Covid-19: la situazione

Il quotidiano inglese “The Guardian” stamattina sta facendo il punto della situazione con aggiornamenti continui, visto l’allarme dato dal capo dell’OMS, Tedros Adhanon Ghebreyesus. La pandemia, infatti, non è scomparsa: essa continua ad accelerare in tutto il mondo.

Mentre il Regno Unito si piazza al primo posto, in area europea, per numero di casi e vittime (rispettivamente 299.426 e 45.752, casi aggiornati al 27 luglio), un articolo di Helen Sullivan riporta la situazione internazionale.

Si guarda, in particolare, ad alcuni Paesi europei, per il timore di nuovi lockdown nei prossimi mesi.

Spagna: il settore turistico sta incontrando forti difficoltà, anche perché i viaggiatori britannici e un grande tour operator hanno cancellato i voli e Londra ha reintrodotto la quarantena per i viaggiatori di ritorno dal Paese;

Belgio: l’aumento dei casi (+70% di nuovi contagi la scorsa settimana, con 1952 nuovi casi) ha spinto verso nuove restrizioni; si potranno vedere al massimo 5 persone non familiari e non più 15;

Francia: dopo i nuovi casi nella località bretone di Quiberon, il governo ha ordinato il coprifuoco notturno per le spiagge, per evitare assembramenti;

Germania: saranno obbligatori i test di coronavirus per i viaggiatori di ritorno dalle aree a rischio, secondo quanto dichiarato ieri dal Ministro della Salute, Jens Spahn.

Qual è la situazione nel resto del mondo?

Australia: l’aumento dei casi di contagi e morti ( rispettivamente +384 e +6) ha spinto Victoria a sospendere gli interventi chirurgici non urgenti; il Nuovo Galles del Sud, intanto, ha riferito 14 nuovi casi.

Cina: Hong Kong ha registrato + 145 nuovi casi e la Cina continentale ha confermato 68 nuove infezioni, di cui due a Pechino e 57 nello Xinjiang. I dati mostrano aumenti.

Vietnam: sospesi tutti i voli da e per la città di Danang per 15 giorni, dopo i 15 nuovi casi. Evacuate 80.000 persone, per lo più turisti locali.

Stati Uniti: richiesto un pacchetto di aiuti al coronavirus; i repubblicani vogliono ridurre l’indennità di disoccupazione settimanale di $ 600 a $ 200, mentre Donald Trump ha ipotizzato un vaccino contro il coronavirus entro la fine dell’anno. Il colosso Amazon, intanto, è sotto inchiesta in California per non aver protetto i suoi dipendenti magazzinieri.

E l’Italia?

Mentre la Lombardia finalmente non sta più registrando nuovi contagi, il rapporto ISS e ISTATdel 16 luglio 2020 dichiara che, fino al al 25 maggio 2020, “Il Covid-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test Sars-CoV-2, mentre per il restante 11% le cause di decesso sono le malattie cardiovascolari (4,6%), i tumori (2,4%), le patologie del sistema respiratorio (1%), il diabete (0,6%), le demenze e le malattie dell’apparato digerente (rispettivamente 0,6% e 0,5%)”.

Anna Rita Canone

Iran: lavoratori della canna da zucchero al 41mo giorno di sciopero

Di Shahrokh Tavakoli

I lavoratori iraniani della canna da zucchero hanno intrapreso un’azione di sciopero per 41 giorni nell’Iran sud-occidentale per chiedere i loro salari. Il sindacato dei lavoratori di Haft Tappeh, in rappresentanza degli scioperanti, ha rilasciato una dichiarazione a sostegno dell’azione di protesta. Il sindacato chiede un’azione rapida da parte del governo in merito alle richieste dei lavoratori in sciopero. Nella dichiarazione, il sindacato ha affermato che “dobbiamo fare affidamento solo su noi stessi, i nostri sforzi e nessun altro” e ha chiesto l’unità dei lavoratori.

Inoltre, il sindacato ha chiesto a tutti i lavoratori di partecipare il più possibile all’azione di sciopero.

La presenza più ampia di lavoratori potrebbe costringere le autorità a prendere provvedimenti seri in merito alle nostre richieste il più presto possibile“.

Sebbene una nuova tornata di scioperi degli operai del Complesso industriale Haft Tappeh Sugarcane sia iniziata il 17 giugno con la partecipazione di lavoratori di diverse parti dell’azienda, né funzionari governativi né agenzie hanno intrapreso alcuna azione per rispondere alle richieste dei lavoratori.

È da oltre un mese che questi lavoratori hanno smesso di lavorare e ogni giorno si radunano nella città di Shush per chiedere i loro diritti.

La Haft Tappeh Sugarcane Industrial Company ha oltre 5.000 lavoratori e questo sciopero comprende circa la metà della sua forza lavoro, che è privata dei propri diritti. Il complesso industriale della canna da zucchero Haft Tappeh è stato costruito circa 50 anni fa nel sud dell’Iran ed è considerato uno dei centri più importanti per la produzione di canna da zucchero e zucchero in Iran.

Richieste dei lavoratori

Le richieste più importanti dei lavoratori in questo sciopero sono le seguenti:

  • Pagamento immediato di salari non pagati;
  • Rinnovo delle prestazioni assicurative;
  • Ritorno immediato dei lavoratori licenziati dalla compagnia per protesta;
  • Arresto immediato di Omid Assadbeigi, uno dei principali dirigenti dell’azienda;
  • Ergastolo per Assad Beigi e Rostami (i dirigenti dell’operazione);
  • Licenziamento immediato dei dirigenti corrotti della fabbrica;
  • Trasformare la fabbrica dal settore privato a quello pubblico;
  • Restituzione di tutti i beni della fabbrica che sono stati spostati e rubati dai gestori e dagli operatori corrotti dell’azienda.

Attivisti indipendenti, il Consiglio dei pensionati iraniani e molti attivisti di Internet e Twitter hanno sostenuto l’azione di sciopero dei lavoratori della canna da zucchero.

La International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers’ Associances (IUF), una federazione sindacale globale che rappresenta 10 milioni di lavoratori, ha espresso solidarietà con i lavoratori della canna da zucchero Haft Tappeh il mese scorso.

Come sempre, l’IUF è in piena solidarietà con i lavoratori e il loro sindacato e invita il governo ad agire immediatamente per garantire il pieno pagamento di tutti i salari e le prestazioni di sicurezza sociale, adeguate misure di protezione sul posto di lavoro e pieno accesso ai servizi sanitari per tutti i lavoratori e membri della famiglia “, ha scritto la IUF in un rapporto del 17 giugno sul suo sito web.

Cronologia dell’azienda Haft Tappeh Sugarcane

Fondata nel 1961, nel 2002 l’azienda ha realizzato una produzione record di 100.000 tonnellate di zucchero bianco.

Haft Tappeh ha subito una grave recessione durante l’amministrazione Ahmadinejad nel 2006, quando Khamenei, il leader supremo del regime, ha eliminato le tariffe per le importazioni di zucchero. Gli operai della canna da zucchero hanno organizzato proteste l’anno successivo.

Nel 2012, la società è stata ricostruita con attrezzature rinnovate volte ad aumentare la produzione di zucchero.

Nel gennaio 2016 due giovani uomini, Mehrdad Rostami e Omid Assadbeigi, proprietari di Zenus e Ariak Ltd., hanno acquistato all’asta il complesso Haft Tappeh Sugarcane a circa un decimo del prezzo effettivo di 218 miliardi di toman.

Il complesso di 24.000 ettari di Haft Tappeh Sugarcane è andato in rovina dopo essere stato privatizzato.

Nel 2017, i lavoratori sono entrati in massa per protestare contro la privatizzazione della società sostenendo che dietro la scena c’erano somme enormi di denaro sottratte.

Nel 2018, il CEO della fabbrica Haft Tappeh Sugarcane Assadbeigi sarebbe fuggito dopo essere stato accusato di cattiva condotta valutaria. Attualmente è sotto processo.

I lavoratori hanno nuovamente iniziato uno sciopero a novembre 2018 per 25 giorni, in segno di protesta per non aver ricevuto quattro mesi di stipendio e per la privatizzazione dell’azienda. Il contratto per questo enorme complesso non è stato reso pubblico. Non è chiaro perché la grande fabbrica sia stata consegnata a due giovani uomini inesperti, che secondo i lavoratori non sapevano le basi sulla produzione di canna da zucchero.

Shahrokh Tavakoli, istruito negli Stati Uniti, attualmente residente in Europa, direttore di @IranNW, fornisce notizie e analisi dall’interno dell’Iran e attivista politico.

Twitter: @tavakoli_sh

Email: shahrokh.tavakoli@gmail.com

Traduzione di Anna Rita Canone

S. Maria a Vico: nuova sede per “Sentieri Nuovi”

Oggi pomeriggio al plesso “Maranielli”, in Via P. Carfora, c’è stata l’inaugurazione della nuova sede dell’Associazione “Sentieri Nuovi”. Presenti il padrone di casa, Sindaco di S. Maria a Vico, Andrea Pirozzi; il Vescovo, Monsignor Antonio Di Donna; gli Assessori Veronica Biondo, Carmine De Lucia, Michele Nuzzo; il Sindaco di Cervino, Gennaro Piscitelli, rappresentato dall’Assessore Pasqualina Vigliotti (Cervino in origine ha ospitato l’Associazione); presente idealmente il Sindaco di San Felice a Cancello, Giovanni Ferrara, assente per gravi motivi familiari; diverse associazioni, tra cui “Gli Amici del Borgo”, “Solidarietà Cervinese”, “Comitato Ambiente e Territorio”, Protezione Civile, ragazzi, familiari e volontari.

Dopo il taglio del nastro, breve preghiera e benedizione del Vescovo, poi discorso del Sindaco, che emozionato ha raccontato dell’affetto con cui i ragazzi lo salutano per strada, quindi discorso della Presidente Gerarda Nuzzo, che commossa ha ricordato la zia fondatrice, Sandra Migliaccio.

Quindi, brindisi e buffet.

Gerarda ha dato numeri importanti: grazie al Banco Alimentare, negli ultimi due mesi hanno raccolto 11.000 quintali di cibo, il banco alimentare continua comunque, anche con tutte le difficoltà del caso. I ragazzi sono sempre stati seguiti, anche in pieno lockdown, con lavoretti e attraverso l’uso delle nuove tecnologie, che hanno consentito un contatto giornaliero: “Così lontano, così vicino”, citando il film di Wim Wenders. I ragazzi nei prossimi giorni andranno in visita allo Zoo, mentre la sede, che ha due bagni, di cui uno per disabili, verrà usata a settembre, direttive regionali e nazionali permettendo.

Camillo Zappacosta, il portavoce, ha spiegato che l’uso dell’immobile avviene grazie a un comodato d’uso da parte dell’amministrazione comunale, avvenuto già a gennaio ma realizzato solo ora a causa della pandemia e del lockdown. Il comodato è quinquennale e rinnovabile.

In bocca al lupo e buon lavoro.

Anna Rita Canone

ARTISTI DEL GUSTO, NUOVO PROGETTO IN CAMPANIA

La Campania, si sa, è fucina di menti creative: l’ultima iniziativa, “Gruppo Artisti del Gusto”, nasce da un progetto visionario, ma forte, tra circa quindici professionisti del settore enogastronomico, tutti campani DOC.

Cosa fanno, in pratica? Organizzano eventi di qualità in bellissime location, coinvolgendo aziende e ristoratori, il tutto offrendo il meglio dei prodotti locali.

Il gruppo è composto da chef e non solo, eccoli:

Giovanni De Vivo, chef e presidente onorario, Angela Merolla, manager eventi, Alberto De Rogatis, giornalista, Edda Cioffi, moderatrice, Renato Aiello, giornalista, Nunzio Giamundo, catering, Marcello Goeldlin, abiti da lavoro, Stefania Silvestro, wedding planner, Maurizio Stanco, maestro tecnico, Sandro Barrasso, fotografo, Marianna Sessa, settore eventi, Nello Gatti, beverage consultant, Salvatore Boccia, grafica e stampa, Vincenzo Sabbatino, horeca (cioè relativo al settore alberghiero).

Coinvolti non solo chef, ma anche maestri pizzaioli, pasticceri, caseari e altri, grazie alle loro indubbie capacità professionali; ad essi si aggiungeranno altre figure, tutte qualitativamente valide, perché “Artista del gusto si diventa esclusivamente per meriti”.

Il gruppo, da poco presente online all’indirizzo www.gruppoartistidelgusto.it, ha scelto come logo “L’Arcimboldo” un simpatico pupazzetto col cappello da chef e forchettone, già familiare agli addetti ai lavori e agli amanti del buon cibo.

In bocca al lupo!

Anna Rita Canone

Spagna e Italia a rischio seconda ondata virus

Secondo un articolo del “The Telegraph”, a cura di Annabel Fenwick Elliott, ci sono nuovi dati preoccupanti: il progressivo alleggerimento del lockdown, infatti, sta facendo emergere nuovi picchi di virus, in particolare in Spagna e Italia.

Questi i dati: solo nel fine settimana sono stati registrati 4.581 nuovi casi in Spagna, portando il totale a 264.836 contagi dall’inizio della pandemia. Ciò è dovuto, in gran parte, ai tre nuovi focolai in Catalogna: era stato chiesto ai 96.000 cittadini di non spostarsi, stessa raccomandazione fatta ai residenti a Barcellona, ma il consiglio è stato ignorato, con il risultato della diffusione del virus.

In Italia, invece, l’Assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato, in seguito ai 17 nuovi casi, ha invitato i cittadini di Roma e dintorni a non abbandonare l’uso della mascherina: “Faccio appello per l’uso delle maschere, altrimenti dovremo chiudere di nuovo”.

L’OMS, d’altra parte, ha già ipotizzato una seconda ondata ovunque, quindi il consiglio è di non abbassare la guardia: il vaccino non esiste ancora (anche se proprio in queste ore è giunta notizia che i primi risultati del vaccino sviluppato a Oxford sembrano avere esiti incoraggianti).

Al momento l’unica difesa è la prevenzione attraverso le mascherine, unita all’obbedienza alle direttive regionali e nazionali; settembre non è lontano e l’economia mondiale ha bisogno di una boccata d’ossigeno e non di nuovi lockdown.

Anna Rita Canone

Iran: contestatori nella città di Behbahan

Da: Shahrokh Tavakoli

17 luglio 2020

Un gran numero di contestatori nella città sudoccidentale di Behbahan ha inneggiato contro il regime la scorsa notte, 16 luglio, in Iran.

Le proteste sono iniziate prima contro le condanne a morte emesse per i manifestanti, lo stato grave dell’economia e l’alleanza Cina-Iran, che gli iraniani definiscono “traditore”.

La maggior parte dei manifestanti si è raggruppata fuori una filiale della Banca di Meli, che è stata scenario delle principali proteste lo scorso novembre.

“Noi non vogliamo una legge clericale,” hanno scandito i contestatori.

Alcuni dei loro slogan: “I Mullah sono perduti”, “Gli iraniani moriranno anziché essere umiliati”, e “No a Gaza e Libano. La mia vita è solo per l’Iran,” , con riferimento all’appoggio del regime per il terrorismo nella regione.

I contestatori hanno gridato slogan anche contro le forze di Basij, fronda paramilitare dell’IRGC, con il compito di bloccare proteste e dissenso.

Ci sono state anche adunate minori negli altri quartieri in Behbahan. Video dilettantistici mostrano le forze di sicurezza usare lacrimogeni contro i manifestanti. Si riescono a sentire anche suoni di colpi sparati.

Ancora non è chiaro quanta forza sia stata usata per reprimere le proteste in Behbahan, ma rapporti locali indicano che quelle forze di sicurezza hanno fatto incursioni nelle case dei contestatori, nel mezzo della notte, per arrestarli.

Anche Farzaneh Ansarifar, sorella di Farzad Ansarifar colpito alla testa dalle forze di sicurezza durante le proteste del novembre 2019, è stata detenuta la notte scorsa. Lei ha fatto esplicitamente chiarezza sull’uso devastante di forza, del regime, durante le proteste del 2019 e la morte di suo fratello, di 27 anni.

Il regime ha reso impraticabile anche internet in Provincia di Khuzestan. Secondo Net Block, un sito web che esamina interruzioni di Internet internazionali, c’è stata mancata connessione “da parziale a totale” nella provincia sudoccidentale dalle 10,00 pm ora locale.

Secondo i media statali, la Polizia di Behbahan oggi ha pubblicato un’ordinanza di avvertimento, ai locali, diffidandoli dal protestare.

Trattenetevi fermamente da qualsivoglia raduno che potrebbe essere un pretesto per il movimento contro-rivoluzionario,” dice l’ordinanza, aggiungendo che la polizia agirà “in modo decisivo” con dimostrazioni.

Video mostrano anche una massiccia presenza di polizia nelle altre città, vale a dire Tehran, la città sorella Karaj, Isfahan in Iran centrale e la città nordorientale di Mashhad.

Gli iraniani hanno fatto appello a ulteriori proteste nei prossimi giorni.

Le proteste della scorsa notte sono state le prime del genere dopo l’ultimo giro di proteste maggiori di Novembre 2019, quando gli iraniani scesero nelle strade per protestare contro l’aumento, triplicato, dei prezzi di benzina.

Il regime rispose con forza distruttiva e colpì e uccise almeno 1.500 contestatori e civili.

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Shahrokh Tavakoli, formatosi negli Stati Uniti, è residente attualmente in Europa. Direttore di @IranNW, notizie e analisi dall’Iran interno, attivista politico.

Twitter: @tavakoli_sh

E-mail: shahrokh.tavakoli@gmail.com

Traduzione di Anna Rita Canone

Testimonianza da Sednaya

Ora che sono fuori dalla Siria, ho deciso di raccontare la mia storia“, così mi scrive Abdul, nome di fantasia.

Quello che segue è il suo racconto, così come lo ha scritto:

La prigione di Sednaya si chiama prigione rossa. È dipinta all’esterno in rosso o nei cosiddetti “elettroliti rossi”. Ha una forma a tre lati e tre piani. Ogni piano ha tre poligoni, ciascuno con quattro ali. Ogni ala ha 10 dormitori.

Il dormitorio ha una grande porta di ferro con prese d’aria superiori e inferiori. Nel mezzo c’è una finestra chiamata “Sharaqa”, con un lampadario in ceramica.

C’è un cortile, ha una porta e può ospitare tre persone e un piano sotterraneo; le porte hanno un’apertura per introdurre il cibo.

Ogni settore ha circa 30 finestre fortificate con ferro, a volte aperte: attraverso esse il sole entra nei dormitori. Ogni settore ha 10-15 bagni con acqua calda.

La prigione si trova su un’area molto ampia di oltre 20 ettari, circondata da un muro esterno e 2-3 fili spinati. Vi sono stazioni di guardia e illuminazione notturna.

La prigione di Sednaya è un luogo dove vengono dimenticati tutti i diritti degli esseri umani o anche di creature inferiori: è un luogo dove il prigioniero desidera in ogni momento del suo tempo liberarsi dell’umiliazione e della tortura, dove la morte è quotidiana. Gli esseri umani sono semplici figure in mano ai carcerieri, che li uccidono per capriccio e senza alcuna conseguenza.

Sono arrivato a Sednaya il 4 settembre 2012 con un altro gruppo di detenuti. Siamo stati accolti dai carcerieri con un benvenuto in cui ci hanno picchiati con bastoni e bastoncini di gomma per circa un’ora, accompagnati da una grande quantità di insulti.

C’erano anziani e minori, tutti in un angolo. Siamo stati accolti da più di una dozzina di carcerieri che ci hanno aggrediti con bastoni e cavi. Cercavamo di proteggerci mettendo le nostre teste dietro quelle davanti a noi.

Sono stato processato nella prigione di Sednaya un mese dopo il mio arrivo. Il mio processo è durato un minuto e mezzo. Mi hanno chiesto il nome e mi hanno fatto confessare sotto tortura. Il relatore mi ha quindi chiesto di firmare la mia dichiarazione. È bastato un minuto e mezzo per condannarmi all’ergastolo. Il giudice conosce solo due giudizi qui, o la vita o la morte.

Per quanto riguarda i dettagli quotidiani e l’ordine all’interno della prigione, 20-25 prigionieri potevano parlare solo in sussurri. Dovevamo prendere posizioni specifiche quando le guardie entravano nelle celle. Non ci era permesso di guardare il carceriere: eri immediatamente condannato a morte.

Il bagno era condiviso da tutti gli altri dormitori, i prigionieri vi accedevano in fila e strisciavano verso il bagno nell’altra ala con percosse e calci. Ogni 3 mesi un bagno con acqua fredda e solo dieci secondi per terminare il bagno.

Le malattie erano diffuse ma nessuno ha osato cercare una cura: il detenuto che si reca all’ospedale militare non ritorna più. Ricevevamo un pasto quotidiano, riso e latte. Il modo in cui è distribuito dipende dal temperamento del carceriere. A volte lo posiziona sul pavimento e poi dà l’ordine di iniziare a mangiare e talvolta lo lancia, per lasciarcelo prendere dagli angoli della stanza.

Dettagli più tragici di questa prigione buia sono legati a vari tipi di violazioni dei diritti umani come stupro, uccisioni indiscriminate e torture sistematiche. Le esecuzioni hanno luogo regolarmente il lunedì e il giovedì per i condannati dal tribunale militare.

Ho assistito personalmente ad alcuni episodi: ogni tanto alcuni dei carcerieri si godevano la nostra tortura o beffa. Uno di loro ha chiesto a un prigioniero corpulento di violentare un giovane magro davanti a noi e poi ha ordinato loro di stendersi a terra e picchiarli a morte: piacere estremo per loro.

I dormitori erano riempiti quotidianamente di nuovi prigionieri e quando il numero aumentava, la frequenza delle torture aumentava per sbarazzarsi di alcuni di loro. Il carceriere veniva ogni giorno e chiedeva se c’erano morti. Alcune persone sono morte a causa di malattie, torture o mancanza di cibo e bevande.

Nelle mie conclusioni, vorrei sottolineare che ciò che sta accadendo nella prigione di Sednaya conferma che non esiste un regime che governa la Siria, ma piuttosto un gruppo di bande al di fuori di tutte le leggi umane“.

Anna Rita Canone

Uno sguardo sul 2020

“Anno bisesto, anno funesto”: a voler dar retta all’antico detto popolare, il 2020 ce la sta mettendo tutta per non tradire le aspettative dei catastrofisti.

L’anno, infatti, è iniziato con i roghi in Australia e venti di guerra tra USA e Iran per l’uccisione del n°2 del regime iraniano, il generale Qassem Suleimani, ha poi visto il diffondersi del Covid-19, il successivo lockdown, il ripescaggio del calendario Maya, il passaggio dell’asteroide (che ci ha bellamente ignorati)… e siamo arrivati a luglio, con casi di peste in Mongolia.

“Che altro ci manca?” si chiedeva Saverio Cortese su Facebook (https://www.facebook.com/annarita.canone/posts/1319054361632589); ho risposto : “Alieni e Godzilla”.

Intanto siamo cambiati, migliorati?

Un amico dall’Inghilterra, dopo una chiacchierata, mi ha salutata con un triste: “Fai attenzione, Anna. Il mondo è cambiato, stiamo peggiorando”.

Una risposta più canzonatoria è arrivata sempre via Facebook:

“Diciamoci la verità: non siamo diventati più buoni dopo guerre, pestilenze e carestie; potevamo mai migliorare dopo aver trascorso due mesi chiusi in casa a mangiare pizze e guardare serie tv? Suvvia…” (https://www.facebook.com/capemort34/posts/1225854347761366).

La natura, intanto, si stava riprendendo: un maggiore rispetto alla ripartenza sarebbe stato auspicabile, ma non l’abbiamo fatto e ci ritroviamo a un drammatico giro di boa.

Speriamo solo che il 2020 raddrizzi la rotta e non ci riservi sorprese peggiori.

Anna Rita Canone

Iran: a giugno oltre 219 proteste in 74 città

Iran News Wire

8 luglio 2020

Secondo rapporti raccolti da fonti di affiliati alla Resistenza iraniana, a giugno gli iraniani hanno tenuto 219 proteste registrate in 74 città e 24 province, con una media di sette-otto proteste al giorno. La maggior parte delle proteste iraniane di giugno è stata effettuate da lavoratori ed impiegati che esigono i loro salari non retribuiti e altri diritti violati.

Lavoratori

I lavoratori hanno organizzato 105 proteste in 37 città e regioni industriali ed economiche per l’ammontare di una media di 4 proteste al giorno. Le raduni sono avvenute in segno di protesta per pagamenti ritardati, mancanza di assicurazione, mancanza delle condizioni sanitarie dovute al COVID-19, privatizzazione, mancanza della sicurezza di lavoro, licenziamento di lavoratori e chiusura di società.

Le più importanti proteste hanno riguardato:

  • I lavoratori della compagnia di canna da zucchero Haft Tappeh a Shush (sud-ovest) hanno effettuato uno sciopero di oltre 16 giorni (25 oggi, N.D.T.), protestando fuori il governatorato di Shush per chiedere la fine alla privatizzazione della società, del licenziamento dei lavoratori, il loro salario non retribuito, assicurazione contro le malattie, e la sicurezza di lavoro.
  • Lavoratori nelle città sudoccidentali di Hamidiyeh, Bushehr, Bandar Lengeh, Kut Abdullah, Khorramshahr, Mohammadshahr, Soran, Likak, Ahvaz, Khorramabad, Karun, Abadan, e Lushan hanno tenuto riunioni di protesta.
  • Lavoratori delle ferrovie di Shahroud, operai delle ferrovie di Andimeshk, operatori della centrale elettrica di Hormozgan, impiegati delle poste, minatori di Amin Yar Faryab, minatori di rame di Sirjan Chahar Gonbad, operai di estrazione del carbone di East Alborz a Semnan, operai di estrazione di Gol Gohar a Sirjan, operai di piastrellatura di Isfahan, lavoratori dell’HEPCO in Arak, i lavoratori della fabbrica di Golpayegan Diar Khodro e i lavoratori della fabbrica di popeline iraniano a Rasht hanno organizzato raduni di protesta.
  • Raduni di lavoratori del progetto di approvvigionamento idrico della Società di Kayson, lavoratori della Società Petrolchimica di Orhal, lavoratori del Gruppo Industriale delle Acciaierie Nazionali Iraniane, Golfo lavoratori della Persian Gulf Transportation Company, lavoratori a contratto del Progetto Rurale di Acqua e Liquame nella provincia di Khuzestan e First Telecommunication Services dell’Azerbaijan Orientale.

Insegnanti

Ci sono state 9 proteste a Tehran e Ahwaz (a sud-ovest) da parte di insegnanti, istruttori di alfabetismo itinerante, insegnanti a contratto e insegnanti prescolari. I raduni sono avvenuti per protestare per la loro mancanza di sicurezza dellavoro, misere condizioni di vita, il loro status di lavoro, i test d’ingresso alle università per l’insegnamento e i loro salari non retribuiti.

Pensionati

I pensionati hanno tenuto 8 proteste in 4 città nel mese di giugno. La maggior parte dei pensionati vive sotto la soglia di povertà e riesce a malapena a sbarcare il lunario e l’epidemia di COVID-19 ha solo reso le loro vite più difficili. Lavoratori pensionati ed impiegati si sono riuniti per chiedere indennità e pensioni non retribuite e un aumento pensionistico. Hanno protestato anche per la misera condizione del Fondo Pensione Iraniano.

Coltivatori

Gli agricoltori hanno tenuto 5 proteste in 4 città nel mese di giugno. Hanno protestato contro la Waghf Charity Organization per averli privati della proprietà delle loro terre e contro il Ministero dell’Agricoltura per la sua mancanza di responsabilità riguardo ai loro problemi agricoli. Gli agricoltori iraniani hanno anche protestato contro la scarsità d’acqua che ha lasciato i loro campi asciutti, così come l’incapacità del governo di acquistare i loro prodotti.

Creditori frodati

I creditori frodati hanno organizzato 3 proteste in Iran in 4 città nel mese di giugno.

Studenti

Gli studenti hanno tenuto una protesta in una città nel mese di giugno.

Scioperi della fame

Ci sono stati 8 scioperi della fame in 4 carceri nel mese di giugno.

Altri settori

Altri settori sociali hanno organizzato 80 proteste contro l’Iran in 42 città in tutta la nazione nel mese di giugno.

Le proteste più importanti sono le seguenti:

  • Raduno di gente del posto a Kermanshah, nell’Iran occidentale, per protestare e condannare il regime per aver demolito le case, portando alla morte del proprietario di casa Asieh Panahi.
  • Raduno di gente del posto a Tamir, Ahwaz (Iran sudoccidentale) per protestare contro la privazione di acqua potabile.
  • Raduno di gente del posto nel villaggio di Guri e Joghatai (Iran nordorientale) per protestare contro la privazione di acqua potabile.
  • Protesta degli abitanti di Dasht-e-Razm Jave a Mamasani (Iran sud-occidentale) per mancanza di acqua.
  • Raduni di gente del posto a Bakhsh Bemani nella contea di Sirik (Iran sud-occidentale) dopo il taglio della loro acqua per 25 giorni.
  • Raduno di abitanti del villaggio di Shabankareh (Iran sudociddentale) per protestare contro la mancanza di acqua.
  • Raduni di infermiere in diversi ospedali di Teheran per protestare contro i loro magri salari durante la pandemia di COVID-19.
  • Raduni da parte di infermiere volontarie a Yasuj (Iran occidentale) a causa della disoccupazione dopo la conclusione dei contratti temporanei.
  • Raduno da parte di infermieri a contratto nei dipartimenti di emergenza di Sanandaj (Iran occidentale) per protestare contro gli stipendi non pagati.
  • Raduno di infermieri a contratto a Tabriz (Iran nordoccidentale) per protestare contro i loro bassi salari e le cattive condizioni di lavoro.
  • Raduno di allevatori di pollame a Semnan, Garmsar e Sorkheh (Iran settentrionale) per protestare contro i prezzi fissi del governo per il pollame.
  • Raduno di famiglie di prigionieri a Zahedan (Iran sudorientale) per protestare contro la diffusione di COVID-19 nella prigione centrale di Zahedan.
  • Raduno di marinai a Bandar-e Deyr (Iran sudoccidentale) per protestare contro il blocco della partenza delle navi da questo porto.
  • Raduno di venditori ambulanti ad Abadan (Iran sudoccidentale) per protestare contro il divieto delle loro attività.
  • Riunioni di due giorni da parte dei proprietari dei centri per i rifiuti di Borujerd (Iran occidentale) per protestare contro la chiusura dei loro luoghi di lavoro.
  • Diversi giorni di incontri di acquirenti di auto che hanno chiesto le loro auto non consegnate da Azvico (il settore automobilistico dall’Azerbaijan) a Teheran e Tabriz (Iran nordoccidentale). La società non ha ancora consegnato 6.000 auto acquistate dai suoi clienti due anni fa.
  • Riunione di due giorni da parte di lavoratori del petrolio e del gas a Teheran per protestare contro le condizioni di lavoro e ritardi nella ricezione dei loro salari.
  • Raduno di operatori di sottostazioni elettriche a Teheran per protestare contro il loro stato di occupazione.
  • Riunione dei dipendenti della Fars Telecommunication Company (Iran sudoccidentale) per protestare contro la mancata attuazione del Piano di classificazione delle professioni.

I sindacati internazionali supportano i lavoratori iraniani

La International Union of Food, Agricultural, Hotel, Restaurant, Catering, Tobacco and Allied Workers ‘Associances (IUF), una federazione sindacale globale che rappresenta 10 milioni di lavoratori, ha espresso solidarietà con i lavoratori della canna da zucchero Haft Tappeh.

Come sempre, l’IUF è in piena solidarietà con i lavoratori e il loro sindacato e invita il governo ad agire immediatamente per garantire il pieno pagamento di tutti i salari e le prestazioni di sicurezza sociale, adeguate misure di protezione sul posto di lavoro e pieno accesso ai servizi sanitari per tutti i lavoratori e membri delle famiglie”, ha scritto la IUF in un comunicato del 17 giugno sul suo sito web.

In seguito alle notizie secondo cui 42 lavoratori delle industrie Azarab sono stati condannati a un anno di prigione, 74 frustate e un mese di lavoro forzato, IndustriALL Global Union ha condannato la repressione dei lavoratori da parte del regime iraniano.

Ancora una volta, i lavoratori in Iran vengono brutalmente attaccati per aver difeso i loro diritti fondamentali. I lavoratori di Azarab devono essere immediatamente rilasciati. Tutte le accuse devono essere ritirate e gli stipendi in ritardo devono essere pagati”, ha dichiarato l’assistente segretario generale della IndustriALL Kemal Özkan in una nota.

Da allora il regime ha annunciato che 15 dei lavoratori sono stati assolti dalle accuse, sebbene tali dichiarazioni da parte del regime non possano essere attendibili.

Traduzione di Anna Rita Canone

Iran: aumenti tra i suicidi

Iran News Wire

La TV di stato iraniana ha riferito l’allarmante nuova tendenza dei suicidi per povertà e ha avvisato che gli iraniani avrebbero reagito con imminenti proteste “violente”.

In soli 10 giorni, almeno 9 persone, tra cui 4 bambini, si sono suicidate in Iran, principalmente a causa di povertà e problemi finanziari. In tre casi, due lavoratori che non avevano ricevuto lo stipendio e un veterano di guerra si sono suicidati in pubblico, in segno di protesta. I due lavoratori si sono impiccati, mentre il veterano si è immolato fuori una fondazione, affiliata al Leader Supremo, che aveva rifiutato di fargli un prestito.

Secondo il quotidiano Jahan-e San’at i suicidi in Iran sono aumentati del 23% .

“Studiando la mappa delle principali province in termini di indice di povertà in Iran, è possibile capire il rapporto tra inflazione e disoccupazione e il verificarsi di proteste sociali” , ha scritto il quotidiano il 13 giugno.

Il quotidiano ha affermato che la crescente tendenza dei suicidi in Iran è stata una forma di protesta contro la povertà, aggiungendo che questa tendenza presto si trasformerà in proteste su scala nazionale.

“L’aspetto minore delle proteste sociali è costituiro dai suicidi seriali, mentre l’aspetto maggiore delle proteste sociali potrebbe presto mostrarsi in proteste come quelle viste nel 2018 e 2019, ma in ambito maggiore e con maggire violenza”.

Durante le ultime proteste nel novembre 2019, manifestanti arrabbiati sono scesi in piazza in quasi tutte le città iraniane, dopo che il regime ha triplicato il prezzo del gas.

I manifestanti hanno appiccato fuoco alle stazioni di servizio, alle basi IRGC e agli uffici dei rappresentanti del Leader Supremo. Il regime ha risposto con fucilazioni indiscriminate e uccidendo almeno 1.500 manifestanti e civili, bimbi inclusi.

Anche il quotidiano statale Shargh ha scritto che la povertà potrebbe portare a imminenti proteste in Iran.

“Gli esperti affermano che se la povertà e la disoccupazione non vengono affrontate, probabilmente porteranno a proteste”.

Un politico “riformista” ha anche avvertito che i suicidi di lavoratori e veterani di guerra dalla povertà hanno avuto un “potenziale pericoloso”.

“Il punto interessante da notare è che, poiché non esiste la capacità di esprimere il dissenso, (il regime) considera qualsiasi incidente normale come una violazione della sicurezza (dello stato). Ma hanno ragione nel farlo. È come essere preoccupati per la più piccola scintilla in un deposito pieno di cotone imbevuto di gas. Ma tutti sanno che prima o poi ci saranno scintille e ancor più che scintille” ha scritto Abbas Abdi al quotidiano Etemad.

Secondo un ex legislatore, l’attuale “crisi di fiducia” nel Paese è a causa del fatto che 2/3 della popolazione iraniana vive al di sotto della soglia della povertà.

“Questo è un problema molto serio, la classe media è stata quasi eliminata”, ha detto ieri Gholamreza Mesbahi Moghadam.

L’ecclesiastico, che è membro del Consiglio per il Discernimento delle Opportunità, ha affermato che in Iran c’erano solo due classi: i ricchi e i poveri.

Non è chiaro quando gli iraniani insorgeranno ancora una volta nelle proteste a livello nazionale, ma state certi che quando lo faranno, faranno del loro meglio per liberare l’Iran dal regime clericale una volta per tutte.

Traduzione di Anna Rita Canone

L’iraniano Zarif dice di aver “coordinato tutto” con il comandante terrorista

IranNewsWire

5 luglio 2020

Il Ministro degli Affari Esteri iraniano ha dichiarato ieri in un acceso discorso in Parlamento che lui ha “coordinato” tutto con il comandante, ormai morto, della Forza Quds. Javad Zarif ha dichiarato di avere avuto sedute settimanali con Qasem Soleimani e di essersi coordinato con lui.

“In ambito regionale, qualunque cosa facessimo, ci coordinavamo l’un l’altro,” ha affermato oggi (5 luglio, N.d.T.).

Ha riferito ai procuratori che lo stavano accusando di “mentire” che quelli che conoscevano Soleimani e altri noti terroristi regionali sapevano che aveva lavorato a stretto contatto con Soleimani.

“Chi conosce Soleimani il martire e Seyed Hassan Nasrollah e la resistenza irachena, libanese e palestinese, lo sa, e voi no. Sanno come erano le nostre relazioni “, ha detto Zarif nel tentativo di liberarsi del peso dell’ex numero due del regime.

In un’altra parte del suo discorso, ha insinuato che il Leader Supremo del regime, Ali Khamenei, fosse l’unica autorità dietro la politica estera iraniana.

“Quello che ho detto (durante i negoziati) è stato ascoltato dal Leader. Se ho mentito, ha sentito e ha detto che era la verità. Se ho detto la verità, ha detto che era coraggio”, ha detto ai procuratori, che hanno costantemente interrotto il suo discorso per rimproverarlo.

Ha anche avvertito i procuratori che, se il regime andrà in crisi, lo faranno tutti.

“Dovreste sapere che siamo tutti sulla stessa barca. Gli Stati Uniti non riconoscono liberali, riformisti, conservatori, rivoluzionari e non rivoluzionari. Siamo seduti su questa barca tutti insieme”, ha detto Javad Zarif.

Qasem Soleimani, ucciso in un attacco aereo americano il 3 gennaio, era il comandante della Quds Force dell’IRGC dal 1997. Era il principale fautore delle tattiche di guerra iraniane nella regione e, secondo molti, il secondo uomo più potente del regime.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente definito Qasem Soleimani il “leader terrorista numero uno al mondo”.

Traduzione: Anna Rita Canone

Notizie dall’Iran

L’Iran si appresta a celebrare il 17 luglio il Free Iran Global Summit, ma a causa del Covid-19 quest’anno la situazione è ancora più critica; le notizie viaggiano via Twitter e i bollettini ufficiali del ministero della salute locale rilasciano dati particolarmente agghiaccianti: 1 morto ogni 13 minuti e 1 contagiato ogni 33 secondi.

Situazione sanitaria:

Come riporta in un tweet la Presidente Maryam Rajavi, leader dei Mujahedin del popolo iraniano “Oggi, a causa delle politiche disumane di Khamenei e Rouhani, il coronavirus si è diffuso come un incendio, rivendicando vittime in tutto l’Iran”.

Tra l’altro, a causa della mancanza di strutture e attrezzature mediche di base, finora circa 300 membri del personale medico che si occupano di Coronavirus hanno perso la vita: mentre il popolo e il personale medico sono disperati, il regime manda aiuti agli Hezbollah libanesi; secondo Euronews a Beirut, il 6 maggio, è giunta una spedizione con aiuti, medici e forniture. Secondo Mohammad Jalal Firouznia, ambasciatore iraniano in Libano, la spedizione conteneva DPI (dispositivi di protezione individuale, cioè mascherine e guanti), disinfettanti, 15 ventilatori e 5 milioni di kit per il test.

Situazione sociale:

Non si placano le proteste: i lavoratori della fabbrica di canna da zucchero Haft-Tapeh, a Shoush, chiedono salari che non sono stati retribuiti e il ritorno dei lavoratori espulsi, cantando: “Moriremo, ma non ci arrendiamo!”

Le torture, intanto, continuano: solo a giugno, il regime ha ucciso 22 persone e ha flagellato 5 prigionieri politici e dissidenti, tutto ciò ignorando, come ha più volte denunciato Rajavi, i basilari protocolli per impedire la diffusione del virus nelle carceri.

Twitter riporta immagini scioccanti: dopo gente che dorme nelle tombe, che vive nei sotterranei, nelle baraccopoli, donne che vivono in buche e canali, addirittura alcune persone cominciano a vivere sui tetti.

Grandi sfide, dunque, ma che non fermano la carismatica Rajavi: l’appuntamento è alle 15,00 con una diretta live con personalità internazionali e iraniani da tutto il mondo.

Anna Rita Canone

Solstizio d’estate 2020 e suggestioni

Stasera alle 23,43 ore italiane ci sarà il solstizio d’estate: esso segna l’arrivo dell’estate e rappresenta il giorno più lungo dell’anno. L’evento non è fisso, bensì varia ogni anno di uno/due giorni, poiché l’anno solare e quello astronomico non coincidono perfettamente. Da domani, in pratica, saremo in estate; tuttavia le giornate cominceranno lentamente ad accorciarsi.

L’evento, da sempre, ha valenza esoterica presso tutte le civiltà e viene tuttora celebrato con spettacoli ed eventi all’aperto. Quest’anno, vista la particolare situazione di pandemia non ancora debellata, il governo inglese ha deciso che sarà possibile vedere sorgere il sole a Stonehenge (nella foto) in diretta. In tal modo verranno evitati assembramenti in uno dei luoghi più suggestivi del pianeta che, ogni anno, richiama migliaia di spettatori da tutto il mondo. Levataccia alle 5,45 di domenica? Ne varrà sicuramente la pena, visto c’è un evento astronomico concomitante, ma che sarà visibile poco o per niente dall’Italia: ci sarà un’eclissi anulare che oscurerà il sole, facendolo apparire come un anello infuocato. L’evento sarà trasmesso in diretta da vari canali astronomici online.

Fin qui scienza e tradizione, ma si sono scatenati anche complottisti e superstiziosi ed è stata rivista la “prevista” fine del mondo secondo il calendario Maya: non più 12 dicembre 2012, ma 21 giugno 2020, addirittura! Non finisce qui, i più fantasiosi hanno rispolverato Nibiru, o Pianeta X, sempre legato alla fine del mondo del 2012. L’ipotetico pianeta, di cui si parla dal 1976, sarebbe pronto all’ingresso nel nostro sistema e alla collisione.

Tutto qui? Ebbene, no: c’è chi va oltre, dotato di immaginazione particolarmente fervida. Sebastian Kettley afferma, in un articolo di Express.uk, che c’è chi ritiene che il sole sia una “simulazione per nascondere Nibiru”: vivremmo, quindi, in una sorta di “The Truman Show” (film in cui l’ignaro protagonista vive in un mondo fittizio) in cui qualcuno, pietosamente, ci starebbe nascondendo l’imminente distruzione della Terra.

Come, perché? Gli astrofisici se la ridono, ovviamente. David Morrison, astrofisico alla NASA, fa appello al comune buonsenso: nessuno ha ancora visto questo fantomatico Nibiru e, nonostante le catastrofiche previsioni del 2012, siamo ancora qua.

Anna Rita Canone

COMUNICATO STAMPA

“S’Ozzastru” , viene chiamato (l’olivastro) in Sardegna, l’albero più antico d’Italia: ha circa 4.000 anni.

Antico, 4 millenni, maestoso, lussureggiante, alto come un palazzo di 4 piani. Si tratta di un Olea europaea, un olivo, che secondo accurate stime elaborate dall’università di Sassari, ha intorno ai 4.000 anni. Quando le prime radici di questo “senzatempo” cominciarono ad affondare nel terreno di Luras, in provincia di Sassari, le antiche piramidi egiziane erano state costruite da pochi secoli, la fondazione di Roma era ancora lontana centinaia di anni nel tempo e i Sumeri spadroneggiavano in Mesopotamia. In Sardegna i Fenici sarebbero sbarcati dopo un millennio. Persino l’antica civiltà nuragica, le cui prime attestazioni risalgono al 1800 a.C. , è successiva al maestoso ulivo, i sardi dei nuraghi videro l’antico albero già alto e rigoglioso, vecchio di almeno un paio di secoli. E allora nel giorno dell’ enciclica LaudatoSi @ ZeroWaste/RifiutiZero Campania lancia la proposta, che in parte si collega a quella degli amici di Associazione Primaurora (che hanno chiesto il Catasto comunale degli alberi monumentali, come da legge) che vuole ricercare nell’ambito dei Comuni del Parco nazionale del Vesuvio l’ALBERO PIU’ ANTICO del nostro territorio vesuviano, sia in area demaniale che in area privata.

Una bella sfida che spero ci riservi emozioni e sorprese. La natura in questo è maestra.

Inizia la caccia al patriarca della natura…via!

Zero Waste/Rifiuti Zero Campania

Gardenie: non solo bei fiori

Un articolo di Phys.org (per il network Science X) riporta lo studio americano dell’Università di Buffalo sulla Gardenia jasminoides: gli splendidi fiori bianchi sono già conosciuti ed usati nella cosmetica per il loro profumo e sono diffusi nei paesi tropicali come pianta ornamentale.

Lo studio della sequenza del genoma, tuttavia, ha rivelato altri dettagli non meno affascinanti, come la produzione di una sostanza chiamata crocina: essa è la fautrice della tonalità vermiglia dello zafferano ed è anche responsabile della tonalità rosso-arancio dei frutti maturi della gardenia.

Lo studio ha identificato, per la prima volta, i geni coinvolti nella produzione di crocina e li ha usati per creare il composto in laboratorio. Questo lavoro pone le basi per la produzione in laboratorio e su larga scala della sostanza chimica, che si ritiene abbia proprietà medicinali come antiossidante.

Il progetto è stato curato da un team internazionale che ha visto al lavoro anche l’italiano Giovanni Giuliano, biologo vegetale e ricercatore presso l’Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, Energia e sviluppo economico sostenibile (ENEA). Giuliano spiega che per la prima volta è descritto il percorso della biosintesi della crocina e la sua evoluzione nella gardenia, definendo il processo “un’elegante dimostrazione, a livello biochimico, di come la natura riutilizza e adatta meccanismi preesistenti, anziché crearne di completamente nuovi “.

Anna Rita Canone

https://phys.org/news/2020-06-marvelous-chemists-gardenia-dna.html

Scherma Giannone riapre i battenti

La scuola di scherma casertana “Pietro Giannone”, dopo disinfezione e sanificazione dei locali, riapre stasera la sala agli atleti. La notizia è stata comunicata via Whatsapp dal Presidente, dott. Giustino De Sire.

La scuola non ha abbandonato i suoi allievi durante il lockdown, grazie alle lezioni via Skype con la preparazione atletica a cura del Consigliere e Direttore Sportivo Mario Masi e preparazione tecnica a cura della Maestra Ewa Borowa.

Le lezioni riprendono con il seguente calendario:

Lunedi, mercoledì e venerdi, dalle 16,50 alle 17,50 i bambini dai 6 ai 9 anni;

dalle 18 alle 19 i bambini dagli 8 ai 12 anni;

dalle 19,40 alle 20,30 i più grandi (categorie ragazzi, allievi, cadetti, giovani, assoluti e master).

Inoltre, il martedì e giovedì dalle 17,00 alle 18,50 lezioni individuali per tutte le categorie di agonisti e dalle 19,00 alle 20,30 preparazione atletica per le categorie ragazzi, allievi, cadetti, giovani, assoluti e master.

L’ampia sala della società saprà accogliere nuovamente gli iscritti e la società riconferma la sua leadership. In bocca al lupo a tutti gli atleti.

Anna Rita Canone

Allarme innalzamento marino

Uno studio condotto da oltre 106 esperti della Commissione Europea, pubblicato a maggio su Nature Communications, rivela scenari preoccupanti: entro il 2300, a causa dell’innalzamento della temperatura e lo scioglimento dei ghiacciai, i mari potrebbero alzarsi di ben 5 metri.

Due testate online hanno trattato l’argomento: The Conversation, in un articolo dell’idrogeologa Hanna Cloke e il Daily Mail, in un articolo di Ian Randall.

Hanna Cloke sottolinea l’impatto che ciò avrà in Europa: si dovranno costruire difese marittime. Londra, ad esempio, necessiterà di una barriera al Tamigi. I Paesi Bassi sono già sotto il livello del mare e rischiano grosso.

Potrebbero esserci altre opzioni: “Ricreare dune o paludi o ritirarsi dalle zone costiere (…) queste soluzioni funzionano con processi naturali e hanno molti altri benefici per la fauna selvatica e l’uomo”. Altre opzioni, meno naturalistiche, prevedono la costruzione di immense dighe: Clocke, tuttavia, auspica “un approccio più sfumato, (…) atto a ridurre le emissioni ora e mitigare gli impatti peggiori”.

Ian Randall riporta, invece, le previsioni: basta l’aumento di solo 1°C della temperatura attuale per avere l’innalzamento marino di mezzo metro entro il 2100 e fino a 2 metri entro il 2300. Nel malaugurato caso dell’aumento di 4,5 °C, si prevede un innalzamento da mezzo metro a 1,3 metri entro il 2100 e da 1,7 a 5,6 metri entro il 2300.

Non è assolutamente confortante pensare “noi non ci saremo”, i primi danni potrebbero esserci già nel 2030: studi precedenti del 2014 hanno previsto, in 52 comunità costiere americane, 24 inondazioni marine in almeno 26 aree, mentre altre 20 potrebbero avere il fenomeno triplicato.

Scenari non meno devastanti in Europa: studi del 2016 prevedono un innalzamento di 2 metri entro il 2040 e ciò significherebbe che l’area del Kent, contea inglese, ne verrebbe completamente sommersa.

Anna Rita Canone

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Giornata Mondiale dell’Ambiente

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente il giornale economico indiano livemint.com, in un articolo di Bibek Bhattacharaya, raccomanda la visione di 4 film cult:

BLUE PLANET II, del 2017. Il film segue la serie inglese BLUE PLANET del 2001, a cura del famoso naturalista Sir Richard Attenborough. I sette episodi mostrano 5 habitat oceanici unici, dalle coste alle barriere coralline. Il film è visibile su Amazon Prime.

CHASING ICE, del 2012, è diretto da Jeff Orlowski e segue l’ambientalista James Balong in Groenlandia, Islanda e Alaska. Il film, visibile su Netflix, mostra anche un iceberg grande quanto Manhattan nel villaggio Ilulissat in Groenlandia.

PLANET EARTH, del 2006, è una serie inglese della BBC, visibile su Amazon Prime. L’uso di zoom spettacolari permette di mostrare diversi ambienti, dalle foreste stagionali alle cave.

INCONTRI ALLA FINE DEL MONDO, del 2007, è a cura del tedesco Werner Herzog. Disponibile su DVD, il film mostra l’Antartide più profonda, alla Stazione McMurdo e oltre. Herzog mostra eccentrici personaggi, scienziati e gente comune, che cercano di dare un senso al mondo.

Anna Rita Canone





Virus da Marte?

Un simpatico articolo del The Sun UK, a cura di Nicole Darrah, avverte sulla pericolosità dei campioni di roccia marziani: potrebbero portare nuovi virus sulla Terra.

Scott Hubbard, professore di aeronautica e astronautica alla Stanford University, ritiene che “la possibilità che rocce di Marte di milioni di anni contengano una forma di vita attiva che potrebbe infettare la Terra è estremamente bassa” (…) ma i campioni di rocce marziane “saranno messi in quarantena e trattati come se fossero il virus Ebola fino a prova sicura”.

Secondo l’amministratore della NASA Jim Bridenstine, è in cantiere un viaggio su Marte entro gli anni 2030, nonché un ritorno sulla luna entro il 2024.
Già a luglio partirà per Marte un nuovo rover senza pilota, chiamato Perseverance.

Tornando ad Hubbard, il professore ha focalizzato la sua attenzione sulla “protezione planetaria”, dicendo che già “gli astronauti dell’Apollo delle prime missioni lunari furono messi in quarantena per assicurarsi che non mostrassero segni di malattia: una volta scoperto che la luna non rappresentava un rischio, la quarantena fu eliminata. Tale procedura sarà senza dubbio seguita per gli umani che tornano da Marte. “

Anna Rita Canone

Le 12 lune

La luna del ghiaccio

La luna dei fantasmi

La luna calda del sole che ritorna

La luna dei fiori

La luna dei germogli

La luna gialla del grano che matura…

(Angelo Branduardi)

La splendida luna di sere fa si chiamava “La Luna dei Fiori“, perché era il nome con cui gli antichi nativi americani, in particolare gli Algonchini, indicavano il plenilunio di maggio, mese delle fioriture.

Il sito UAI (Unione Astrofili Italiani) riporta in un articolo di Paolo Colona tutti i 12 nomi, spiegando che era il loro modo di chiamare i mesi.

Eccoli e sono molto suggestivi: si comincia a gennaio con la “Luna del lupo“: i lupi affamati erano soliti ululare nei pressi degli accampamenti.

Segue la “Luna della neve (o della fame)“: era il periodo in cui nevicava e c’erano difficoltà per la caccia.

La luna di marzo è detta “Luna del lombrico“, in quanto questi piccolissimi animaletti emergevano dai terreni in fase di disgelo. Altre tribù davano altri nomi, quali “Luna della linfa” o “Luna del Corvo” o “Luna della Crosta“, tutti comunque legati all’imminente disgelo.

La Luna Rosa” non indica il colore del nostro satellite, bensì la fioritura di una pianta simile alle ortensie.

Maggio è indicato, come detto, dalla “Luna dei Fiori“, mentre a giugno appartiene la “Luna delle Fragole”.

Luglio e agosto sono legati a caccia e pesca: ecco, quindi, la “Luna del Cervo” e la “Luna dello Storione“.

Settembre è indicato come “Luna del Raccolto“, mentre ottobre è la “Luna del cacciatore“.

Novembre è la “Luna del Castoro“: venivano preparate trappole per usarne le pellicce durante l’inverno.

Dicembre, infine, è la “Luna Fredda (o delle notti lunghe)”.

Anna Rita Canone