavano a Buccino, con cui realizzai, nel 1985, il primo video montato prodotto solo con due VCR: era un reportage che coinvolse i bambini, si trattava di un video per sensibilizzarli in prima persona verso la bellezza ed il fascino del centro storico a Buccino; poi ho avuto commesse sempre maggiori e mi sono iscritto all’Ordine dei giornalisti.
D: Eri accreditato alle Universiadi?
R: No. In realtà ero accreditato al carnevale di Rio nel 2010: immagina. Motivi familiari, tuttavia, mi fecero desistere e non mi pento: a casa avevano bisogno di me; sono figlio unico e il mio dovere era là.
D: Vantaggi e svantaggi del mestiere…
R: Tra i vantaggi metterei sicuramente quello di avere accesso a cose e posti normalmente precluse al pubblico, di viverli, conoscerli e raccontarli in un’ottica diversa, da reporter, come è accaduto gli scavi di Paestum, Velia, la Certosa di Padula ed altri posti ancora. Molti sono gli insegnamenti preziosi per il mio lavoro che ho ricevuto direttamente o indirettamente, da tanti grandi professionisti della comunicazione o dell’arte, e che ritengo miei maestri: lo scultore Benedetto Robazza, il Giornalista Gianfranco Coppola, l’artista sardo Tonino Casula. Nella vita si appende ogni giorno e molte sono le cose apprese nello svolgimento del mio lavoro; spesso le interviste danno modo di conoscere le persone intervistate anche sotto il profilo umano: ho avuto modo di incontrare personaggi di una certa levatura intellettuale e professionale, che, nelle chiacchierate “fuori intervista” mi hanno dato molto; ne cito giusto alcuni: Lucio Dalla, Daniele Sepe, Giuliano Gemma, Roberto Giacobbo, Oliviero Toscani, Salvatore Accardo, Mago Forrest, Lina Wertmüller, Giovanni Vernia, Pupi Avati, Ficarra e Picone.
Tra gli svantaggi del mio lavoro gli orari assurdi, da conciliare con la vita familiare, le richieste di realizzare capolavori tipo la Gioconda con budget sufficienti per fare scarabocchi… ma anche offerte di “lavori sporchi” in cui non mi identifico e che non ho esitato a rifiutare. Ho vinto alcuni premi importanti e ho diviso la gioia con mia moglie, il mio angelo custode; ho lavorato nella troupe di Filippo Marmo, regista documentarista, che realizzava, per Rete4, la trasmissione “Gentes”. Tutto questo però l’ho sempre considerato non punto di arrivo, bensì di partenza verso nuove iniziative, verso nuove sfide.
D: Regia dell’evento musicale fatta “in fretta e furia” ma riuscita: quali altri possono essere gli inconvenienti per un cameraman e videomaker? Quanti cameramen servono di solito?
R: Cameramen necessari? I più possibili, altrimenti non riesci a dare l’idea di “esserci”. Se riesci a portare in loco, chi ti segue da casa, hai fatto centro. Nel mio caso, nell’ultimo lavoro espletato per la BCC Buccino Comuni Cilentani, con cui collaboro nel reparto comunicazione e media da un po’ di anni, avevo 6 telecamere per dare, inoltre, la stessa importanza a tutti i componenti del gruppo rock che si stava esibendo.
D: Qual è stato il peggiore inconveniente e come lo hai risolto?
R: Non esiste un “peggior” inconveniente tecnico, qualunque può essere il peggiore: batteria che si scarica improvvisamente al microfono, scheda che si cancella o che non ha registrato, un cavo che decide di rompersi nel momento meno opportuno. Quindi: portarsi un po’ di materiale tecnico di riserva dietro. Ultimamente ho sopperito, ad un minuto prima dell’inizio di una ritrasmessa web, a una improvvisa e maledetta mancanza di audio, attaccando il cellulare al pc con una scheda audio, più veloce del cambio delle gomme di una Ferrari: avere le capacità di “problem solving” – là si vede la professionalità, avere la capacità di risolvere gli imprevisti “prima di subito” e “prima che sia troppo presto” per non deludere il committente.
D: Episodio curioso o divertente da raccontare…
R: Al di là di clamorosi e storici pesci d’aprile che è meglio non svelare, in quanto le vittime, ancora non sanno quale gruppo di amici ne fosse stato l’autore, più di uno: da ragazzo, metà anni 70, quando ero in radio, era una trasmissione che anticipava di molti anni “Il ruggito del coniglio”; inventammo, come al solito, notizie assurde con i colleghi DJ; quella volta comunicammo la notizia che la famosa e avvenente Donna Summer avesse avuto un “incidente” investita da turisti a bordo di un pullman di un paese vicino (nota: non investita da un pullman di turisti) e fosse ricoverata al reparto maternità dell’ospedale di Battipaglia, giudicata poi guaribile in 9 mesi. Creammo lo scompiglio, eravamo nel periodo in cui Donna Summer, con Love to love you baby, era all’apice della carriera: non si capiva cosa ci facesse in zona… la notizia, dopo poco, si ampliava con un comunicato (spudoratamente falso) del sindaco del paese dei turisti, che si scusava per l’increscioso accaduto pur rammaricandosi di non essere presente fisicamente all’incidente; da cameraman, invece, avevo avuto l’incarico per filmare un evento e mi feci accompagnare da mia moglie. Tra l’altro, un evento a Buccino era finito giusto in tempo per correre di fretta sul litorale di Pontecagnano, all’hotel che ospitava questo secondo evento nello stesso giorno. Lì, stranamente era tutto buio… dopo un giro di telefonate senza risposta ai committenti, durato una mezz’ora, ancora non capivo l’accaduto. Poi venne il titolare dell’hotel, insospettito dalla presenza della mia macchina lì davanti e ci spiegò che l’evento era fissato per la domenica successiva…
Sentieri Nuovi, la onlus sammaritana che si occupa di ragazzi speciali, non si ferma e, nel giorno dell’Epifania, riesce a regalare un sorriso ai ragazzi.
I ragazzi, come più volte spiegato dalla Presidente Gerarda Nuzzo, sono seguiti attraverso Whatsapp e non sono mai stati abbandonati, neppure in pieno lockdown.
All’iniziativa ha partecipato anche l’ingegnere Carmine De Lucia, Presidente del Consiglio comunale: le calze, infatti, sono state donate dall’Emporio solidale e dal Comune di santa Maria a Vico.
Gerarda Nuzzo commenta così:
“Anche oggi ci siamo organizzati per dare un momento di gioia ai nostri ragazzi Speciali. Nonostante le limitazioni comunque siamo riusciti a consegnare casa per case i doni Accompagnati dal Presidente del Consiglio comunale Carmine De Lucia in rappresentanza. Ringraziamo il CSV assovoce e Il Sindaco Pirozzi, Vicesindaco Veronica Biondo, il Consigliere delegato alle Associazioni Tiziana Pascarella e l’Amm.ne Comunale di S. Maria a Vico tutta per le donazioni. L’unico neo non essere riusciti a rispondere alla domanda di quando si possa riprendere le attività, domanda fatta da tutti i nostri ragazzi “.
Grande notizia per l’atleta nazionale Sara Kowalczyk , attualmente punta di diamante della scuola di scherma “Pietro Giannone” di Caserta: la giovane, campionessa mondiale under 20, ha realizzato un sogno, cioè entrare nell’Esercito.
La bellissima notizia è stata annunciata così dal Presidente, dott. Giustino De Sire:
“Carissimi ho il piacere e l’onore di comunicare a tutta la famiglia della Scherma Giannone che la nostra atleta Sara Kowalczyk ha superato il concorso per entrare nella Compagnia Atleti del Centro Sportivo dell’ Esercito. Entrare a far parte di una Squadra Militare è sicuramente una grande opportunità riservata agli atleti di vertice e Sara lo è. Sono certo che, anche se indosserà una divisa diversa, sotto di essa batterà sempre un cuore rossoblu (colori della società) e resterà sempre un’atleta della Giannone, perciò festeggiamo insieme a lei questa grande vittoria. Urrà per Sara”.
Questo il commento di Monica Di Giacomantonio, Consigliera e Responsabile della Segreteria:
“La notizia é eccellente ma non sorprendente. Sara è un’atleta seria e meritevole di ogni soddisfazione, il suo esempio in questi anni ha trascinato l’entusiasmo della sala e ci ha regalato gioie immense. Le auguro una lunga e felice carriera!!! Mi piace pensare che il 2 0 2 1 si sia presentato proprio bene”.
Grande emozione e soddisfazione della mamma, la Maestra Ewa Borowa Kowalczyk, anch’ella pluripremiata campionessa mondiale.
Ricevo e condivido, centro studi Ahmed Baba Miske:
“Ci sono 5 società italiane che violano il diritto internazionale e il diritto del popolo Saharawi . Questo è il riassunto sullo sfruttamento delle risorse nel Sahara Occidentale.
Per il secondo anno consecutivo, il Centro di studi e documentazione, Ahmed Baba MISKE, vuole fare luce sul dibattito sul conflitto tra la Repubblica Saharawi e il Regno del Marocco, entrambi membri dell’organizzazione regionale dell’Unione Africana, e sulle attività economiche nel Sahara occidentale, ancora occupato dal Marocco.
E’ stato pubblicato un rapporto che elenca le società che si sono stabilite o ancora operano nei territori occupati del Sahara occidentale.
Tale presenza e attività costituiscono flagranti violazioni del diritto internazionale e “crimini di colonizzazione”, in quanto non hanno ottenuto il consenso né della popolazione indigena del Sahara occidentale né del suo unico rappresentante, definito dall’ONU, il Fronte Polisario.
Il Sahara occidentale è stato classificato dalle Nazioni Unite come un “territorio non autonomo senza amministrazione”. Inoltre, il consulente legale delle Nazioni Unite, il Sig. Hans CORREL, nel suo parere del 2002, afferma che: “Il 14 novembre 1975, Spagna, Marocco e Mauritania hanno firmato una dichiarazione di principi sul Sahara occidentale a Madrid (Accordo di Madrid). A seguito di questa dichiarazione, i poteri e le responsabilità della Spagna, in quanto potere amministrativo del territorio, furono trasferiti a un’amministrazione tripartita temporanea. L’accordo di Madrid non prevedeva il trasferimento della sovranità sul territorio, né conferiva a nessuno dei firmatari lo status di potere amministrativo, status che la Spagna non poteva trasferire unilateralmente”.
Inoltre, le sentenze della Corte di giustizia dell’UE, in particolare quella del 27 febbraio 2018, hanno confermato e richiamato lo “status separato e distinto” del Sahara occidentale riconosciuto dall’ONU al Regno del Marocco.
Tutte queste decisioni e pareri legali ricordano che tali decisioni sono in linea con il parere legale dell’Unione africana pubblicato già nel 2015, che chiarisce lo status giuridico della Repubblica Saharawi e del Regno del Marocco, sono separati. Ricorda che la presenza del Marocco è illegale nel Sahara occidentale, quindi, tutte le attività economiche, svolte dal Regno o da terzi, violano il diritto internazionale.
Dalle ultime sentenze della Corte di giustizia dell’UE, un buon numero di società hanno deciso di rispettare il diritto internazionale e ha cessato la propria attività nel Sahara occidentale occupato.
Infine, va notato che dopo la rottura del cessate il fuoco da parte del Marocco il 13 novembre 2020 e la ripresa della guerra, il Fronte Polisario e la RASD hanno dichiarato l’intero territorio del Sahara occidentale una zona di guerra. Ciò dovrebbe indurre più aziende a riconsiderare le proprie attività illegali nel Sahara occidentale“.
L’8-9-10 gennaio ci sarà la 25ma edizione del Telethon iraniano su Simay-Azadi, il canale satellitare dell’opposizione iraniana.
Di cosa si tratta? Ecco cosa riporta il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana:
“Il regime iraniano sta cercando disperatamente di disturbare le trasmissioni di questo canale TV satellitare no-profit a causa delle sue notizie sulle violazioni dei diritti umani, delle informazioni accurate e senza censura sulla situazione interna in Iran e delle sue notizie sugli sviluppi fuori dall’Iran che milioni di iraniani non possono ricevere a causa della repressione dei media praticata dal regime.
Questo canale satellitare è sempre stato anche la fonte principale delle informazioni sull’ingerenza del regime iraniano negli affari di altre nazioni, in particolare Siria, Iraq ed altre e dei suoi tentativi di ottenere armi nucleari“. (https://ncr-iran.org/it)
Quest’anno l’Iran, oltre alla feroce dittatura del regime teocratico, alla povertà crescente, alle ingiustizie sociali, alla repressione di qualunque libertà, ha un nemico in più: il terribile Covid-19.
Stando al rapporto del PMOI, il principale partito politico di opposizione, il bilancio delle vittime del coronavirus in Iran è di oltre 196.000 morti, anche se il regime parla di 55.000 vittime e i mullah si sono rifiutati di offrire vaccini alle persone e dicono “faremo i vaccini iraniani in primavera“, mentre le persone stanno morendo in tutte le oltre 470 città dell’Iran.
La scuola procede con la didattica a distanza, quando possibile, seppure tra mille difficoltà: “in Iran Internet è molto debole e gli studenti fanno escursioni in montagna per connettersi a Internet e partecipare al corso online” mi scrivono, allegando foto:
Grandi sfide, dunque, attendono il popolo iraniano, sperando che il 2021 possa essere l’anno della svolta e della libertà.
In attesa del fatidico 7 gennaio, data scelta dal Ministero dell’Istruzione per riaprire le scuole italiane, l’Italia si spacca sulla Dad (didattica a distanza). Da un lato Lucia Azzolina, Ministro all’Istruzione, che preme per la riapertura delle scuole, dall’altro i genitori e docenti a favore.
Il fronte del no, governativo, vede il sostegno del Premier Giuseppe Conte, del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, del Ministro per gli Affari regionali e autonomie Francesco Boccia e del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, che parla di fantomatici incrementi dei trasporti locali, smentiti più o meno quotidianamente dai pendolari che denunciano l’opposto sulle pagine locali di Facebook.
In tutto questo, il 31 dicembre, con 23.477 nuovi contagi e 17.421 guariti, il Viminale ha comunicato il sì dei prefetti al ritorno alla scuola in presenza, come da nota AGI.
Nella stessa data, tuttavia, l’ISS, Istituto Superiore di sanità, ha redatto un report che si conclude con la dichiarazione sibillina “L’impatto della chiusura e della riapertura delle scuole sulle dinamiche epidemiche rimane ancora poco chiaro”.
Il fronte del sì sta crescendo a livello nazionale con varie petizioni e con ricorsi al TAR. Ecco i suoi sostenitori:
il professor Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale, che ipotizza la terza ondata con la riapertura delle scuole;
Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania che, come riporta l’Ansa, non le manda a dire: “Sento che si parla della riapertura dell’anno scolastico il 7 gennaio, queste sono cose che mi fanno impazzire. Come si fa a dire ‘si apre’ senza verificare il 3, il 4 gennaio la situazione? In Campania non apriamo tutto il 7“;
Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, che esprime le sue molteplici perplessità in un’intervista a La Repubblica.
Frattanto, TPI riporta di uno studio inglese dell’Imperial College, secondo cui la variante inglese è maggiormente aggressiva nella fascia d’età tra 0 e 19 anni, mentre il CTS fa suo uno studio europeo secondo cui gli istituti scolastici non costituiscono un luogo pericoloso per il contagio. Tuttavia, come scoperto dalla professoressa Cecilia Fontanella e come commentato dall’utente Facebook Roberto Alvino, “l’Italia non ha inviato alcun dato all’EDC (Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). Il nostro paese, infatti, non è tra i 12 membri UE che hanno inviato i dati (Nota 1, pagina 10). E il CTS (comitato tecnico-scientifico) italiano ha deciso di ritenere valido lo studio europeo anche per l’Italia, a prescindere”.
Lo spunto per questo articolo lo dà Elena, nome di fantasia. Elena è stata espulsa da un gruppo Facebook con l’accusa di volgarità. Leggendo il post non risulta alcuna volgarità, tantomeno alcuna violenza scritta. Altra accusa mossa a Elena? Che non usa una foto con il viso.
Facciamo un po’ di chiarezza: su Facebook posso mettere la foto mia o della mia gatta, ma se metto un minimo di dati, scrivo, condivido articoli, esprimo la mia opinione, se, in altre parole, sono identificabile e interagisco seriamente, la mia foto mi può dare maggiore credibilità, ma è un dettaglio. Diverso è chi, a fronte di una foto, che so, di un mazzo di fiori, notizie zero, non scrive/condivide alcunché e poi, magari, chiede pure l’amicizia: è un agente in incognito?
Scherzi a parte, veniamo al dunque: una persona beneducata, che nella vita non usa espressioni da trivio, non lo farà neppure online. Se una persona nella vita reale rispetta gli altri, anche con opinioni diverse, non li prenderà a male parole nel web. Mediamente.
La parola “netiquette” sta ad indicare la buona educazione informatica: se nella vita reale non si telefona a qualcuno alle 2 di notte, la netiquette richiede di fare altrettanto online, senza mandare messaggi notturni o, peggio ancora, chiamate e/o videochiamate. Altra regola della netiquette: se uno scrive un post che non interessi, a meno che non si voglia fare della critica costruttiva, si passa oltre. Se, ad esempio, uno è romanista e ha un amico tifoso del Bologna, nel momento in cui costui scriva sul suo profilo una vittoria del Bologna, non si va a commentare: “Ricorda quando il Bologna perse 4-1 all’Olimpico, contro la Roma, nel ’90”.
La vita online, tuttavia, ha creato dei mostri: i leoni da tastiera. Costoro, lungi dall’essere persone educate, applicano nel web le proprie frustrazioni. Spesso si tratta di profili al limite del falso, o fake: ho potuto constatare spesso, seguendo alcune pagine, che più sono ignoranti e più sono aggressivi, volgari, complottisti, negazionisti. Ecco l’espressione “leoni da tastiera”: gente che magari bullizza un povero cristo per un commento non in linea con il proprio pensiero, ma che nella vita reale non firma neppure un appello, per paura di metterci la faccia. La cosa comica è che si tratta, spesso, di gente cha ha pure gravi carenze in italiano, ma che detiene la Verità in ingegneria, medicina, logistica, fisica…
“No, Annari’, questa la devi sentire, ma come si può? Nel mio paesino, con 2-3000 abitanti, sai che bella pensata ha avuto il parroco? Una serata con i bambini. Risultato? 25 bambini, tra scuola d’infanzia e primaria, positivi. 25 bambini, dico, ti rendi conto? Riempiranno il paese. Bestie il sindaco, il prete e i genitori!”
Giovanna, altro nome di fantasia:
“Alla mia scuola oggi è venuta, a sorpresa, una troupe della RAI. Hanno scelto, a casaccio, 10 bambini di quarta elementare e li hanno portati nell’aula migliore dell’istituto. Là con cameraman, luci, inquadrature ad hoc, hanno girato la scena penosa della classe felice in aula grande, ariosa e sicura. Non ho parole”.
Carlo Tarallo, giornalista sportivo, il 20 dicembre scrive:
“Casertana-Viterbese, partita di Lega Pro, doveva iniziare alle 17 e 30. Doveva. La Casertana ha 15 positivi al Covid, sarebbe scesa in campo in 9, alcuni dei quali con la febbre. La Viterbese non ha voluto rinviare la partita, e la Lega, con l’atteggiamento vile che caratterizza i padroni del calcio italiano, se ne è fottuta. A pochi minuti dal calcio d’inizio è intervenuta l’Asl di Caserta, che ha bloccato tutto per effettuare i tamponi a chi è in campo febbricitante. Vi rendete conto dello schifo? Questo è il calcio italiano. Questo è il metodo-tavolino. Che vergogna”.
Davide, nome di fantasia, mentre ci mandiamo messaggi su Whatsapp: “Eh, come va…va malaccio. Le scuole andrebbero tenute chiuse, il rischio è alto. Qui, alle scuole medie, 8 docenti e 6 alunni positivi: un macello, se calcoli che siamo meno di 1.200 abitanti. I professori non possono fare i poliziotti e separare gli studenti di continuo”.
Dulcis in fundo, mia esperienza, in tutt’altro settore: caso penale seguito nel 2017, durato un anno. 2019: mi inviano il decreto di liquidazione (non ancora ricevuta). 2020: mi arriva la richiesta di inviare nomina, traduzione e domanda di liquidazione.
Mentre il Ministro dell’Istruzione e il Premier, rispettivamente Lucia Azzolina e Giuseppe Conte, sembrano concordi e determinati a riaprire le scuole il 7 gennaio, si alza un coro di critiche. Già Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, ha auspicato prima l’esistenza e la verifica delle condizioni per riaprire e non viceversa. Esiste una serie di fattori da considerare: il picco dell’influenza, l’arrivo del vaccino e le temperature fredde: come garantire, ad esempio, adeguato ricambio d’aria?
E’ partito un ricorso al TAR con l’Associazione AIVEC (Associazione Italiana Vittime Emergenza Covid) avverso il D.P.C.M. del 3.12.2020 emesso dal Governo Italiano, che prevede “a decorrere dal 7 gennaio 2021, al 75 per cento della popolazione studentesca sia garantita l’attività didattica in presenza”. Il ricorso è a firma degli avvocatiEnrico Cataldo e Rocco Cantelmo e ha visto l’adesione e partecipazione di genitori e docenti da tutta Italia.
In contemporanea, un gruppo di genitori e docenti ha creato un gruppo Facebook di oltre 5000 iscritti, tutti a favore della Dad (didattica a distanza). Dal gruppo è partito, in forma assolutamente gratuita, a cura dell’avvocato Enrico Calabrese, un esposto alla Procura per chiedere di indagare ed eventualmente procedere nel caso di eventuali reati.
In tutto questo, mentre si scrive, aumenta il numero dei morti, ormai quasi 70.000, due italiani di rientro dal Regno Unito (in cui gira una variante del virus più aggressiva e più contagiosa) sono in quarantena a Roma e una ragazza a Bari, di rientro da Londra, è sotto osservazione.
Inoltre, “un lavoro fatto su 79 territori validato in 226 Paesi stila la classifica degli interventi più efficaci: la chiusura degli istituti scolastici è seconda, al 40° posto i trasporti” (La Stampa, 4 dicembre).
“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo, 5-1 – 12 a).
L’associazione sammaritana Sentieri Nuovi, da sempre al servizio di famiglie disagiate e ragazzi speciali, anche oggi, 20 dicembre, è stata attiva.
L’instancabile staff direttivo, composto da Gerarda Nuzzo e Camillo Zappacosta, non è in vacanza: il contatto con i ragazzi, come già spiegato durante il lockdown, continua attraverso Whatsapp e internet.
Inoltre, proprio stamattina, grazie a un anonimo imprenditore locale (che, anche quest’anno, ha elargito una bella somma pecuniaria), l’Associazione si è adoperata per comprare dei cesti natalizi ai “nostri RAGAZZI SPECIALI e dei pensieri ai nostri VOLONTARI. Essendo la nostra sede chiusa a causa dell’ emergenza Covid 19 non potremo fare alcuna festa, non ci potremo incontrare e stare tutti insieme per la consegna dei doni. Ma abbiamo aggirato l’ ostacolo”.
Così scrive la presidente Nuzzo che, insieme ai volontari, ha personalmente consegnato i regali ai ragazzi casa per casa, anche se nel pieno rispetto delle regole restrittive dettate dalla contingenza della pandemia.
Grande gioia traspare dalle foto dei ragazzi sul sito, sebbene i visi siano parzialmente coperti dalle mascherine: gli occhi brillano di felicità.
La guerra nel Sahara occidentale continua (a seguito della violazione marocchina, il 13 novembre, del cessate il fuoco) e si estende nelle regioni di Rus Achaidmiya, settore Mahbes; Fadrat Lagrab, settore Hauza; Güerat Uld Blal, settore Mahbes e Al-Ariya, settore Mahbes (http://mapmaghrebine.blogspot.com/2020/12/continua-la-guerra-nel-sahara.html).
La comunità internazionale, in tutto questo, comincia a prendere posizione: Australia e Russia sostengono il diritto Saharawi all’autodeterminazione, mentre Trump riceve critiche dai suoi stessi connazionali, tra cui l’ ex Segretario di Stato americano, James A. Baker, il senatore senior degli Stati Uniti del Vermont, il democratico Patrick Leahy e la rappresentante degli Stati Uniti per il quarto distretto del Minnesota presso la Camera dei rappresentanti, Betty McCollum, come scritto in vari articoli su mapmaghrebine.blogspot.com da Omar Zain Bachir.
In Europa Svezia, Francia e Regno Unito si schierano a favore dei Saharawi e in data 12 settembre la CONFERENZA INTERPARLAMENTARE EUROPEA DI SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO DEL SAHARA OCCIDENTALE, con 136 partecipanti, rilascia il seguente documento:
” L’assemblea: 1 – Condanna fermamente la violazione dell’accordo di cessate il fuoco del 1991 da parte del Marocco attraverso il suo intervento militare contro i civili Saharawi nella zona cuscinetto di Guerguerat, al confine meridionale internazionale del Sahara occidentale, il 13 novembre 2020, e la successiva campagna repressiva contro la popolazione Saharawi nell’area dei territori occupati.
2 – Condanna la dichiarazione unilaterale di Donald Trump del 10 dicembre, che costituisce una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite e di tutte le risoluzioni internazionali sia delle Nazioni Unite che dell’Unione africana. Il Sahara occidentale non è in vendita e non può essere oggetto di contrattazione. Questo è un grave tradimento sia del popolo Saharawi che del popolo palestinese.
3 – Riconosce che il conflitto decennale nel Sahara occidentale e l’incapacità delle Nazioni Unite di garantire il rispetto dei diritti del popolo Saharawi, in primo luogo con il proprio diritto all’autodeterminazione, hanno portato a uno status quo prolungato che ha chiaramente favorito l’occupante illegale, il Marocco. Invita il Segretario generale, Antonio Guterres, a rompere l’inerzia e ad agire con urgenza per garantire il rispetto dei diritti inalienabili del popolo Saharawi (risoluzione 1514 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, 1960).
4 – Denuncia la responsabilità speciale dell’Unione europea che, attraverso il commercio illegale e gli accordi di pesca e attraverso il totale disprezzo delle decisioni della Corte di giustizia dell’UE, ha rafforzato l’occupazione e minato gli sforzi di pace delle Nazioni Unite.
5 – Invita l’UE, gli Stati membri e la comunità internazionale ad agire finalmente legalmente ea mobilitare la sua forza collettiva a favore della soluzione del conflitto mediante la realizzazione del referendum sull’autodeterminazione promesso al popolo Saharawi. Invita gli Stati europei ad agire con urgenza per riconoscere la Repubblica Araba Democratica Saharawi, che è già membro dell’Unione Africana.
6 – Invita il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e il CICR ad agire con urgenza per il rilascio di tutti i prigionieri politici Saharawi.
7 – Esprime la sua piena solidarietà al popolo Saharawi in questo momento particolarmente stressante e ribadisce la sua assoluta determinazione ad agire a favore della loro libertà”.
IL PRIMO DOLCE UFFICIALE A NAPOLI IN MEMORIA DI DIEGO MARADONA
La Pasticceria Seccia, fiore all’occhiello dei Quartieri Spagnoli e da sempre legata al tifo e all’amore per il pibe de oro, lancia nell’ultima domenica di novembre una mignon dedicata alla memoria del compianto Diego Armando Maradona: un bignè craquelin panna e caramello da condividere sui social con l’hashtag #elpibe.
La notizia della scomparsa di Diego Armando Maradona ha lasciato tutti sgomenti a Napoli, seconda casa del Pibe de Oro, e le manifestazioni d’affetto che stiamo vedendo in questi giorni ne sono la prova tangibile. Se allo Stadio San Paolo, che presto cambierà nome in suo onore a quanto pare, l’abbraccio di tifosi e appassionati è stato forse il più pittoresco e degno di una rockstar, con le candele, le foto e i gadget adagiati a ridosso dei cancelli, è innegabile che ai Quartieri Spagnoli, nel cuore del centro storico di Napoli, abiti la passione più viva e sentita per il grande calciatore argentino.
Non è un caso se la Pasticceria Seccia, già protagonista tre anni fa con la torta ufficiale delle celebrazioni per la cittadinanza onoraria conferita a Maradona, e per i 30 anni del primo scudetto del Napoli, abbia pensato a un dolce dedicato alla memoria del genio di Buenos Aires da offrire ai clienti e a chiunque sia di passaggio nei Quartieri domenica 29 novembre. Nei limiti ovviamente della zona rossa prevista per la città di Napoli dall’ordinanza ministeriale, e ovviamente nel pieno rispetto delle prescrizioni e delle normative governative nazionali e regionali anticovid per gli esercizi commerciali (solo asporto consentito e ingresso rigorosamente contingentato nel negozio di Via Concordia 66, sempre con la mascherina indossata).
Quello che sarà dato in omaggio ai clienti è un bignè craquelin farcito con panna e caramello, sormontato da un bel 10 biancoceleste in pasta di zucchero, il numero della mano de Dios. El pibe è il nome ufficiale della mignon pensata e ideata da Casa Seccia, e realizzata dalle sapienti mani del giovane Antonio Duraccio, nonché dell’hashtag ufficiale per le condivisioni sui social nelle storie, nei post e nelle foto in cui figurerà questa golosa pasta choux ripiena. Il pasticcino è il gemello stretto di un prodotto già proposto tempo fa, in occasione della festa al San Carlo e nel foyer del teatro per Maradona cittadino onorario di Napoli: l’aperisciù, un craquelin al gusto di mojito, daiquiri e pina colada, cocktail tipicamente cubani, e dai colori della bandiera dell’isola tanto cara al campione del mondo di Messico ’86.
Così a due passi dal mural restaurato solo pochi anni fa in via de Deo, teatro oggi di un’elaborazione laica della dolorosa perdita, domenica mattina sarà possibile ricevere una mignon dai sapori ricercati e dai colori che ormai sono Storia del Calcio a tutti gli effetti, da degustare a casa, non prima ovviamente del doveroso scatto social da condividere poi su Facebook, Twitter e Instagram tra post e stories.
La dipartita del leggendario trascinatore del Napoli Calcio, a cui dobbiamo indubbiamente due Scudetti e una Coppa Uefa oltre a un inaspettato prestigio per la squadra partenopea tra gi anni ’80 e i primi anni ‘90, ci ha rattristato profondamente mercoledì scorso, ma una nota di dolcezza è proprio quello che ci vuole per superare questo lutto e soprattutto il difficile momento storico, sociale ed economico di questa emergenza sanitaria del covid 19.
Mentre si infiamma la polemica con il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, strenua sostenitrice del ritorno alle lezioni in presenza, nonostante i contagi siano tuttora in aumento, si stanno moltiplicando gruppi Facebook di insegnanti e genitori favorevoli alla Dad.
Un gruppo, ad esempio, si sta organizzando per un ricorso al Tar se Azzolina dovesse far rientrare tutti gli alunni il 3 dicembre.
Per la verità, mentre si scrive, pare che il rientro a scuola sia caldeggiato il 9 dicembre.
I docenti lamentano la mancanza delle condizioni per ripartire in massima sicurezza, anche perché i ragazzi, fuori dalla scuola, spesso non mantengono le distanze di sicurezza e non indossano la mascherina. La scarsità dei mezzi pubblici, tra l’altro, non favorisce il distanziamento: al contrario, provoca veri e propri assembramenti, come da immagini viste in rete.
In tutta questa situazione frenetica e concitata, un docente lancia il suo accorato appello:
“LA VOCE DEGLI INSEGNANTI.
#TuttinDAD La scuola è un luogo di assembramento dove il controllo del virus non può esistere. E’ un covo di Untori.
Noi docenti stiamo cadendo come birilli e la scuola in presenza in queste condizioni non si può chiamare scuola. La DAD, in questo momento, sarebbe più efficace perché svolta in serenità. Anche le famiglie sono in difficoltà con bambini e ragazzi in quarantena, certificazioni pediatriche, tamponi e autocertificazioni.
Questa è la realtà dei fatti .
Tenere aperto a tutti i costi, in questo momento, è da IRRESPONSABILI E OTTUSI!”