“Il giornalismo consiste principalmente nel dire 'Lord Jones è morto' a persone che non hanno mai saputo che Lord Jones fosse vivo.” Gilbert Keith Chesterton
Dopo l’oro di Sara Kowalczyk nella categoria Giovani il 18 maggio, dopo i successi di Niccolò Intartaglia, Marco Fonzino, Pietro Ventriglia, Matteo Salamito e Giada Cammarano alla seconda prova regionale GPG di Caserta (29 e 30 maggio), arriva l’en plein con il Campionato Italiano; la notizia è stata data dal Presidente, dott. Giustino De Sire, in chat:
“Guidate dal DS Mario Masi e capitanate da Alina Rossacco, Claudia Ianniciello e Carla Langellotti hanno degnamente rappresentato i colori della Scherma Giannone Caserta confermando la posizione in classifica iniziale nonostante la assenza di Ewa Borowa ancora in ripresa dal Covid e Sara Kowalczyk da quest’anno in forza al G.S.Esercito ed Emanuela Pagliuca che ha optato per un anno sabbatico. Queste sono state le atlete del meraviglioso “Pink Team” Campione Italiano di Serie A2 della scorsa stagione e che insieme a Gianna Della Corte, Olga Campofreda, Susan Assi e Beatrice Barbato hanno realizzato il sogno di approdare al massimo campionato a partire dalla Serie C1 con cinque promozioni di fila. Complimenti ragazze siamo orgogliosi di voi e vi aspettiamo in pedana al Centro Orafo il Tarì di Marcianise il 26 Giugno per la Coppa Europa di Spada Femminile a Squadre da noi organizzata a tempo di record grazie al lavoro e all’impegno profuso dal Consigliere Federale uscente Luigi Campofreda e dal DT Pasquale Campofreda e che sarà l’occasione migliore per festeggiare i 60 anni della Giannone. Ringrazio inoltre tutti coloro che in questi mesi difficili hanno contribuito con la loro presenza e il loro lavoro a proseguire nella nostra “mission” e mi riferisco alla vicepresidente Monica di Giacomantonio ai Tecnici Pasqualino D’Andrea e Cristiano Diamanti e al8 Tecnico delle Armi Mimmo Concilio”.
Stamattina, finalmente, la lunga battaglia sostenuta dal signor Remigio De Matteis, presidente del gruppo “Pa-dri Separati”, ha avuto esito positivo: la Panchina Blu è stata ufficialmente inaugurata.
Alla presenza di una piccolissima delegazione, i signori Gianfranco Di Lauro, avvocato nonché vice presidente, e Raffaele De Lucia, consigliere del gruppo, De Matteis ha consegnato al Sindaco, Giovanni Ferrara, una piccola panchina blu, in legno.
Vittoria per De Matteis e soddisfazione di Ferrara, che ha riconosciuto la civiltà della battaglia, impegnandosi a migliorare i servizi in ambito C2 (politiche sociali). Il Sindaco ha sottolineato come il suo Comune sia capofila, nella Valle di Suessola, ad avere il registro della bigenitorialità e la Panchina Blu, entrambe le iniziative fortemente volute dal combattivo De Matteis. Ferrara ha anche sottolineato come l’uguaglianza dei genitori sia fondamentale in quanto i figli, specie i minori, “vanno preservati e tutelati a 360 gradi” .
Il prossimo passo del gruppo “Pa-dri Separati” è estendere entrambe le iniziative negli altri Comuni della Valle di Suessola.
COMUNICATO – INTERVENTI URGENTI AS 21-22 All’indomani della pubblicazione del Rapporto IIS Covid-19 n. 12/2021 denominato “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: ambienti/superfici” del 20 Maggio 2021, che ha posto particolare attenzione al contagio via aerosol, al miglioramento del microclima e alla ventilazione negli ambienti indoor, appare più che mai necessario intervenire sulle ataviche carenze delle scuole italiane in ambito sicurezza 1. Basti pensare, al riguardo, che 2 scuole su 5 non hanno il certificato del collaudo statico, in 3 su 5 manca il certificato prevenzione incendi e nel 55% dei casi manca quello di agibilità 2. Ma, in particolare, ha evidenziato come la maggior parte delle scuole italiane non abbia un ricambio d’aria sufficiente per garantire la salubrità degli ambienti. Un rapporto del Ministero della Salute già in epoca pre-Covid lanciava un alert sulle scuole italiane: sono tra le peggiori d’Europa in termini di ricambio d’aria per studente. Il rapporto tecnico “GRUPPO GARD-I” [2011], evidenzia sulla base di studi pubblicati su riviste internazionali – Simoni et al. [2010, 2011] – come nelle scuole italiane testate nell’ambito di un progetto europeo, in media si abbia un ricambio d’aria insufficiente pari a 3,2 litri al secondo a persona (l/s/p) 3; quando la normativa EU EN 16798-1, recepita anche in Italia, prevede almeno 10 l/s/p. L’allarmante quadro è stato confermato anche dal Progetto di ricerca “Il cambiamento è nell’aria” promosso dalla Libera Università di Bolzano: avviato a luglio 2019 e concluso a giugno 2020, lo studio ha rilevato come i valori ottimali di concentrazione di CO2 e ventilazione sono disattesi per quasi la totalità del tempo ed il ricorso alla ventilazione naturale, anche se più esteso, non può garantire i tassi di ricambio richiesti 4. Il Comitato Nazionale IdeaScuola, in collaborazione con l’avv. Vincenzina Salvatore e l’arch. Tiziano Carlucci, si rivolge alle Istituzioni preposte per attenzionare quanto il tema sia rilevante non solo in ambito pandemico, impattando con effetti negativi dimostrabili sull’apprendimento degli studenti e giocando un ruolo fondamentale nella diffusione del contagio di qualsiasi malattia infettiva per via aerea. Considerando dunque: – Che il Rapporto ISS Covid-19 n. 12/2021 per le condizioni tipiche di affollamento di un’aula scolastica indica come pari a 24 l/s/p il ricambio d’aria minimo per ridurre il rischio di contagio Covid-19 con varianti a maggiore trasmissibilità;
Che la Tabella XLVII T.U. stabilisce che nei confronti degli agenti biologici di categoria 3 siano necessari (non raccomandati ma necessari!) sistemi di filtrazione dell’aria in entrata ed in uscita;
Che con D.L. 7.10.2020 n. 125 convertito in legge 27.11.2020 n. 159 la soglia di rischio del virus è stata innalzata e il Covid da “agente di categoria 2” è diventato “AGENTE BIOLOGICO DEL GRUPPO 3” ovvero agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituire un serio rischio per i lavoratori (Allegato 46 D.Lgs. n. 81/2008 T.U. Sicurezza), Al fine di limitare la diffusione del Covid-19 si richiede revisione sostanziale del Protocollo di Sicurezza che tenga conto della mutata scena epidemiologica con presenza di varianti che si diffondono anche tra i più piccoli, ricordando che, per il prossimo anno scolastico non tutti i minori saranno vaccinati e la vaccinazione stessa, non essendo obbligatoria, non potrà essere l’unico strumento di tutela e di prevenzione. Si mettano dunque in atto per l’avvio dell’anno scolastico 21/22 tutte le azioni necessarie per garantire piena sicurezza all’interno delle aule attraverso:
La promozione di un’ottimale qualità dell’aria in aula fondamentale per garantire il pieno benessere psico-fisico degli alunni con effetti positivi a lungo termine anche sul rendimento scolastico, attraverso l’installazione di sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC). In attesa di questi adeguamenti impiantistici le aule e le mense scolastiche devono essere dotate di purificatori d’aria portatili con filtri HEPA correttamente dimensionati ad integrazione della ventilazione naturale;
L’istituzione di protocolli e misure per il monitoraggio della qualità dell’aria in ogni scuola, prevedendo la figura di un responsabile ad hoc come già avviene ad esempio negli USA e l’installazione di sensori di CO2;
La fornitura di mascherine Ffp2 e l’istituzione di presidi sanitari scolastici;
La presenza di un minor numero di alunni per classe in modo da garantire un distanziamento effettivo di almeno 1 metro tra banchi dinamico;
L’adozione di contact tracing fino a 14 giorni precedenti il caso di positività, l’istituzione di un database nazionale pubblico, completo ed aggiornato dei casi scolastici, la garanzia di uniformità di protocollo azione/comunicazione asl-scuola-famiglia sul territorio nazionale;
a) Esempi internazionali di interventi in ambito aerazione nelle scuole; b) Quadro normativo italiano; c) Evidenze e raccomandazioni nazionali
Rischio Covid-19 via Aerosol nelle Scuole (Luigi Moccia, Consiglio Nazionale delle Ricerche—ICAR) Roma, 3 giugno 2021 Direttivo IdeaScuola in collaborazione con avv. Vincenzina Salvatore e arch. Tiziano Carlucci
Il Consiglio nazionale della resistenza dell’Iran ha pubblicato, lo scorso 28 maggio, un bollettino con dati agghiaccianti: quella che segue è la traduzione.
“Il drammatico bilancio delle vittime del Coronavirus in 543 città supera le 300.000 vittime. Maryam Rajavi lamenta che il regime clericale, e in particolare Khamenei e Rouhani, sono responsabili della morte della maggior parte delle vittime. L’Organizzazione dei Mujaheddin del popolo iraniano (PMOIMEK) ha annunciato venerdì 28 maggio 2021 che il catastrofico bilancio delle vittime di COVID-19 in 543 città aveva superato le 300.000 vittime Il numero delle vittime a Teheran ha raggiunto 70.256, Isfahan 20.010, Khuzestan 18.744, Khorasan Razavi 18.265, Azerbaigian orientale 12.313, Lorestan 12.080, Mazandaran 12.065, Azerbaigian occidentale 11.278, Gilan 10.091, Fars 9.967, Qom 9.615, Alborzlestan e Baluchestan 6.896, Kerman 6.718, Hamedan 6.648, Provincia Centrale 6.248, Kermanshah 5.883, Kurdistan 5.147, Semnan 5.125, Yazd 5.057, Khorasan settentrionale 4.328, Ardabil 3.750, Hormozgan 3.640, Qazvinorasan 3.444, Ilekhrasan 3.109, Khorasan meridionale 3.146, Bush 3.280 2.776, Chaharmahal e Bakhtiari 2.460 e Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad 2.339.
Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio nazionale della resistenza dell’Iran (CNRI), ha espresso le sue condoglianze alle famiglie in lutto delle vittime del Coronavirus e ha augurato una pronta guarigione alle persone infette dal virus. Ha detto che l’Iran sotto il governo dei mullah ha il più alto numero di morti pro capite per Coronavirus in tutto il mondo. Facendo affidamento sulla strategia delle vittime di massa, Khamenei intende erigere una barriera contro l’incombente rivolta popolare, ha affermato Rajavi. Egli avrebbe potuto limitare le dimensioni della catastrofe destinando parte dei mille miliardi di dollari sottratti al popolo iraniano, posseduti dalle fondazioni sotto il suo controllo e dai Guardiani della Rivoluzione (IRGC). Rifiutando per diversi mesi di pagare gli operai e i lavoratori, Khamenei li ha costretti ad andare a lavorare senza i necessari protocolli medico-sanitari, lasciandoli in balia del Coronavirus. Ha anche impedito loro di acquistare vaccini dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna e dalla Francia. Secondo gli esperti, la vaccinazione non verrà effettuata fino alla fine dell’anno solare persiano (marzo 2022), lasciando la stragrande maggioranza degli iraniani vulnerabile alle successive epidemie di COVID-19. Le rivolte diffuse e le proteste di lavoratori, operai, pensionati e investitori truffati negli ultimi mesi indicano il fallimento della politica criminale del regime: le vittime di massa hanno esacerbato l’indignazione pubblica e l’odio verso il regime clericale e rafforzato la determinazione del popolo a rovesciarlo. Considerando le dimensioni catastrofiche della prossima possibile epidemia di Coronavirus, soprattutto in contemporanea con le imminenti elezioni presidenziali fittizie, Rajavi ha invitato diversi settori della società a sfidare le politiche di saccheggio dei mullah e dell’IRGC e protestare e sollevarsi per raggiungere il loro obiettivo di diritti “.
La vicenda si svolge in provincia di Caserta. Personaggi: il Vescovo, il suo vicario, un sacerdote, una mamma, un figlio.
Il fatto: il sacerdote è un buon amministratore ma arido, intransigente, poco empatico e assolutamente non disponibile. Ha deciso che in data X ci devono essere le Cresime, senza eccezioni. C’è una mamma battagliera, il cui figlio ha seguito tutti e tre gli anni (!) di catechismo: il ragazzo è ora impegnato nella redazione della tesina di terza media e la mamma aveva chiesto l’autorizzazione per la Cresima altrove, in altra data.
A questo punto subentra il vicario del Vescovo, che prova a fare da tramite tra la mamma e il sacerdote: questi non intende dare l’autorizzazione né l’attestato di frequenza e accampa scuse, dicendo – e mentendo – che il ragazzo non ha frequentato gli ultimi 2 mesi (su 3 anni, NB).
Il Vescovo, in tutto questo, che fa? Nicchia. Ignora o finge di non sapere: peccato, la sua catechesi online è assolutamente piacevole e convincente.
Cosa spinge un sacerdote, che dovrebbe rappresentare Cristo (mica uno qualunque) ad essere terribilmente geloso delle sue “pecorelle”? Perché accetta fedeli di altre parrocchie ma è assolutamente restio a concedere il nulla osta ai suoi parrocchiani? Perché, se lo concede, lo fa come se fosse qualcosa discesa dal cielo? Esiste una legge nel Diritto Canonico che lo autorizza a fare ciò o lo giustifica? Perché ha affisso un rigido e fiscale orario di ricevimento, come se fosse un ufficio comunale?
Dove sta l’applicazione del passo del Vangelo “Pasci le mie pecorelle” (Giovanni, 21)?
La parrocchia del sacerdote è assolutamente a corto di giovani: i ragazzi fuggono altrove dopo Comunione o Cresima. Il sacerdote sembra non amare neppure i bambini, mentre il Vangelo cita: “Lasciate che i bambini vengano a me” (Luca 18, Matteo 19).
Tra l’altro, mentre dal 1976 esiste la Messa dei fanciulli, con linguaggio ovviamente rivolto a bambini, nella parrocchia in questione si può sentire: “È necessario comprendere il bisogno della Riconciliazione con il Padre”: belle parole, ma cosa avrà capito un bambino di 6 anni?
In tutto questo, il ragazzo riuscirà a ricevere il sacramento?
Chissà…
La mamma, comunque, intende andare oltre e fare nomi e cognomi in una lettera autografa e indirizzata al Papa.
“La Dad è stata una soluzione emergenziale, imposta dall’urgenza di garantire una formazione scolastica durante la crisi dovuta alla pandemia da Covid-19. Ciò non significa che la Dad sia stata una situazione disastrosa – come alcuni la ritraggono.
Studentessa di scuola media superiore, ignara dell’approssimarsi di una così sconsiderata scelta come quella di riaprire le scuole datasi l’inequivocabile ascesa dei contagi che avrebbe di lì a poco interessato l’andamento della pandemia, a settembre 2020 vidi per puro caso il Ministro dell’Istruzione fare una dimostrazione sull’efficienza dei banchi a rotelle, sulla distanza interpersonale di un metro e l’aerazione dei locali scolastici tramite apertura delle finestre a garanzia di un sicuro svolgimento delle attività didattiche. Mancavano tre giorni al rientro in aula, che per me – come chissà per quanti altri – avvenne nel più cupo scoraggiamento.
Quando fui costretta a tornare sui banchi con la paura del contagio, sembravo un’altra persona: non mi alimentavo bene, non dormivo, non riuscivo a concentrarmi, non parlavo volentieri a nessuno, anzi davo risposte caustiche a chiunque mi rivolgesse la parola con la mascherina male indossata; inutile dire che in classe non toglievo la mascherina neanche per bere, che logoravo le mani a forza di strofinare con prodotti igienizzanti, che ero sempre in allerta se qualcuno mi passava accanto e che, intenzionata propormi volontaria per un’interrogazione, finivo per fare scena muta – cosa mai accaduta prima durante i miei studi. Ero sull’orlo del collasso.
Questo, insieme ad altri avvenimenti di gravità sicuramente maggiore, non sarebbe mai successo se i Ministeri (Sanità e Istruzione) avessero avuto l’accortezza di predisporre misure adeguate al contenimento del contagio prima di prendere decisioni a rotta di collo, ignorando bellamente l’informazione scientifica e, anzi, sminuendo il rischio, offrendo false rassicurazioni che avrebbero finito per indurre le persone a escludere l’idea del pericolo – eludendo il principio della trasparenza in merito a questioni così importanti per la loro salute.
Fortuna volle che il 25 ottobre le scuole richiudessero nuovamente. Benché fossi alle prime armi con la modalità di insegnamento a distanza, i risultati di un’esperienza formativa realmente sicura e gratificante non hanno tardato ad arrivare, grazie all’enorme generosità che alcuni docenti hanno dimostrato di possedere lavorando seriamente e pazientemente non solo nello svolgimento dei programmi, nella programmazione delle verifiche e dei compiti, ma anche nei continui interventi volti ad accertare che gli alunni seguissero le lezioni, che qualche passaggio della spiegazione non fosse saltato a causa dell’inefficienza della linea, o di problemi minori come quelli che si potrebbero presentare nella visualizzazione di un voto sul registro elettronico. Sono stati proprio questi comportamenti virtuosi a far emergere la loro professionalità e a far sì che la qualità dell’insegnamento si mantenesse alta.
Il 31 gennaio 2021, quando la Regione diede la possibilità di proseguire la Dad, scelsi di non tornare fisicamente a scuola. Ero infatti al corrente dei disagi che altrove si stavano manifestando all’insegna di una seconda, imprudente e irresponsabile scelta di riaprire le scuole, benché il Governo fosse ancora ben lungi sia dall’avvio di un’azione di tracciamento, sia dal predisporre interventi mirati a tutelare la salute della popolazione scolastica – il che finì inevitabilmente per mandare in tilt il sistema sanitario nazionale. Mi allarmava non tanto l’idea di ritrovarmi a seguire le lezioni “da sola”, quanto la consapevolezza che mentre i ragazzi avrebbero potuto decidere, i docenti avrebbero dovuto adeguarsi al loro “responso” e recarsi negli istituti stanti i problemi di collegamento interni agli edifici e perfino le attestazioni di “fragilità” in loro possesso… le quali, in certi casi, non impedirono ai loro superiori di dimezzarne lo stipendio o di dar loro un impiego alternativo, che comunque non escludeva l’eventualità di infettarsi.
Ebbene, la linea della scuola non era un granché e non era stato predisposto nemmeno un computer per ogni classe, tanto che i docenti o facevano battaglie per reperire i dispositivi o, in assenza di un collegamento decente, inserivano un hotspot personale, togliendo soldi dal loro credito telefonico. Indispettita, aprii un Word Doc e scrissi: “Bollettino delle False Assenze Registrate dal Sistema Informatico della Scuola dal Giorno della Ripresa della Didattica in Presenza”. Sempre meglio che intubati.
Ecco un esempio per chi non approvasse le mie ragioni – traggo spunto da notizie in tempo reale: “Sanzionate 20 persone che festeggiano un compleanno”. Ora chiunque, con un po’ di buonsenso, può avvedersi dell’inadeguatezza di provvedimenti simili in un periodo in cui circa lo stesso numero di ragazzi fa tranquillamente merenda in aula, beninteso, “con la mascherina”. Ringrazio la democratura italica per il suo operato, “volto a tutelare la salute dei cittadini in quanto diritto fondamentale dell’individuo” come sancito dall’Art. 32 della Carta Costituzionale.
Detto questo, non saprei dire se finora mi abbia più esasperata la gettonatissima “teoria dei colori” o quanti ancora denigrano la Dad rifiutandosi di accettare l’idea che chi vuole studiare lo fa sempre e comunque. La sottile differenza di significato che intercorre tra le due frasi seguenti spiega la mia avversione per l’incredibile sensibilità artistica dei Ministri: “Se la regione passerà da arancione a gialla, allora le terapie intensive non saranno occupate”; “Se le terapie intensive non saranno più occupate, allora il Governo istituirà la zona gialla”. Intendo dire che non esiste, purtroppo, alcuna interpretazione univoca di questo sconsiderato agire. E personalmente non lo ritengo all’altezza di far fronte a questa catastrofe.
E ancora, invece di investire sugli impianti di aerazione nelle scuole e di potenziarne la rete informatica piuttosto che speculare sui banchi a rotelle, via alle insensate manifestazioni LA SCUOLA NON SI FERMA. Lo so bene anch’io di trovarmi in una fase della mia formazione in cui necessito di seguire un percorso di studi serio, ed è proprio perché cerco di attenermi a una certa coerenza che attivo le antenne quando vedo simili messinscene.
“Chi la dura, la vince”: deve essere sicuramente il motto del combattivo sig. Remigio De Matteis. Il portavoce del Gruppo Pa-dri Separati di San Felice a Cancello, infatti, dopo una richiesta protocollata lo scorso 6 aprile, dopo una chat infuocata con il Sindaco il 5 maggio, dopo dichiarazioni rilasciate alla stampa il 15 maggio, finalmente ha ottenuto risposta positiva.
L’iniziativa, già realizzata altrove, prevede l’installazione di una panchina blu, “per testimoniare l’importanza di entrambe le figure genitoriali in caso di separazione”. Un atto di civiltà, in pratica, al pari della Panchina Rossa, già installata, che ricorda le donne vittime di violenza domestica. Avevamo già detto che non si trattava di un’idea balzana e finalmente l’atteso OK è arrivato.
La Panchina Blu si farà, è giunta ufficialmente conferma grazie a Pasquale Auriemma, dipendente comunale (presente nella foto), che ha presentato la famosa richiesta al Primo Cittadino, Giovanni Ferrara: questi l’ha firmata e timbrata, dando formalmente il via libera.
La vicenda, così, ha avuto conclusione felice.
“Basta poco, che ce vò?” diceva Giobbe Covatta in un celebre spot.
Noi ci auguriamo di trovare tanti “Pasquale Auriemma” nelle amministrazioni pubbliche, restando in attesa della prossima inaugurazione della famosa Panchina Blu.
Premesso che la petizione popolare è stata protocollata il 6 aprile (n. 1744 ), premesso che la richiesta ivi contenuta non è balzana né il concetto iperuranio, infatti altri Comuni l’hanno realizzata, perché il Comune di S. Felice a Cancello non risponde – negativamente o positivamente – alla richiesta dell’installazione della Panchina Blu? Lo scorso 23 aprile, tra l’altro, è stata protocollata (n. 2234) una nuova missiva in cui si chiedeva comunicazione “(…) ai sensi dell’art. 3 l. 241/90” di conoscere il responsabile del procedimento.
Il responsabile del provvedimento è stato Alfonso Passariello, prossimo alla pensione: che succederà, quindi? Ora non saranno più lette le PEC inviate dai cittadini? Le istanze protocollate cadranno nell’oblio? Chi si dovrà attendere prima di ricevere una risposta?
Vero è che, nella Valle di Suessola, rispondere alle PEC sembra un favore elargito al cittadino (cosa costa il patrocinio morale e gratuito alle battaglie di Maryam Rajavi per un Iran più democratico? Chissà…), ma non dovrebbe essere così. Le richieste legittime e sensate dei cittadini DOVREBBERO ricevere una risposta. ALMENO.
Sono tutti seguaci del concetto taoista “wu wei“, non agire?
Avevamo lasciato il sig. Remigio De Matteis, portavoce del Gruppo Pa-dri Separati di San Felice a Cancello, attivista M5S, con la petizione del 6 aprile, protocollata n. 1744, al Sindaco e Giunta Comunale locali. Si chiedeva l’installazione di una Panchina Blu “per testimoniare l’importanza di entrambe le figure genitoriali in caso di separazione“.
Cosa è successo, intanto?
E’ successo che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha realizzato la panchina blu con gli operai della Whirlpool.
“Cornuto e mazziato”: De Matteis, infatti, non solo ha visto la propria iniziativa realizzata da altri, ma ha avuto scontri con il Sindaco di San Felice a Cancello, Giovanni Ferrara.
In un’infuocata chat del 5 maggio, infatti, Remigio De Matteis lamenta discriminazione e umiliazione.
Premesso che un Sindaco, una volta eletto, dovrebbe essere “super partes” e “di tutti”, cosa spinge Giovanni Ferrara a rifiutare una petizione popolare ? Chi lo sa.
Remigio De Matteis non ha chiesto di diventare assessore, non ha chiesto una raccomandazione, né un condono edilizio, non ha chiesto di vincere un concorso, non ha chiesto un favore personale: ha chiesto un atto di civiltà verso i padri separati e i figli contesi, l’installazione simbolica di una panchina blu.
Forse, San Felice a Cancello non è ancora pronta.
Peccato, siamo nel 2021 d. C.: non solo Italia, ma Europa.
Remigio De Matteis, il giovane papà separato e portavoce del Gruppo Pa-dri Separati di San Felice a Cancello, attivista M5S, ha stamattina protocollato una petizione, n. 1744, al Sindaco e Giunta Comunale locali, chiedendo una Panchina Blu “per testimoniare l’importanza di entrambe le figure genitoriali in caso di separazione“. La petizione ha raccolto un buon numero di firmatari, iscritti alle liste elettorali.
Il sig. De Matteis è noto alla cronaca locale per la sua battaglia di affido condiviso della piccola G., riuscendo ad ottenere, negli anni, l’istituzione del Registro della Bigenitorialità, iniziativa che si auspica venga adottata in tutta Italia, “per divulgare e promuovere i principi delle pari opportunità genitoriali, mettendo al centro i bambini e la loro salute“. Il Registro della Bigenitorialità, grazie all’instancabile portavoce, è oggi una realtà a Cellole, Baia Domizia, Castel Volturno, Mondragone, in Campania, Manfredonia in Puglia, Cavriago in Emilia Romagna ed è attualmente in cantiere, a Genova, insieme alla Panchina Blu.
In caso di separazione, infatti, come sancito dal Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, legge 28 novembre 2005, n. 246, non c’è alcuna discriminazione tra uomo e donna, cioè padri e madri equivalenti e hanno gli stessi diritti e doveri nei confronti del minore: ciò deve essere applicato anche in caso di ricovero o cure. Non si parla di aria fritta: dovrebbe essere già garantito anche dagli articoli 33 e 34 dello Statuto Comunale, approvato dal Consiglio Comunale in data 22/04/2005, quindi l’iniziativa è una bella mossa di ulteriore sensibilizzazione sull’argomento.
Tra l’altro, significa che la delusione provata il 25 luglio 2019, in occasione della manifestazione “Scarpette bianche” a favore delle piccole vittime di Bibbiano, ha lasciato il posto a meritati riconoscimenti.
In quell’occasione, infatti, il portavoce di Pa-dri Separati di San Felice a Cancello lamentava: “La gente è chiusa mentalmente, la MIA terra è MORTA, non c’è interesse nel cambiare le cose“, da un lato, ma la sua battaglia è andata avanti e gli ha dato ragione dell’affermazione “Io sono e resterò sempre la differenza per la mia terra amata“.
In bocca a lupo al tenace Remigio De Matteis e alle sue battaglie di civiltà.
La Puglia vanta diversi alberi secolari, che vengono anche temporaneamente inviati in Piazza San Pietro, ma l’ulivo in questione merita una menzione speciale. E’ il simbolo di Palo del Colle (BA): ultrasecolare, svetta per ben 25 metri e vanta una circonferenza di 6,40 metri. Si trova al confine tra Palo del Colle e Bitonto, in un fondo agricolo di proprietà della famiglia Minerva. Il segreto della sua mole? Secondo le indicazioni di un cartello informativo, pare che fosse concimato “naturalmente” dai monaci del convento già nel lontano IX secolo d.C.
Lo stesso cartello riporta anche che la sua crescita in altezza è stata arrestata verso la fine degli anni’70 a causa di un fulmine e dei colpi di fucile sparati da alcuni cacciatori.
L’albero segnala anche un antico casale medievale, come riporta lo storico Francesco Polito: “A nord-ovest (di Palo) vi sono i ruderi di un antico villaggio, alla distanza pure di qualche miglio, ove era anche visibile, fino a qualche anno fa, l’avanzo di una chiesa e di un campanile. Questo era il casale di Marescia di cui si ignora la storia. Nessuno scrittore fa cenno di questo, né ci sono ricordi particolari oltre i nomi ed i ruderi. Riteniamo però che questi villaggi (Staglino e Marescia), formavano con Auricarro, Ferro, Bernetto e Palo la colonia romana dei Palionensi…”.(https://www.palolive.it/news/cultura/443192/lulivo-di-san-pietro-in-marescia-plurisecolare-campione-del-territorio-palese).
A Catanzaro ci sarebbe il Dipartimento per riconoscere la variante inglese, ma…
18 marzo: il tampone di una docente di una scuola primaria dà esito negativo;
19 marzo: la docente, a scuola, non si sente tanto bene e torna a casa. Il tampone, stavolta, dà esito positivo;
22 marzo: in quarantena 4 classi, per un totale di 60 alunni, 18 docenti, 3 collaboratori scolastici; si sospetta variante inglese.
Il Sindaco chiama il Dipartimento e la risposta è “Il tampone è in coda”: no, non è la risposta data da Marco Presta e Antonello Dose del Ruggito del Coniglio.
E fu sera e fu mattina, 31 marzo: non c’è ancora il risultato.
In tutto questo, il protocollo scolastico per le varianti è diverso: prevede risultati immediati e la quarantena anche per i contatti “indiretti”. Un collaboratore scolastico, giustamente, sta “incaniato”, come scriverebbe il compianto Camilleri.
Che vuoi che sia, dai, è la Settimana Santa, tra poco è Pasqua…
Si potrà obiettare: studi esteri, non applicabili in Italia. L’obiezione può essere confutata facilmente: se lo studio è stato effettuato in Paesi che sicuramente possono contare su un’edilizia scolastica di gran lunga migliore della nostrana, qualche perplessità dovrebbe sorgere spontanea a chi si ostina a invocare le scuole “aperte”, come se in Dad, didattica a distanza, alunni e docenti pettinassero bambole.
Si potrebbe ancora obiettare: fonti locali.
Eccone una: un articolo scritto e firmato da Cristiano Corsini, Professore di Pedagogia Sperimentale Università Roma Tre; Roberto De Vogli, Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione UNIPD – Ricercatore onorario presso Dipartimento Epidemiologia e Salute Pubblica, University College London; Alessandro Ferretti, Ricercatore dip. Fisica Università degli Studi di Torino; Davide Tosi, ricercatore presso l’Università degli Studidell’Insubria, Dipartimento di Scienze Teoriche ed Applicate (DiSTA).
Il documento consta di 7 pagine, corredate da grafici, e di una ricca bibliografia internazionale.
Cosa dice, in sintesi, questo documento?
“Stare in classe una mattinata risulta dunque molto più rischioso (3 volte) che andare 1 ora al supermercato e trascorrere mezz’ora in un mezzo di trasporto pubblico (quasi 4 volte). Anche sostare nei negozi per 2 ore con spazio di 10 m² a persona, andare al cinema, al teatro, nei musei, nelle palestre o nei ristoranti (sempre con capienza ridotta e opportuni DPI) è comunque meno rischioso di una mattinata in un’aula. La trasmissione dell’infezione tramite aerosol é stata non solo scientificamente dimostrata ma è divenuta ormai di dominio pubblico, indicata dai quotidiani prestigiosi come il New York Times o il Wall Street Journal e per essere mitigata necessita di interventi efficaci su aerazione e monitoraggio della qualità dell’aria. Inoltre per tutto il personale scolastico servono DPI adeguati (mascherine FFP2) in grado di prevenire tale trasmissione: il loro mancato utilizzo comporta un grave aumento del rischio per la salute degli operatori della scuola così come per gli alunni e le loro famiglie“.
Non basta? C’è dell’altro:
“Anche in Italia ci sono evidenze in tal senso, né potrebbe essere altrimenti vista la natura globale dell’epidemia in corso: è stata infatti rilevata una correlazione fra l’aumento dei casi di nuovi contagi, indici Rt e terapia intensiva, laddove si è tornati prima in classe rispetto alle zone dove è stata privilegiata la Didattica a distanza; le regioni invece che hanno applicato chiusure tempestive della scuola di ogni ordine e grado (es. Regione Campania a ottobre 2020) sono riuscite a contenere le curve dei contagi e gli indici Rt; inoltre i contagi sembrano riguardare persone sempre più giovani come si vede nella tabella allegata, ricavata da dati dell’Istituto superiore di Sanità (ISS) su base nazionale“.
Ora, poiché non stiamo parlando di tifoseria calcistica, ma di dati reali, chiedere un minimo di onestà intellettuale alle mammine che lottano per i figli “soffocati”, testuali parole trovate in rete, e ai togati del Tar, che si pronunciano stando comodamente in remoto, sembra proprio il minimo.
La scuola casertana di scherma “Pietro Giannone” colleziona un altro successo, finanche in piena pandemia.
Il Presidente, dott. Giustino De Sire, è stato infatti insignito del “Distintivo d’Onore di Bronzo” dalla Federazione Italiana di Scherma.
Il prestigioso riconoscimento gli è stato attribuito “per l’impegno e la dedizione (…) a beneficio della promozione della disciplina della Scherma e della crescita del movimento schermistico italiano”.
L’onorificenza, come da comunicazione ufficiale, verrà consegnata alla prima cerimonia organizzata dalla Federazione.
Così il Presidente De Sire, emozionatissimo:
“Oltre 50 anni vissuti nel meraviglioso mondo della Scherma da atleta, Consigliere Regionale, Fiduciario provinciale, ma soprattutto Dirigente e Presidente della Scherma Giannone Caserta, ebbene quest’oggi, con grande gioia, ho ricevuto una mail dalla Federazione che mi comunicava il conferimento dell’Onorificenza FIS del “Distintivo d’onore “. Ringrazio di cuore la Scherma Italiana per questa onorificenza e naturalmente desidero condividere tale gioia con tutti coloro che mi hanno accompagnato e supportato in tutti questi anni”.
Felicitazioni e complimenti da tutta la “famiglia” Giannone.
Il 20 marzo alle ore 13:37, ora dell’equinozio in Iran, sono iniziate le celebrazioni di Nowruz, il Capodanno persiano. Esse continueranno fino al 24 marzo e rappresentano la festa storicamente più antica, di origine zoroastriana, in cui si celebrano la vittoria sull’inverno e il giorno in cui l’Angelo della vittoria incoraggiò l’uomo a creare cose nuove. E’ iniziato l’anno 1400 nel calendario persiano (l’ex Persia è l’attuale Iran).
Anticamente durava più giorni, poiché il primo giorno era dei monarchi, il secondo degli aristocratici, il terzo dei funzionari del re, il quarto dei servitori di corte, il quinto degli abitanti delle città e il sesto dei contadini. Oggi è celebrato con un pranzo molto abbondante, simile ai cenoni occidentali, stando riuniti in famiglia. Il tredicesimo giorno ci sono gite di famiglia nel verde, per esorcizzare le forze del male (https://www.irancultura.it).
Il tragico contesto socio-politico in cui versa l’Iran attuale, tuttavia, ha modificato le tradizioni. Ricevo: “Il capodanno iraniano è stato sempre il giorno più felice per me in Iran e so bene come si sentono i padri e le madri che non possono preparare le cose migliori per i loro figli in Iran perché le persone vivono sotto la soglia di povertà“.
“L’aumento dei costi ha causato molti problemi alle persone“, riporta l’agenzia di stampa Tasnim, legata al regime teocratico istituitosi nel 1979.
La presidente mujaheddin Maryam Rajavi, leader dell’opposizione, ha dato il via alle celebrazioni, vestita di giallo (il colore dell’anno). In diretta streaming dall’Albania, seguita dagli esuli sparsi in tutto il mondo, è stata accesa la “Fiamma eterna della libertà” con commemorazione dei defunti e un coro formato da uomini e donne ha cantato “Venceremos” degli Inti Illimani (gruppo cileno) in persiano. Maryam Rajavi ha poi inviato messaggi di speranza e di incoraggiamento ai suoi connazionali. https://twitter.com/i/broadcasts/1dRKZNbVaODKB
Ricevo e condivido da Fausto Tenti, Istruttore amministrativo presso la provincia di Arezzo:
“CANCRO-VALORIZZATORI, DETTI INCENERITORI…Questo appello di pediatri è DEDICATO agli amanti del fuoco aretini, tipo l’assessore alla (distruzione) dell’ambiente, e toscani, tipo il Presidente (quello che vuole i carri armati per costringere la popolazione ad accettarli). Un passaggio sentenzia: “…Gli inceneritori di nuova generazione…al fine di ridurre le emissioni, devono raggiungere temperature sempre più elevate, liberando particelle più piccole e più pericolose”https://www.edocr.com/…/secondo-appello-dei-pediatri.
Infatti, anche noi Comunisti di Arezzo e provincia SIAMO da SEMPRE in prima linea CONTRO i MOSTRUOSI “impianti insalubri di 1^ classe” – forieri di danni irreparabili all’ambiente, ma SOPRATTUTTO alla SALUTE della popolazione – presenti nel nostro martoriato territorio (ne cito SOLO alcuni, tra i più MICIDIALI): 1) CHIMET SpA, Civitella in Val di Chiana, che incenerisce migliaia di tonnellate annue di rifiuti pericolosi altamente tossici e fortemente nocivi; 2) AISA SpA, Arezzo, che incenerisce decine di migliaia di tonnellate annue di rifiuti urbani ed assmiliati, tal-quali e trattati; 3) COLACEM SpA, Castel Focognano, che co-incenerisce, per produrre clinker-laterizio, decine di migliaia di tonnellate annue di CSS (combustibile solido secondario da rifiuti triturati, non si da dove proveniente); 4) CSAI SpA, Terranuova Bracciolini, che ha seppellito nella discarica di Podere Rota – e vuole continuare a farlo, addirittura con rifiuti speciali – oltre 5.000.000 di tonnellate di rifiuti urbani, prima tal-quali poi fortunatamente trattati, da più di 20 anni. E, per concludere, voglio citare Chico Mendes: “L’ambientalismo senza lotta di classe è semplice giardinaggio“. https://www.facebook.com/ilpartitocomunista/posts/4439979302703246“.
“Trovo inammissibile, dopo aver fatto un tampone privato, aver pagato 45 euro, essere risultato positivo, vengo chiamato dalla ASL per l’intervista per capire come sono stato contagiato, mi viene chiesto se in casa abita con me una persona anziana, io dico sì, chiedo alla signora che mi ha chiamato di farmi fare il tampone domiciliare, sia a me che a mia zia, e la signora mi dice che il tampone domiciliare sarebbe avvenuto, e mi ritrovo un SMS che mi dice che devo recarmi con la macchina a Via Tal dei Tali. Cioè, ma tutto questo tempo al telefono: abbiamo pettinato le bambole? Come si può avere un’incompetenza simile? Ma si rendono conto che prendere il Covid è veramente una tragedia, stare rinchiusi in casa, non poter uscire, non sapere cosa fare, sentirsi abbandonati, da tutto e da tutti? I medici di base, che dovrebbero sostenerti e manco loro sanno darci risposta, sono veramente deluso”.
Luca, nome di fantasia:
“Buongiorno! Sono il Dott. A dell’ASL N. X di Napoli. Ci risulta che lei è stato vaccinato con il VACCINO XXXXX … Presso XXXXX … alle ore XXXXX … lotto ABV2856. Stiamo monitorando tutti coloro che hanno ricevuto il vaccino appartenente al lotto ABV2856. Potrebbe riferirci il suo stato di salute attuale? Ha sintomi particolari? Ci dica quali!
ECCO! Questa è la telefonata che mi sarei aspettato da un’Asl, che non mi ha neanche rilasciato il certificato vaccinale relativo alla prima dose. Fantascienza! Ma come diavolo lo fate il monitoraggio? Telepatico? Mettete in campo i Navigator, inventatevi qualcosa, ma fate una maledetta telefonata! Non limitatevi a dire: “Tutto sotto controllo”! Vi abbiamo mandato mail, chiedendo il certificato vaccinale, ma non avete risposto a nessuno. Faranno bene a rifiutare il vaccino XY per protesta. Prima promettete il monitoraggio e poi non vi fate vivi: ma che cavolo accade in questo paese di melma?”
Il 9 marzo la Repubblica Araba Democratica Saharawi ha celebrato il 45mo anniversario con una diretta online organizzata dall’ Ambasciata messicana.
Quest’anno la ricorrenza si è svolta in un clima particolarmente drammatico: oltre alla pandemia, infatti, i Saharawi devono anche affrontare la guerra scaturita il 13 novembre dalla violazione marocchina del cessate il fuoco.
Le violenze continuano, nonostante il sostegno internazionale ricevuto da Australia, USA, Messico, Canada, Russia e molti Paesi europei (Portogallo, Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Italia).
Le numerose violenze che stanno continuando ai danni di civili e militanti hanno spinto più di 270 ONG a chiedere una missione di indagini all’ONU.
Tra i casi giunti alla ribalta della cronaca:
5 marzo: il tribunale della città occupata di Laayoune condanna a 5 mesi di carcere, in videoconferenza dovuta alle nome covid, il giovanissimo attivista Zakaria Moukhtar R’guaibi, reo di aver partecipato a una manifestazione pacifica il 14 febbraio;
lo stesso giorno l’attivista Sultana Khaya, già vittima di aggressione violenta nel 2007, in cui ha perso un occhio, subisce un secondo tentativo di omicidio durante un blitz in famiglia, mentre si trova ai domiciliari;
il 10 marzo c’è un peggioramento delle condizioni del prigioniero politico Mohamed Yahya Elhafed Iazza, attivista per i diritti umani, detenuto da 13 anni dopo una condanna a 15 anni ricevuta nel febbraio 2008. I familiari denunciano da tempo la mancanza di adeguata assistenza sanitaria.