Il mare resiste al caro-vacanze e si conferma protagonista dell’estate italiana. Secondo le elaborazioni di Vamonos Vacanze, nel 2026 il turismo balneare arriverà a generare 30 miliardi di euro di valore aggiunto, di cui 24,8 miliardi riconducibili ad alloggio e ristorazione e 5,2 miliardi ai servizi sportivi e ricreativi.
Il peso economico del comparto si estende lungo le coste: in Italia si contano oltre 7.350 stabilimenti distribuiti su circa 3.400 chilometri di spiagge, il 41% del litorale nazionale. «E tra le regioni con la maggiore concentrazione di stabilimenti balneari troviamo Liguria, Emilia-Romagna e Campania, con quote che arrivano fino al 70% della costa» commentano gli analisti del tour operator specializzato in viaggi di gruppo.
«Ogni euro generato dalla filiera balneare ne attiva circa 2 nell’economia reale, con ricadute su ricettività, ristorazione, commercio, trasporti e servizi» sottolineano gli analisti del Gruppo Vamonos, che osservano come il mare rimanga la prima scelta per le ferie: circa tre vacanzieri italiani su quattro continuano a preferire le destinazioni balneari.
Secondo gli insight del tour operator, per una settimana organizzata al mare la fascia di spesa più frequente si colloca ormai tra 1.100 e 1.500 euro a persona, trasporto e soggiorno compresi. Ma nelle settimane centrali di agosto e per le destinazioni e le formule premium si superano facilmente i 2.000 euro.
Parallelamente, alla tradizionale vacanza lunga si sostituiscono sempre più spesso soggiorni di 5-7 notti, ma con una maggiore disponibilità a spendere per qualità della struttura, ristorazione, escursioni e servizi.
«Il turista non guarda più soltanto al prezzo della camera o del pacchetto, ma al costo finale dell’intera esperienza: viaggio, soggiorno, pasti, spiaggia, trasferimenti e attività» spiegano dal tour operator.
Nell’estate 2026, Puglia, Sardegna e Sicilia guidano le richieste della clientela Vamonos per il mare italiano. All’estero prevalgono Grecia, Baleari e Mar Rosso, dove resort e formule all inclusive continuano ad avere un forte peso.
«Il mare resta centrale, ma il modello sta cambiando: meno giorni non significano necessariamente meno spesa. Si accorcia il soggiorno e cresce l’attenzione alla qualità dell’esperienza acquistata» concludono gli analisti di Vamonos Vacanze.
Anna Rita Canone
